Mauritania

Opposizione denuncia situazione economica “catastrofica”, governo prevede crescita del 9%

Povertà, disoccupazione, aumento dei prezzi, assenza di una vera strategia di sviluppo: secondo il Coordinamento dell’opposizione democratica (Cod), una coalizione di 12 formazioni antigovernative, la Mauritania sta vivendo una situazione economica “catastrofica” che l’esecutivo cerca di nascondere. La Banca centrale di Mauritania annuncia per il 2013 un tasso di crescita del 9%, mentre il Fondo monetario internazionale ha annunciato l’erogazione di fondi, lodando la gestione macroeconomica del governo di Nouakchott.

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Ultimi articoli della sezione Africa Occidentale

  • Africa OccidentaleGuinea Equatoriale Free

    Una società di logistica spagnola si espande nella...

    GUINEA EQUATORIALE - Unire le forze per diventare il principale spedizioniere in Guinea Equatoriale promuovendo le spedizioni groupage non solo nel paese ma in tutto il continente africano: questo l’obiettivo dell’accordo firmato dalla spagnola Zazu e la società di logistica locale Maresa. Lo hanno annunciato le due aziende, precisando che dopo mesi di trattative, entrambe le parti sono molto soddisfatte dell’esito. “Questa unione con Maresa Logística ci dà una spinta nel nostro posizionamento in Guinea Equatoriale, aiutandoci a offrire ai nostri clienti un servizio di groupage di qualità superiore, regolarità e ad aumentare non solo le nostre opzioni per espandere il servizio nel paese ma anche la nostra capacità per altri mercati dell'Africa occidentale”, si è rallegrato il direttore generale di Zazu Logistics, Jaime Blasco. Ai termini dell’accordo, Maresa contribuirà con la propria infrastruttura di operatore logistico a livello nazionale (trasporti, magazzini e gestione doganale) offrendo un servizio door to door di qualità e, dall'altro, Zazu porterà la propria infrastruttura locale in Guinea Equatoriale, oltre al know how africano e alla forza vendita, potenziata da un sistema di Business Intelligence. Inoltre, un deposito doganale consentirà alle due società di offrire servizi di groupage di altre origini, espandendo così la copertura geografica. [CN]
  • Ghana Free

    Influenza aviaria, è allarme rosso in 12 regioni

    GHANA - Il dipartimento dei servizi veterinari del Ghana ha messo in allarme rosso 12 regioni per un possibile focolaio di influenza aviaria. Il servizio afferma che ai suoi funzionari nelle cinque regioni del Nord, nelle tre regioni Bono, nelle regioni occidentale, nord occidentale, orientale e Oti è stato chiesto di adottare misure per prevenire un’epidemia. Secondo i dati a disposizione del servizio, al 31 luglio 2021, le regioni Greater Accra, Volta, Central e Ashanti hanno registrato oltre 33.000 decessi di pollame a causa dell’influenza aviaria. Il comunicatore del rischio per la direzione del servizio veterinario, Benjamin Kissi Sasu, ha dichiarato alla testata ghanese Citi News che “l’epidemia è iniziata da tre regioni, quindi si è trasmessa in quattro regioni”. La regione di Ashanti è stata l’ultima area ad aver registrato un focolaio nel paese. Tre regioni (Grande Accra, del Centro e del Volta), due settimane fa, hanno registrato casi simili in vari allevamenti. A seguito della recente epidemia, il ministero dell’Alimentazione e dell’agricoltura ha annunciato il divieto totale di importazione di pollame e prodotti avicoli dai paesi vicini in cui è stata confermata la prevalenza della malattia.
  • Mali Free

    Piano governo transizione, gli obiettivi del premier

    MALI - Nel corso della presentazione del piano d’azione del governo maliano di transizione 2021-2022 (Pagt), il primo ministro ad interim Choguel Kokalla Maïga, si è impegnato a continuare la lotta contro il terrorismo e l’insicurezza precisando che intende fornire alle forze di sicurezza nazionale (Fama) i mezzi umani e materiali per consentire di svolgere le loro missioni. Gli obiettivi esplicati venerdì dal premier di fronte al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) sono riportati dalla stampa locale. Il premier ha precisato che la dinamica di messa in sicurezza del territorio si baserà anche sull’accelerazione del processo di disarmo-demobilitazione-reinserimento (Ddr) per permettere il ritorno effettivo dell’amministrazione e dei servizi sociali di base in tutto il territorio. Davanti ai membri del corpo legislativo di transizione, il primo ministro ha anche spiegato le sue intenzioni di dotare il Mali di istituzioni forti e legittime, “garanzia di stabilità politica e di pace sociale duratura”. Sull’organizzazione delle elezioni generali che dovrebbero portare a un ritorno all’ordine costituzionale normale, il premier ha chiesto un organismo unico di gestione delle elezioni “che sia caratterizzato da una maggiore trasparenza, credibilità e inclusività, condizione sine qua non per la sopravvivenza democratica, la legittimità e la solidità delle istituzioni”, ha detto, come riferiscono le medesime fonti. Secondo Maïga, questo organismo unico porrà le basi politiche, giuridiche e istituzionali per il ripristino della fiducia tra gli attori politici e i cittadini e comporta una revisione della legge elettorale, nonché l’installazione di un consiglio nazionale e di filiali a livello regionale e locale e nelle ambasciate e consolati. Choguel Maïga ha inoltre insistito sul suo impegno a rompere con il passato e a dare l’esempio, in particolare attraverso una lotta senza tregua contro la corruzione e l’impunità. Il premier ha insistito su una drastica riduzione dello stile di vita dello Stato per migliorare le condizioni di vita della popolazione in vista di un’equa distribuzione della ricchezza nazionale. Il nuovo piano d’azione del governo maliano di transizione 2021-2022 (Pagt), proposto dal primo ministro ad interim Choguel Kokalla Maïga, è stato appena approvato. Lo riferisce Rfi precisando che i membri del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), hanno votato a favore del piano d’azione con 102 voti favorevoli, 2 contrari e 9 astensioni. La stampa locale precisa che il piano si snoda su quattro assi fondamentali il rafforzamento della sicurezza su tutto il territorio nazionale; le riforme politiche e istituzionali; l’organizzazione di elezioni generali; la promozione del buon governo e l’adozione di un patto di stabilità sociale. Il primo ministro ad interim Maïga, aveva presentato il piano d’azione davanti al Cnt venerdì.
  • Ghana Free

    Oil & Gas: governo punta ad acquistare asset da gruppi...

    GHANA - Il governo del Ghana sta cercando l’approvazione del Parlamento nazionale per contrarre un prestito di circa 1,65 miliardi di dollari con cui accelerare l'esplorazione di petrolio e gas acquisendo e sviluppando alcuni asset privati stranieri.

    Lo riferisce la stampa locale e internazionale, precisando che l’iniziativa di spinta agli investimenti nel settore Oil & Gas da parte del governo di Accra arriva dopo che Exxon Mobil Corp. si è ritirata da una prospettiva offshore nel paese a maggio, infliggendo un duro colpo alle speranze del fiorente settore petrolifero e del gas. Ci sono anche crescenti preoccupazioni che la spinta per un'energia a basse emissioni di carbonio possa ridurre il valore delle risorse di idrocarburi del Ghana nel tempo.

    Il governo ghanese stima che serviranno fino a 1,3 miliardi di dollari per acquistare una quota del 37% nell'attività Deep Water Tano/Cape Three Points gestita da Aker Energy AS e una quota del 70% del giacimento South Deep Water Tano gestito da AGM Petroleum Ghana Ltd. , secondo un procedimento presentato ieri (lunedì) al Parlamento.

    È giunto il momento per i ghanesi di "diventare padroni del nostro destino quando si tratta delle nostre risorse di petrolio e gas", ha detto parlando al telefono con l’agenzia di stampa economica Bloomberg Charles Adu Boahen, ministro di Stato presso il Ministero delle finanze. "Ci sarà sicuramente la domanda di combustibili fossili nei paesi al di fuori dell'Occidente che continueranno a utilizzare auto alimentate a diesel e benzina e a consumare energia generata da combustibili fossili per il prossimo futuro", ha affermato.

    In caso di approvazione, le quote verrebbero acquisite tramite la controllata del Ghana National Petroleum Corp., GNPC Explorco.

    Aker Energy è anche in trattative prolungate con le autorità per ridurre i costi di sviluppo del suo giacimento petrolifero di Pecan, per il quale il Ghana sta ora cercando di prendere in prestito 350 milioni di dollari per coprire le spese in conto capitale, portando i fondi totali necessari a 1,65 miliardi di dollari.

    Il ministro delle finanze del Ghana Ken Ofori-Atta ha avvertito la scorsa settimana che il paese potrebbe essere "lasciato con beni bloccati", se non accelerasse l'esplorazione durante la transizione alle energie rinnovabili. Secondo BloombergNEF, nove delle più grandi compagnie petrolifere internazionali del mondo hanno venduto asset per un valore di 198 miliardi di dollari dal 2015 al 2020 nel tentativo di decarbonizzare le proprie operazioni a lungo termine.

    La nuova strategia per il Paese di "diventare un operatore a sé stante" potrebbe richiedere un emendamento legale per consentire alla compagnia petrolifera statale di entrare in operazioni di prestito garantite dal governo,.

    Il debito pubblico del Ghana era già pari al 77,1% della sua produzione economica alla fine di giugno. Il calo delle entrate petrolifere e le ricadute della pandemia hanno spinto il deficit di bilancio dello scorso anno all'11,7% del prodotto interno lordo, rispetto a una proiezione iniziale del 4,7% per il 2020.

  • Africa OccidentaleBurkina FasoMaliNigerNigeria Free

    Sahel: Ecowas verso regolamentazione estrazione...

    AFRICA OCCIDENTALE/SAHEL - Sédiko Douka, commissario dell’Ecowas/Cedeao e responsabile per il settore dell’energia e delle miniere, ha annunciato un’imminente regolamentazione nel settore della ricerca artigianale dell’oro nel Sahel. Questo settore informale è diventato infatti importante quanto l’estrazione industriale. Contribuisce al sostentamento delle persone ma anche al finanziamento del terrorismo e utilizza il lavoro minorile, dice. “Il 10 per cento della popolazione di Niger, Mali e Burkina Faso dipende dalla ricerca artigianale dell’oro in più di 1000 siti informali”, ha affermato Douka in un’intervista rilasciata alla testata nigeriana Le Sahel. Considerata l’attività mineraria più preoccupante dal punto di vista ambientale, in particolare nei paesi del Sahel, “la ricerca illegale dell’oro è quasi nella stessa proporzione dello sfruttamento industriale praticato da grandi gruppi legalmente costituiti e riconosciuti con permessi formali”, ha aggiunto. In Niger, l’oro viene estratto nella regione di Tillabéry (nell’ovest del paese) e a Djado (regione di Agadez) nel nord del paese. La produzione nazionale cumulata si è attestata a 134 kg nel 2020, secondo la Bceao, Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale. Oltre al suo impatto sull’ambiente, in particolare la distruzione del suolo e della flora a causa dell’uso del mercurio e di diverse altre sostanze chimiche, la produzione artigianale di oro pone notevoli sfide alla sicurezza. Nei paesi produttori d’oro del Sahel, “alle violenze e ai conflitti tra autoctoni e non autoctoni nella cosiddetta zona delle tre frontiere, si è aggiunto il terrorismo, di cui la ricerca clandestina dell’oro costituisce una delle fonti di finanziamento”, ha affermato il Commissario Ecowas nell’intervista. Queste dinamiche e questi problemi si ritorvano anche in altri Paesi dotati di giacimenti auriferi seppur non quanto Niger, Malie e Burkina. Per superare tutti questi problemi, Sédiko Douka ha annunciato “regolamenti regionali sullo sfruttamento delle miniere artigianali”. Il testo mira a formalizzare miniere artigianali su piccola scala e semi-meccanizzate e a vietare pratiche illecite e illegali. Tra queste c’è il sistematico ricorso al lavoro minorile. Ad Awziguar, un sito di estrazione dell’oro situato nel comune di Tabelot (125 km da Agadez), questa pratica è standardizzata dai ricercatori del metallo prezioso. Sédiko Douka ha documentato le sue affermazioni con vari esempi e sottolineato l’impegno istituzionale.
  • Guinea Bissau Free

    Anacardi: Bissau vive la peggiore campagna della sua...

    GUINEA BISSAU - La campagna degli anacardi di quest’anno, in Guinea Bissau, è una delle peggiori mai registrate nel Paese.

    Lo ha detto Il presidente dell’Associazione nazionale degli agricoltori (Anag), Jaime Boles Gomes, il quale ha detto che “la campagna degli anacardi di quest’anno è la peggiore verificata in questo Paese perché non ha portato guadagni o reddito che i produttori speravano di ottenere”.

    Boles Gomes, parlando con l’agenzia portoghese Lusa, ha ricordato che la campagna degli anacardi è divisa in tre fasi e ha evidenziato le criticità relative a ciascuna di esse.

    La prima fase inizia con la pulizia dei frutteti e viene svolta tra i mesi di novembre e dicembre da gruppi di giovani reclutati dai proprietari nelle tabancas e che vengono pagati solo durante il periodo della raccolta delle noci. “A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, volte a contrastare gli assembramenti, il servizio di pulizia non è stato espletato in maniera ottimale”, ha affermato. E questo ha interferito negativamente sul raccolto.

    La seconda fase, dedicata appunto alla raccolta, è quella in cui si registra lo spostamento delle popolazioni, in particolare delle donne, da una regione all’altra del Paese e si firmano i contratti per la fornitura di servizi con i proprietari delle piantagioni. “Purtroppo, la pandemia di coronavirus non ha consentito lo spostamento delle persone a causa delle misure restrittive imposte dalle autorità sanitarie”, ha proseguito Boles Gomes. Ci si è dovuti quindi arrangiare localmente.

    Nella terza e ultima fase viene fissato il prezzo di riferimento da parte del Governo e si comunica la data di inizio delle trattative per la vendita. Ma il prezzo annunciato dal governo, per inciso molto tardivamente, ossia a raccolta quasi conclusa, “non è stato applicato nella pratica”.

    Il rappresentante degli agricoltori guineani ha criticato il governo per aver fatto poco o nulla per controllare o supervisionare la commercializzazione degli anacardi, in particolare l’attuazione del prezzo base di 360 franchi cfa per chilogrammo (circa 0,54 euro). Il prezzo praticato ha oscillato tra i 250 franchi cfa (circa 0,38 euro) e i 300 (circa 0,45 euro) per chilogrammo.

    “Nessun produttore è stato in grado di vendere le sue noci a più di 360 franchi cfa per chilogrammo. La gestione della campagna non ci ha favorito come produttori, perché non sono state rispettate le misure che avrebbero consentito agli agricoltori di avere dei reali benefici”, ha dichiarato Boles Gomes.

    Al momento i produttori non hanno più anacardi da vendere. Le uniche riserve si troverebbero nei magazzini controllati dagli intermediari.

    Nel 2020, la Guinea Bissau ha esportato un totale di 156.000 tonnellate di anacardi. Quest’anno sono previste esportazioni complessive per 175.000 tonnellate. Secondo le informazioni fornite dal ministero del Commercio, giovedì della scorsa settimana erano già state esportate 76mila tonnellate.