Africa

Ministro Esteri Bonino: “Africa continente di opportunità, aumenteranno nostre relazioni”

ITALIA / AFRICA – “Un attore destinato a divenire sempre più rilevante nelle nuove dinamiche globali è l’Africa, che rappresenta oggi sempre un continente di opportunità, sia per gli elevati tassi di crescita di numerosi paesi africani sia per gli innegabili progressi compiuti dal punto di vista della stabilità, della sicurezza, della democrazia e della governance oltre che del rispetto dei diritti umani” lo ha detto oggi il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, aprendo a Roma i lavori della Cponferenza degli Ambasciatori d’Italia nel mondo alla presenza del primo ministro Enrico Letta.

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    AFRICA - La chiama la Crisi delle tre C – conflitti, cambiamenti climatici, Covid-19 – una tempesta quasi perfetta che segnerà la vita di oltre cento milioni di persone nell’arco di due anni, spingendoli nella povertà estrema, e che se non affrontata con gli strumenti più adeguati porterà a un mondo ancora molto lontano dagli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalla comunità internazionale nell’Agenda 2030. Co-autore insieme a Michael Woolcock del rapporto Poverty and Shared prosperity 2020: Reversals of Fortune, Samuel Freije-Rodríguez, è lead economist di Banca Mondiale nell’ambito della Poverty and Equity Global Practice, e dal suo osservatorio guarda con preoccupazione quanto sta avvenendo come dice in un’intervista rilasciata a Oltremare, il magazine dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. “Possiamo dire che si tratta di una sorta di tempesta perfetta nel senso che quelle che noi chiamiamo le ‘tre C’ - appunto conflitti, covid e cambiamenti climatici, spiega Freije-Rodríguez - hanno effetti che sono aggravanti l’una dell’altra. Inoltre, questi tre elementi quest’anno si stanno mostrando in contemporanea ma hanno orizzonti temporali differenti. La questione dei conflitti armati è ricorrente e, come si evince dai nostri rapporti in Nord Africa e Medio Oriente, il livello di prosperità ha fatto passi indietro negli ultimi cinque anni. La pandemia è cominciata quest’anno, è ancora una situazione in evoluzione, adesso siamo di fronte alla seconda ondata. Avremo pesanti conseguenze sul piano economico e su quello sanitario. Il terzo elemento, che si sta muovendo lentamente ma progressivamente, è quello dei cambiamenti climatici: esso impatterà sul prossimo decennio. La gestione dei rischi – il rischio dei conflitti, il rischio dei cambiamenti climatici e i rischi legati alla salute come quelli della pandemia che era stata da tempo ipotizzata – è un pezzo fondamentale delle politiche di sviluppo”. Nella sua analisi Banca Mondiale propone un approccio fondato su tre differenti linee strategiche. “Forse - prosegue Freije-Rodríguez - lo strumento più importante è la cooperazione sia interna che internazionale [...]. La seconda principale strategia riguarda la necessità di dover imparare rapidamente: molti di questi fattori sono nuovi, la pandemia è nuova… di conseguenza abbiamo bisogno di dati migliori, dobbiamo avere a bordo e senza vincoli la comunità scientifica (sociologi, economisti, statistici…). Abbiamo bisogno di ogni possibile insegnamento e di ogni possibile dato per rispondere a questioni che sono globali e che necessitano di risposte complesse. La terza strategia è avere una migliore implementazione sul campo. [MS]
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    AFRICA - Prosperità condivisa, migrazioni, sicurezza condivisa, cultura e società civile. In ciascuno di questi ambiti, tutti decisivi per il futuro della regione mediterranea, a questioni da tempo insolute e storici fattori di criticità si sono improvvisamente sovrapposte, aggravandoli, le urgenti ripercussioni dirette e indirette della pandemia. Ne emerge un quadro di preoccupante fragilità per gli equilibri politici, economici e sociali dell’intera area del Mediterraneo allargato. Questo il punto da cui è partito oggi il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio aprendo i lavori della sesta edizione di Med Dialogues, il forum organizzato ogni anno dalla Farnesina in collaborazione con Ispi.  “Lo scenario regionale, da sempre complesso, - ha detto nel suo discorso Di Maio - esprime oggi un elevato tasso di polarizzazione. Essa è il prodotto dell’interazione tra crisi di lungo periodo, alimentate anche dalla cronica frammentazione interna, e l’evoluzione nella competizione geopolitica e ideologica, che a dicotomie più tradizionali unisce rinnovate spinte concorrenziali per la sovranità su porzioni di mare e sulle loro risorse, specie quelle energetiche. Di questa eterogenea miscela di instabilità sono visibili tracce evidenti in ciascuno degli attuali scenari di crisi con cui ci confrontiamo nella regione”.  Di Maio ha fatto in particolare l’esempio della Libia sottolineando come l’attuale prospettiva incoraggiante, legata a un cessate-il-fuoco mediato dalla comunità internazionale e firmato lo scorso 23 ottobre, ha consentito di disegnare una road-map verso una soluzione complessiva della crisi con la creazione di una nuova autorità esecutiva, rappresentativa di tutte le regioni della Libia, e un traguardo fissato al 24 dicembre 2021 in libere elezioni parlamentari e presidenziali nel Paese.  “Alla Comunità internazionale tutta - ha aggiunto Di Maio - resta l’obbligo di rispettare e proteggere da interferenze straniere e interne lo spazio di dialogo che i libici, anche grazie all’iniziativa di Unsmil, sono riusciti a crearsi in questo cruciale passaggio. Ma è chiaro che per l’Italia la stabilizzazione della Libia e il ripristino dello stato di diritto su tutto il suo territorio riveste un’importanza assoluta e prioritaria. Al riguardo, crescente rilevanza assume il tema della proiezione turca nel Mediterraneo orientale, con riflessi non solo sugli assetti politici in Libia, ma anche a Cipro, in Iraq, Siria e, più in generale, sulla cooperazione energetica regionale. L’Italia e l’Ue hanno invitato Ankara ad astenersi da azioni unilaterali, sottolineando la necessità di portare avanti un confronto trasparente e costruttivo nei tempi stabiliti dal Consiglio Europeo. Se ne condivide il valore e l’interesse, anche la Turchia deve contribuire concretamente a mantenere un contesto stabile, prevedibile e sicuro nell’area. Questo è il presupposto minimo per tenere in piedi una cooperazione reciprocamente vantaggiosa”.  Inevitabile poi un riferimento al quadro mediorientale (Siria, Yemen) e, spostandosi all’Africa, alla crisi in Corno d’Africa, con il ritorno alla destabilizzazione del Tigray, quindi dell’Etiopia, e alla fascia saheliana che “l’Italia considera un’area di prossimità euromediterranea, essenziale per la sua stabilità e prosperità”.   Di Maio ha anche ricordato il peso economico dell’area Mena. Nel 2019 l’interscambio tra l’Italia e l’area MENA ha superato i 61 miliardi di euro, riguardando per il 43% i soli Paesi del Nord Africa. “Il valore delle nostre esportazioni - ha detto il ministro - ha sfiorato i 30 miliardi di euro, corrispondenti al 6,2% sul totale del nostro export. Ma sono certo che ci sia un grande potenziale ancora inespresso. La promozione di un’agenda così ambiziosa per questo nostro spazio comune richiede uno sforzo congiunto e trasparente anche a livello Ue. L’obiettivo è quello di incoraggiare i Paesi della sponda sud affinché all’impegno europeo corrisponda un loro contributo più robusto alla stabilità e alla sicurezza dell’area mediterranea, anche con riferimento alle dinamiche migratorie irregolari. Il ripristino di equilibrio, sviluppo e sicurezza nel Vicinato Sud sono essenziali anche da una prospettiva transatlantica. Questo significa intensificare il dialogo politico e la cooperazione tra la Nato e i suoi partner del Fianco Sud e nel Sahel. Sotto questo profilo, la realizzazione dell’Agenda 2030 ci offre una grande opportunità”. Opportunità che riguardando anche il sistema di piccole e medie imprese italiane il cui sostegno può innescare un circolo virtuoso di investimenti e creazione di ricchezza. “È ciò cui vogliamo, ad esempio, contribuire nel Maghreb - ha aggiunto Di Maio - dove la nostra azione è concentrata: sull’assistenza tecnica e finanziaria delle filiere produttive; sulla diffusione di pratiche industriali innovative e rispettose dell’ambiente; sulla formazione professionale; sulla creazione di partenariati che permettano di condividere conoscenze ed esperienze, anche adoperando con regolarità lo strumento dei business forum. Ritengo infatti che tutto il nord Africa abbia ancora importanti margini di crescita e di complementarità con il sistema produttivo italiano”. La sesta edizione della Conferenza Rome MED – Mediterranean Dialogues, promossa a partire dal 2015 dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’Ispi, si tiene quest’anno in formato digitale e prevede oltre 40 eventi virtuali dal 25 novembre al 4 dicembre 2020. Nella giornata di chiusura è prevista la presenza del presidente del Consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte. [CO]
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    Nuove restrizioni USA a visti d’ingresso

    AFRICA - L’amministrazione guidata da Donald Trump ha approvato un provvedimento che obbliga i cittadini di 15 Paesi africani a inviare garanzie fino a 15000 dollari se vorranno ottenere un visto d’ingresso negli Stati Uniti.

    La norma, che è temporanea, entrerà in vigore il 24 dicembre e rientra in un programma pilota della durata di sei mesi che si propone come deterrente per coloro che si fermano oltre i loro visti, siano essi visti turistici o di affari.

    I Paesi africani colpiti sono: Angola, Burkina Faso, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Eritrea, Gambia, Guinea-Bissau, Liberia, Libia, Mauritania, Sudan, Sao Tome e Principe, Capo Verde, Burundi.

    L'amministrazione entrante guidata da Joe Biden ha già comunicato che intende annullare nei primi 100 giorni di assunzione dell’incarico tutte le restrizioni di viaggio imposte da Trump. [MV]

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    La resilienza climatica come traguardo, una web...

    AFRICA - Accompagnare la trasformazione strutturale delle economie africane attraverso azioni di adattamento ai cambiamenti climatici per garantire una gestione sostenibile delle risorse esistenti, evitando che la pressione demografica generi un aumento esponenziale della povertà: questa è la sfida che dovrà affrontare l’Africa che, a fronte di un misero contributo del 4% alle emissioni inquinanti globali, paga a caro prezzo i danni diretti causati dagli eventi naturali estremi, in continuo aumento nella fascia tropicale ed equatoriale. La questione, oggetto del focus del numero di novembre di Africa e Affari, sarà esaminata domani pomeriggio giovedì 26 novembre, a partire dalle ore 15, in occasione di una web-conference organizzata dall’unico mensile italiano dedicato all’informazione economica e politica del continente, con la collaborazione del Global Green Growth Institute (GGGI) e della Cooperation Development Expo (CODEWAY). Un tema di rilievo, che riunirà alcuni protagonisti di quell’impegno necessario all’Africa sulla via della resilienza climatica. “Abbiamo lavorato sulla resilienza per far fronte ai cambiamenti climatici ma anche sulla resilienza per far fronte agli shock economici, a meccanismi più estesi di sicurezza sociale e protezione sociale. Fattori che nei paesi in via di sviluppo possono essere fondamentali”, confida Samuel Freije-Rodriguez, Lead Economist presso la Banca Mondiale, che illustrerà durante l’incontro di giovedì il concetto della “tempesta perfetta delle tre C: Covid, Clima, Conflitti”, mentre Daniel Ogbonnaya, Country Representative Rwanda del GGGI, spiegherà il contributo della cooperazione per affrontare le sfide che l’Africa si trova di fronte. In linea con le aree di indirizzo strategico per una crescita sostenibile dal punto di vista climatico individuate a settembre dalla Banca Mondiale nel suo rapporto “Next Generation Africa Climate Business Plan: Ramping Up Development-Centered Climate Action”, Patrick Karera del Ministero dell'Ambiente del Rwanda esporrà l’esempio di Kigali in quanto città resiliente, e Giulia Giuffrè di Irritec, tra i leader mondiali nell’ambito della smart irrigation, parlerà di sicurezza idrica ed economia rurale resiliente. La conferenza di domani vedrà anche la partecipazione di Guido Zolezzi, dell’Università di Trento, che tratterà del ruolo delle università e della ricerca, e infine di Piero Sunzini, dell’Ong TAMAT, per parlare dell’impatto dei cambiamenti climatici sui comportamenti umani. L’incontro sarà gratuito e potrà essere seguito sia in italiano che in inglese. Per iscriversi, scrivere a eventi@internationalia.org