Tunisia

Petrolio, entra in produzione Halk el Menzel

TUNISIA – Il giacimento petrolifero di Halk el Menzel è entrato in produzione preliminare. Situato al largo dal Golfo di Hammamet, questo giacimento petrolifero ha un flusso giornaliero di 5.300 barili di petrolio, secondo quanto annunciato martedì 12 gennaio  dal ministero dell’industria, dell’energia e delle miniere.

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Ultimi articoli della sezione Africa Nord

  • EgittoEtiopiaSudan Free

    Gerd, ministro Irrigazione egiziano accusa Addis Abeba

    EGITTO / ETIOPIA / SUDAN - Il ministro dell'Irrigazione e delle risorse idriche dell’Egitto Mohamed Abdel-Ati ha detto domenica ai parlamentari che i negoziati sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (Gerd), la diga costruita dall’Etiopia lungo il corso del Nilo, non sono finora arrivati a una conclusione a causa “dell’intrasigenza” di Addis Abeba.  "È l'intransigenza dell'Etiopia che finora ha portato i negoziati sulla Gerd a non raggiungere un accordo equo tra i tre Paesi interessati: Egitto, Etiopia e Sudan”, ha detto Abdel-Ati. Il ministro ha sostenuto che sia con la mediazione degli Stati Uniti che con quella dell’Unione Africana l’Etiopia ha preso tempo e mostrato una intransigenza che ne avrebbe di fatto determinato “il fallimento”. Abdel-Ati ha affermato che i ministeri egiziani dell'Irrigazione e degli Affari esteri stanno attualmente facendo del loro meglio per gestire la crisi e prevenire il fallimento dei negoziati. Il ministro ha poi aggiunto che il fabbisogno idrico dell’Egitto ammonta a 114 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno: di questi 80 miliardi vengono dal Nilo e dalle stazioni di desalinizzazione e 20 miliardi da progetti di riciclaggio dell’acque. All’appello mancano 14 miliardi per i quali il governo prevede di fare investimenti nei prossimi cinque anni per implementare progetti di gestione dell’acqua. [EC]
  • Egitto Free

    A dieci anni dalla rivoluzione, l'outlook economico

    EGITTO - L’irruzione del covid-19 nelle dinamiche globali ha interrotto, relativamente all’Egitto, un periodo di stabilità macroeconomica, caratterizzato da una crescita elevata, un miglioramento dei conti fiscali e un livello confortevole di riserve estere. Questo il giudizio che la Banca Mondiale ha espresso sullo stato dell’economia egiziana in uno dei suoi più recenti rapporti. La pandemia, ha riferito la Banca Mondiale, ha colpito quando ancora persistevano sfide di vecchia data, come l’elevato rapporto debito/Pil (nonostante una significativa riduzione avvenuta negli ultimi anni), questioni fiscali, una allocazione limitata per settori chiave come la salute e l’istruzione, una ancora limitata creazione di posti di lavoro nel settore formale, prestazioni al di sotto del potenziale nell’esportazione di merci non petrolifere.

    Il covid-19 ha avuto riflessi sul mercato del lavoro con il tasso di disoccupazione salito dal 7,7% al 9,6% con perdite nel commercio al dettaglio e all’ingrosso, nella produzione, nel turismo, nei trasporti e nelle costruzioni.

    Il governo ha stanziato un pacchetto di risposta alle emergenze del valore di 100 miliardi di lire egiziane (1,7% del pil) ovvero oltre 5 miliardi di euro per aumentare la spesa sanitaria, aumentare la protezione sociale e fornire sostegno finanziario a individui e imprese. Le misure principali includevano una sovvenzione monetaria una tantum ai lavoratori irregolari e l'espansione dei programmi di trasferimento di denaro esistenti. Sono state introdotte misure di tolleranza sotto forma di dichiarazioni fiscali posticipate e rimborsi di prestiti, oltre al credito agevolato per settori mirati. La Banca Centrale d'Egitto ha tagliato i tassi ufficiali di 350 punti base da marzo 2020 per allentare la liquidità.

    Le riserve estere, sottolinea ancora Banca Mondiale, sono diminuite drasticamente a causa delle spese, ma anche a causa del calo del turismo, delle minori entrate del Canale di Suez e delle esportazioni di merci. L'Egitto ha mobilitato finanziamenti esterni e secondo le stime attuali ha visto comunque chiudere in positivo il 2020. “La crescita, che dovrebbe essere rimasta positiva, è diminuita dal 5,6% nell'anno fiscale 2019 al 3,5% nell'anno fiscale 2020” sottolinea Banca Mondiale. Il rimbalzo dipenderà dagli sviluppi legati al covid-19, la crescita potrebbe diminuire ulteriormente al 2,3% nell'anno fiscale 2021 prima di fare un salto in avanti nell'anno fiscale 2022. 

    Intanto il governo sembra esprimere un particolare ottimismo. Il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly, in occasione del suo primo discorso davanti alla neo eletta Camera dei rappresentanti, ha rivendicato l'implementazione del 100% del suo programma di riforme economiche avviato nel 2016. Un programma che richiedeva l'adozione di rigide misure di austerità ma che aveva consentito al Cairo di ottenere un prestito di 12 miliardi di dollari statunitensi dal Fondo monetario internazionale (Fmi). [MS]

  • Egitto Free

    A dieci anni dalla rivoluzione

    EGITTO - Il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly ha designato il prossimo giovedì come giorno libero retribuito per il decimo anniversario della Rivoluzione del 25 gennaio e per la Giornata della polizia egiziana. 

    Lo riferiscono i media egiziani dando conto della decisione di unire due anniversari tra loro diversi: la Rivoluzione del 25 gennaio fa riferimento alle sollevazioni di piazza Tahrir che portarono alla caduta, dieci anni fa, dell’allora capo di Stato Hosni Mubarak; la Giornata della polizia commemora invece la resistenza della polizia egiziana alle forze britanniche a Ismailia nel 1952.  L’Egitto ha deciso di spostare a giovedì le commemorazioni ufficiali dei due eventi offrendo in questo modo un fine settimana più lungo ai cittadini. 

    L’imponenza dell’Egitto viene dai numeri, dalle dimensioni delle opere che hanno reso questa regione nota da millenni, dalla sua storia. La Cairo che si estende a dismisura all’ombra della Sfinge, segue percorsi lineari come il Nilo e allo stesso tempo complessi come il reticolo di canali e di rami del suo delta.

    Lineare è stata la storia politica recente, con un passaggio di consegne che ha sempre visto l’esercito reggere direttamente o meno il Paese. Perfino durante la breve parentesi dei Fratelli musulmani - tra il 2012 e il 2013 - l’esercito è comunque rimasto ben desto dietro le quinte, intervenendo manu militari quando riteneva opportuno. Da Gamal Abdul Nasser, passando per Anwar Sadat e Hosni Mubarak, fino all’attuale capo di Stato Abd al-Fattah al-Sisi, l’esercito ha regolato la vita politica ed economica dell’Egitto. Dal 2011, anno della cosiddetta Primavera araba e delle dimissioni forzate di Mubarak, c’è stato spazio solo per fugaci figure di transizione e per un anno di presidenza ai Fratelli musulmani con Mohammed Morsi.

    L’intervento militare del 2013, spalleggiato da una parte della “piazza”, ha portato Morsi in carcere e i Fratelli musulmani a subire una delle più pesanti repressioni dalla sua nascita. Le elezioni tenute nel 2014 hanno alla fine sancito l’avvio ufficiale della presidenza di al-Sisi che intanto aveva lasciato le stellette da capo di stato maggiore per la cravatta da presidente.

    Oggi i Fratelli musulmani sono apparentemente allo sbando, i leader in prigione, il resto dell’opposizione costretta in spazi ridotti. Ma le grandi questioni che avevano alimentato le rivolte del 2011 sono per lo più intatte.

    Adel Jabbar, sociologo e saggista iracheno che da tempo vive in Italia, ha usato un’immagine molto chiara nel 2011 per spiegare la prima fase delle rivolte. Dice Jabbar: “Immaginiamo un triangolo che abbia su un lato il dispotismo secolare che si è fatto forte della paura della gente, sul secondo il fanatismo religioso che non è riuscito a costruire un progetto valido e sul terzo le ingerenze di Paesi stranieri che hanno sostenuto governi corrotti e ingiusti: ecco, la società araba è stata negli ultimi 30 anni prigioniera all’interno di questo triangolo che ora sta scuotendo”.

    Il triangolo disegnato da Jabbar trova un corrispettivo nelle parole chiave delle sollevazioni popolari: libertà, giustizia e dignità hanno segnato cori e slogan un po’ dappertutto declinandosi di volta in volta in maniera diversa rispetto alle situazioni particolari di ogni Paese.

    In Egitto il 2011 apre una fase di grandi speranze. Nei giorni immediatamente successivi alle dimissioni di Mubarak, le strade intorno a Piazza Tahrir pullulavano di giovani che parlavano di politica e di futuro, i caffè erano stracolmi fino a notte fonda, la piazza era diventata una vera agorà di dibattito politico. Questa atmosfera e queste libertà, fatte le debite differenze, sono rimaste in Tunisia; in Egitto ma anche in Tunisia, oggi, il punto è tornato a essere la sopravvivenza, il quotidiano.

    L’Egitto ha però dalla sua parte risorse (gas), una popolazione che supera i 100 milioni di abitanti, un peso politico regionale di rilievo. E, su spinte delle istituzioni finanziarie internazionali, in particolare il Fondo monetario internazionale, ha avviato un percorso di riforme, ribaltando vecchie politiche (fine dei sussidi, liberalizzazione del tasso di cambio), e un programma di sviluppo infrastrutturale imponente che prevede tra le altre cose la creazione di una nuova capitale. [MS]

  • Libia Free

    Nuovo esecutivo, un passo avanti verso la pace

    LIBIA - I governi di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti hanno accolto “con favore il voto del Libyan Political Dialogue Forum (Lpdf) a favore del meccanismo di selezione per una nuova autorità esecutiva che guiderà la Libia verso le elezioni nazionali il 24 dicembre 2021. Questo è un passo importante verso l'unità libica”. È quanto scritto in un comunicato congiunto delle delegazioni dei cinque Paesi. “La decisione dell'Lpdf - continua il comunicato - dice che è tempo per un cambiamento dello status quo. Incoraggiamo tutte le parti libiche ad agire con urgenza e in buona fede per finalizzare l'adozione attraverso l'Lpdf di un governo unificato e inclusivo. Come partecipanti al processo della Conferenza di Berlino e partner internazionali della Libia, daremo il nostro pieno sostegno agli sforzi dell'Lpdf”. I cinque Paesi occidentali si sono inoltre detti favorevoli alla nomina di Ján Kubiš come inviato speciale del Segretario generale per la Libia; Raisedon Zenenga, coordinatore Unsmil; e Georgette Gagnon, coordinatore residente e coordinatore umanitario. “Un anno dopo la Conferenza di Berlino – prosegue il comunicato - sottolineiamo il ruolo fondamentale della comunità internazionale a sostegno di una soluzione politica in Libia, nonché la nostra continua collaborazione con i membri del processo di Berlino. Ricordiamo ai membri del processo di Berlino gli impegni solenni che tutti abbiamo preso al vertice un anno fa, rafforzati dall'Unscr 2510. In particolare, dobbiamo continuare a sostenere un cessate-il-fuoco, ripristinare il pieno rispetto dell'embargo sulle armi delle Nazioni Unite e porre fine al ingerenza che mina le aspirazioni di tutti i libici di ristabilire la propria sovranità e di scegliere pacificamente il proprio futuro attraverso le elezioni nazionali”. [EC]
  • Marocco Free

    Presentato piano per la gestione sostenibile delle...

    MAROCCO - La Banca Mondiale, con l'assistenza del governo italiano, ha presentato un piano per la gestione sostenibile delle coste della regione marocchina di Rabat-Sale-Kenitra.

    A comunicarlo è la stessa Banca Mondiale sul proprio sito, precisando che lo schema regionale costiero (RCS) sarà il primo del suo genere in Marocco e ha lo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile della regione costiera.

    Secondo la Banca mondiale, il governo di Rabat potrà utilizzare lo schema come modello per ulteriore future iniziative simili.

    Lo schema prevede un approccio multilaterale che combina misure di risposta strategica, come investimenti e risanamento costiero, con la protezione e l'uso sostenibile delle risorse, arrivando a raggiungere questo obiettivo attraverso il lavoro in stretta collaborazione con comunità locali, pescatori, associazioni di imprese, organizzazioni della società civile, agricoltori e scienziati. [MV]

  • Marocco Free

    Covid: annullato SIAM, il Salone dell'Agricoltura a...

    MAROCCO - E’ stata annullata l’edizione 2021 del Salone Internazionale dell'Agricoltura in Marocco (Siam) a Meknes.

    Lo riferiscono oggi i media locali, citando una nota del Ministero dell’Agricoltura marocchino il quale ha precisato che la decisione dell’annullamento dell’appuntamento è stata approvata ieri sera dal Consiglio di Amministrazione.

    La chiusura, ovviamente, è legata all'attuale contesto sanitario e alle varie misure prese dalle autorità per contenere la pandemia del nuovo coronavirus, in particolare il divieto di grandi raduni e le restrizioni ai viaggi internazionali, spiega il ministero in un comunicato stampa.