Africa Orientale

Eastern Africa Business Forum, a giugno a Roma

AFR ORIENTALE – Martedì 11 giugno avrà luogo a Roma, presso la sede di Confindustria nazionale, un business forum dedicato ai Paesi dell’Africa orientale.

A organizzare l’evento, che ha come titolo “Eastern Africa Business Forum. Doing Business in Eastern Africa countries: business opportunities  for African and Italian companies”, sono l’Ufficio italiano per la promozione tecnologica e degli investimenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO ITPO Italy)Confindustria Assafrica & Mediterraneo e lo studio legale Pavia & Ansaldo in collaborazione con nove ambasciate africane in Italia.

L’evento  sarà l’occasione per una panoramica ed un aggiornamento sui nove paesi dell’Africa orientale : Burundi, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Tanzania e Uganda.

I settori su cui si concentra l’evento sono in particolare quello delle energie rinnovabili, delle infrastrutture, dell’agribusiness, della moda, del trattamento rifiuti e dell’industria farmaceutica.

In base a quel che viene reso noto, la giornata sarà articolata in due momenti: nel corso della mattinata è prevista una sessione plenaria durante la quale ciascun Paese presenterà brevemente le proprie peculiarità, seguita da testimonianze di aziende italiane ed interventi sugli strumenti finanziari per operare in tali Paesi. Nel pomeriggio, dopo un networking lunch, seguiranno seminari  settoriali sull’agribusiness e su Fashion e BtoB con le delegazioni dei nove Paesi partecipanti.

Le aziende interessate a partecipare all’evento, dovranno inviare una e – mail di conferma entro e non oltre venerdì 31 Maggio 2019 a: business@assafrica.it e itpo.rome@unido.org.

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    L’Italia finanzia quest’anno inoltre 17 borse di studio che, verranno attribuite secondo un criterio di parità di genere al 50%.

    “Questa cerimonia è parte degli sforzi del governo somalo per risolvere alla radice le cause dell’instabilità nel Paese e io non potevo non essere presente in questo momento storico”, ha detto la vice-ministra, intervenendo alla cerimonia a cui era presente anche il presidente federale della Somalia, Mohamed Farmajo.

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    Il Presidente Farmajo, nel suo intervento, ha definito la cerimonia “un evento storico, una dimostrazione che l'Italia c'è.”

    Il Presidente ha inoltre auspicato un aumento della presenza economica italiana date le molte opportunità in essere e il suo sostegno all’organizzazione, prossimamente, di un Business Forum Italia/Somalia.

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    RWANDA - Sono 7.167 le famiglie rurali ruandesi che beneficeranno di un nuovo progetto da 24,7 milioni di dollari che mira a migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale, la resilienza climatica e aumentare i redditi aumentando la produzione. L’accordo di finanziamento per l’irrigazione di Kayonza e il progetto di gestione integrata dei bacini idrici - Fase 1 (KIIWP1) è stato firmato da Gilbert F. Houngbo, presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e da Gerardine Mukeshimana, ministro dell’Agricoltura e delle Risorse animali del Rwanda. Il finanziamento del progetto include un prestito di 17,8 milioni di dollari e una sovvenzione da 8,3 milioni da parte dell’Ifad. Il progetto sarà cofinanziato dal governo del Rwanda (5,4 milioni) e dai beneficiari stessi (per 1,5 milioni). L’agricoltura è il motore principale per la riduzione della povertà in Rwanda. Il settore impiega circa il 70% della popolazione e fornisce il 91% del cibo consumato nel Paese. Il settore rappresenta anche il 70% delle entrate delle esportazioni e il 32,7% del pil. È caratterizzato da piccole unità di produzione e alta pressione demografica sulle risorse naturali. Circa l'80% della popolazione rurale è composta da agricoltori di sussistenza che dipendono principalmente dalle acque piovane (meno del 6% di tutte le terre coltivate nel Paese è irrigato). Il KIIWP1 risponderà all'urgente necessità di affrontare i problemi legati all’acqua e sarà attuato in otto aree soggette a siccità nella Provincia Orientale: Gahini, Kabare, Kabarondo, Murama, Murundi, Mwiri, Ndego e Rwinkwavu. Queste aree sono relativamente calde con precipitazioni minime in media di soli 900 mm all’anno, un dato inferiore  rispetto al resto del Paese (da 1.000 mm a 1.400 mm). [MS]
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    ETIOPIA - La situazione tanto politica quanto sociale in Etiopia appare estremamente delicata. L’impressione è che il paese sia in mezzo a un guado e che la possibilità di uscirne sia pari a quella di restare impantanato, se non addirittura di tornare indietro. Da un punto di vista politico, c’è molta insoddisfazione per il governo del primo ministro Abyi Ahmed. Se il sostegno alla sua figura continua a restare alto, e gli vengono riconosciute buona volontà, capacità di parola e di visione, molti ritengono che la sua figura non sia circondata da persone altrettanto positive per il Paese. In poche povere sono in molti ad Addis Abeba a ritenere che ci sia una differenza eccessiva tra le parole espresse e i fatti concreti. In alcuni casi, gli osservatori più critici, esprimono aperto nervosismo nei confronti di Abyi e di una politica di annunci che poi non trova applicazione pratica. Da un punto di vista economico la situazione appare ancora più difficile con i classici problemi economici che si sono esacerbati. La scarsità di moneta pregiata è sempre maggiore. I tempi per le aziende e per i privati di avere dollari o euro si sono ulteriormente allungati, la corruzione è in aumento. Anche dal punto di vista della sicurezza la situazione sta subendo un peggioramento. Nella capitale Addis Abeba la microcriminalità e la criminalità comune hanno cominciato a fare una decisa comparsa. Rapine, scippi, sequestri a scopo di rapina e anche omicidi sono diventati ricorrenti fatti di cronaca La situazione appare delicata anche fuori della capitale. Notizie di scontri giungono quotidianamente, pur senza conferma, così come le notizie di attacchi a colpi di pietra a ‘stranieri’, spesso identificati anche in etiopi appartenenti a un differente gruppo etnico, si moltiplicano. La sensazione è che le fratture tra i vari gruppi etnici si stiano allargando sempre più o forse stanno semplicemente venendo alla luce del sole, mentre forse prima non si aveva il coraggio di esporle pubblicamente. Questo etnicismo in realtà andrebbe letto come un crescente nazionalismo simile al processo in corso in Europa. Dove le nazioni sono gli Oromo, gli Amara, i Tigrini. Venendo ai Tigrini è evidente che si siano allontanati dalla scena pubblica e siano ritornati nella propria regione, il Tigray. Questo allontanamento di persone e soldi tigrini da Addis, in realtà sta creando problemi alla stessa comunità tigrina che sa bene che non riuscirà ad avere a Mekelle (capoluogo del Tigray) lo stesso giro di affari che aveva ad Addis Abeba. E’ convinzione comune che i tigrini si stiano sempre più isolando e tra molti si fa spazio la convinzione che in Tigray si insegue il sogno di un grande Tigray, in grado di nascere dall’unione della regione etiope con l’Eritrea (abitata anche questa da tigrini), creando così una patria unica. [SEGUE]