Etiopia

Guerra nel Tigray: la resa dei conti tra Addis Abeba e il TPLF?

ETIOPIA – (di Massimo Zaurrini) Sono poche e confuse le notizie che arrivano dal Tigray in questi ultimi giorni, ma una cosa è certa, la tanto attesa stretta del governo centrale etiopico e del suo primo ministro Abiy Ahmed contro i vertici del Tigray People’s Liberation Front (TPLF) e le loro ambizioni autonomiste/secessioniste è iniziata.

Dopo mesi, se non anni, di negoziazioni prima e di braccio di ferro politico poi, negli ultimi giorni il confronto è precipitato, quando Ahmed ha rotto gli indugi che per mesi hanno tenuto nel cassetto l’opzione militare, pronta già per la scorsa estate.

Abiy alla fine ha chiesto all’esercito di riprendere il controllo della regione del Tigray, che ormai da molti mesi si comportava come un corpo estraneo all’assetto federale etiopico, a cominciare dalla tenuta delle elezioni locali rinviate in tutto il paese a causa della pandemia di Covid19, ma che i vertici del TPLF hanno deciso di tenere in modo autonomo e unilaterale a settembre, nonostante i pareri politici e istituzionali contrari che arrivavano da Addis.

Non è un caso se il premier Abiy, ieri, ha ripetutamente definito “illegali” quelle elezioni e tutti i loro esiti in un messaggio in inglese di 7 minuti rivolto alla Comunità Internazionale per spiegare le ragioni che hanno spinto il governo a lanciare un’offensiva per “restaurare la sovranità nazionale in tutto il paese”. 

E non è un caso se sabato il Parlamento etiopico ha votato per la sospensione degli attuali leader del Tigray e l’installazione di un’amministrazione provvisoria.

Con la dichiarazione di guerra al TPLF del 4 novembre, Abiy ha detto di voler mettere fine a “mesi di provocazioni…che minacciano la sovranità nazionale dell’Etiopia”.

Il premier ha descritto la guerra in Tigray come “una operazione di polizia su vasta scala” con “obiettivi chiari, limitati e raggiungibili: restaurare la legge e ripristinare l’ordine costituzionale”.

Il TPLF, il movimento armato che guidò la liberazione dell’Etiopia che portò nel 1991 alla cacciata di Mengistu Haile Mariam e della sua Giunta,  ha dominato la politica in Etiopia per quasi tre decenni prima che Abiy salisse al potere nel 2018.

Con l’arrivo di Abiy al potere, il TPLF si è sentito minacciato e ha avviato un progressivo percorso di isolamento all’interno dello Stato del Tigray. Un isolazionismo politico (come le elezioni hanno dimostrato), economico (già pochi mesi dopo l’insediamento del nuovo premier in Etiopia si moltiplicavano le voci di spostamenti di capitali) e militare. Il TPLF, infatti, storicamente negli ultimi 30 anni ha costituito l’ossatura stessa dell’esercito nazionale etiopico (controllando il 90% dei suoi vertici), la stessa istituzione, quella militare, sulla quale i precedenti governi etiopici avevano poggiato l’effervescente crescita economica e industriale dell’Etiopia, per sfruttarne l’organizzazione chiara e verticistica in un paese enorme e dalle enormi differenze.

Poco dopo la salita al potere di Abiy, i leader del Tigray si sono lamentati di essere stati “ingiustamente presi di mira” in procedimenti giudiziari per corruzione, rimossi dalle posizioni apicali e di essere stati “ampiamente utilizzati come capri espiatori per i mali del paese”.

Nel suo discorso in inglese di ieri, Abiy ha, invece, accusato il TPLF di aver “svolto un ruolo di primo piano nell’abuso sistemico dei diritti umani e nella massiccia corruzione” e di cercare di far deragliare il suo programma riformista. Per essere più precisi secondo Abiyi il TPLF ha “sponsorizzato, addestrato ed equipaggiato qualsiasi forza disposta a impegnarsi in atti violenti e illegali per far deragliare” la transizione democratica in Etiopia.

Sullo sfondo di questo scambio di accuse, voci di complotti, di finanziamenti a tutti i movimenti critici del governo di Addis Abeba e di forniture militari nascoste, ma anche il ritorno del vecchio sogno di un Tigray autonomo, magari unendo parti di territorio eritreo.

La scintilla che ha acceso le braci è stato l’attacco contro una base militare etiopica in Tigray, che secondo il governo di Addis è stato condotto da elementi del TPLF e da cui quest’ultimo soggetto invece  prende le distanze.

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