Egitto

Dopo successi militari nel Sinai, avviato ritiro carriarmati

Accesso Completo, Africa Nord, Egitto Dopo due settimane di intese offensive militari condotte dall'esercito egiziano nella penisola del Sinai, che avrebbero condotto all'uccisione di almeno 11 combattenti e all'arresto di 23 persone, comincia il ritiro dei primi carriarmati dalla regione. A darne notizia è l'agenzia di stampa palestinese Ma'an, secondo la quale durante l'operazione militare è stata mobilitata un’intera divisione di fanteria sostenuta da centinaia di blindati e carri d’assalto di ultima generazione utilizzati soprattutto per la distruzione dei tunnel sotterranei con la Striscia di Gaza. Fonti militari egiziane hanno riferito a Ma'an che 11 carri armati sono stati spostati indietro verso Beit al-Abid, in seguito ad un accordo raggiunto con i militanti tribali della zona. La notizia del è stata ampiamente ripresa dai media israeliani, il cui governo aveva aspramente criticato il dispiegamento delle forze egiziane nel Sinai giudicandolo una violazione degli accordi di pace di Camp David seguiti alla guerra di Yom Kippur del 1973. La decisione del ritiro, secondo quanto scrive il quotidiano del Cairo 'el Ahram', sarebbe da inquadrare nella scelta di una strategia più ampia che non vede soltanto l'utilizzo di azioni militari per contrastare le fazioni islamiche radicali insediatesi nel Sinai, ma anche la volontà di far seguire all'offensiva dell'esercito più incisive azioni politiche e sociali. [MV]

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    Marcata contrazione delle attività non-petrolifere

    EGITTO - Le attività non petrolifere dell’economia dell’Egitto hanno assistito a una marcata contrazione delle condizioni operative a novembre, con un conseguente calo della produzione al ritmo più rapido dall’inizio della pandemia. Nel frattempo il Paese continua a far fronte alla pressione inflazionistica a causa dell’indebolimento della sterlina egiziana. Lo rivela l’ultimo rapporto di S&P Global. L’impatto di queste concause è stato visibile nell’indice dei responsabili degli acquisti in Egitto, che è sceso da 47,7 di ottobre a 45,4 di novembre, il secondo più basso da giugno 2020. L’agenzia di rating ha affermato che il nuovo minimo estende l’attuale sequenza sotto i 50 a due anni. La ragione principale di questa flessione è stata una rapida diminuzione dell’attività commerciale: “Le aziende egiziane hanno dovuto affrontare un colpo immediato alla domanda a causa del rapido deprezzamento della sterlina dalla fine di ottobre, con i risultati delle Pmi di novembre che segnalano i peggiori cali della produzione e dei nuovi ordini da maggio 2020″. Il deprezzamento della sterlina rispetto al dollaro ha portato a un marcato aumento dei prezzi pagati per le materie prime. Secondo S&P Global, l’inflazione dei prezzi di acquisto in Egitto ha toccato il massimo degli ultimi 52 mesi, portando il 42% delle aziende a segnalare un aumento dei costi totali di input nel corso del mese. Mentre i nuovi ordini hanno continuato a diminuire rapidamente, l’Egitto ha visto i livelli di occupazione ancora aumentare per la quarta volta in cinque mesi, poiché la fiducia delle imprese ha recuperato leggermente dal minimo della serie di ottobre. Guardando al futuro, il rapporto ha rilevato che le aziende egiziane sono leggermente più ottimiste sulla produzione futura a novembre, anche se dopo il minimo storico di ottobre. Tuttavia, ha aggiunto che le preoccupazioni per l’elevata inflazione, l’aumento dei tassi di interesse, la debolezza della valuta e il rallentamento dell’economia globale hanno continuato a smorzare il sentiment. [ASB]
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    Accordi con 5 Paesi su gasdotto con Nigeria

    MAROCCO - La capitale marocchina, Rabat, ha ospitato lunedì la firma di cinque Memorandum d’intesa tripartiti partiti sull’adesione al progetto di gasdotto Nigeria-Marocco. Gli accordi sono stati siglati rispettivamente e successivamente da Marocco e Nigeria, da un lato, con Nigeria, e Gambia, Guinea Bissau, Guinea, Sierra Leone e Ghana, dall’altro Secondo l’agenzia ufficiale Map, il primo protocollo d’intesa è stato concluso dall’Ufficio nazionale marocchino per gli idrocarburi e le miniere (Onhym) e dalla National Nigerian Petroleum Company Limited (Nnpc) con la Gambia National Petroleum Corporation (Gnpc-Gambia). Il secondo memorandum è stato firmato da i due soggetti con Petroguin-Guinea Bissau, mentre il terzo è stato concluso con la Sonap della Repubblica di Guinea. Il quarto memorandum è stato firmato con la Direzione Petrolio della Sierra Leone Pdsl. Il quinto MoU è stato concluso con la Ghana National Gas Company Gngc. L’Onhym e la Nnpc  hanno firmato, il 15 settembre a Rabat, un protocollo d’intesa con la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale. Il 15 ottobre a Nouakchott le due parti hanno raggiunto accordi simili con Mauritania e Senegal. La costruzione di questo gasdotto ha ricevuto un’attenzione speciale dal re Mohammed VI. Questo progetto è stato al centro del suo intervento il 6 novembre in occasione della commemorazione del 47° anniversario della Marcia Verde. “Dato il particolare interesse che nutriamo per la partnership con gli Stati dell’Ovest del continente, il gasdotto Nigeria-Marocco rappresenta per noi più di un progetto bilaterale tra due Paesi fratelli. Il nostro augurio è che sia più in generale un progetto strategico vantaggioso per l’intera regione dell’Africa occidentale, la cui popolazione supera i 440 milioni di abitanti”, ha sottolineato il sovrano. Questo gasdotto correrà lungo la costa dell’Africa occidentale dalla Nigeria, passando attraverso Benin, Togo, Ghana, Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone, Guinea, Guinea Bissau, Gambia, Senegal e Mauritania fino al Marocco. Sarà collegato al gasdotto Maghreb-Europa e alla rete europea del gas. Questa infrastruttura rifornirà anche gli stati senza sbocco sul mare di Niger, Burkina Faso e Mali. [CC]
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    ALGERIA - Il Piano esecutivo per l’attuazione congiunta della Belt and Road Initiative (o nuova via della seta) e il Piano triennale per la cooperazione in aree chiave 2022-2024 tra Algeria e Cina sono stati firmati ieri, in occasione di una videoconferenza tra il ministro degli Esteri algerino,  Ramtane Lamamra, e il presidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma in Cina, He Lifeng. Questa firma si inserisce “nel quadro del consolidamento del partenariato strategico globale in corso tra l’Algeria e la Repubblica popolare cinese e del rafforzamento delle relazioni storiche tra i due Paesi amici in vari campi”, precisa un comunicato del ministero degli Esteri algerino. Secondo la dichiarazione, “il piano esecutivo per la realizzazione congiunta della Belt and Road Initiative è un’altra pietra miliare per l’approfondimento della cooperazione nell’ambito della medesima strategia a cui l’Algeria ha aderito nel 2018. Per quanto riguarda il Piano triennale di cooperazione nelle aree chiave 2022-2024, si tratta di un altro pratico meccanismo tra i meccanismi bilaterali in grado di sviluppare la cooperazione nelle principali aree economiche prioritarie nella politica di sviluppo delle due parti. La firma di questi due importanti documenti arriva dopo la firma, l’8 novembre, del 2° Piano Quinquennale di Cooperazione Strategica Globale 2022-2026, a concretizzazione della rinnovata e forte volontà comune del Presidente della Repubblica , Abdelmadjid Tebboune e il suo omologo cinese, Xi Jinping, “con l’obiettivo di infondere nuova vita al partenariato bilaterale, che consentirà di ottenere maggiori progressi e prosperità e di rafforzare lo sviluppo economico e sociale sostenibile, al servizio di due popoli amiche”, si legge nella dichiarazione. “La firma di questi importanti testi giuridici, che avviene poco prima dello svolgimento della 1a sessione del Vertice sino-arabo, conferma la volontà comune dei due Paesi di vedere la cooperazione algero-cinese contribuire al consolidamento della cooperazione tra i paesi arabi mondo e la Repubblica popolare cinese, per costruire un futuro luminoso”, conclude la dichiarazione ministeriale, riportata dall’agenzia Aps. La Nuova via della seta è un ambizioso programma del governo cinese che vuole finanziare con oltre 1.000 miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali in quasi ogni angolo del pianeta: Africa, Europa, India, Russia, Indonesia. L’iniziativa, fortemente voluta da Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, è stata lanciata nel 2013. [CC]
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