Mozambico

Strutture sanitarie di Maputo passano ad amministrazione comunale

MOZAMBICO – La gestione dei centri d’assistenza sanitaria di Maputo sarà trasferita la settimana prossima dal governo centrale all’amministrazione comunale della capitale del Mozambico.

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  • BotswanaEtiopiaKenya Free

    Doing Green Business: webinar su energia e ambiente in...

    BOTSWANA / ETIOPIA / KENYA - Riguarda anche Kenya, Botswana ed Etiopia la serie di webinar che si terranno con cadenza settimanale con l’obiettivo di promuovere scambi commerciali, innovazione tecnologica e partenariati in ambito di energia e ambiente tra il settore privato in Italia nei Paesi in via di sviluppo

    Promossi dall’Ufficio italiano per la promozione tecnologica e degli investimenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO ITPO Italy) in collaborazione con in ministero italiano dell’Ambiente, gli appuntamenti si svolgeranno dal 23 settembre al 28 settembre prossimo.

    Secondo il calendario reso noto, il 7 ottobre è previsto un webinar dedicato al Kenya; qui il link per registrarsi: https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_SfC-CkGEQz2oHwHuKOk__w

    Il 14 ottobre, il webinar sul Botswana; qui il link per registrarsi: https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_bOOyFV7QS3uJ_ceXQhteWQ

    Il 21 ottobre, infine, il webinar sull’Etiopia; qui il link per registrarsi: https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_Y2X4y4DTQVWuHCulZyLnNA

    Ciascun episodio vedrà la partecipazione di controparti istituzionali e commerciali sia italiane che locali operative in ambito di efficienza energetica e fonti di energia rinnovabile – solare, eolica, idroelettrica, geotermica e biologica – nonché di gestione dei rifiuti e delle risorse idriche, offrendo una panoramica sulle varie possibilità di investimento nei settori focus dei Paesi partner con l’obiettivo di favorire l’ingresso sul mercato e la distribuzione su vasta scala di fonti energetiche alternative ecologiche e di tecnologie ambientali innovative per uno sviluppo sostenibile. [MV]

  • Angola Free

    Pechino primo creditore straniero di Luanda

    ANGOLA - Il valore reale del debito estero contratto con la Cina dall’Angola è stimato in una cifra complessiva pari a 20,1 miliardi di dollari, rendendo in questo modo l governo cinese il primo creditore dell’Angola.

    A dirlo è stata la ministra delle Finanze angolana, Vera Daves, precisando che 10 miliardi di dollari erano stati concessi dalla Cina per la ricapitalizzazione della compagnia petrolifera nazionale Sonangol, mentre la parte restante è stata destinata a diversi progetti di investimento.

    Secondo i dati resi noti, nel 2020 il valore degli interessi sul debito cinese a carico dell’Angola è pari a 567 milioni di dollari.

    Commentando la questione del debito angolano con la Cina, la responsabile del ministero delle Finanze ha inoltre ricordato le polemiche suscitate dal tema della qualità dei lavori svolti dalle società cinesi.

    “C'è sempre un dibattito molto acceso sulla qualità dei lavori, ma questa non dipende dai finanziamenti bensì dai rapporti tra Stato angolano e appaltatori”, ha detto la Daves sottolineando come sia lo Stato angolano a dover vigilare sul corretto svolgimento dei lavori da parte degli appaltatori. [MV]

  • Mozambico Free

    Cabo Delgado (2), quali perché dietro la...

    MOZAMBICO - Perché i miliziani stanno destabilizzando la regione? Su questo aspetto non c’è nulla di certo. Secondo alcuni esperti di terrorismo internazionale, al-Shabab sarebbe uno strumento in mano a gruppi di potere che cercano di impossessarsi dei ricchi giacimenti di idrocarburi della provincia oppure sarebbero la pedina che alcuni politici muovono da Maputo per contrastare il governo legittimo. «Le ricchezze del sottosuolo possono essere la causa di questa ribellione? - si chiede mons. Luis Fernando Lisboa, vescovo di Pemba -. Difficile dirlo. In merito non abbiamo certezze. Sappiamo che altrove, in Nigeria, ma anche in Iraq e in Siria, gruppi jihadisti hanno sempre cercato di impossessarsi dei campi petroliferi. Qui nel Nord del Mozambico abbiamo grandi giacimenti di gas. Può essere che ci sia qualcuno che sfrutta queste milizie per impossessarsi di queste aree. A mio parere, però, ci sono altre ragioni. Il Mozambico è uno dei Paesi più poveri al mondo e la provincia di Cabo Delgado è sempre stata emarginata. Questa povertà spinge i giovani nelle braccia di fondamentalisti, tanto più che al-Shabab paga i miliziani e offre loro cibo». Di fronte a queste minacce le aziende energetiche coinvolte nello sviluppo del bacino del Rovuma hanno cercato di isolarsi. Le imprese di sicurezza ricevono più di un milione di dollari al mese per tenere al sicuro i lavoratori. Queste guardie arruolano scorte armate provenienti dai reparti migliori delle forze governative.  Oltre a propagandare un Islam feroce e fanatico, i miliziani di al-Shabab controllano anche una serie di traffici illeciti e il contrabbando di merci con la Tanzania. «Tutti hanno puntato gli occhi verso i giacimenti di gas - osserva un missionario del posto -, ma questa zona è ricchissima di risorse naturali: rubini, legno pregiato, ecc. La gestione di queste risorse fa gola a molti. Voci dal territorio parlano anche di traffici di sostanze illecite e, addirittura, di organi umani. Sono voci e non mi sento di sottoscriverle, ma tutto è verosimile in questo contesto». A subire questi attacchi è tutta la popolazione locale sia essa di fede islamica o cristiana. Le prime vittime di questi attacchi – spiegano i missionari - sono proprio i musulmani. La comunità islamica locale è terrorizzata. Fin dall’inizio i musulmani del Mozambico hanno preso le distanze da questi attacchi. I leader hanno condannato le uccisioni e le violenze affermando che tutto ciò non ha nulla a che fare con l’Islam. «Come fantasmi – conclude mons. Lisboa -, i ribelli compaiono e scompaiono senza farsi vedere, lasciando dietro di loro i resti dei disastri compiuti. Ma sappiamo che i fantasmi non esistono. È un pezzo di lenzuolo che nasconde qualcosa o qualcuno. Dobbiamo togliere questo lenzuolo per smascherare chi si nasconde dietro». [EC]
  • Mozambico Free

    Cabo Delgado, quella nebbia che avvolge al-Shabab

    MOZAMBICO - Di certo ci sono solo le vittime (ormai un migliaio), i feriti, gli sfollati e la paura. Tutto il resto è avvolto da una fitta nebbia. Chi sono gli al-Shabab, i guerriglieri che da due anni attaccano villaggi e cittadine della provincia di Cabo Delgado in Mozambico? Chi li fornisce di armi e mezzi? Quali sono i loro obiettivi? Nessuno lo sa di preciso. Al di là delle dichiarazioni degli stessi miliziani di appartenere allo Stato islamico, non ci sono certezze. Per cercare di capire che cosa sta travolgendo il Nord del Paese, bisogna mettere insieme i pochi elementi a disposizione. Il primo tassello è la fondazione, una decina di anni fa, del gruppo Ahlu sunnah wa jamo/Ansar al-Sunna. A crearlo sono Nur Adremane e Jafar Alawi, musulmani originari di Mocimboa da Praia. A ispirarli è Aboud Rogo, un predicatore islamico tra gli organizzatori dell’attentato all’ambasciata Usa a Nairobi (1998) e tra i finanziatori di al-Shabaab in Somalia (prima di essere assassinato a Mombasa). I due predicatori mozambicani iniziano a frequentare le moschee di Cabo Delgado incoraggiando i giovani a lasciare le scuole e ad accettare «borse di studio» per frequentare scuole coraniche nei Paesi del Golfo. Arruolarli non è difficile. Cabo Delgado è una delle province più povere del Mozambico, uscita distrutta dai combattimenti delle guerra civile e con tassi di disoccupazione elevatissimi. Da qui la storia diventa più incerta. Al gruppo originario si sarebbero aggiunti miliziani provenienti da Tanzania, Somalia e Grandi Laghi. Da questo gruppo radicalizzato, che promuove un’applicazione rigida della legge islamica, nel 2013 avrebbe preso forma al-Shabab. Nessuno però sa dove questo gruppo trovi i finanziamenti e le armi per dar vita alla lotta armata. Ciò che è certo è che nel 2015 sono iniziati le prime azioni. Inizialmente, siamo nel 2017, si tratta di attacchi ai villaggi rurali di Cabo Delgado. I miliziani li assaltano e uccidono uomini, donne e bambini. Incendiano le capanne e i raccolti. E, una volta compiuta l’azione, spariscono. Molte famiglie, spaventate, fuggono dalle proprie abitazioni per cercare riparo in zone più protette al Sud. Il governo mozambicano tarda a intervenire. Vengono inviati rinforzi alle stazioni di polizia, ma sono insufficienti. Poi vengono mandati militari. I reparti che salgono al Nord sono composti da ragazzi di leva, male armati, male equipaggiati e demotivati. Gli attacchi continuano. Sempre più cruenti. I machete lasciano il posto alle armi automatiche. I vecchi motorini a moderni fuoristrada. E, all’inizio del 2020, si registra «un salto di qualità». Gli obiettivi non sono più i villaggi o le stazioni di polizia, ma centri importanti: Mocimboa da Praia, Kisongo e Mudimbe. Attaccano le cittadine, le occupano e issano la bandiera nera dell’Isis. Lo stesso Daesh rivendica le azioni e riconosce i miliziani come suoi «soldati». [SEGUE]
  • eSwatini Free

    Prorogato divieto vendita alcolici

    ESWATINI - E’ stato prolungato fino a novembre il divieto di vendita  di alcol in Eswatini. E’ stato lo stesso  Re Mswati III a prendere la decisione andando anche contro le posizioni del governo e di una serie di influenti ministri.  La misura è stata giustificata nell’ambito delle azioni intraprese per contrastare l’avanzata del coronavirus nel piccolo Paese dell’Africa australe.  Il dipartimento affari legali e societari di Eswatini Beverages, guidato da Mpumelelo Makhubu, ha rilasciato una dichiarazione sui social media, che sottolinea la frustrazione dell’azienda per la questione, avvertendo che l'industria degli alcolici nel Paese non sarà in grado di sopravvivere alla prolungata sospensione delle vendite di alcolici. [MS]
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    Pari opportunità, anche donne sposate potranno...

    BOTSWANA - Un passo avanti lungo il sentiero delle pari opportunità è giunto negli ultimi giorni dal Botswana. Il capo dello Stato Mokgweetsi Masisi ha infatti firmato la legge che d’ora in avanti consentirà anche alle donne sposate di essere proprietarie di terre ovvero indipendenti e con gli stessi diritti dei mariti.  Di fatto, è stata emendata una legge del 2015 (Land Policy) che aveva privato le mogli di questo diritto. Finora le norme sulla proprietà terriera in Botswana avevano sempre impedito alle donne sposate di possedere terre se già il marito ne possedeva. Solo le vedove o le mogli di un uomo non ancora in possesso di terreni potevano acquistarne. Queste norme hanno lasciato milioni di donne senza possibilità di accesso ad appezzamenti dove vivere e lavorare. “La Botswana Land Policy 2015 era discriminatoria nei confronti delle donne sposate e non ha concesso loro la parità di trattamento con gli uomini, e sono felice di annunciare che questa parte della legge discriminatoria è stata abrogata”, ha detto il presidente in un briefing virtuale. Masisi ha detto su Twitter che la nuova politica proteggerà anche le vedove e gli orfani. [MS]