Libia

Gas e petrolio dietro l’intervento di Parigi in Libia?

La contesa delle risorse in idrocarburi della Libia sarebbe stata la vera motivazione che spinse Parigi a intervenire in prima linea nel conflitto contro le forze del colonnello Muammar Ghedafi a partire da marzo 2011. A sollevare interrogativi che già circolano da tempo tra alcuni osservatori sono esperti intervistati in un documentario del programma ‘Special Investigation’ del canale privato francese Canal+, diffuso in questi giorni.

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Ultimi articoli della sezione Africa Nord

  • Marocco Free

    In preparazione piano nazionale per mobilità elettrica

    MAROCCO - Sono stati avviati in Marocco gli studi per redigere un piano nazionale di indirizzo sulla mobilità elettrica. A darne notizia è l’Ufficio nazionale per l’elettricità e l’acqua potabile (Onee), precisando di aver assegnato a un consorzio di imprese locali l’appalto per lo sviluppo del piano. Secondo quel che è stato reso noto, il piano deve “integrare e tenere conto in particolare, del sistema di produzione e trasmissione dell’elettricità, del quadro normativo e delle infrastrutture di ricarica necessarie per promuovere e sviluppare la mobilità elettrica in Marocco, nell’ottica di garantire la massima accessibilità e interoperabilità”. Il piano dovrebbe essere consegnato nel terzo trimestre del 2022. [MV]
  • Algeria Free

    Revocata quarantena obbligatoria per i viaggiatori

    ALGERIA - Le autorità algerine hanno revocato a partire da ieri l’obbligo per i viaggiatori della quarantena in albergo per cinque giorni all’arrivo nel Paese, nonostante l’impennata dei casi di contaminazione da Covid-19.

    A segnalarlo sono i principali media locali, citando una nota firmata dal primo ministro Aïmene Benabderrahmane. La nota specifica che i viaggiatori devono comunque presentare al loro arrivo in Algeria un test PCR realizzato meno di 36 ore prima e a sottoporsi a un test antigenico.

    Dallo scorso 1° giugno, tutti i viaggiatori che si recavano in Algeria dovevano accettare di essere posti in isolamento in un albergo a loro spese: questa misura aveva scatenato le ire degli algerini che vivono all’estero e diverse testimonianze pubblicate sui media locali avevano riportato le cattive condizioni di accoglienza negli alberghi destinati a ospitare i viaggiatori. [MV]

  • AfricaEgitto Free

    Al Cairo la sede africana delle cooperative abitative

    EGITTO - Il Cairo ospiterà la sede permanente dell’Organizzazione africana per le cooperative abitative. A renderlo noto l’Autorità generale egiziana per le cooperative edilizie e abitative (Gachc), precisando che la struttura ospiterà anche l’ufficio regionale dell’Alleanza cooperativa internazionale per il Nord Africa. Secondo l’Alleanza Cooperativa Internazionale, il movimento cooperativo in Egitto consiste attualmente di cinque settori: consumo, agricoltura, pesca, edilizia abitativa e produzione. Copre 18.000 organizzazioni cooperative, con 25 milioni di cittadini che beneficiano dei suoi servizi [ASB]
  • Algeria Free

    Entro fine anno pronto nuovo aeroporto di Orano

    ALGERIA - I lavori di costruzione del nuovo terminal dell'aeroporto internazionale di Orano e le relative infrastrutture associate saranno terminati entro la fine dell'anno in corso: a dirlo è stato il ministro dei Trasporti algerino Aissa Bekkai, al termine di una visita nel cantiere.

    Lo riportano i media locali, dai quali si apprende che secondo il ministro questa infrastruttura "svolgerà un ruolo fondamentale nello sviluppo delle regioni occidentali del Paese"

    In particolare, il nuovo aeroporto sarà strategico per garantire il successo della prossima edizione dei Giochi del Mediterraneo, che saranno ospitati proprio a Orano dal 25 giugno al 5 luglio del 2022. [MV]

  • Tunisia Free

    Crisi politica, zone grigie e scenari futuri

    TUNISIA - La decisione presa domenica sera dal capo di Stato tunisino Kais Saied di sospendere il parlamento e sciogliere il governo è basata e giustificata, secondo le sue stesse dichiarazioni, dall’articolo 80 della Costituzione che prevede che “in caso di pericolo imminente per la Nazione, la sicurezza o l’indipendenza del Paese, che ostacoli il regolare funzionamento dei poteri pubblici, il presidente della Repubblica può decidere di adottare le misure richieste dalle circostanze eccezionali”. Una mossa definita un “colpo di Stato” dall’attuale presidente del Parlamento, Rachid Ghannouchi, e che, effettivamente, “mostra non poche zone grigie”, ha sottolineato Roberta La Fortezza, analista per la regione Mena (Medio Oriente e Nord Africa) per Ifi Security, intervistata da Africa Rivista. Innanzitutto, come spiega l’analista, il primo punto sul quale si possono innestare i dubbi di coloro che non appoggiano questo colpo di mano di Saied risiede nel processo di comunicazione relativo all’articolo 80: “il presidente deve dare comunicazione di attivazione al primo ministro e al capo del parlamento e poi notifica alla Corte costituzionale”. Secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente sarebbero state rispettate tali previsioni costituzionali ma, al contrario, Rached Ghannouchi, leader del partito Ennahdha e attuale presidente del Parlamento tunisino, ha smentito quanto affermato da Saied, dichiarando di non aver avuto alcuna comunicazione preventiva dal capo dello Stato. Inoltre, rimane dubbia la ricezione di tale avviso da parte del primo ministro, Hichem Mechici, che, ricorda La Fortezza, la sera del 25 luglio è risultato irreperibile. La seconda zona grigia messa in luce dalla ricercatrice riguarda il fatto che l’articolo 80 prevede che al trentesimo giorno dall’attivazione di questa sorta di stato d’emergenza la Corte costituzionale debba valutare se sussistono ancora i presupposti per parlare di “pericolo imminente”. Ma “il garante della Costituzione tunisina è nella sostanza lo stesso presidente della Repubblica, mancando ad oggi nel Paese una Corte costituzionale, mai istituita a causa dei dissidi politici interni”, precisa l’analista. Il terzo punto dubbio riguarda le misure che è possibile intraprendere nel contesto giuridico di attivazione delle clausole dell’articolo 80: “quest’ultimo infatti non dettaglia le misure eccezionali che possono essere adottate, lasciando dunque a decisioni unilaterali della presidenza la definizione di tali misure nel concreto”, spiega La Fortezza precisando che “lo stesso annuncio di Saied la sera del 25 luglio non ha reso note nel dettaglio le misure che saranno intraprese nel nuovo contesto di eccezionalità giuridica”. Secondo La Fortezza, su tutti questi elementi si andranno ad istaurare i possibili scenari futuri, e sono proprio queste zone grigie che hanno portato Ghannouchi a parlare di “colpo di Stato”. A proposito di scenari futuri, l’analista per la regione Mena di Ifi Security, sostiene che è “troppo presto per fare previsioni. Anche se la decisione di far venire meno l’immunità parlamentare e di sospendere due ministri chiave come quello della Giustizia e della Difesa, fanno pensare che i margini per una deriva della situazione ci siano”. In ogni caso – precisa la ricercatrice – “se Saied nominerà un capo di governo, se gestirà i ministeri in modo favorevole ad Ennahdha e se dovesse emanare il decreto contenente le nuove misure in tempi brevi, la situazione potrebbe non degenerare”. Il momento cruciale rimane lo scadere dei 30 giorni. Un altro elemento determinante da tenere in considerazione è la popolazione e il suo eventuale appoggio o meno alle decisioni di Saied. “Una parte dei tunisini lo sta appoggiando e continuerà a farlo finché la sua azione non assumerà le forme – se succederà – di una deriva autoritaria. A quel punto la popolazione si stancherà”. Una possibilità non troppo remota se si considera il contesto di malcontento socio-economico che si sta registrando in Tunisia.  “La rivoluzione del 2011 ha creato speranza nella popolazione. Negli ultimi 10 anni ci sono stati margini di miglioramento, di processo di democratizzazione e ristrutturazione delle istituzioni”, ricorda La Fortezza sottolineando però le zone d’ombra che sono rimaste e che, per la popolazione tunisina, rimangono contraddittorie. “Di fatto il sistema di potere è rimasto immutato e basato su meccanismi di nepotismo e corruzione”. Ma gli aspetti più evidenti del mancato cambiamento sono quelli economici e sociali. “Basti pensare – precisa l’analista – che sebbene nel 2019 la Tunisia abbia registrato una crescita del Pil dell’1,5%, permangono importanti criticità macroeconomiche soprattutto con riferimento al tasso di disoccupazione attualmente superiore al 18% e che raggiunge il 36% se si considera soltanto la disoccupazione giovanile”. Una situazione che è stata aggravata dalla pandemia da covid-19: “Non a caso a febbraio 2021 la popolazione tunisina ha ricominciato a scendere in piazza in modo più partecipato anche contro la gestione della pandemia”. Così, “proprio nell’anno in cui ricorrono i dieci anni delle Primavere arabe il Paese da cui quella rivoluzione è partita oggi ricomincia a mostrare una forte crisi economica, politica e istituzionale”, conclude la ricercatrice.[VGM]
  • Tunisia Free

    Covid, sostegno al bilancio da Banca mondiale

    TUNISIA - La Banca Mondiale ha concesso alla Tunisia un finanziamento di 400 milioni di dinari, nell’ambito della lotta contro il covid-19 e i suoi impatti socio-economici. Questa cifra è stata stanziata nell’ambito dell’anno fiscale che si è concluso il 30 giugno 2021. La notizia, riferita dall’istituzione di Bretton Woods, è stata rilanciata oggi dai media tunisini e tiene conto di 300 milioni versati lo scorso marzo a favore di circa un milione di famiglie vulnerabili e di altri 100 milioni messi a disposizione per i programmi di vaccinazione. Il vicepresidente della Banca mondiale per il Medio Oriente e il Nord Africa Ferid Belhaj ha sottolineato come la pandemia abbia messo a dura prova la “già precaria situazione della regione Mena e della sua popolazione”. Allargando lo spettro della sua riflessione, Belhaj ha altresì evidenziato l’urgenza e la necessità di continuare a intraprendere nuove riforme, affermando che molto resta da fare per rispondere alle conseguenze sociali, sanitarie ed economiche della pandemia. Conseguenze risultate evidenti in Tunisia dove dopo mesi di proteste e dimostrazioni di piazza, il capo dello Stato, Kais Saied, ha deciso di sospendere il parlamento e sciogliere il governo. [MS]