Africa

BERS punta a espandersi in Africa sub-sahariana

AFRICA – La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) sta valutando una nuova possibile espansione delle proprie attività in Africa sub-sahariana nei prossimi anni, aumentando il volume dei suoi crediti fino a un terzo.

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    Gruppo Marriot primo costruttore di hotel nel...

    AFRICA – E’ la catena americana Marriot International a guidare la classifica dei gruppi che stanno costruendo il maggior numero di hotel in Africa nell’ultimo anno. Lo sostiene l’ultimo rapporto diffuso da W Hospitality Group, primaria società internazionale di consulenza nel settore alberghiero, precisando che nel continente africano è in corso una vera e propria “gara per la costruzione di alberghi”. Entrando nel dettaglio, lo studio precisa che Marriot ha attualmente una pipeline di sviluppo di 93 nuovi hotel che comprendono 17.708 camere in Africa; quasi il 50% di queste stanze (ovvero 8.587) sono complete o già in fase di costruzione. Il gruppo Marriot è seguito dalla catena Hilton giunta in seconda posizione con 6.352 camere in costruzione, mentre il Radisson Hotel Group è il terzo con 4.840 camere. Il gruppo francese AccorHotel figura al quarto posto con le sue nuove offerte e con solo il 36 per cento delle camere nella sua pipeline in costruzione. Il rapporto sulla pipeline di quest'anno, giunto alla sua decima edizione, ha mostrato in generale una “tremenda crescita” del settore alberghiero in Africa nell’ultimo anno “e il settore appare destinato a restare in buona salute anche per il futuro” scrivono gli esperti di W Hospitality Group. A ottobre, il Kenya si mostrerà al mondo con una settimana di promozione turistica senza precedenti in contemporanea con l'Africa Hotel Investment Forum (AHIF).
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    Bolloré iscritto nel registro degli indagati per...

    AFRICA OCCIDENTALE / GUINEA / TOGO - Dopo due giorni e una notte in stato di fermo, nei locali dell’Ufficio centrale per la lotta alla corruzione e alle infrazioni finanziarie e fiscali (Oclciff) di Nanterre, l’industriale Vincet Bolloré è stato iscritto nel registro degli indagati. In una nota il Gruppo Bolloré ha precisato che il finanziere “resta presunto innocente” e “potrà finalmente avere accesso a questo dossier di cui non è mai stato a conoscenza per rispondere ad accuse infondate”. Oltre all’industriale altri due dirigenti sono stati ascoltati dalla polizia a Nanterre: il capo della divisione internazionale di Havas, Jean-Philippe Dorent e Gilles Alix, direttore generale del gruppo Bollorè. Il fermo aveva riguardato anche Francis Perez, presidente di Pefaco, società alberghiera con una forte presenza in Africa. I due giudici d’istruzione, Aude Buresi e Serge Tournaire, noti anche per aver avviato l’inchiesta sul presunto finanziamento libico della campagna elettorale del 2007 di Nicolas Sarkozy, hanno dunque ritenuto che esistono gravi indizi sulla possibilità che il gruppo Bolloré abbia fatto ricorso a metodi illegali per acquisire contratti in Guinea e in Togo. A portare i due giudici sulle tracce di Bolloré erano stati i legami con Perez; come riferisce la stessa Afp, Perez contava buone relazioni con Jean-Philippe Dorent (gruppo Havas), che si era in particolare occupato nel 2010 della campagna presidenziale di Alpha Condé, attuale capo di Stato guineano. Dorent si era occupato anche della campagna di Faure Gnassingbé, attuale presidente del Togo. In entrambi i casi, ai successi presidenziali erano seguiti contratti per la gestione di attività portuali andati a Bolloré. [MS]
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    Gomma arabica, nel gioco dell’import-export vince la...

    AFRICA - Nel rapporto di Unctad, disponibile cliccando qui, si sottolinea come la gomma arabica sia una commodity in grado di generare valuta estera, di promuovere un’agricoltura sostenibile, di garantire sicurezza alimentare e di combattere i processi di desertificazione. Virtualmente, la gomma arabica è presente lungo una fascia di territorio chiamata in inglese ‘gum belt’ e corrispondente alle savane e le zone semiaride che partono dalla Mauritania e giungono dall’altro lato del continente passando per Senegal, Sudan, Eritrea, Somalia, Kenya e Tanzania. Piccole quantità di gomma sono prodotte anche in Asia meridionale e Penisola arabica. Dagli anni 2000 Nigeria, Senegal e Sudan hanno cominciato a produrre gomma arabica attraverso impianti di lavorazione locali. Tra il 1992 e il 2016 le rimesse derivanti dal prodotto grezzo sono cresciute da una media annuale di 95,4 milioni di dollari agli attuali 150,3 milioni; nello stesso periodo, le rimesse derivanti dal prodotto lavorato sono passate da 74,4 milioni di dollari e 192 milioni di dollari, con il 90% dell’export finito in Europa. Ci sono ovviamente significative differenze tra i Paesi produttori, viene sottolineato nel rapporto di Unctad: se infatti il Sudan ha storicamente giocato il ruolo di leader, il Ciad ha compiuto significativi progressi, mentre la Nigeria ha perso terreno in termini di qualità e quantità anche a causa dell’instabilità causata da Boko Haram. In Camerun, Mali e Senegal la produzione è timidamente ripresa dopo decenni di stagnazione. Restano invece completamente sottosfruttate le risorse in gomma arabica di Etiopia, Kenya e Sud Sudan. Sul fronte delle importazioni sono Francia e India a giocare la parte del leone, importando i tre quarti della gomma arabica grezza, con la Francia che da sola esporta poi i due terzi di tutta la gomma arabica lavorata. Significativo il fatto che una sola società, la francese Nexira, controlli il 50% del mercato globale di gomma arabica. [MS]
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    Gomma arabica, un potenziale ancora da sfruttare

    AFRICA - Un potenziale inespresso per la regione del Sahel: questa è la gomma arabica secondo uno studio pubblicato ieri da Unctad che ha dedicato a questo prodotto l’ultima uscita della serie ‘Commodities at a glance’. Prodotto naturale derivato dalla linfa indurita dell’albero di acacia, la gomma arabica è utilizzata principalmente dall’industria alimentare. Secondo lo studio di Unctad, serie riforme lungo la filiera potrebbero generare maggiori redditi per gli agricoltori e allo stesso tempo contribuire alla crescita del settore. E, oltre alle riforme, servirebbe formazione e trasferimento di competenze. Le esportazioni di gomma arabica - sia in forma grezza che semilavorata - sono triplicate negli ultimi 25 anni passando da una media di 35.000 tonnellate (nel 1992-1994) a una media di 102.000 tonnellate (nel 2014-2016). Allo stesso tempo è aumentato l’export di gomma arabica lavorata passata nello stesso arco di tempo da 17.000 a 53.000 tonnellate. Attualmente i tre principali esportatori globali di gomma arabica sono Sudan (che conta per il 66% del totale), Ciad (13%) e Nigeria (8,5%). “Paradossalmente - sottolinea Mario Jales, economista di Unctad - molti Paesi africani che esportano gomma arabica grezza a prezzi bassi, la reimportano in un secondo tempo lavorata e a prezzi più alti per rispondere alle esigenze locali”. [SEGUE]
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    Bolloré in stato di fermo per sospetti casi di...

    AFRICA OCCIDENTALE  / TOGO / GUINEA - È da ieri in stato di fermo per casi di sospetta corruzione in alcuni Paesi africani l’industriale francese Vincent Bolloré. Ad entrare nei radar della magistratura francese sono state in particolare alcune operazioni riguardanti concessioni portuali a Lomé (Togo) e Conakry (Guinea), secondo quanto riportato da fonti di stampa transalpine. In un comunicato, il gruppo Bolloré ha “formalmente” smentito irregolarità legate alle sue attività africane sostenendo che “le prestazioni relative a tali fatturazioni sono state realizzate in tutta trasparenza”. La reazione della Borsa è stata fulminea con perdite del 4% sui titoli quotati a Parigi. Il gruppo Bolloré aveva già subito una perquisizione nel 2016 a Puteaux, vicino Parigi: in quell’occasione gli inquirenti avevano preso mira la sede di Bolloré Africa Logistics e l’ufficio di Vincent Bolloré. A portarli sulle tracce di Bolloré sono stati i legami con Francis Perez, presidente del gruppo Pefaco, società specializzata nell’ospitalità (hotel) e ben impiantata in Africa; come riferisce la stessa Afp, Perez contava buone relazioni con Jean-Philippe Dorent (gruppo Havas), che si è in particolare occupato nel 2010 della campagna presidenziale di Alpha Condé, attuale capo di Stato guineano. Dorent si era occupato anche della campagna di Faure Gnassingbé, attuale presidente del Togo. In entrambi i casi, ai successi presidenziali erano seguiti contratti per Bolloré. Nei giorni scorsi, Vincent Bolloré aveva lasciato la presidenza di Vivendi al figlio Yannick. L'annuncio a sorpresa era stato dato dal patron di Vivendi al termine dell’assemblea annuale del gruppo francese. “È l'ultima assemblea che presiedo. Va lasciato spazio ai giovani. Proporrò al consiglio di sorveglianza la nomina di Yannick Bolloré alla presidenza del consiglio”, aveva detto Bolloré, aggiungendo di non voler fare come il re Luigi XIV che alla fine, avendo regnato 50 anni, aveva lasciato il regno al bis-nipote e non al figlio. [MS]
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    Somalia e Tunisia verso adesione alla Comesa

    AFRICA - Il maggiore blocco commerciale continentale, il Mercato comune dell’Africa orientale e australe (Comesa) si accinge ad ampliare la propria associazione con l’annuncio della prossima adesione di Somalia e Tunisia. A darne notizia sono i media keniani, specificando che grazie all’adesione di Somalia e Tunisia alla Comesa saranno in tutto 21 i Paesi membri dell’organismo che promuove un’area di commercio preferenziale. L’adesione, viene specificato dalla stessa Comesa, sarà formalizzata nel corso del prossimo vertice dell’organismo commerciale previsto a giugno a Bujumbura in Burundi. In base a quel che è stabilito dall’articolo 4 del trattato istitutivo della Comesa, all’organismo può aderire qualsiasi Paese che condivide una frontiera con uno Stato membro già aderente (la Tunisia confina infatti con la Libia, mentre la Somalia con Gibuti, Kenya e Tanzania), dopo aver rispettato una serie di condizioni tra cui l’accettazione delle finalità e degli obiettivi della Comesa stessa, nonché il rispetto degli impegni generali e il desiderio di cooperare con gli altri Paesi membri. L’adesione di Somalia e Tunisia consentirà alla Comesa, attualmente consistente in un mercato di 490 milioni di persone, di aumentare la propria popolazione a più di 516 milioni, pari a poco meno della metà della popolazione dell’intero continente. Creata nel 1994, la Comesa rappresenta un’estensione di una precedente area di commercio preferenziale già esistente dal 1981 ed è uno dei pilastri della Comunità economica africana; nel 2008 la Comesa ha aderito all'Area di libero scambio africana (AFTZ) che include i membri di altri due blocchi commerciali africani, la Comunità dell'Africa orientale (EAC) e la Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale (SADC), la cui istituzione è stata formalizzata ufficialmente lo scorso marzo a Kigali con l’obiettivo di abolire le barriere al commercio all’interno del continente. [MV]