São Tomé e Príncipe

Governo rimosso dopo sfiducia parlamentare

SAO TOME E PRINCIPE – Il presidente Mauel Pinto Da Costa ha diffuso un decreto con il quale scioglie il governo eletto nel 2010 e guidato da Patrice Trovoada, in seguito ad una mozione di sfiducia approvata a larga maggioranza dall’Assemblea nazionale il 28 novembre.

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Ultimi articoli della sezione Africa Occidentale

  • Africa Occidentale Free

    Covid, gli effetti delle restrizioni sulle Pmi, un...

    AFR OCCIDENTALE - Un’analisi di mercato recentemente conclusa da Cospe, una delle ong che insieme a Cisv e Lvia realizza il progetto Migra - Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto-impresa finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), rileva i primi effetti delle misure di contenimento adottate da tre paesi dell'Africa occidentale, Senegal, Guinea e Guinea Bissau. L'indagine individua gli ostacoli e le opportunità che le piccole e medie imprese locali devono conoscere per affrontare questo particolare periodo storico. L'analisi qualitativa svolta da Cospe nei mesi di settembre e ottobre scorsi ha preso in considerazione un campione di circa 60 piccole e medie imprese (Pmi) e una trentina di istituzioni pubbliche e organizzazioni private o associative basate nelle aree transfrontaliere di Ziguinchor e Cacheu, tra il Senegal e la Guinea Bissau, e di Kedougou e Labé, tra il Senegal e la Repubblica di Guinea. Zone da sempre teatro naturale di scambi e commerci, dove si registrano intensi flussi migratori di partenza, di transito e di arrivo. Aree di confine con elevati tassi di disoccupazione e povertà, ma inserite in economie che nel biennio precedente la pandemia avevano registrato percentuali di crescita di Pil incoraggianti: dal più contenuto +4,6% della Guinea Bissau, ai +5,8% della Guinea e +6% del Senegal (dati 2018 della Banca Mondiale). Un miglioramento che aveva indotto agricoltori e altri imprenditori locali a fare investimenti per sostenere l'andamento della produzione. L'impatto del Covid-19 si è tradotto in un calo importante dell'attività in tutti i settori analizzati (avicoltura, agricoltura, allevamento di suini, apicoltura, ristorazione, ospitalità, artigianato, servizi, pesca, trasporti), andando a colpire principalmente le imprese più piccole e meno strutturate e il settore informale. La maggior parte delle imprese intervistate ha registrato un calo del giro d'affari che va dal 20% al 50% rispetto all'anno precedente, con picchi che superano anche il 90%. Le misure di contenimento (chiusura delle frontiere, limiti al trasporto di beni e servizi e alla circolazione delle persone) hanno comportato ovunque difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, diminuzione della manodopera disponibile, aumento dei costi fissi e di produzione, aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità e diminuzione dell'offerta, ritardi nelle consegne. Tutti elementi che vanno ad incidere, in ultima istanza, sul reddito delle famiglie e sul loro potere d'acquisto, che causano perdita di posti di lavoro e un aumento della povertà e della vulnerabilità sociale in Paesi che non sono in grado di offrire nessun tipo di ristoro e tanto meno misure come la cassa integrazione o il reddito di cittadinanza. Per sopravvivere alla crisi e garantire una sussistenza minima sono state messe in campo strategie alternative come la diversificazione della produzione e della clientela, il ridimensionamento della propria attività imprenditoriale, il focus sui mercati nazionale e locale; alcune imprese hanno inoltre potuto beneficiare dell’interruzione della produzione di imprese concorrenti, aumentando così il proprio fatturato. Oltre a fotografare la situazione economica nelle tre aree d’azione del progetto Migra l’indagine di Cospe fornisce anche una serie di indicazioni utili agli imprenditori locali per supportarli e orientarli nella ripresa e nell'implementazione delle loro attività economiche, soprattutto nell'ambito della cooperazione tra fornitori e produttori, nei settori dell'agricoltura, della pesca e dell'allevamento, per dare vita a filiere meno dipendenti dalle importazioni, più capaci di abbattere i costi delle materie prime e dei trasporti, più organizzate per lo stoccaggio e la logistica, più efficienti nella distribuzione e più forti nell’accesso al credito. Si auspica altresì la sensibilizzazione al consumo dei prodotti del territorio e la creazione di reti tra produttori e consumatori per garantire un volume di domanda stabile sul mercato locale. [VGM]
  • Mali Free

    Al via campagna di vaccinazione veterinaria

    MALI - Oltre 63,5 milioni di capi di bestiame saranno vaccinati nei prossimi giorni contro diverse malattie in Mali. 

    È stato il primo ministro di transizione a lanciare a Kati Draal, a nome delle autorità,  l'edizione 2020-2021 della campagna di vaccinazione contro malattie zoonotiche. 

    L’allevamento è il pilastro dell’economia rurale del Mali e si ritiene che il Mali abbia il più importante volume di bestiame della zona dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale. 

    I vaccini proteggeranno gli allevamenti da diverse malattie quali la pleuropolmonite contagiosa bovina, l’afta epizootica, la peste dei piccoli ruminanti, la pasteurellosi bovina, l’antrace, e la malattia di Newcastle. [CC]

  • Liberia Free

    Manca il denaro contante, un effetto del covid

    LIBERIA - Ci sono grandi file davanti le banche: una carenza di banconote sta costringendo le banche liberiane a limitare i prelievi di contanti. I cassieri spesso rifiutano di consegnare il denaro richiesto, suggerendo il prelievo di importi più bassi. L'economia liberiana si affida alla circolazione di denaro contante e questa situazione sta creando grandi difficoltà alla popolazione. Lo denunciano fonti di stampa locale. La carenza di banconote è un problema ricorrente della Liberia e si presenta in generalmente due volte l'anno: in occasione della festa dell'Indipendenza (il 26 luglio) e a Natale. Quest'anno però la situazione sembra essersi cronicizzata. Radio France International riferisce che l'ambasciata americana a Monrovia aveva lanciato l'allarme a dicembre, suggerendo ai propri cittadini in viaggio verso la Liberia di portare denaro sufficiente nel Paese, perché i prelievi in loco erano a rischio. Secondo alcun osservatori, interpellati sempre da Rfi, la carenza liberiana di banconote sarebbe da ricondurre al cosiddetto scandalo delle banconote scomparse, risalente al periodo in cui è iniziata la presidenza di George Weah. Una grande quantità di banconote, stampate all'epoca da una società svedese su incarico dell'allora presidente Elle Johnson Sirleaf, sarebbe stata sottratta. Ma la task force speciale istituita dal presidente Weah per fare chiarezza sull'accaduto e l'indagine affidata alla società di consulenza statunitense Kroll Associates hanno concluso che, pur in presenza di inadempienze varie da parte della Banca Centrale, non mancavano banconote. La mancanza di banconote si spiegherebbe quindi con la crisi economica che, anche a causa dei blocchi imposti dalla pandemia, ha colpito  il Paese e con l'assenza di un sistema bancario efficiente. L'economia si è contratta del 3% nel 2020 a causa dell'impatto del coronavirus, secondo una revisione del dicembre 2020 del Fondo monetario internazionale. [SR]
  • Togo Free

    Annunciata gara per un centro di formazione sulle...

    TOGO - Il governo di Lomé ha pubblicato un bando di gara per la costruzione in Togo di un istituto di formazione specificatamente dedicato ai mestieri legati alle energie rinnovabili.

    A darne notizia sono i media locali, dai quali si apprende che il termine per le aziende interessate a partecipare è fissato al 16 febbraio 2021.

    Secondo il ministro dei Lavori pubblici togolese, Zouréhatou Tcha-Kondo Kassa-Traoré, obbiettivo dell'istituto è offrire formazione specializzata su temi quali la produzione, l'installazione e la manutenzione di pannelli solari.

    L'istituto sarebbe il terzo Istituto di formazione per lo sviluppo (Ifad) realizzato dal governo togolese nell'ambito del Piano nazionale di sviluppo, dopo quello già realizzato a Barkoissi e dedicato all'allevamento e quello di Elavagnon dedicato all'acquacoltura. [MV]

  • Africa Occidentale Free

    Golfo di Guinea, pirateria in crescita a doppia cifra

    AFR OCCIDENTALE - Facendo riferimento a dati ufficiali, il presidente Nana Akufo-Addo ha detto nei giorni scorsi che l'aumento della pirateria nel Golfo di Guinea nel 2020 è stato del 40% rispetto al 2019. Un dato reso noto in concomitanza con l'attacco a una nave da carico turca al largo della costa dell’Africa occidentale. Nell'azione contro la nave turca, quindici marinai sono stati rapiti mentre uno è stato ucciso. I dati indicano che il Golfo di Guinea è diventato di fatto la zona marittima più pericolosa del mondo nel 2020. Gli attacchi alle petroliere sono aumentati in modo esponenziale negli ultimi mesi e i Paesi della regione stanno lottando per contenere i danni. Nel mondo è diminuito il numero di “crimini nel mare”, dicono le statistiche, ma gli assalti e i sequestri di mercantili sono cresciuti esponenzialmente sulle coste dell’Africa occidentale. Ed è la conferma di un trend che va avanti da almeno un paio d'anni. Si parla infatti di almeno 121 marinai rapiti nel Golfo di Guinea nel 2019, quasi il doppio rispetto all’anno prima. Le aree più colpite sono di fronte alle coste del Benin, del Camerun e, soprattutto, della Nigeria. Ma le attività piratesche si spingono anche a nord, in Ghana e Costa d’Avorio, e a sud, nei mari di Guinea Equatoriale e Camerun. In totale, nella prima metà del 2020, il Centro di segnalazione della pirateria dell’International maritime bureau (Prc – Imb), ovvero l’organismo internazionale per la lotta ai crimini connessi al commercio e al trasporto marittimo globale, ha registrato 98 episodi di pirateria e rapine a mano armata, rispetto ai 78 del secondo trimestre 2019, con in tutto 49 membri dell’equipaggio rapiti e trattenuti anche sei settimane. Il 90% di questi attacchi è avvenuto nel Golfo di Guinea. "Gli assalti dei pirati, ma sarebbe meglio definirle rapine a mano armata, sono da sempre frequenti nei porti dell’Africa occidentale, con un picco a Lagos in Nigeria, ma il fenomeno attualmente più preoccupante sono gli abbordaggi molto distanti dalla costa, sino a duecento miglia, con rapimento degli equipaggi a scopo di riscatto", spiegano Nicolò Carnimeo e Samuel Oyewole nell’approfondimento "Noi contro i petropirati del Golfo di Guinea" pubblicato su un recente numero della rivista di geopolitica Limes. Come avvengono gli attacchi? Anche nell’Africa occidentale oggi vengono adoperate “navi madre", per lo più pescherecci sequestrati in precedenza o piccoli cargo dai quali, una volta individuato il bersaglio, partono scafi veloci con un commando di quattro o cinque unità armate di mitragliatori e lanciagranate, si legge nell’articolo dove viene anche messa in luce l’importanza strategica del Golfo di Guinea a livello commerciale. La pirateria nel Golfo di Guinea non è un fenomeno nuovo. Da parte loro, i governi africani lamentano da anni la mancanza di mezzi per combattere il fenomeno nelle acque del Golfo dove, a fronte di un’area così vasta, hanno a disposizione guardie costiere con un’insufficienza di armamenti, imbarcazioni e personale. [VGM]
  • Ghana Free

    Rinviati nuovi sviluppi blocchi petroliferi

    GHANA - Il governo di Accra ha fissato un nuovo termine a maggio del 2022 per l'unificazione dei giacimenti petroliferi Sankofa e Afina.

    A riportarlo sono oggi i media economici locali, ricordando che il primo giacimento è già operato dal 2017 dal gruppo italiano ENI mentre il secondo è stato scoperto nel 2019 dalla ghanese Springfield, ma entrambi sono ancora in attesa di un piano di sviluppo.

    Secondo le informazioni a disposizione, Eni si era finora opposta all’unificazione di Sankofa con l’area vicina affermando che Springfield non aveva sufficientemente testato la sua scoperta per dimostrare di condividere lo stesso giacimento.

    La controversia sta suscitando un accesso dibattito sui media ghanesi, dove gli analisti temono che l'insistenza del governo locale abbia il potenziale per scoraggiare gli investimenti stranieri nel settore. [MV]