Nigeria

Buhari in visita da Trump a  fine mese

NIGERIA – Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari incontrerà il presidente statunitense Donald Trump a Washington il prossimo 30 aprile. Secondo la Casa Bianca, all’origine dell’informazione, i due leader parleranno di varie questioni, tra cui la lotta al terrorismo, la crescita economica, la partnership bilaterale e il ruolo della Nigeria come leader democratico nella regione.

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  • Nigeria Free

    Ex vice-presidente Abubakar si candida alle...

    NIGERIA – Ha annunciato la propria intenzione di correre alle prossime elezioni presidenziali l’ex-vice presidente della Nigeria Atiku Abubakar. Lo riferiscono i media locali, precisando che Abubakar si è ufficialmente unito alla corsa per le presidenziali del 2019 presentandosi come candidato del Partito popolare democratico (PDP), oggi all’opposizione. Abubakar, che è stato vicepresidente della Nigeria dal 1999 al 2007, ha dichiarato formalmente la sua intenzione di gareggiare per la presidenza nel fine settimana durante una manifestazione organizzata nella città nord-orientale di Yola ad Adamawa. Abubakar ha criticato l'All Progressives Congress (APC), attualmente al governo, per quelli che ha definito i “fallimenti” del governo sia in materia di economia che di sicurezza. Il presidente nazionale del PDP, Prince Uche Secondus, ha descritto Abubakar come un importante aspirante alla presidenza del partito, con la capacità di rimuovere APC nel 2019. Secondus ha assicurato a tutti gli aspiranti presidenziali parità di condizioni alle primarie interne al partito che serviranno a scegliere il candidato del PDP le elezioni Abubakar ha provato già due volte, senza successo, a correre per la massima carica dello Stato in Nigeria in passato.
  • Ghana Free

    Annunciato referendum per creazione nuove regioni

    GHANA - Dovrebbe essere organizzato entro quest’anno un referendum per la creazione di sei nuove regioni in Ghana. A dare questa indicazione alla Commissione elettorale nazionale è stato il capo di Stato Nana Addo Dankwa Akufo-Addo. Il presidente ghanese ha dato l’annuncio nel corso di una visita di tre giorni nella Northern Region, durante un colloquio con i capi tradizionali dell’area tradizionale di Mamprugu. Il referendum, secondo lo stesso presidente, proporrà la creazione di una Western North ricavata dall’attuale Western Region, Bono East e Ahafo che usciranno fuori dall’attuale Brong Ahafo Region, North East e Savannah dalla Northern, e infine alti dalla Volta Region. Lo stesso capo di Stato ha detto di sperare che il referendum possa svolgersi entro dicembre. Nelle intenzioni del governo, le nuove regioni dovrebbero consentire un miglioramento della governabilità e una maggiore vic8nanza tra istituzioni e comunità locali. [MS]
  • Ghana Free

    Annunciata costruzione dighe nelle regioni...

    GHANA - Il presidente Nana Addo Dankwa Akufo-Addo ha annunciato che il suo governo intende costruire 570 dighe nelle regioni settentrionali del Paese con favorire le attività di irrigazione a fini agricoli. A riportarlo sono i media locali, aggiungendo che le prime 20 dighe saranno costruite nel corso di quest’anno nell’area di Builsa nella regione di Upper East e consentiranno di irrigare i campi tutto l’anno. Secondo Akufo-Addo, la costruzione di queste nuove infrastrutture è fondamentale per migliorare le capacità produttive dell’agricoltura ghanese. “Sono infrastrutture attese da molto tempo, per questo è importante che in ogni parte delle regioni settentrionali del nostro Paese gli agricoltori possano avere accesso all’acqua e all’irrigazione tutto l’anno”, ha deto ancora Akufo-Addo. L'agricoltura è fondamentale per l'economia del Ghana, impiegando quasi il 50% della popolazione. Nonostante abbia visto diminuire la sua quota di contributo al PIL negli ultimi anni, il settore continua a essere vitale per la crescita nazionale e anche se i bassi livelli di meccanizzazione esistenti e gli effetti della siccità e dei cambiamenti climatici minacciano di rallentare o limitare la crescita del settore, l'impegno del governo a investire in tecnologie e stabilire nuove politiche per proteggere e sostenere l'industria sono promettenti.[MV]
  • Costa Avorio Free

    La corsa ivoriana (3): i numeri e le risorse

    L’agricoltura, che incide per circa un quarto del pil nazionale costituisce però il 60% delle esportazioni. Il settore secondario, l’industria, rappresenta circa il 25% del pil, con un indice di produzione industriale che negli ultimi due anni è rimasto stabile, se non, per alcuni prodotti, addirittura in contrazione. Tra queste le industrie alimentari, tessili e petrolifere. Negli ultimi due anni anche l’agroindustria, che rappresenta il 31% del valore aggiunto industriale, ha conosciuto un abbassamento dei propri indici di produzione. La Costa d’Avorio trasforma tutta la propria produzione di olio di palma e di cotone, ma solo il 30% del cacao, meno del 5% degli anacardi, del caffè e di altre voci che sono però maggioritarie nella produzione agricola. Nel settore industriale va segnalato il sottosettore minerario che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita impetuosa e costante, grazie alla scoperta di giacimenti di oro e altri minerali. Il settore terziario contribuisce infine per circa il 50% del pil e impiega il 22% della popolazione attiva. Sul fronte dei conti, la bilancia commerciale della Costa d’Avorio ha fatto registrare nel 2017 un netto progresso, chiudendo con un saldo in eccedenza pari a circa 2,6 miliardi di euro, in aumento del 29,7% rispetto all’anno precedente. In valore, si tratta di un aumento di circa 596 milioni di euro. L’eccedenza proviene da un chiaro aumento delle esportazioni, l’8,8%, mentre le importazioni sono aumentate solo del 3,3%. Caffè, cacao, noci di anacardi, caucciù, cotone, sono stati i prodotti più venduti all’estero e hanno tirato verso l’alto la curva delle esportazioni. I prodotti localmente trasformati non hanno invece fatto registrare una progressione significativa, in alcuni casi, anzi, le vendite sono persino diminuite, come con l’olio di palma, il cacao trasformato, gli oggetti in ferro e acciaio. Al contrario, sono salite del 54,2% le esportazioni di prodotti chimici, del 6% quelle di legname trasformato e dell’8% quelle di oli essenziali e estratti vegetali. Il primo mercato dei prodotti ivoriani è l’Unione Europea, principalmente Olanda, Francia, Germania e Belgio, seguito da quello dell’Ecowas (Africa occidentale), dell’Asia e del continente americano. I prodotti maggiormente importati dalla Costa d’Avorio sono stati soprattutto beni di consumo non alimentari, con un picco di +229,6% per i prodotti petroliferi, un +16,2% per i prodotti in plastica, +8,1% sulle automobili. Per quanto riguarda i prodotti alimentari, è aumentato l’acquisto di zucchero (+50,6%), di riso e di pesce. Anche nel caso delle importazioni, l’Ue è il fornitore con il quale si fanno più transazioni, seguito dall’Asia e dall’Ecowas. Dal punto di vista dei singoli Paesi, i principali fornitori sono la Cina e la Francia, rispettivamente, l’14,3 e l’11,8% delle importazioni.
  • Costa Avorio Free

    La corsa ivoriana (2): le iniziative governative

    Forse il dato principale in grado di dimostrare come la traiettoria presa dall’economia ivoriana sia quella giusta sta proprio nelle prestazioni più opache segnate dal settore agricolo tra il 2016 e il 2017, dovute a un calo della produzione e, come accennato, all’abbassamento dei prezzi del cacao sui mercati globali. Nonostante uno dei settori traino dell’economia abbia rallentato, infatti, le prestazioni economiche si sono mantenute buone grazie a una domanda interna in crescita. Gli investimenti pubblici e privati, ma anche i dati robusti sui consumi, hanno quindi permesso di mantenere un buon ritmo di crescita. Il dato su cui lavorare, e le istituzioni ivoriane hanno già avviato piani a riguardo, è quello relativo al basso tasso di trasformazione locale della produzione.

    Nel nuovo Piano nazionale di sviluppo 2016-2020 (Pnd) il governo ha messo l’accento sulla diversificazione della struttura produttiva, tentando di capitalizzare i vantaggi comparativi su cui la Costa d’Avorio può contare, a cominciare dal miglioramento del tasso di trasformazione delle materie prime e dallo sviluppo di catene di valore complete soprattutto nella filiera agricola. Il costo del Pnd è stimato in circa 45 miliardi di euro, il 68% dei quali coperti da investimenti privati (principalmente attraverso forme di partenariato pubblico privato, Ppp) e la restante quota attraverso risorse pubbliche nazionali e internazionali.

    Uno degli obiettivi dichiarati del Piano è la riduzione della povertà. “L’obiettivo principale è dimezzare la povertà, che attualmente è fissa al 48%”, aveva detto nel 2015 l’allora portavoce del governo, Bruno Kone, nel corso della conferenza stampa organizzata al termine del consiglio dei ministri che aveva approvato il Piano, presentandolo ai media. A quasi tre anni dall’avvio del Pnd, si può registrare che le spese sociali a favore delle classi più povere sono sì in netto aumento ma risultano ancora insufficienti a fronte di una domanda sociale importante. Tuttavia un riconoscimento alle politiche sociali ivoriane è arrivato indirettamente dalla Banca Mondiale, che a fine marzo 2018 ha annunciato un prestito del valore di un miliardo di dollari, a sostegno dei piani di sviluppo promossi dal governo. Circa la metà del prestito sarà destinato alla filiera della trasformazione agricola, in particolare del cacao e degli anacardi, due prodotti di cui la Costa d’Avorio è primo produttore al mondo, in modo da rendere la filiera più efficace e redditizia.

    L’altra parte del prestito dovrebbe essere dedicata a progetti per ridurre la povertà e le disuguaglianze, per spingere l’occupazione giovanile e per favorire l’accesso ai servizi sociali di base, in particolare nelle aree rurali. È indubbio che buona parte del futuro della Costa d’Avorio si giochi proprio sulla capacità di trasformare l’eccezionale potenziale e ricchezza agricola di cui il Paese gode. [SEGUE]

  • Costa Avorio Free

    La corsa ivoriana e le sfide da vincere

    COSTA D’AVORIO - È uno dei Paesi che sta crescendo di più in Africa e nel mondo. Con l’archiviazione nel 2012 della fase più acuta della crisi politica e sociale iniziata dieci anni prima, la Costa d’Avorio ha innestato una marcia che pare inarrestabile, benché le sfide non manchino. L’economia è cresciuta dal 2012 a ritmi superiori all’8% e lo scorso anno - le previsioni per il 2017 erano le più cupe degli ultimi anni - il prodotto interno lordo ivoriano ha fatto segnare un notevole 7,8%. “Sulla base delle stime preliminari, il pil lo scorso anno è aumentato del 7,8% nonostante la diminuzione dei prezzi del cacao sui mercati internazionali e le richieste sociali” scrive il Fondo monetario internazionale (Fmi) nell’analisi pubblicata a inizio aprile 2018 al termine di una visita nel Paese. Secondo gli esperti dell’Fmi “le previsioni sul medio termine restano favorevoli e i rischi all’orizzonte sembrano ampiamente bilanciati. L’attività economica resterà forte e riteniamo che la solida crescita degli ultimi anni sia destinata a continuare ancora nel medio periodo”. Una conclusione condivisa dai principali centri studi economici internazionali. D’altro canto, come evidenziano nelle loro analisi economiche la Banca africana di sviluppo (AfDB) e la Banca Mondiale, il 2017 ha mostrato anche alcuni problemi tuttora aperti tanto a livello economico quanto a livello sociale. A livello economico l’andamento del prezzo del cacao sul mercato internazionale ha mostrato chiaramente la dipendenza dell’economia ivoriana dall’esportazione di materie prime (principalmente agricole) e quindi l’esposizione a possibili shock esterni e indipendenti dalle politiche nazionali. A livello sociale le proteste dei mesi scorsi di alcuni settori pubblici hanno ricordato che gli eccezionali dati macroeconomici fatti segnare dal Paese non si sono ancora trasformati in equivalenti miglioramenti sulla via di uno sviluppo condiviso. [SEGUE]