Africa

Capi di stato minacciano boicottaggio vertice UE-UA se non è presente anche Mugabe

AFRICA – I capi di stato e di governo dei paesi dell’Africa hanno deciso che non parteciperanno al vertice tra Unione Europea e Unione Africana previsto i prossimi 2 e 3 aprile a Bruxelles, qualora all’incontro non venga invitato anche il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe.

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Ultimi articoli della sezione Africa

  • Africa Free

    Esportazioni record di karitè

    AFRICA – Esportazioni record di karitè dall'Africa occidentale. Nonostante i rallentamenti subiti negli ultimi mesi, a causa del Covid-19, l'Africa occidentale ha esportato 500.000 tonnellate di karité tra agosto 2019 e luglio 2020. Lo rivelano le statistiche raccolte dai ricercatori della rete N'kalo. In cinque anni, le spedizioni di shea africano sono quasi raddoppiate. L'Europa, dove questo vegetale viene sempre più utilizzato al posto del burro di cacao o dell’olio di palma nell’industria dolciaria, assorbe l'80% delle esportazioni dell'Africa occidentale. Il Ghana è diventato il principale esportatore africano. Il Paese ha raddoppiato tra il 2019 e il 2020 le sue vendite all'estero rispetto all’anno precedente. Al secondo posto, nella regione dell’Africa occidentale, si colloca il Burkina Faso, con il 25%. In terza posizione il Benin che con le sue esportazioni, attraverso Cotonou, precede la Costa d'Avorio. Lo scorso settembre è stato inaugurato a Tema, in Ghana, il più grande stabilimento di trasformazione di burro di karitè d’Africa. Nel 2019, si stimava che il commercio del karitè nel Paese generasse 200 milioni di dollari all’anno. [VGM]
  • Africa Free

    MSC premiato come “Best Shipping Line: Asia-Africa”

    AFRICA – La compagnia di navigazione svizzera Mediterranean Shipping Company (MSC) è stata premiata, per il secondo anno consecutivo, come “Best Shipping Line: Asia-Africa” ​​agli Asian Freight, Logistics and Supply Chain Awards 2020. Il premio attesta le performance nel settore del gruppo MSC che sulle rotte tra Asia-Africa opera con tre servizi diretti (Petra, Ingwe e Africa Express) ed è anche l'unico vettore che svolge in maniera autonoma questi collegamenti. Questo è un “mercato stimolante e dinamico”, ha riferito MSC, “in Africa Occidentale abbiamo schierato le navi di maggiori dimensioni grazie alla presenza dei terminal più grandi ed efficienti con un capillare network di servizi feeder. In Sudafrica, la compagnia ha un forte assetto interno e l'Africa orientale sta mostrando una buona crescita”. [VGM]
  • Africa Free

    Così il continente può lottare contro cambiamento...

    AFRICA - Anche le più grandi società energetiche sono consapevoli di questo futuro e stanno lavorando per diversificare i loro portafogli globali. A settembre 2019, le principali compagnie petrolifere mondiali avevano concluso circa 70 accordi sulle energie pulite, apprestandosi a superare il totale degli accordi fatti nell’anno precedente. Ma se il settore privato sta guidando il passaggio alle energie rinnovabili, le imprese statali nel settore energetico, in Africa e nel mondo, sono in ritardo. I governi africani devono riformare le imprese pubbliche, ad esempio, introducendo appalti competitivi per la fornitura di elettricità, aprendo i mercati africani alle opportunità emergenti nel settore delle rinnovabili e persino abbassare i prezzi. Sforzi come il programma Renewable Energy Independent Power Producer Procurement (Reippp) del Sudafrica e il programma Scaling Solar della Banca mondiale e della Società finanziaria internazionale hanno fatto diminuire il prezzo del solare fino a 0,05 dollari per kilowattora. Con un’abbondanza di risorse solari, eoliche e geotermiche, i Paesi africani godono già di un vantaggio comparativo nelle energie rinnovabili e il calo dei costi delle tecnologie verdi fornisce un momento propizio per questa nuova rivoluzione energetica. Al di là del settore energetico, i sistemi alimentari e di utilizzo del suolo, compresi i settori dell’agricoltura e della silvicoltura, sono parte integrante dell’economia dell’Africa subsahariana: rappresentano il 70% dei mezzi di sussistenza e quasi un quarto del pil regionale. In effetti, le nuove opportunità di business nel settore agroalimentare e nell’uso sostenibile dei suoli potrebbero generare 320 miliardi di dollari ogni anno entro il 2030 in tutta l’Africa subsahariana. Gli sforzi per il ripristino dei suoli nella regione del Tigray in Etiopia, per esempio, stanno migliorando la resilienza degli agricoltori, la disponibilità di acqua e il sostentamento delle comunità rurali. Tali approcci sostenibili su cibo e uso del suolo possono portare a molteplici benefici collaterali, dalla riduzione della povertà rurale all’aumento della sicurezza alimentare e al miglioramento della salute delle popolazioni, alla protezione e alla rigenerazione del capitale naturale. La transizione dell’Africa verso una nuova economia climatica è in corso in molti luoghi. La domanda è: i Paesi sviluppati favoriranno oppure ostacoleranno questo processo? Dalla risposta a questo interrogativo dipenderà la possibilità per l’Africa di sfruttare appieno questa opportunità. Anche se potrebbe non essere educato dirlo, i Paesi africani hanno bisogno di denaro, sia per costruirsi un futuro più pulito e prospero sia per evitare le ipotesi peggiori degli impatti di cambiamenti climatici creati in gran parte da altri. L’atteso rifinanziamento del Green Climate Fund (Gcf) può servire sia come meccanismo d’azione che come barometro per questa sfida. La buona notizia è che a ottobre 2019 ventisette Paesi hanno confermato i loro sovvenzionamenti, portando il totale raccolto finora a 9,7 miliardi di dollari. Il Gcf è fondamentale per mantenere viva l’attenzione sull’accordo di Parigi e sostenere i Paesi in via di sviluppo nei loro interventi per il clima. Ma, finora, alcuni dei principali contributori sono rimasti in silenzio. I leader africani non possono fare tutto questo da soli. E nemmeno dovrebbero. Indipendentemente dal fatto che siano guidate dall’opportunismo o da un senso di giustizia morale, le economie sviluppate ed emergenti devono aiutare l’Africa a realizzare gli investimenti necessari a raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.    [Intervento di Ngozi Okonjo-Iweala pubblicato su Foresight Africa 2020, rapporto del centro di ricerca statunitense Brookings Institute]
  • Africa Free

    Così il continente può lottare contro cambiamento...

    AFRICA - Alla fine di quest’anno, i leader mondiali dovrebbero presentare piani nazionali sul clima aggiornati e più ambiziosi, secondo quel che è previsto dall’accordo di Parigi. Un punto critico ma anche un’opportunità irripetibile. Le ricerche mostrano che azioni audaci a favore del clima potrebbero garantire benefici economici globali per un valore di almeno 26 trilioni di dollari, da oggi al 2030. Potrebbero anche creare più di 65 milioni nuovi posti di lavoro entro il 2030, un numero equivalente alla forza lavoro odierna combinata di Regno Unito ed Egitto; evitare oltre 700.000 morti premature dovute all’inquinamento atmosferico rispetto alle normali attività; generare in dieci anni circa 2,8 trilioni di dollari in introiti fiscali. Una nuova economia sostenibile dal punto di vista climatico richiede di intervenire nei principali sistemi economici, creando le condizioni per l’eliminazione graduale del carbone e il rapido aumento delle energie rinnovabili nel settore energetico; investire in trasporti condivisi, elettrici e a basse emissioni di carbonio nelle città; potenziare sistemi alimentari sostenibili e l’uso sostenibile del suolo, compreso il ripristino delle foreste; indirizzare gli investimenti verso infrastrutture resilienti; ridurre le emissioni di filiere industriali strategiche, come quella della plastica. In caso contrario, 100 milioni di persone giungerebbero alla povertà estrema entro il 2030. L’Africa è la regione più esposta agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, nonostante contribuisca meno di tutte al riscaldamento globale. Se l’equità fosse l’unico obiettivo, l’impegno ad agire spetterebbe esclusivamente alle economie sviluppate. Ovviamente, non c’è dubbio che i grandi inquinatori debbano intensificare le loro azioni sul clima, e subito. Ma costruire una nuova economia climatica è anche un’opportunità irripetibile a cui ogni nazione africana dovrebbe dare priorità e rivendicare una propria partecipazione. Questo è il motivo per cui molti Paesi africani stanno compiendo seri sforzi per la transizione verso tecnologie a basse emissioni di carbonio. Il Marocco ha costruito l’impianto solare a concentrazione più grande del mondo per rendere più vicino l’obiettivo di avere il 53% di rinnovabili nel mix energetico nazionale entro il 2030. Il Carbon Tax Act del Sudafrica, che impone prelievi fiscali specifici sui gas a effetto serra derivanti dalla combustione di combustibili e dai processi industriali inquinanti, è entrato in vigore a giugno 2019. Entro il 2035, la carbon tax potrebbe ridurre le emissioni del Paese del 33%. L’esperienza accumulata nel campo dell’approvvigionamento dal Sudafrica, spesso considerato un pioniere delle energie pulite del continente, può favorire sviluppi simili in tutta l’Africa. Il mio Paese, la Nigeria, che lotta per garantire l’accesso universale all’elettricità per la sua popolazione, ha fissato un obiettivo di energia rinnovabile del 30% entro il 2030. Questo obiettivo sottolinea il potenziale esistente per gli investimenti sia nella rete nazionale che negli impianti decentralizzati: esistono soluzioni off-grid, come M-Kopa e Lumos, che già forniscono elettricità a migliaia di famiglie nel continente e che dimostrano bene come reti ad hoc siano un’opzione importante nelle aree rurali non servite e nelle aree urbane scarsamente servite. I Paesi africani ricchi di risorse naturali, come la Nigeria, dovrebbero considerare le energie rinnovabili un elemento cruciale per l’accesso universale all’energia, mentre lavorano per uno sviluppo resiliente e a basse emissioni di carbonio. [SEGUE]
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    Codeway: Agenda 2030 e Accordo di Parigi i pilastri...

    AFRICA - “Per la prima volta in vent’anni, la crisi innescata dalla pandemia ha portato a un aumento delle persone in stato di povertà assoluta - +71 milioni rispetto all’inizio del 2020 -, e un ulteriore incremento del numero di persone esposte a insicurezza alimentare”: lo ha detto ieri la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re intervenendo a Codeway - Cooperation and Development Expo.  Ci troviamo di fronte a una “crisi multi-dimensionale senza precedenti” ha detto la vice ministra  che “ha messo a nudo le vulnerabilità dei nostri modelli di sviluppo”.  In primo luogo, bisogna sconfiggere il virus con gli strumenti messi a disposizione dalla scienza, ha detto ancora Del Re: “Saranno poi necessari strumenti innovativi per finanziare la ripresa e lo sviluppo, trovando un equilibrio complessivo tra politiche fiscali, economiche e sociali” e incoraggiando la collaborazione tra “governi, privati e organismi della società civile”. I pilastri di qualunque intervento, ha concluso Del Re restano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 che costituiscono “la cornice universale di riferimento per quello che chiamiamo la 'migliore ripresa', il 'recover better', di cui si parla molto nel quadro delle Nazioni Unite e in altri fori internazionali”. [CO]
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    Internazionalizzazione sostenibile: prospettive e...

    AFRICA - L’Italia, con la legge 125/2014 sulla cooperazione, favorisce, tra l’altro, il supporto finanziario di progetti di cooperazione proposti da imprese profit, inoltre con i recenti accentramenti in capo al Maeci sia degli strumenti per la promozione che di quelli per la cooperazione internazionale, sta stimolando l’evoluzione degli approcci ai mercati esteri verso una nuova combinazione tra internazionalizzazione e cooperazione sostenibile allo sviluppo.  Anche le grandi istituzioni finanziarie mondiali spingono il sistema produttivo globale verso i principi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, anticipando che in futuro l’erogazione di parte dei finanziamenti sarà subordinata al rispetto di tali principi coerentemente con gli obiettivi del millennio dell’Agenda 2030.  L’Africa rappresenta per l’Italia sia una grande opportunità per lo sviluppo dei rapporti commerciali che un formidabile laboratorio per la modellizzazione di approcci partecipati in grado di cogliere il doppio obiettivo di creare opportunità di business per le imprese italiane e contribuire alla crescita strutturale dei sistemi economici locali, sviluppando anche cultura imprenditoriale e competenze tecniche. Quindi, imprese, aggregazione di imprese, università, sistema finanziario, uniti in progetti di sviluppo locale finalizzati alla organizzazione e gestione di iniziative mirate al trasferimento di soluzioni tecnologiche integrate per affrontare le problematiche legate, per esempio, anche al cambiamento climatico.  Quest’ultimo genera infatti nuove necessità di interventi complessi e combinati che riguardano la lotta alla desertificazione, l’efficientamento della gestione idrica, il potenziamento del ricorso alle energie rinnovabili, gli interventi sulla riorganizzazione agronomica delle produzioni.  In questi ambiti l’Italia può giocare la sua parte. Le eccellenze tecnologiche italiane e le straordinarie esperienze maturate in questi ambiti costituiscono certamente un fattore di competitività rilevante che, per poter essere espresso con tutta la sua efficacia, presuppone una capacità di risposta sistemica in grado di proporre soluzioni integrate e sostenibili nel tempo.    [Questo articolo è stato firmato da Enzo Faloci sul numero di novembre di Africa e Affari. Esperto di internazionalizzazione del settore profit e progetti di cooperazione internazionale, in 25 anni di attività Faloci ha gestito e coordinato progetti di promozione e di assistenza tecnica in oltre 45 Paesi. Attualmente è direttore di Umbria Export Scarl]