Egitto

Omicidio Regeni: il Cairo sospende indagini, Italia va avanti

EGITTO – La giustizia egiziana ha deciso di sospendere le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso Egitto 2016. La procura egiziana sostiene in una nota che l’autore o gli autori del delitto restano sconosciuti. 

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Ultimi articoli della sezione Africa Nord

  • AfricaMarocco Free

    African Youth Climate Hub seleziona 10 start-up

    AFRICA - Sono aperte le candidature per un programma di incubazione di start-up a favore del clima e la promozione dello sviluppo sostenibile promosso dall’African Youth Climate Hub (Aych). L’Aych è una piattaforma africana dedicata ai giovani e al clima, nata su impulso del Marocco durante il Climate Action Summit del 2019. Il lancio del nuovo programma dedicato alle giovani aziende impegnate a favore di progetti per il clima si è fatto a margine del Climate adaptation summit, un forum globale virtuale promosso dalle Nazioni Unite, tenutosi il 25 e 26 gennaio. Per questa prima edizione del programma d’incubazione delle start-up, l’Aych sosterrà dieci progetti guidati da giovani africani. L’iniziativa offrirà un programma di sei mesi personalizzato durante il quale le imprese beneficeranno di un supporto pratico e adeguato, di workshop tesi a dotarle di strumenti per la realizzazione dei loro progetti e per aiutarle a trasformare le loro idee in prototipi tecnologici operativi. Marketing, diritto e comunicazione saranno argomenti di formazione. “Si tratta di un'iniziativa per i giovani,  voluta da giovani. Vuole essere uno spazio positivo di scambio e di sostegno concreto per i giovani africani in termini di competenze e conoscenze, nonché in termini di imprenditorialità e opportunità di lavoro ‘verde’", precisano gli organizzatori. Ospitato presso il Centro internazionale di formazione ambientale Hassan II a Bouknadel (a 24 km a nord della capitale marocchina, Rabat), braccio accademico della Fondazione Mohammed VI per la protezione dell'ambiente, l'African Youth Climate Hub mette i giovani in rete su una piattaforma digitale e sostiene le loro iniziative. L’hub è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Mohammed VI per la protezione dell’ambiente, l’Università politecnica Mohammed VI, il gruppo Ocp e Youngo (Children and Youth Constituency to United Nations Framework Convention on Climate Change). I marocchini vivono in prima linea gli effetti del cambiamento climatico. In alcune regioni settentrionali, la costa sta già perdendo un metro ogni anno a causa dell'erosione. Altre conseguenze visibili sono l'aumento delle temperature, la progressione della sabbia del Sahara, che inghiotte oasi e fragili ecosistemi, attraverso la scarsità di precipitazioni o la crescente carenza d'acqua. Il governo di Rabat, sotto la guida del monarca,  si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra del 42% entro il 2030. È stata intrapresa una strategia energetica basata sullo sviluppo delle energie rinnovabili con l'obiettivo di aumentare la loro quota al 52% entro il 2030 nel mix energetico. L’impegno dimostrato fa del Marocco un pioniere nell’ambito dello sviluppo sostenibile e un modello a livello africano e internazionale. Da oltre mezzo secolo il Marocco opera sia in termini di conservazione delle risorse idriche, attraverso una politica di costruzione di dighe, sia in quella di sviluppo delle risorse naturali, attraverso il lancio del Piano Verde e di altri progetti.  [CC]
  • Tunisia Free

    Mechichi in Parlamento per la fiducia al nuovo governo

    TUNISIA - Il capo del governo tunisino Hichem Mechichi ha dichiarato ieri davanti al parlamento che "fintanto che la stabilità politica non è garantita e che le istituzioni costituzionali non rispettano le attribuzioni dello Stato e le sue regole operative, non saremo in grado di uscire fuori dalla crisi”.

    Intervenendo al parlamento durante la sessione plenaria dedicata al voto di fiducia a favore degli undici ministri proposto nell'ultimo rimpasto, Mechichi ha affermato che lo Stato soffre di una crisi strutturale che si è accentuata negli ultimi anni ostacolando gli sforzi per una riforma responsabile e aprendo la strada al populismo.

    Al termine di una lunga seduta conclusa nella notte, il Parlamento tunisino ha votato ieri la fiducia agli undici nuovi ministri proposti dal premier Hichem Mechichi: i parlamentari erano chiamati a esprimere un voto per ciascuno dei ministri. Secondo quel che viene riportato dai media tunisini, il più votato è risultato Abellatif Missaoui (ministero degli Affari di Stato che ha raccolto 144 preferenze; a Youssef Fennira (Formazione professionale e impiego), il meno votato, sono andate 118 preferenze, sufficienti comunque a superare la prova.

    Nel suo intervento Mechichi ha inoltre aggiunto di aver voluto il rimpasto per rendere più efficiente l'azione del governo. "La scena politica è stata segnata per dieci anni - ha aggiunto - da offerte politiche che hanno allargato il divario tra l'élite di governo e i tunisini causando in questi ultimi un sentimento di emarginazione e abbandono rispetto alle aspettative e richieste".

    Le dichiarazioni di Mechichi sono giunte all’indomani di un teso vertice con il capo dello Stato Kais Saied che ha criticato il governo per le modalità con cui ha disposto il rimpasto ministeriale. Nel corso di un Consiglio di sicurezza tenuto al Palazzo presidenziale di Cartagine, Saied ha detto che il rimpasto deciso dal primo ministro Hichem Mechichi non ha rispettato le disposizioni della Costituzione, in particolare dell’articolo 92 che prevede che la revisione della struttura governativa intervenga dopo una deliberazione del Consiglio dei ministri.

    Saied ha continuato le sue critiche a Mechichi, affermando di non aver gradito la decisione di quest’ultimo di rilevare l’interim del ministero degli Interni, di non aver gradito la presenza di personalità sulle quali pendono sospetti di corruzione e di conflitti di interesse e di non aver gradito l’assenza di donne tra le nomine.

    Uno scontro istituzionale che ha dato vita oggi ad ampi dibattiti con l’opinione di diversi costituzionalisti rilanciati dalla stampa nazionale e riguardanti proprio le modalità del rimpasto.

    La seduta parlamentare si è tenuta all’interno di un Parlamento presidiato dalle forze di sicurezza che hanno formato un cordone all’esterno per evitare l’accesso alla piazza del Bardo a una manifestazione di protesta convocata da una trentina di associazioni e organizzazioni tunisine. [MS]

  • Marocco Free

    Tangeri Med, continua la crescita del traffico merci

    MAROCCO - Hanno registrato una crescita sostenuta durante il 2020 le attività legate al traffico merci presso il porto di Tangeri Med, che si afferma come il principale porto container nel bacino del Mediterraneo. Secondo dati definitivi sul traffico 2020 resi noti ieri dalla l'Autorità portuale di Tanger Med (Tmpa), il tonnellaggio complessivo movimentato durante lo scorso anno è stato di 81 milioni di tonnellate, in aumento del 23% rispetto al 2019. Il solo il porto di Tanger Med elabora il 47% del tonnellaggio portuale totale del Marocco. Il traffico container è aumentato del 20% rispetto al 2019, raggiungendo 5,77 milioni, mentre quello dei liquidi alla rinfusa è aumentato del 26%, di cui oltre 7,9 tonnellate di idrocarburi. Per quanto riguarda il traffico di rinfuse solide, ha registrato un aumento del 18% rispetto allo scorso anno, grazie principalmente al traffico di bobine di acciaio, di pale eoliche e di cereali. Il traffico passeggeri ha risentito del contesto sanitario poiché l'attività passeggeri è stata sospesa a marzo 2020 e ha ripreso leggermente nel giugno 2020 nel rispetto rigoroso delle misure sanitarie. Un totale di 701.599 passeggeri sono passati per il porto di Tanger Med nel 2020, un numero in calo del 75% rispetto al 2019. Il traffico marittimo, con 9.702 navi attraccate, ha registrato un calo del 32% rispetto al 2019. “I risultati raggiunti nel corso dell'anno 2020 dimostrano l'impegno e la continua collaborazione di tutti i partner di Tanger Med, in particolare dei concessionari, degli armatori, nonché delle amministrazioni e delle autorità interessate, nonostante un contesto sanitario eccezionale. Tutti sono rimasti pienamente mobilitati per garantire la continuità delle catene di approvvigionamento nazionali e internazionali nelle migliori condizioni possibili”, riferisce in un comunicato stampa la Tmpa. Il porto di Tangeri Med ha scalato la classifica dei principali scali marittimi mondiali con attività di container. L’hub marocchino, che nel 2020 è stato classificato  primo terminal container del continente africano per il terzo anno consecutivo, è passato in un anno dal 46° al 35° posto nella classifica mondiale di Lloyd’s List e di Container Management. Nel 2019 lo scalo aveva gestito 4,8 milioni di container, un volume in aumento del 38% rispetto al 2018. Un terzo terminal container inaugurato il 1° gennaio scorso lascia pensare che la progressione di Tangeri Med non si fermerà. A seguire Tangeri Med tra i porti africani nella classifica globale resa nota lo scorso settembre ci sono Port Said (45°mondiale), in Egitto, Durban (71° mondiale), in Sudafrica, Alessandria d’Egitto (90° mondiale), Lomé (99° mondiale), in Togo, Mombasa (106°mondiale), in Kenya, e Lagos (115° mondiale) in Nigeria. [CC]
  • Marocco Free

    Siglato accordo commerciale con Israele

    MAROCCO - I governi di Rabat e Tel Aviv hanno raggiunto un accordo sulla cooperazione economica e commerciale. 

    Lo ha annunciato domenica il ministero dell'Economia e dell'industria israeliano, precisando che l'accordo è figlio del riavvicinamento siglato tra i due Paesi il 22 dicembre 2020 e dovrebbe essere firmato formalmente entro due settimane.

    Secondo le informazioni rese note, l'intesa stabilisce un quadro per la cooperazione in materia di economia, commercio e innovazione. Intende inoltre rafforzare il commercio bilaterale e rimuovere una serie di barriere agli scambi.

    L'accordo prevede, in particolare, la cooperazione nei settori della ricerca e sviluppo, dell'innovazione e persino dell'agro-tecnologia. Riguarda anche la partecipazione delle due parti a mostre e convegni economici organizzati nei due Paesi, scambi di visite tra imprenditori e viaggi di studio. Prevede inoltre l'esenzione reciproca dalle tasse sull'importazione di merci utilizzate a fini espositivi e campioni a fini non commerciali.

    Oltre all’intesa, le parti prevedono di discutere, nel prossimo futuro, la creazione di un fondo comune per l'innovazione e un possibile accordo dedicato alla ricerca e sviluppo. [EC]

  • Egitto Free

    A società indiana incarico per un impianto di acido...

    EGITTO - La società indiana di ingegneria Nuberg ha ottenuto l'incarico di realizzare chiavi in mano un impianto per la produzione di acido solforico con capacità di 500 tonnellate al giorno.

    A comunicarlo è stata la stessa azienda, precisando che l'incarico è stato assegnato dalla società egiziana Sprea Misr, un produttore di prodotti chimici con sede a Ramadan City.

    Secondo le informazioni rese note, il progetto dell'impianto si baserà sulle più recenti tecnologie per la produzione di acido solforico in alte concentrazioni richieste per scopi industriali e include anche una turbina da 5 MW con un impianto di generazione di energia.

    In base a quel che è stato riferito dalla Nuberg, si tratta del quarto progetto chiavi in mano in Egitto per l'azienda, che ha già completato un impianto di soda caustica per la Egyptian Petrochemical Co. ad Alessandria, un impianto di cloruro di calcio per TCI Sanmar Chemicals a Port Said e un impianto di acido solforico per la AGROCHEM ad Alessandria.

    L'acido solforico ha un'ampia gamma di applicazioni nell'industria degli idrocarburi (petrolio e gas) ed è uno dei più importanti prodotti chimici industriali. L'uso principale di acido solforico è nella produzione di fertilizzanti, nella raffinazione del petrolio per lavare le impurità dalla benzina, nei derivati e in altri prodotti di raffineria e petrolchimici, nella lavorazione dei metalli e nelle automobili come l'elettrolita nella batteria di accumulo al piombo. [MV]

  • Algeria Free

    Rinnovabili, Algeri eletta nel consiglio di Irena

    ALGERIA - L'Algeria è stata eletta membro del Consiglio dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), per un periodo di due anni. 

    Lo ha riferito con un comunicato stampa il ministero algerino della Transizione energetica e delle energie rinnovabili, precisando che l'Algeria rappresenterà il gruppo dei Paesi del Nord Africa nel consiglio composto da 21 membri e responsabile dell'agevolazione cooperazione tra i membri, che sovrintendono al programma di lavoro e al bilancio dell'organizzazione internazionale.

    La settimana scorsa, il della Transizione energetica e delle energie rinnovabili dell'Algeria, Chemseddine Chitour, aveva annunciato che la produzione, dall'inizio del 2022, toccherà quasi 1.000 mw di energia solare al fine di ridurre la dipendenza da fonti di energia fossile, preservare l'ambiente e passare a un'economia verde.

    Irena è un'organizzazione intergovernativa che supporta i Paesi nella loro transizione verso un futuro energetico sostenibile e funge da piattaforma principale per la cooperazione internazionale nel campo delle energie rinnovabili. [MS]