Africa

Giudice ghanese eletta presidente Corte Africana dei Diritti

E’ Sophia Akuffo la nuova presidente della Corte Africana dei Diritti dell’uomo e dei popoli (Achpr), il tribunale regionale con sede ad Arusha, in Tanzania, e istituito dall’Unione Africana con l’obiettivo di valutare i casi di violazione della Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli.

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Ultimi articoli della sezione Africa

  • Africa Free

    Lanciata seconda sfida di Google per l'innovazione dei...

    AFRICA - Presentare progetti mirati ad aumentare il coinvolgimento dei lettori ed esplorare nuovi modelli di business per i media: questo l’invito emesso qualche giorno fa dal gigante del web Google, durante il lancio della seconda sfida per l'innovazione di Google News Initiative in Africa, Medio Oriente e Turchia. "I progetti selezionati, che dovranno concentrarsi sul coinvolgimento dei lettori e sull'esplorazione di nuovi modelli di business, saranno finanziati fino a 150.000 dollari e fino al 70% del costo totale del progetto", ha affermato Ludovic Blecher, responsabile di Google News Initiative, prima di aggiungere: “Non vediamo l'ora di vedere nuove idee, progetti e grandi scommesse uscire dal Medio Oriente, dalla Turchia e dall'Africa, una regione ricca di talento, potenziale e opportunità!”. Lo scorso anno, la prima sfida per l’innovazione Google News Initiative ha visto 21 progetti  ricevere finanziamenti in 13 paesi, tra cui, nel continente, Costa d'Avorio, Ghana, Kenya, Marocco, Nigeria, Rwanda e Sudafrica. Ad esempio, in Sudafrica, l’iniziativa ha consentito al quotidiano Daily Maverick di finanziare lo sviluppo di un "motore di pertinenza" per i piccoli e medi editori con l’obiettivo di aiutarli ad aggregare informazioni più pertinenti sui lettori, mentre in Nigeria, Ringier Africa Digital Publishing ha ricevuto finanziamenti per potenziare la personalizzazione della sua piattaforma utilizzando una combinazione di previsioni, raccomandazioni e pagine di informazioni locali. In Kenya, la media house indipendente Africa Uncensored, altra vincitrice della sfida dello scorso anno, può selezionare notizie dai propri lettori per produrle su larga scala. Fino al 12 aprile 2021, le candidature potranno essere presentate qui da editori, lettori dal web, startup di notizie, consorzi di editori e associazioni di settore locali. [CN]
  • Africa Free

    Milano Fashion Week apre alla creatività afroitaliana

    Alla settimana della Moda di Milano, che si sta svolgendo nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia, per la prima volta sono state portate sulla passerella le collezioni di cinque designer Bipoc. L’acronimo sta per black, indigenous and people of colour. In altre parole, vuol dire cinque stilisti attivi in Italia e di origine africana. Si tratta di Gisèle Claudia Ntsama (Camerun – Como), Frida Kiza (Burundi – Fabriano), Mokodu Fall (Senegal – Roma), Karim Daoudi (Marrocco – San Mauro Pascoli) e Joy Meribe (Nigeria – Parma). Michelle Francine Ngonmo, fondatrice e direttrice di Afro Fashion Week e da sette anni impegnata a costruire e strutturare la presenza afro sulla scena della moda milanese, li ha scelti “per il loro talento e anche per la varietà di stile e storia che ciascuno di loro incarna”. Questa edizione della settimana della moda ha portato anche un’altra novità sul fronte multiculturale: l’istituzione da parte della Camera Nazionale della Moda Italiana di un gruppo di professionisti afroitaliani denominato We are Made in Italy. Ne fanno parte, oltre alla stessa Ngonmo, anche Stella Jean, Edward Buchanan, Veronica Costanza Ward, Celia Sears, Angelica Pesarini, Jordan Anderson. “Sono contenta che la macchina della moda italiana si stia aprendo finalmente alla multiculturalità”, dice Ngonmo, che ha origini camerunesi ma è cresciuta e ha studiato in Italia. “Quello a cui tengo veramente è che si riesca a fare insieme un lavoro di ricerca basato sulla qualità e che non ci si limiti al tokenismo, ossia al reclutamento di modelle o designer neri per dare un’idea di inclusività”.[SR]
  • Africa Free

    AfCFTA, entro giugno conclusi negoziati su regole di...

    AFRICA - I negoziati in corso tra gli Stati membri dell'Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) per completare le regole di origine dovrebbero concludersi entro giugno di quest'anno.

    A dirlo è stato il capo del Dipartimento sulle regole di origine per i Paesi africani presso il ministero egiziano del Commercio e dell'Industria, Ehab Fathy, precisando che finora sono state finalizzate le regole di origine su oltre l'81% dei prodotti interessati al libero scambio nell'ambito dell'AfCFTA.

    Fathy ha inoltre aggiunto che sono attualmente in fase di negoziazione il restante 18% -19% delle regole di origine, che riguardano alcuni articoli di base su cui non è stato ancora raggiunto un accordo, vale a dire pesce e crostacei, pelle, vestiti, tessuti e automobili.

    Riportando la notizia, i media egiziani ricordano che le merci che saranno oggetto di libero scambio sono state suddivise in tre diversi elenchi, con il primo elenco relativo a merci non sensibili e comprendente il 90% delle voci tariffarie doganali. Per queste merci, i Paesi con economie emergenti ridurranno gradualmente le proprie voci doganali in un arco di cinque anni mentre i Paesi meno sviluppati avranno fino a 10 anni di tempo.

    Il secondo elenco di merci sensibili comprende il 7% delle voci tariffarie doganali ed è rappresentato da quelle merci di cui i Paesi hanno bisogno per proteggere le loro industrie. La graduale riduzione dei dazi doganali avverrà in 10 anni per i paesi in via di sviluppo e in 13 anni per i paesi meno sviluppati.  Il terzo elenco, invece, comprende le merci escluse, che rappresentano il 3% delle voci tariffarie doganali, che verranno riviste ogni cinque anni. [MV]

  • Africa Free

    Spotify guarda al continente, ma ci sono degli outsider

    AFRICA - Spotify, servizio di streaming musicale, ha annunciato che nei prossimi giorni verrà lanciato in altri 39 Paesi del continente africano: a darne notizia è la piattaforma stessa anche attraverso la sua pagina Twitter. Ad ora Spotify in Africa è disponibile solo in Sudafrica e negli stati nordafricani. I Paesi che ne potranno, a breve, usufruire sono: Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Capo Verde, Camerun, Ciad, Comore, Gibuti, Guinea Equatoriale, Eswatini, Gabon, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Kenya, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Mauritius, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Ruanda, Sao Tome e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Tanzania, Uganda, Zambia e Zimbabwe. Nel frattempo, però, è stato creato nel continente lo Spotify cento per cento africano: si chiama Mdundo e ha sede in Kenya la piattaforma di riproduzione musicale ormai disponibile in tutta Africa per gli ascoltatori e gli artisti del continente. Nata da un progetto del danese Martin Nielsen, Mdundo ha l’ambizione di colmare il vuoto lasciato dalle più note Spotify o Apple Music, fino ad oggi solo parzialmente disponibili. Nielsen ha voluto  creare un’alternativa per l’Africa trascurata dai giganti dello streaming globale. Il servizio è disponibile in tutto il continente, anche se fino a poco tempo fa si concentrava principalmente sulla regione  orientale. “Crediamo che se crei un prodotto abbastanza interessante per gli utenti, questi si allontaneranno dallo streaming illegale e saranno garantiti gli interessi dei titolari dei diritti ” ha spiegato l’imprenditore alla Cnn Business. Secondo la Confederazione internazionale degli autori e dei compositori, i suoi membri africani hanno raccolto solo 72 milioni di euro (88 milioni di dollari) in tasse di licenza musicale durante il 2018, meno dell’1% del totale globale. Mdundo, che significa “ritmo” in swahili, si sta concentrando sul suo modello gratuito, in cui gli utenti scaricano, invece che in streaming, la musica di 80.000 artisti gratuitamente. Prima di ogni traccia viene riprodotto uno spot pubblicitario da cinque a 10 secondi. [VGM
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    Progetti ampliamento oleodotti, due paesi africani sul...

    UGANDA/NIGER - Dietro solo agli Stati Uniti nei progetti di ampliamento delle condotte di trasporto del petrolio, il Niger e l’Uganda guidano la classifica mondiale dei lavori previsti entro il 2024 per l’estensione della trasmissione degli oleodotti. E' quel che emerge dal rapporto di GlobalData intitolato “Global Crude Oil Pipelines Industry Outlook to 2024 - Capacity and Capital Expenditure Outlook with Details of All Operating and Planned Crude Oil Pipelines”, da cui si apprende che la lunghezza totale degli oleodotti di greggio nel mondo dovrebbe superare i 17.000 km entro i prossimi tre anni.  Se tra i paesi studiati nel rapporto pubblicato dall’azienda leader di servizi di informazione nelle più grandi industrie del mondo, gli Stati Uniti continuano a dominare la classifica mondiale dell’espansione degli oleodotti di petrolio greggio, rappresentando quasi un quarto dell’ampliamento totale delle condotte entro il 2024, GlobalData rileva in Niger la seconda più lunga estensione di trasmissione di greggio a livello globale, con l'11,8% delle aggiunte di lunghezza previste entro i prossimi tre anni. Secondo il rapporto, solo due gasdotti inizieranno le operazioni durante il periodo preso in considerazione nel paese dell’Africa Occidentale, con le condotte tra il Niger e il Benin che rappresenteranno quasi tutte le estensioni con 1950 km: l'oleodotto dovrebbe entrare in funzione proprio nel 2024 e trasporterà il greggio dal giacimento di produzione di Agadem, in Niger, al terminal di Port-Seme, in Benin. Dopo Stati Uniti e Niger, l'Uganda occupa il terzo posto con una quota mondiale dell'8,3%, attraverso l’East African Crude Oil (Eacop), che rappresenta da solo la totalità delle condotte che verranno aggiunte nel paese della regione orientale del continente. L’Eacop è lungo 1443 km e anche esso dovrebbe entrare in funzione nel 2024. Come per la trasmissione di petrolio tra il Niger e il Benin, si tratta di un oleodotto transnazionale che trasporta greggio dall'Uganda al porto di Tanga, in Tanzania. [CN]
  • Africa Free

    JP Morgan lancia propria istituzione finanziaria per lo...

    La multinazionale americana di servizi finanziari J.P. Morgan ha annunciato la creazione di J.P. Morgan Development Finance Institution (JPM DFI), uno strumento specificatamente dedicato ad attirare nuovi capitali per finanziare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite nelle economie emergenti.

    A comunicarlo è stata la stessa J.P. Morgan, precisando che il nuovo strumento è stato creato in accordo con le principali istituzioni internazionali di finanziamento per lo sviluppo e che per il suo funzionamento sono stati definiti criteri basati su regole per aiutare a identificare attività e opportunità di investimento che generino ritorni sia finanziari che di sviluppo.

    "Definendo le transazioni idonee e anticipando il loro impatto, possiamo aiutare ad attrarre i tanto necessari investimenti privati nei paesi in via di sviluppo - ha detto Daniel Pinto, co-presidente e amministratore delegato di J.P. Morgan Chase  - Il nostro obiettivo è aumentare il coinvolgimento con i clienti e gli investitori interessati a finanziare operazioni e progetti critici nei mercati emergenti".

    In base a quel che è stato reso noto, JPM DFI utilizzerà la scala e le risorse globali di J.P. Morgan per espandere i suoi sforzi nel finanziamento allo sviluppo e mobilitare capitali privati verso progetti a sostegno dei mercati emergenti, canalizzando finanziamenti e consulenza strategica a clienti del settore pubblico e privato che promuovono lo sviluppo economico e sociale nei paesi idonei a prendere in prestito dalla Banca mondiale nell'ambito dei gruppi di prestito riservati ai Paesi emergenti.

    A guidare la nuova creazione di J.P. Morgan è Faheen Allibhoy, manager esperta e professionista degli investimenti con una profonda esperienza nei mercati emergenti e nella finanza per lo sviluppo che in precedenza ha già ricoperto l'incarico di responsabile per i Paesi dell'Africa occidentale della Società finanziaria internazionale (IFC) del gruppo della Banca mondiale. [MV]