Ciad

Raggiunto accordo per processare Hissene Habre

Il Senegal e l’Unione Africana hanno raggiunto un accordo per creare un tribunale speciale che giudichi le azioni dell’ex dittatore del Ciad Hissene Habré.

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Ultimi articoli della sezione Africa Centrale

  • Camerun Free

    Operativa entro giugno la centrale elettrica di Mbakaou

    CAMERUN - La mini-centrale idroelettrica camerunese di Mbakaou, nella regione di Adamaoua, avrà una capacità di 1,4 Mw espandibile a 2,8 e sarà consegnata il prossimo mese di giugno. La consegna era prevista per il 2020. Lo annuncia la società francese Ied Invest in un documento ufficiale reso noto il 22 febbraio e ripreso dalla stampa camerunese. Grazie a una rete di media e bassa tensione costruita su circa 40Km la mini centrale idroelettrica di Mbakaou rifornirà otto villaggi nella parte settentrionale del Camerun. Secondo i dati dell’Agenzia per l’elettrificazione rurale (Aer) nel primo anno questa infrastruttura collegherà circa 1900 nuove persone alla rete elettrica nazionale. L’investimento, pari a 5,8 milioni di euro finanziati dall'Agenzia francese di sviluppo (AFD) e dall'Unione europea, porterà anche notevoli risparmi per Eneo, la concessionaria del servizio pubblico di elettricità in Camerun, che fino ad ora ha fornito energia termica ad alcune località di questa parte del Paese. [ASB]
  • R.D. Congo Free

    Allo studio un nuovo piano urbanistico per Goma

    REP DEM CONGO - Le autorità provinciali del Nord Kivu hanno avviato le attività per dotare la città di Goma di un nuovo piano di sviluppo urbanistico.

    A riportarlo sono i media locali, precisando che il progetto si integra con il Programma di sviluppo urbano (PDU) elaborato dal governo di Kinshasa in collaboazione con l'Istituto superiore di architettura e urbanistica (ISAU).

    Secondo le informazioni rese note, Goma è una delle quattro città pilota del progetto finanziato dalla Banca mondiale, insieme a Bukavu, Matadi e Kikwit.

    Muhindo Rodriguez, ministro provinciale del Nord Kivu incaricato dell'urbanistica, ha sottolineato come il nuovo piano per Goma dovrebbe correggere lo sviluppo che ha vissuto la città senza piano urbanistico.

    "Le nostre città sono esistite come occupazioni de facto - ha detto Rodriguez - Alcuni territorio non sono mai stati urbanizzati in precedenza. Le città devono essere urbanizzate a monte in modo che le popolazioni vengano a viverci dopo, ma gli abitanti hanno preceduto l'urbanizzazione”.  [MV]

  • R.D. Congo Free

    Kivu, ribelli Fdlr chiedono inchiesta indipendente

    REP DEM CONGO - “Respingiamo categoricamente le accuse rivolte alle Fdlr, accuse che abbiamo visto circolate in alcuni media, e deploriamo l’atto ignobile commesso da questi criminali. Non sappiamo finora chi siano gli autori, ma quello che sappiamo, è che tutto è accaduto in prossimità di una postazione delle Fardc (le forze armate congolesi, Ndr) nei pressi della frontiera tra Congo e Rwanda”: lo ha detto stamani a InfoAfrica il portavoce delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda, Cure Ngoma, che ha firmato il comunicato con quale, ieri, il gruppo ribelle di origine ruandese ha preso le distanze dall’imboscata costata la vita all’ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere Vittorio Iacovacci, e all’autista congolese Mustapha Milambo nel Nord Kivu, a circa 25 km dalla città di Goma, sull’asse verso Rutshuru.

    “Nella zona sono anche presenti in gran numero le forze di difesa ruandesi”, aggiunge Ngoma, riferendosi a truppe regolari dell’esercito di Kigali, che operano, secondo il portavoce ribelle, in connivenza con le Fardc.

    “Chiediamo un’inchiesta indipendente per determinare chi sia all’origine dell’accaduto” ha aggiunto Ngoma.

    Entrate in Repubblica democratica del Congo a ridosso del genocidio ruandese del 1994 contro i tutsi, le Fdlr, all’origine una milizia hutu, sono da anni accusate di violenze e scontri nel fertile e ricco territorio del Nord-Kivu. A InfoAfrica, il loro portavoce sostiene di rivendicare un possibile ritorno in pace in patria – il Rwanda – chiedendo un sostegno da parte della comunità internazionale. 

    “Chiediamo alla comunità internazionale di aiutarci a rientrare con dignità nel nostro Paese natale, a influenzare il regime di Kigali. L’est del Congo non è il nostro Paese. Il nostro Paese è il Rwanda”. Sono 27 anni circa che Ngoma si trova in Congo. Alla domanda su quanti siano i membri dell’Fdlr, il portavoce non ha voluto fornire un numero.

    La reazione dell’Fdlr ha a sua volta suscitato rabbia nell’opinione pubblica, che ricorda quanto il conflitto con questa e altre milizie armate nell’est del Congo sia causa di sofferenze tra i civili e di ostacoli alla pace e allo sviluppo. [CC]

  • R.D. Congo Free

    Kivu, ribelli Fdlr negano responsabilità attacco...

    REP DEM CONGO - “Le Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda, in acronimo Fdlr, condannano con tutte le proprie forze il vile assassinio dell’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo e del suo autista e smentiscono categoricamente le parole delle autorità congolesi che le accusano di essere gli autori ancor prima di una seria indagine sulla questione”. Inizia così un comunicato stampa delle stesse Fdlr pervenuto questa mattina ad InfoAfrica nel quale il gruppo, su cui ieri le autorità congolesi avevano subito puntato il dito, afferma “di non essere stato coinvolto nell’attacco”.

    Nella nota, le Fdlr  chiedono “alle autorità congolesi e alla Monusco di fare piena luce sulle responsabilità di questo vile assassinio invece di ricorrere ad accuse affrettate”.

    Nel comunicato le Fdlr sostengono che il convoglio dell’ambasciatore è stato attaccato in un’area nota come “tre antenne “vicino a Goma al confine con il Rwanda “non lontano da una posizione Fardc (esercito congolese, ndr) e di soldati dell’esercito ruandese”.

    Secondo la nota delle Fdlr giunta ad InfoAfrica/AGI, “le responsabilità di questo spregevole assassinio sono da ricercare nelle fila di questi due eserciti e dei loro sponsor che hanno stabilito un un’alleanza innaturale per perpetuare il saccheggio dell’Est del Congo”.

    E’ bene evidenziare che lo scambio di accuse riflette il clima di forte tensione politica esistente tra le Fdlr da un lato e Kinshasa e l’esercito ruandese dall’altro.

    Le Fdlr, in conclusione della nota, “porgono le loro condoglianze alle famiglie dei defunti, al governo e agli Italiani, e assicurano loro tutta la loro simpatia e vicinanza”.

  • Repubblica Congo Free

    Avviati i lavori di una seconda raffineria di petrolio

    REPUBBLICA DEL CONGO - Sono stati avviati lo scorso fine settimana nei pressi di Pointe-Noire, nel Sud del paese, sull’Oceano Atlantico, i lavori di costruzione della seconda raffineria di petrolio della Repubblica del Congo alla presenza del capo di Stato, Denis Sassou N’Guesso. Si tratta di un progetto strutturato da un accordo di investimento concluso nel 2020 tra il governo congolese e il gruppo cinese Beijing Fortune Dingheng Investment Co Ltd. Secondo fonti di stampa locali, la Raffineria Petrolchimica Atlantica, frutto di un contratto di 600 milioni di dollari, sarà costruita su 240 ettari a Fouta, sulla strada di confine con l'enclave angolana della Cabinda e dovrà essere consegnata nel 2023. L’impianto avrà una capacità di 2,5 milioni di tonnellate all'anno, e, secondo il ministro degli Idrocarburi, Jean-Marc Thystère Tchicaya, questa capacità potrà anche essere aumentata se necessario. "La raffineria produrrà benzina per auto e aviazione, gas di petrolio liquefatto, diesel, lubrificanti, bitume e cherosene", ha inoltre precisato Thystère Tchicaya. L’altra raffineria del Congo, la Congolaise de raffinage (Coraf), operativa da quasi 40 anni, non funziona più a pieno regime e adempie solo per 1,2 milioni di tonnellate all'anno al fabbisogno del paese. [CN]
  • R.D. Congo Free

    Kivu, certezze e dubbi su agguato a convoglio...

    REP DEM CONGO - Nella dinamica che ieri ha portato alla morte dell’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci, e del loro autista congolese Mustapha Milambo, ci sono alcuni elementi da cui partire e alcuni dubbi che gli inquirenti proveranno a sciogliere già nelle prossime ore. Secondo le testimonianze raccolte da InfoAfrica, il convoglio era composto da due autovetture del Programma alimentare mondiale (Pam) e da sette persone, quattro congolesi e tre italiani. Oltre ad Attanasio e Iacovacci, il terzo italiano, dipendente di un organismo internazionale in Congo, si trova libero e in buona salute, avendo riportato solo lievi ferite. Gli altri tre che mancano all’appello sono tre congolesi che sarebbero stati portati via dagli aggressori. “I membri del convoglio, sette persone compreso l’ambasciatore Luca Attanasio, sono stati prima bloccati e portati nella boscaglia da assalitori che parlavano in kinyarwanda, prima di essere uccisi dagli stessi assalitori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi”. Questa ricostruzione fornita a InfoAfrica da una fonte locale che ha preferito restare anonima per motivi di sicurezza corrisponde a quella diffusa in un comunicato dal ministero degli Interni congolese. “Gli assalitori sono fuggiti” ha precisato la fonte, aggiungendo che si tratta di presunti miliziani delle Forces démocratiques de libération du Rwanda (Fdlr), una milizia di origine ruandese che da molti anni imperversa nella regione. “Molti attacchi nella regione sono programmati. È raro che accadano per caso. Si tratta a volte di imboscate a scopo di rapimento per chiedere un riscatto, a volte sono azioni commissionate, o ancora, possono essere commesse per eliminare gruppi rivali”. Il fatto che il responsabile locale della polizia abbia affermato “di non essere stato al corrente” dello spostamento dell’ambasciatore nell’area, “in una zona così pericolosa, ha suscitato sorpresa e molti interrogativi” ha precisato ancora questa fonte. Uno degli interrogativi riguarda proprio i motivi che hanno spinto il convoglio dell’Ambasciatore ad addentrarsi in un’area - lungo la strada che da Goma porta a Rutshuru - potenzialmente pericolosa senza scorta. In un comunicato, il Pam ha sostenuto che l’attacco “è avvenuto su una strada che era stata precedentemente dichiarata sicura per viaggi senza scorte di sicurezza”. Un’affermazione che apparentemente contrasta con le dichiarazioni di parte congolese. Di certo, l’ambasciatore Attanasio non era nuovo a queste zone e ne conosceva le insidie. In Kivu era già stato, e nei giorni scorsi si era trattenuto a Bukavu, prima di far ritorno via battello a Goma. Anche a Bukavu la sua era una presenza divenuta abituale. “Un grande amico e molto, molto aperto ai problemi sociali” ha detto alla Rivista Africa padre Sebastiano Amato, missionario Saveriano da circa 40 anni in Repubblica Democratica del Congo. Con padre Amato l’Ambasciatore e gli altri due italiani rimasti uccisi avevano trascorso il sabato e la domenica. “Sabato pomeriggio - ha raccontato padre Amato - l’ambasciatore era arrivato a Bukavu in macchina venendo da Goma, aveva visitato alcuni progetti del Programma alimentare mondiale a Goma e poi aveva proseguito fino a Bukavu. Nel pomeriggio di sabato abbiamo organizzato un incontro con gli altri italiani che vivono qui, fino a sera siamo rimasti insieme, un po’ a mangiare, parlare, discutere, darci delle notizie. Ci ha dato una infinità di notizie da Kinshasa. A Bukavu l’ambasciatore è rimasto fino a domenica: “Molte volte era venuto a visitare il gruppo degli enfants de la rue, dei ragazzi di strada che noi gestiamo qui a Bukavu. Era stato da noi anche con la famiglia, la moglie e le tre bambine. Una grande perdita veramente”. Una perdita su cui “nessuno sforzo verrà risparmiato per fare luce”, come ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e su cui anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo cordoglio: “La Repubblica Italiana è in lutto per questi servitori dello Stato che hanno perso la vita nell’adempimento dei loro doveri professionali in Repubblica Democratica del Congo. Nel deprecare questo proditorio gesto di violenza gli italiani tutti si stringono nel cordoglio intorno alle famiglie delle vittime, cui desidero far pervenire le condoglianze più sentite e la più grande solidarietà”. In Congo è stata la ministra degli Esteri Marie Tumba Nzeba a intervenire promettendo l’impegno del suo governo “per scoprire chi è alla base di questo crimine ignobile”. In un messaggio video, la ministra ha rivolto, a nome proprio e del governo congolese, alla famiglia dell’ambasciatore Luca Attanasio e a “tutto il popolo italiano” le più sentite condoglianze. “È con grande pena e molta tristezza che abbiamo appreso la morte del giovane ambasciatore italiano (…) in un’imboscata al Pam. Soltanto una settimana fa l’ambasciatore era stato qui, in questo ufficio – ha detto la ministra dalla sede del dicastero a Kinshasa – per invitarci a partecipare al G20 in Italia l’estate prossima”.