Uganda

Azienda veneta esporta moduli fotovoltaici in Uganda grazie a SACE

UGANDA – L’azienda padovana FuturaSun ha esportato moduli fotovoltaici in Uganda per un valore di 120.000 euro grazie al supporto assicurato offerto da SACE del gruppo CDP.

A renderlo noto è stata la stessa SACE, specificando che il suo intervento ha consentito all’azienda padovana di offrire al cliente ugandese dilazioni di pagamento competitive, assicurandosi contro il rischio di mancato pagamento per cause di natura commerciale e politica.

Operante nel cuore del distretto fotovoltaico veneto dal 2008, FuturaSun è specializzata nella produzione di pannelli fotovoltaici altamente performanti, che vende in Italia e all’estero (America Latina, Asia e altri Paesi dell’Africa). L’azienda, che è presente nel continente africano con uffici a Johannesburg e Nairobi, è stato il primo produttore di moduli fotovoltaici ad aver conseguito in Europa la certificazione per i nuovi standard internazionali IEC 61215:2016, emanati a marzo 2016.[MV]

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    Circa 200 sostenitori sono riusciti ad entrare nel perimetro dell’aeroporto per accogliere il loro leader politico. Odinga è ora atteso all’Uhuru Park per un comizio con la folla.

    Negli USA, Odinga ha condotto una missione di advocacy e di relazioni d’affari, dopo la crisi elettorale che lo ha visto ancora una volta escluso dalla presidenza della repubblica. “Abbiamo molti amici negli Stati Uniti, e molti sono interessati al Kenya” ha già detto il leader dell’opposizione.

    Principale rivale del presidente Uhuru Kenyatta, Odinga aveva contestato i risultati elettorali del voto dell’8 agosto, vincendo un ricorso presso la Corte suprema. Per le elezioni ripetute del ottobre, tuttavia, Odinga ha chiamato i suoi sostenitori al boicottaggio e non ha partecipato alla gara, denunciando brogli e irregolarità. [CC]
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    Collettiva ICE a fiera ACITF di Addis Abeba, a febbraio...

    ETIOPIA - Scade il 30 novembre il termine per aderire alla collettiva di imprese promossa dall’Agenzia ICE alla 22° edizione della Fiera internazionale del commercio di Addis Abeba (ACITF), il il principale evento fieristico del paese e del Corno d'Africa che avrà luogo nella capitale etiope tra il 22 e il 28 febbraio 2018.

    In base a quel che viene reso noto, la collettiva occuperà un intero padiglione confermando la posizione dell'Italia come nazione maggiormente rappresentata in fiera.

    All’edizione dello scorso anno hanno partecipato in tutto circa 200 espositori, tra cui 80 imprese straniere provenienti da 20 diversi Paesi, e sono stati registrati oltre 20.000 visitatori. Oltre 40 le aziende italiane che hanno preso parte alla collettiva promossa in quell'occasione da ICE.

    Per maggiori informazioni è possibile consultare l’opuscolo preparato dagli organizzatori di ACITF oppure il documento d’adesione alla collettiva d’imprese promossa dall’Agenzia ICE. [MV]
  • Rwanda Free

    Vitale come energia e acqua, così il digitale ha...

    RWANDA - Attualmente ci sono 10 fornitori di servizi Internet, tra cui Mtn, Tigo, Altech Stream, Rwandatel. Nel 2002 i fornitori di internet erano solo due, che si spartivano 25.000 utenti. Nel 2012 gli utenti erano circa un milione, ossia il 6,8% della popolazione. Oggi, ci sono oltre 3 milioni di utenti di Internet in un Paese di quasi 12 milioni di persone, per un tasso di penetrazione del 28,3% secondo i dati relativi al 2014 pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica ruandese.

    In questi anni, il governo ha emanato leggi per governare i messaggi elettronici, le firme, le transazioni, la protezione dei dati, la sicurezza informatica e l’uso delle Ict. Nel 2002 ha istituito l’agenzia per l’utenza e l’agenzia di regolamentazione del Rwanda, che ha adottato le norme dell’industria Ict dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu). Come si legge nella documentazione dell’Ufficio per la promozione degli investimenti in Rwanda l’Information and Communication Technology è considerato uno dei motori principali per ottenere la trasformazione del Paese, al punto che il governo ha stabilito per questo settore un budget fisso (in percentuale al pil) annuale al pari dei Paesi economicamente avanzati.

    “In soli 15 anni, ciò che una volta era considerato un oggetto di lusso e privilegio per le persone ricche è ora diventato una necessità fondamentale per la vita quotidiana urbana e rurale del Rwanda” ha detto recentemente Jean Philbert Nsengimana, ministro della gioventù e dell’Ict, sintetizzando i progressi fatti e ricordando come il ruolo del settore privato, la regolamentazione per mantenere accessibile la banda larga e la distribuzione del know-how per formazione restino le sfide ancora aperte.
  • Rwanda Free

    Vitale come energia e acqua, così il digitale ha...

    RWANDA - “Internet è un bene pubblico necessario tanto quanto acqua ed elettricità”: a dirlo nel 2014 è stato il presidente del Rwanda Paul Kagame aprendo il primo Vertice di Transform Africa, un appuntamento che da allora si è sempre tenuto a Kigali e che riunisce una volta l’anno i principali player del settore per discutere sul futuro dell’informatica e delle sue applicazioni pratiche in Africa. La scelta di Kigali non solo non ha sorpreso gli esperti di informazione e comunicazione, ma anzi ha confermato la primazia che il piccolo Paese nel cuore del continente ha in Africa nell’attenzione all’informatica e alle nuove tecnologie.

    D’altronde il Rwanda ha cominciato a prestare un’attenzione particolare all’Information and Communication Technology (Ict) sin dal 2000 quando adottò una politica nazionale delle comunicazioni informatiche (Nici) e diede vita a un piano a lungo termine per realizzare la digitalizzazione completa del Paese attraverso quattro fasi di cinque anni ciascuna. Il piano Nici è stato poi ulteriormente integrato nella Vision 2020 e definito elemento fondamentale per contribuire a “trasformare l’economia ruandese da un’economia agraria a un’economia basata su informatica e conoscenza entro il 2020”.

    E se oggi la digitalizzazione e le Ict sono parte integrante della vita ruandese (dal visto elettronico alla consegna del sangue con droni, ai servizi digitali della pubblica amministrazione), il percorso seguito ha avuto una logica chiara e programmata. La prima tappa del Nici (2000-2005), infatti, fu di preparare le basi per il settore delle Ict, inclusa la creazione di quadri istituzionali, giuridici e normativi, nonché l’apertura del mercato delle telecomunicazioni riducendo le barriere per l’ingresso.

    Durante la seconda fase (2005-2010) del piano Nici, ci si è invece concentrati sul miglioramento delle infrastrutture Ict creando un centro dati nazionale per l’archiviazione, la gestione e la protezione delle informazioni. Inoltre, è stata implementata una rete nazionale di fibre ottiche che collega il Rwanda ai cavi marittimi internazionali, aumentando l’accessibilità e la convenienza dei servizi internet, nonché il collegamento dei ruandesi alle reti globali. I risultati di questi sforzi non sono mancati. Tra il 2005 e il 2010 il Rwanda ha registrato uno dei tassi di crescita più elevati di Internet in Africa, pari all’8.900% rispetto a un tasso di crescita del continente del 2.450% e al tasso medio del mondo del 444%. Nel 2010, quasi tutti gli enti pubblici (ministeri, agenzie, province e distretti) e circa un terzo del settore privato avevano una presenza sul web.

    La terza fase, dal 2011 al 2015, si è incentrata sul miglioramento della fornitura dei servizi, mentre nella quarta (2016-2020), il governo intende concentrarsi sulle competenze, sul settore privato e sullo sviluppo della comunità, nonché sul miglioramento e la valorizzazione dell’e-government e della sicurezza informatica. [SEGUE]
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    Visione e volontà, dati economici recenti e...

    RWANDA - Gli ultimi dati diffusi dall’Fmi confermano i dati diffusi dal governo ruandese, secondo i quali nel 2016 la crescita del prodotto interno lordo del Rwanda è scesa al 5,9%, rispetto al 6,9% dell’anno precedente. Il dato è da imputare prevalentemente agli effetti che una siccità eccezionale e duratura ha avuto sulla produzione agricola, oltre che al completamento di alcuni importanti progetti d’investimento pubblici e a politiche di aggiustamento economico tese a mitigare le influenze esterne.

    Secondo l’ufficio nazionale di statistiche (Nisr) i settori portanti della crescita dello scorso anno sono stati l’agricoltura, l’industria e i servizi.

    Il settore dei servizi ha contribuito nel 2016 al 48% del prodotto interno lordo, mentre l’agricoltura ha rappresentato il 31% del pil, in lieve diminuzione rispetto al 33% dell’ultimo quadrimestre del 2016. Il contributo del settore industriale è invece passato dal 14% al 17%.

    La forte crescita del settore industriale è trainata prevalentemente del comparto delle costruzioni, spinto da alcuni grandi investimenti pubblici in progetti infrastrutturali. Ad oggi le costruzioni contano per oltre il 50% del settore industriale più generale. La riduzione della produzione agricola e il conseguente aumento dei prezzi degli alimentari hanno portato a un aumento dell’inflazione, che nel 2016 ha chiuso a una media del 7,2%, il dato più alto degli ultimi 12 anni, e che continuerà a crescere anche nel 2017 (risulta già attestato a una media dell’8,1%).

    Tuttavia nel 2017 gli analisti del Fondo monetario internazionale e di altri organismi economico-finanziari internazionali concordano nel prevedere un andamento positivo grazie a buoni risultati nel settore dei servizi, all’aumento atteso della produzione di caffè e a un aumento del consumo dei prodotti fabbricati localmente, sostenuto dalla campagna Made in Rwanda lanciata dal governo di Kigali.

    Secondo l’Fmi la crescita economica in Rwanda tornerà a salire già dal 2017 (oltre il 6%), mentre per il 2018 e 2019 ci si attendono dati superiori al 7%. Anche l’inflazione registrerà una riduzione ai livelli precedenti e dovrebbe consentire di avvicinarsi al limite del 5% fissato dal governo.

    “Il Rwanda ha compiuto notevoli progressi negli ultimi due decenni, mantenendo un’attenta strategia di sviluppo. Questa include un costante progresso nella trasformazione strutturale, una crescita economica alta e inclusiva, la riduzione della povertà e della disuguaglianza di genere e un ambiente imprenditoriale attrattivo. Un quadro rinforzato da una forte gestione macro-economica, caratterizzata da una strategica politica di investimenti pubblici e dalle misure per aumentare la mobilitazione di risorse da imposte nazionali” scrive il Fondo monetario internazionale nella sua ultima analisi del Paese, realizzata a metà luglio 2017. “Nonostante i ragguardevoli risultati raggiunti - avvisano gli esperti dell’Fmi - l’economia ruandese resta ancora vulnerabile agli shock esterni. Sarà importante ricostruire riserve di moneta pregiata, proseguire con gli investimenti pubblici strategici e, soprattutto, aumentare sempre di più il ruolo del settore privato, per trasformarlo nel principale motore di crescita e investimenti nel Paese”. Anche secondo l’ultimo Outlook della Banca africana di sviluppo (AfDB) le sfide principali che attendono il Rwanda nel medio-lungo periodo sono soprattutto il rafforzamento dell’imprenditoria privata locale - Pmi e start-up che hanno bisogno di un più semplice accesso al credito - e una nuova attenzione al mondo della formazione, in grado di colmare quel gap di capacità della forza lavoro che si fa sentire in alcuni settori avanzati.
  • Rwanda Free

    Visione e volontà, obiettivo formare una classe media

    RWANDA - Un Paese con una chiara visione del proprio sviluppo e una volontà ferrea di raggiungerlo. È questo il Rwanda oggi, che, dopo essersi lasciato alle spalle uno dei periodi più bui della storia contemporanea mondiale, è proiettato con una determinazione che ha pochi paragoni al mondo verso la costruzione di un Paese totalmente diverso e per certi versi unico nel panorama africano. La crescita economica, la riduzione della povertà, l’allungamento dell’aspettativa di vita, la diversificazione dell’economia sono tutti passi verso un futuro che, nei piani dichiarati dal governo, intende vedere il Rwanda nel gruppo dei Paesi a reddito medio nell’arco di vent’anni e in quello medio-alto entro il 2050. Le politiche avviate negli ultimi vent’anni e in particolare la marcia innestata negli ultimi dieci, hanno portato risultati tangibili. La continua attenzione a uno sviluppo sostenibile e inclusivo e alla stabilità macro-economica hanno spinto la crescita a una media del 7,5% annuo negli ultimi 10 anni, al raddoppio del pil pro capite, alla riduzione della povertà e del livello di ineguaglianza, con il coefficiente Gini (il parametro che misura la disuguaglianza di una distribuzione, in base al quale più il valore è vicino allo 0 più la distribuzione è equa) passato dallo 0,52 del 2005 allo 0,45 del 2014.

    Secondo gli ultimi dati diffusi quest’estate dal Fondo monetario internazionale (Fmi), il pil pro capite del Rwanda è passato dai 229 dollari del 2000 ai 729 dollari del 2016. Il tasso di popolazione che versa in condizione di povertà è passato dal 60% del 2005 al 39% del 2014, mentre l’aspettativa di vita media, che nel 2000 era di 49 anni, è salita nel 2014 a 64 anni.

    Numeri che dimostrano come gli obiettivi - pil procapite di 1240 dollari, povertà al di sotto del 20% e aspettativa di vita di 66 anni - che il Paese si è posto nei suoi documenti programmatici Vision 2020 e 2035 siano tutt’altro che irraggiungibili.

    Certo a livello economico il Rwanda sconta alcune criticità: un mercato ridotto di meno di 12 milioni di abitanti, il mancato accesso al mare, una rete infrastrutturale ancora da migliorare e un sistema educativo da rafforzare se si vuole proseguire sulla strada che intende costruire un’economia diversificata e avanzata in alcuni dei settori più innovativi. Pur essendo poi un Paese che dal 1994, anno del genocidio, ha conosciuto una forte stabilità, non si può non notare che da un punto di vista politico-democratico abbia bisogno di superare alcuni fantasmi del passato e aprirsi a una dialettica maggiore. Ma accanto alle criticità ci sono potenzialità, magari ancora solo abbozzate, a cominciare da quella che vede sempre di più il Rwanda imporsi come hub di riferimento per quelle aziende che facendo base a Kigali intendono operare in una vasta area a cavallo tra l’Africa orientale e l’Africa centrale.

    Infatti, proprio i nuovi piani di cooperazione economica, integrazione regionale e commercio con gli altri Paesi dell’area sono stati individuati come il principale veicolo con il quale superare i limiti di sviluppo posti dall’essere un mercato piccolo e senza accesso al mare. Il Rwanda è quindi uno dei più attivi sostenitori dell’East African Comunity (Eac, Comunità dell’Africa orientale) e della Comesa (Common Market for Eastern and Southern Africa), il gigantesco blocco che unisce i mercati dell’Africa australe con quelli dell’Africa orientale. Nel 2015, infine, il Rwanda è stato riammesso ufficialmente anche nella Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale (Eccas).

    Il ruolo attivo e propositivo del Rwanda nella Comunità dell’Africa orientale ha portato a un aumento dei commerci tra il Paese delle mille colline e i suoi vicini, passati dai 540 milioni di dollari del 2013 ai quasi 600 del 2015. Una tendenza alla crescita costante ormai da qualche anno.

    A completare il quadro che intende trasformare il Rwanda nello snodo da cui le aziende, straniere e africane, siano in grado di operare su tutto il continente, vi sono poi i grandi e costanti progressi che il Paese ha compiuto per facilitare il clima degli affari per i privati e la competitività.

    Secondo il rapporto Doing Business di Banca Mondiale, che analizza la facilità per le imprese di fare affari, il Rwanda è al 56° posto su 190 Paesi e il secondo in Africa, dopo le Mauritius. L’Italia, per capirsi, è al 50° posto. La possibilità di registrare un’azienda online ha ridotto il tempo necessario ad avviare un’attività in meno di una settimana, mentre la gestione delle dispute legali attraverso un sistema elettronico ha ridotto il tempo di risoluzione delle dispute contrattuali legali a 230 giorni. La media dei Paesi ad alto reddito dell’Ocse nel “contract enforcement” (rispetto del contratto) è di 553 giorni, mentre in Italia è di 1120 giorni, un dato sei volte superiore a quello ruandese. [SEGUE]