Uganda

Contrasto tra Total e governo su esportazione di greggio

UGANDA - Si sta trasformando in un braccio di ferro tra la società petrolifera francese Total e il governo di Kampala, la partita sul greggio presente nei giacimenti ugandesi. Secondo i media specializzati, Total sta infatti aumentando le proprie pressioni sul governo ugandese per ottenere l'approvazione alla costruzione di un oleodotto che consentirebbe di esportare il petrolio greggio dal paese. Kampala insiste invece perché la compagnia francese si impegni a realizzare in Uganda una raffineria con la capacità di trasformare 180.000 barili al giorni, in modo da esportare prodotti lavorati. Per risolvere l'impasse, nei giorni scorsi i più importanti dirigenti della Total si sono recati nella capitale ugandese per incontrarsi direttamente con il presidente Yoweri Museveni, cercandolo di convincere a concedere l'autorizzazione per l'oleodotto e proponendo la costruzione di una raffineria più piccola, sufficiente a soddisfare le esigenze del mercato nazionale. Un portavoce di Museveni ha confermato l'incontro, ma non ha fornito ulteriori dettagli in merito. Il progetto estrattivo della Total, realizzato congiuntamente con la britannica Tullow Oil e la cinese Cnooc, riguarda il bacino dell'Albertine Rift, nella parte occidentale del paese tra il lago Alberto ed il lago Eduardo, il cui valore è stimato in oltre nove miliardi di euro. [MV]© Riproduzione riservata

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    A Gibuti un vertice internazionale sui cambiamenti...

    GIBUTI - Sotto l’Alto patrocinio del presidente della Repubblica Ismaïl Omar Guelleh, Gibuti ospiterà dal 23 al 25 ottobre un vertice internazionale dal titolo:  “Cambiamenti climatici e ricerca: Il percorso verso l’adattamento e resilienza sostenibile.

    Questo incontro ad alto livello, organizzato dal ministero dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, si terrà al Palazzo Kempinski di Gibuti. Vedrà la partecipazione di diversi capi di stato della regione, illustri ospiti, specialisti in materia di clima e biodiversità, diverse istituzioni pubbliche e private di fama internazionale, rappresentanti della società civile.

    Un panel presidenziale celebrerà l’evento e sottolineerà l’impegno degli Stati a rafforzare la cooperazione regionale e il consolidamento delle conoscenze tecniche e scientifiche di fronte ai cambiamenti globali che li riguardano. Questi dibattiti rientrano anche nella prospettiva della Cop27 che si terrà in Egitto a Sharm el-Sheikh dal 6 al 18 novembre. [GT]

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    Tigray, in Sudafrica colloqui di pace promossi da...

    ETIOPIA - L'Unione Africana ha in programma di ospitare colloqui di pace in Sudafrica, a partire da domenica, per cercare di porre fine alla guerra civile che imperversa in Etiopia da quasi due anni. Ma il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf), che ha combattuto contro il governo federale dell’Etiopia, non ha ancora risposto all’invito a partecipare ai colloqui.  Per i media africani e gli analisti non è affatto certo che ai colloqui parteciperà il Fronte di liberazione popolare del Tigray, che sta combattendo contro il governo centrale. Di sicuro prenderà parte il governo federale di Addis Abeba, come ha ribadito lo stesso esecutivo in una lunga nota: “L’invito ufficiale dell’Unione africana è coerente con le posizioni precedenti del governo etiope. È noto che il governo etiope ha espresso l’auspicio che i colloqui siano mediati solo dall’Unione Africana e dovrebbero svolgersi senza alcuna precondizione”. Intanto in una dichiarazione, il governo del Tigray si è detto “preparato a partecipare a un solido processo di pace sotto gli auspici dell’Unione Africana”, aggiungendo di essere pronto “a rispettare una cessazione immediata e concordata delle ostilità al fine di creare un’atmosfera favorevole”. [GT]
  • Sudan Free

    Gruppi pro democrazia, da Onu un piano contro milizie

    SUDAN - I gruppi pro-democrazia sudanesi chiederanno alla missione delle Nazioni Unite del Paese di aiutarli a integrare una forza paramilitare ed ex fazioni ribelli in un esercito unificato, o di disarmarli e smobilitarli. La richiesta è stata messa nero su bianco in una una bozza di lettera vista da Reuters. La lettera, redatta dalla Confederazione delle organizzazioni della società civile sudanese, è sostenuta dai principali gruppi politici messi da parte da un colpo di Stato militare dell’ottobre 2021 che ha posto fine a un accordo di condivisione del potere tra civili e militari e innescato proteste mortali che continuano da mesi. L’appello, che secondo i sostenitori sarà inviato nei prossimi giorni al Rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Sudan, Volker Perthes, è incentrato sulle forze paramilitari di supporto rapido (Rsf) e su ex gruppi ribelli che hanno stabilito una presenza nella capitale Khartoum dopo la firma di un accordo di pace nel 2020. La lettera chiede alla missione, nota come Unitams, di sviluppare un piano urgente per “avviare processi di reintegrazione, smobilitazione e disarmo delle Forze di supporto rapido e dei movimenti armati”. Il numero di eserciti e milizie in Sudan minaccia la pace e la sicurezza nella regione e contenerli era “una delle competenze principali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, afferma. Il documento prende anche atto dell’impegno a luglio del capo del consiglio al governo del Sudan, il leader militare Abdel Fattah al-Burhan, di ritirarsi dai negoziati politici. Il vice di Burhan, il leader della Rsf Mohamed Hamdan Dagalo (detto Hemdti), ha affermato il mese scorso che i leader militari sudanesi hanno concordato che saranno i civili a nominare un primo ministro e un capo di stato. Perthes in una dichiarazione si è detto d’accordo sul fatto che “la riforma del settore della sicurezza e l’integrazione delle forze armate in un esercito unificato sia una questione prioritaria che deve iniziare in un nuovo periodo di transizione”. Le Nazioni Unite “sono pronte a sostenere lo sviluppo di un tale processo, se richiesto”, ha affermato. Nessun nuovo primo ministro è stato nominato dopo il colpo di stato, mentre nella lettera si afferma che le forze di sicurezza hanno continuato a perpetrare impunemente “violenze eccessive e senza precedenti” contro manifestanti pacifici. I leader militari hanno affermato che le proteste pacifiche sono consentite e che le vittime delle proteste saranno indagate. Almeno 117 civili, tra cui molti giovani sudanesi uccisi da proiettili, sono morti durante le manifestazioni dopo il colpo di stato, affermano i medici allineati con il movimento di protesta. [TM]
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    A Zanzibar la torre di appartamenti in legno più alta...

    TANZANIA - Un punto di riferimento iconico non solo per l'intera Africa e una pietra miliare ambientale globale: così viene definita il più alto edificio ecologico del mondo, una torre di appartamenti di 28 piani progettata con tecnologia ibrida in legno che verrà costruita a Zanzibar. Il progetto di Burj Zanzibar, lo spettacolare grattacielo progettato per raggiungere i 96 metri di altezza, negli scorsi giorni a Mascate, in Oman. La torre residenziale con 266 residenze sarà situata a Fumba Town, la città ecologica pionieristica dell'Africa orientale sviluppata dalla società di ingegneria tedesca CPS. "Burj Zanzibar sarà l’edificio clou e la naturale continuazione dei nostri sforzi per fornire alloggi sostenibili in Africa, rafforzando così l'occupazione e le imprese locali", ha elaborato il CEO di CPS Sebastian Dietzold durante l’evento di presentazione del progetto. Il progetto sarà eseguito da un consorzio di specialisti di primo piano provenienti da Svizzera, Austria, Germania, Sudafrica, Tanzania e Stati Uniti, ma soprattutto è destinato a promuovere il legno disponibile localmente come materiale da costruzione. "Un'industria forestale allargata potrebbe creare centinaia di migliaia di posti di lavoro in Tanzania", ha concluso Dietzold. [CN]
  • Kenya Free

    MoU per un parco industriale geotermico nella contea di...

    KENYA - La Geothermal Development Company (GDC) del Kenya ha firmato un Memorandum of Understanding (MOU) con la contea di Nakuru per creare un parco geotermico. Questo sarà un parco industriale che utilizzerà il calore residuo delle centrali geotermiche della GDC per applicazioni industriali a uso diretto come l'essiccazione del legno, la pastorizzazione del latte e l'essiccazione del grano. "Per il parco termico, la componente più importante è il calore geotermico estratto dal vapore", ha spiegato l'amministratore delegato della GDC Jared Othieno. “Abbiamo abbondanza di calore. Quel calore è prontamente disponibile. È pulito e supporta vari processi industriali”, ha aggiunto, dopo che la società aveva precedentemente fatto appello agli investitori affinché stabilissero parchi industriali nelle aree geotermiche di Menengai e Baringo-Silali.  L'uso del vapore geotermico al posto dei combustibili fossili nella produzione pone la GDC come una componente vitale nella strategia di transizione energetica del Kenya e può rendere il Kenya una destinazione di investimento più attraente per le aziende che cercano energia verde. In Kenya, infatti, il futuro del riscaldamento delle caldaie industriali sarà senza dubbio attraverso il perfetto mix di energia geotermica e tecnologia che sta prendendo forma in luoghi come Menengai. All'inizio di quest'anno, GDC ha inoltre annunciato l'intenzione di costruire una spa geotermica presso il giacimento di vapore di Menengai per diversificare le sue fonti di reddito. [CN]
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    Via libera a colture geneticamente modificate

    KENYA - Il governo di Nairobi guidato dal neo-eletto presidente William Ruto ha approvato la commercializzazione di mais geneticamente modificato, revocando in questo modo il divieto in vigore in Kenya da circa un decennio di coltivare in campo aperto colture geneticamente modificate.

    Ad annunciarlo è stato lo stesso Ruto, precisando che la misura è pensata er aiutare a rinnovare la produzione agricola e i settori manifatturieri.

    "Grazie all'azione esecutiva, la coltivazione aperta e l'importazione di mais OGM è ora autorizzata", si legge in una nota diffusa dal governo.

    La decisione, secondo la dichiarazione, è stata raggiunta in conformità con la raccomandazione della task force per la revisione delle questioni relative agli alimenti OGM e alla sicurezza alimentare, e seguendo le linee guida dell'Autorità Nazionale per la Biosicurezza su tutti i trattati internazionali applicabili, compreso il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza.

    La mossa ora rende il Kenya il primo paese della regione dell'Africa orientale ad approvare la coltivazione e l'importazione di colture OGM.

    Il Kenya si unisce a Sudafrica, Sudan, Egitto e Burkina Faso, che in precedenza avevano già autorizzato la coltivazione di colture OGM tra cui mais, sorgo, fagioli e colture da reddito come cotone e soia. [MV]