Nigeria

Raccolta fondi per infrastrutture critiche

NIGERIA – La Infrastructure Credit Guarantee Company, società pubblica nigeriana, ha in programma il reperimento di fondi addizionali per finanziare infrastrutture critiche considerate necessarie allo sviluppo del Paese. 

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Ultimi articoli della sezione Africa Occidentale

  • CamerunCosta AvorioGhana Free

    Fondi europei per produzione sostenibile di cacao

    CAMERUN / COSTA D'AVORIO / GHANA - Sono pari a 25 milioni di euro i fondi annunciati dall'Unione europea per migliorare la sostenibilità economica, sociale e ambientale della produzione di cacao in Costa d'Avorio, Ghana e Camerun.

    Ad annunciarlo è stata ieri la stessa Unione Europea attraverso una nota, ricordando chei tre Paesi sono rispettivamente il primo, il secondo e il quinto più grande produttore di cacao, generando quasi il 70% del produzione mondiale.

    Secondo quel che viene reso noto, i fondi saranno utilizzati in particolare per finanziare appuntamenti di dialogo tra produttori e istituzioni pubbliche per garantire entrate dignitose agli agricoltori locali,  coinvolgendo i governi, le aziende del settore privato e la società civile.

    L'Unione Europea è il più grande importatore mondiale di cacao, rappresentando il 60% delle importazioni mondiali. La Costa d'Avorio, il Ghana e il Camerun sono i principali fornitori di cacao nel mercato dell'UE, con i primi due che godono dell'accesso esente da dazi e quote ai sensi dei rispettivi accordi di partenariato economico. [MV]

  • Liberia Free

    Verso accordo con ArcelorMittal per nuovi investimenti

    LIBERIA - Il governo di Monrovia sta negoziando con la multinazionale siderurgica e mineraria ArcelorMittal un accordo per nuovi investimenti del valore di 800 milioni di dollari nel Paese dell'Africa occidentale.

    A dirlo è stato il presidente liberiano George Weah, precisando che i colloqui con la società siderurgica hanno fatto "significativi progressi" sulla modifica di un accordo per lo sviluppo delle risorse minerarie, che dovrebbero aprire  la strada alla costruzione di un impianto di trasformazione del minerale di ferro.

    Il piano si pone come obiettivo di triplicare il volume di esportazioni di minerali di ferro dalla Liberia ad almeno 15 milioni di tonnellate all'anno. Tra i progetti previsti la costruzione di un concentratore presso il sito estrattivo di Yekepa e un nuovo terminal dedicato al porto di Buchanan. [MV]

  • Nigeria Free

    Ad azienda austriaca incarico per riabilitare turbina...

    NIGERIA - E' stato assegnato all'austriaca Andritz l'incarico di riabilitare una delle sei turbine idroelettriche della centrale di Jebba, nello stato occidentale di Kwara, sul fiume Niger.

    A segnalarlo sono i media specializzati, precisando che l'incarico ha un valore economico pari a 30 milioni di euro ed è stato assegnato dalla società nigeriana Mainstream Energy Solutions, concessionaria oltre che dell'impianto di Jebba anche di quello di Kainji.

    Secondo le informazioni rese note, il gruppo austriaco fornirà e installerà tutte le apparecchiature elettromeccaniche e idro-meccaniche tra cui una turbina da 96,4 MW, un generatore da 103 MVA, un trasformatore, le apparecchiature ausiliarie e una griglia di aspirazione.

    I lavori, la cui conclusione è prevista nel 2024, dovrebbero consentire la riattivazione della centrale idroelettrica, che ha una capacità di 578,7 MW ed è fuori servizio dal 2009 a seguito di un incendio. [MV]

  • Africa Occidentale Free

    Slitta ancora il passaggio dal franco Cfa all'Eco

    AFR OCCIDENTALE - È stato sospeso l’obbligo di rispettare i criteri di convergenza macroeconomica durante l'anno 2021 nello spazio dell’Africa occidentale: lo hanno annunciato formalmente i capi di Stato e di governo della Comunità economica dell’Africa Occidentale (Ecowas/Cedeao) durante la loro ultima sessione ordinaria.

    I criteri di convergenza macroeconomica erano stati stabiliti in vista dell’adozione dell'Eco, futura moneta unica dell'Africa occidentale. Il blocco dell’Unione economica e monetaria ovest-africana (Uemoa) - che riunisce otto paesi per lo più di lingua francese - aveva deciso a dicembre 2019 di iniziare a eliminare gradualmente il franco Cfa, da sette decenni valuta comune. Un’operazione che avrebbe dovuto cominciare già nel 2020 ma che è stata rinviata a causa del danno economico causato dalla pandemia di coronavirus.

    La conferenza dei capi di Stato e di governo ha incaricato la Commissione Ecowas, in collaborazione con l'Agenzia monetaria dell'Africa occidentale, la Commissione dell’Unione monetaria regionale e le banche centrali della comunità, di sottopore nella prossima sessione ordinaria, "un progetto di nuovo patto per la convergenza e la stabilità macroeconomica, che preveda il 1° gennaio 2022 come data di inizio della fase di convergenza ".

    I capi di stato dell'Ecowas hanno preso atto dello stato di avanzamento dell'istituzione di un meccanismo multilaterale che consentirà l'uso delle valute nazionali per il pagamento e il regolamento delle transazioni intracomunitarie.

    “Sappiamo che l’Eco non può essere introdotto quest’anno a causa di covid e delle difficoltà che abbiamo nei diversi Stati”, aveva detto a settembre scorso ai giornalisti il presidente della Costa d’Avorio, Alassane Dramane Ouattara. “Pensiamo che sarà difficile rientrare nel deficit del 3% per due o tre anni, quindi personalmente non vedo l’eco arrivare prima di tre o anche quattro anni”, aveva già ipotizzato il leader ivoriano.

    Il 20 maggio 2020, il consiglio dei ministri francese ha adottato il disegno di legge che sancisce la sostituzione del controverso franco Cfa, retaggio dell’epoca coloniale, dalla nuova moneta chiamata Eco. La votazione aveva confermato l’anticipazione annunciata il 21 dicembre 2019 ad Abidjan dai presidenti della Costa d’Avorio e della Francia, Emmanuel Macron.

    Non sarà  solo il nome a cambiare, ma anche il principio che voleva, sin dalla creazione nel 1945 della moneta dell’area francofona, che il 50% delle riserve in valuta estera degli 8 Paesi dell’Unione  fosse tenuto  presso la Banca di Francia, l’ex potenza colonizzatrice, dove peraltro vengono stampati i Cfa. Con questa decisione, la Francia non siederà neanche più al tavolo decisionale della Banca dell’Uemoa, verso la quale saranno trasferite le riserve in valute estere. Resta invece il principio di parità fissa con l’euro, ovvero 1 euro = 655,96 franchi Cfa, che sebbene possa essere utile nel contenere l’inflazione, rappresenta secondo alcuni economisti africani un freno alle esportazioni. Definito “storico” dal ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, per altri analisti il provvedimento rappresenta certo un cambiamento, ma non una rivoluzione.

    Il franco Cfa dovrebbe scomparire da otto  Paesi – Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo  - ma resterà in vigore in sei Paesi dell’Africa centrale. [CC]

  • Africa Occidentale Free

    Covid, gli effetti delle restrizioni sulle Pmi, un...

    AFR OCCIDENTALE - Un’analisi di mercato recentemente conclusa da Cospe, una delle ong che insieme a Cisv e Lvia realizza il progetto Migra - Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto-impresa finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), rileva i primi effetti delle misure di contenimento adottate da tre paesi dell'Africa occidentale, Senegal, Guinea e Guinea Bissau. L'indagine individua gli ostacoli e le opportunità che le piccole e medie imprese locali devono conoscere per affrontare questo particolare periodo storico. L'analisi qualitativa svolta da Cospe nei mesi di settembre e ottobre scorsi ha preso in considerazione un campione di circa 60 piccole e medie imprese (Pmi) e una trentina di istituzioni pubbliche e organizzazioni private o associative basate nelle aree transfrontaliere di Ziguinchor e Cacheu, tra il Senegal e la Guinea Bissau, e di Kedougou e Labé, tra il Senegal e la Repubblica di Guinea. Zone da sempre teatro naturale di scambi e commerci, dove si registrano intensi flussi migratori di partenza, di transito e di arrivo. Aree di confine con elevati tassi di disoccupazione e povertà, ma inserite in economie che nel biennio precedente la pandemia avevano registrato percentuali di crescita di Pil incoraggianti: dal più contenuto +4,6% della Guinea Bissau, ai +5,8% della Guinea e +6% del Senegal (dati 2018 della Banca Mondiale). Un miglioramento che aveva indotto agricoltori e altri imprenditori locali a fare investimenti per sostenere l'andamento della produzione. L'impatto del Covid-19 si è tradotto in un calo importante dell'attività in tutti i settori analizzati (avicoltura, agricoltura, allevamento di suini, apicoltura, ristorazione, ospitalità, artigianato, servizi, pesca, trasporti), andando a colpire principalmente le imprese più piccole e meno strutturate e il settore informale. La maggior parte delle imprese intervistate ha registrato un calo del giro d'affari che va dal 20% al 50% rispetto all'anno precedente, con picchi che superano anche il 90%. Le misure di contenimento (chiusura delle frontiere, limiti al trasporto di beni e servizi e alla circolazione delle persone) hanno comportato ovunque difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, diminuzione della manodopera disponibile, aumento dei costi fissi e di produzione, aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità e diminuzione dell'offerta, ritardi nelle consegne. Tutti elementi che vanno ad incidere, in ultima istanza, sul reddito delle famiglie e sul loro potere d'acquisto, che causano perdita di posti di lavoro e un aumento della povertà e della vulnerabilità sociale in Paesi che non sono in grado di offrire nessun tipo di ristoro e tanto meno misure come la cassa integrazione o il reddito di cittadinanza. Per sopravvivere alla crisi e garantire una sussistenza minima sono state messe in campo strategie alternative come la diversificazione della produzione e della clientela, il ridimensionamento della propria attività imprenditoriale, il focus sui mercati nazionale e locale; alcune imprese hanno inoltre potuto beneficiare dell’interruzione della produzione di imprese concorrenti, aumentando così il proprio fatturato. Oltre a fotografare la situazione economica nelle tre aree d’azione del progetto Migra l’indagine di Cospe fornisce anche una serie di indicazioni utili agli imprenditori locali per supportarli e orientarli nella ripresa e nell'implementazione delle loro attività economiche, soprattutto nell'ambito della cooperazione tra fornitori e produttori, nei settori dell'agricoltura, della pesca e dell'allevamento, per dare vita a filiere meno dipendenti dalle importazioni, più capaci di abbattere i costi delle materie prime e dei trasporti, più organizzate per lo stoccaggio e la logistica, più efficienti nella distribuzione e più forti nell’accesso al credito. Si auspica altresì la sensibilizzazione al consumo dei prodotti del territorio e la creazione di reti tra produttori e consumatori per garantire un volume di domanda stabile sul mercato locale. [VGM]
  • Mali Free

    Al via campagna di vaccinazione veterinaria

    MALI - Oltre 63,5 milioni di capi di bestiame saranno vaccinati nei prossimi giorni contro diverse malattie in Mali. 

    È stato il primo ministro di transizione a lanciare a Kati Draal, a nome delle autorità,  l'edizione 2020-2021 della campagna di vaccinazione contro malattie zoonotiche. 

    L’allevamento è il pilastro dell’economia rurale del Mali e si ritiene che il Mali abbia il più importante volume di bestiame della zona dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale. 

    I vaccini proteggeranno gli allevamenti da diverse malattie quali la pleuropolmonite contagiosa bovina, l’afta epizootica, la peste dei piccoli ruminanti, la pasteurellosi bovina, l’antrace, e la malattia di Newcastle. [CC]