Zambia

Governo annuncia ritiro bando esportazione del legno

ZAMBIA-  Verrà presto ritirato il divieto di esportazione del legno imposto in Zambia.

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  • Mozambico Free

    Cabo Delgado (2), quali perché dietro la...

    MOZAMBICO - Perché i miliziani stanno destabilizzando la regione? Su questo aspetto non c’è nulla di certo. Secondo alcuni esperti di terrorismo internazionale, al-Shabab sarebbe uno strumento in mano a gruppi di potere che cercano di impossessarsi dei ricchi giacimenti di idrocarburi della provincia oppure sarebbero la pedina che alcuni politici muovono da Maputo per contrastare il governo legittimo. «Le ricchezze del sottosuolo possono essere la causa di questa ribellione? - si chiede mons. Luis Fernando Lisboa, vescovo di Pemba -. Difficile dirlo. In merito non abbiamo certezze. Sappiamo che altrove, in Nigeria, ma anche in Iraq e in Siria, gruppi jihadisti hanno sempre cercato di impossessarsi dei campi petroliferi. Qui nel Nord del Mozambico abbiamo grandi giacimenti di gas. Può essere che ci sia qualcuno che sfrutta queste milizie per impossessarsi di queste aree. A mio parere, però, ci sono altre ragioni. Il Mozambico è uno dei Paesi più poveri al mondo e la provincia di Cabo Delgado è sempre stata emarginata. Questa povertà spinge i giovani nelle braccia di fondamentalisti, tanto più che al-Shabab paga i miliziani e offre loro cibo». Di fronte a queste minacce le aziende energetiche coinvolte nello sviluppo del bacino del Rovuma hanno cercato di isolarsi. Le imprese di sicurezza ricevono più di un milione di dollari al mese per tenere al sicuro i lavoratori. Queste guardie arruolano scorte armate provenienti dai reparti migliori delle forze governative.  Oltre a propagandare un Islam feroce e fanatico, i miliziani di al-Shabab controllano anche una serie di traffici illeciti e il contrabbando di merci con la Tanzania. «Tutti hanno puntato gli occhi verso i giacimenti di gas - osserva un missionario del posto -, ma questa zona è ricchissima di risorse naturali: rubini, legno pregiato, ecc. La gestione di queste risorse fa gola a molti. Voci dal territorio parlano anche di traffici di sostanze illecite e, addirittura, di organi umani. Sono voci e non mi sento di sottoscriverle, ma tutto è verosimile in questo contesto». A subire questi attacchi è tutta la popolazione locale sia essa di fede islamica o cristiana. Le prime vittime di questi attacchi – spiegano i missionari - sono proprio i musulmani. La comunità islamica locale è terrorizzata. Fin dall’inizio i musulmani del Mozambico hanno preso le distanze da questi attacchi. I leader hanno condannato le uccisioni e le violenze affermando che tutto ciò non ha nulla a che fare con l’Islam. «Come fantasmi – conclude mons. Lisboa -, i ribelli compaiono e scompaiono senza farsi vedere, lasciando dietro di loro i resti dei disastri compiuti. Ma sappiamo che i fantasmi non esistono. È un pezzo di lenzuolo che nasconde qualcosa o qualcuno. Dobbiamo togliere questo lenzuolo per smascherare chi si nasconde dietro». [EC]
  • Mozambico Free

    Cabo Delgado, quella nebbia che avvolge al-Shabab

    MOZAMBICO - Di certo ci sono solo le vittime (ormai un migliaio), i feriti, gli sfollati e la paura. Tutto il resto è avvolto da una fitta nebbia. Chi sono gli al-Shabab, i guerriglieri che da due anni attaccano villaggi e cittadine della provincia di Cabo Delgado in Mozambico? Chi li fornisce di armi e mezzi? Quali sono i loro obiettivi? Nessuno lo sa di preciso. Al di là delle dichiarazioni degli stessi miliziani di appartenere allo Stato islamico, non ci sono certezze. Per cercare di capire che cosa sta travolgendo il Nord del Paese, bisogna mettere insieme i pochi elementi a disposizione. Il primo tassello è la fondazione, una decina di anni fa, del gruppo Ahlu sunnah wa jamo/Ansar al-Sunna. A crearlo sono Nur Adremane e Jafar Alawi, musulmani originari di Mocimboa da Praia. A ispirarli è Aboud Rogo, un predicatore islamico tra gli organizzatori dell’attentato all’ambasciata Usa a Nairobi (1998) e tra i finanziatori di al-Shabaab in Somalia (prima di essere assassinato a Mombasa). I due predicatori mozambicani iniziano a frequentare le moschee di Cabo Delgado incoraggiando i giovani a lasciare le scuole e ad accettare «borse di studio» per frequentare scuole coraniche nei Paesi del Golfo. Arruolarli non è difficile. Cabo Delgado è una delle province più povere del Mozambico, uscita distrutta dai combattimenti delle guerra civile e con tassi di disoccupazione elevatissimi. Da qui la storia diventa più incerta. Al gruppo originario si sarebbero aggiunti miliziani provenienti da Tanzania, Somalia e Grandi Laghi. Da questo gruppo radicalizzato, che promuove un’applicazione rigida della legge islamica, nel 2013 avrebbe preso forma al-Shabab. Nessuno però sa dove questo gruppo trovi i finanziamenti e le armi per dar vita alla lotta armata. Ciò che è certo è che nel 2015 sono iniziati le prime azioni. Inizialmente, siamo nel 2017, si tratta di attacchi ai villaggi rurali di Cabo Delgado. I miliziani li assaltano e uccidono uomini, donne e bambini. Incendiano le capanne e i raccolti. E, una volta compiuta l’azione, spariscono. Molte famiglie, spaventate, fuggono dalle proprie abitazioni per cercare riparo in zone più protette al Sud. Il governo mozambicano tarda a intervenire. Vengono inviati rinforzi alle stazioni di polizia, ma sono insufficienti. Poi vengono mandati militari. I reparti che salgono al Nord sono composti da ragazzi di leva, male armati, male equipaggiati e demotivati. Gli attacchi continuano. Sempre più cruenti. I machete lasciano il posto alle armi automatiche. I vecchi motorini a moderni fuoristrada. E, all’inizio del 2020, si registra «un salto di qualità». Gli obiettivi non sono più i villaggi o le stazioni di polizia, ma centri importanti: Mocimboa da Praia, Kisongo e Mudimbe. Attaccano le cittadine, le occupano e issano la bandiera nera dell’Isis. Lo stesso Daesh rivendica le azioni e riconosce i miliziani come suoi «soldati». [SEGUE]
  • eSwatini Free

    Prorogato divieto vendita alcolici

    ESWATINI - E’ stato prolungato fino a novembre il divieto di vendita  di alcol in Eswatini. E’ stato lo stesso  Re Mswati III a prendere la decisione andando anche contro le posizioni del governo e di una serie di influenti ministri.  La misura è stata giustificata nell’ambito delle azioni intraprese per contrastare l’avanzata del coronavirus nel piccolo Paese dell’Africa australe.  Il dipartimento affari legali e societari di Eswatini Beverages, guidato da Mpumelelo Makhubu, ha rilasciato una dichiarazione sui social media, che sottolinea la frustrazione dell’azienda per la questione, avvertendo che l'industria degli alcolici nel Paese non sarà in grado di sopravvivere alla prolungata sospensione delle vendite di alcolici. [MS]
  • Botswana Free

    Pari opportunità, anche donne sposate potranno...

    BOTSWANA - Un passo avanti lungo il sentiero delle pari opportunità è giunto negli ultimi giorni dal Botswana. Il capo dello Stato Mokgweetsi Masisi ha infatti firmato la legge che d’ora in avanti consentirà anche alle donne sposate di essere proprietarie di terre ovvero indipendenti e con gli stessi diritti dei mariti.  Di fatto, è stata emendata una legge del 2015 (Land Policy) che aveva privato le mogli di questo diritto. Finora le norme sulla proprietà terriera in Botswana avevano sempre impedito alle donne sposate di possedere terre se già il marito ne possedeva. Solo le vedove o le mogli di un uomo non ancora in possesso di terreni potevano acquistarne. Queste norme hanno lasciato milioni di donne senza possibilità di accesso ad appezzamenti dove vivere e lavorare. “La Botswana Land Policy 2015 era discriminatoria nei confronti delle donne sposate e non ha concesso loro la parità di trattamento con gli uomini, e sono felice di annunciare che questa parte della legge discriminatoria è stata abrogata”, ha detto il presidente in un briefing virtuale. Masisi ha detto su Twitter che la nuova politica proteggerà anche le vedove e gli orfani. [MS]
  • Sudafrica Free

    In preparazione un piano nazionale per le...

    SUDAFRICA - Il ministero dei Lavori pubblici sudafricano sta lavorando alla redazione di un piano nazionali per gli investimenti infrastrutturali nel Paese.

    A darne notizia sono i media locali, precisando che il governo ha recentemente istituito una nuova entità - denominata Infrastructure South Africa (ISA) - che sarà responsabile della progettazione, della presentazione, delle modalità di finanziamento e della supervisione strategica di tutti i progetti inseriti nel piano.

    Secondo le informazioni rese note dal ministro dei Lavori pubblici sudafricano, Patricia de Lille, il piano nazionale delle infrastrutture ha un arco temporale di 25 anni per fornire una strategia a lungo termine e dovrebbe contenere 276 progetti per un valore economico complessivo stimato pari a  circa 150 miliardi di euro.

    Obiettivo del governo è raddoppiare la spesa destinata alla realizzazione di nuove infrastrutture, attualmente equivalente a una percentuale del 5,8% rispetto al prodotto interno lordo. [MV]

  • Sudafrica Free

    Conferenza virtuale su una 'just energy transition'

    SUDAFRICA - RES4Africa Foundation organizza un evento virtuale incentrato su una “Just Energy Transition” in Sudafrica, il più grande mercato di energia elettrica in Africa, ancora fortemente dipendente dal carbone e la cui domanda energetica è influenzata da frequenti carenze di approvvigionamento, aumento delle tariffe e minore intensità energetica. Durante l’evento virtuale, sarà presentato lo studio “Development of a reskilling framework a support of a just energy transition”, sviluppato per RES4Africa Foundation da CSIR ed ERM.  Lo studio si propone di valutare il numero di nuovi posti di lavoro che verranno creati da fonti rinnovabili e il relativo fabbisogno di competenze, nonché di disegnare un piano quadro di riqualificazione che evidenzi i fattori abilitanti per renderlo attuabile.  Lo studio presenta anche le lezioni apprese dai Paesi in cui è già avvenuta la transizione a un sistema energetico a basse emissioni di carbonio, concentrandosi sui principali risultati socio-economici in termini di SDGs, evidenziando somiglianze e consigliando possibili azioni utili per il caso sudafricano. Per iscriversi al webinar seguire questo link cliccando qui.