Africa

L’idea italiana per uno sviluppo sostenibile (da Africa e Affari, intervista a Lapo Pistelli) – 2

[Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista al viceministro degli Esteri Lapo Pistelli uscita sul numero di febbraio di ‘Africa e Affari’ il mensile realizzato dalla redazione di InfoAfrica. Lintervista è firmata da Massimo Zaurrini]

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  • Africa Free

    Focus clima: scenari possibili secondo AfDB

    AFRICA - A maggio di quest’anno la Banca africana di sviluppo (AfDB) ha pubblicato un corposo studio per valutare le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla crescita economica dell’Africa. Due gli scenari presi in esame: il primo prevede un aumento moderato delle temperature coerente con gli obiettivi definiti dall’Accordo di Parigi, il secondo, invece, un aumento delle temperature maggiore. Dall’analisi emerge con evidenza come i vantaggi di rispondere alle sfide poste dai cambiamenti climatici vadano ben oltre gli obiettivi specifici e che le azioni di mitigazione e adattamento contribuiranno a migliorare le condizioni socioeconomiche dei Paesi del continente. Anche se i costi per le misure di adattamento sono infatti molto alti nel breve termine, tali investimenti saranno ampiamente controbilanciati dai vantaggi della riduzione dei costi futuri. Il rapporto tra costi e benefici varia ampiamente secondo il settore di intervento, ma solo per citare alcuni esempi si stima che nel settore della sanità i guadagni generati entro il 2050 possano essere sette volte il denaro speso, mentre nel settore delle infrastrutture stradali questi potrebbero essere fino a 24 volte il valore degli investimenti iniziali. E in un contesto caratterizzato da necessità di adattamento sempre maggiori, questi benefici potrebbero progressivamente crescere ancora di più. Quindi una più rapida creazione di nuovi posti di lavoro può contribuire positivamente alla pianificazione dello sviluppo e all’eradicazione della povertà in un movimento virtuoso di crescita.  
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    Focus clima (2): impatto surriscaldamento e risposta...

    AFRICA - Alla luce di tutto ciò emerge con evidenza l’urgenza di accompagnare la trasformazione strutturale delle economie africane con azioni di adattamento ai mutamenti in corso per garantire una gestione sostenibile delle risorse esistenti, evitando che la pressione demografica generi un aumento esponenziale della povertà. E ricordando che mancano ormai solo dieci anni alla scadenza del 2030 fissata dalle Nazioni Unite per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), che riconoscono lo stretto legame esistente tra benessere umano e salute dei sistemi naturali. Non è quindi un caso che a settembre la Banca mondiale abbia pubblicato un nuovo rapporto intitolato The Next Generation Africa Climate Business Plan: Ramping Up Development-Centered Climate Action, che si propone come quadro di riferimento per i suoi futuri finanziamenti in Africa. Dopo aver riconosciuto che la diffusione della pandemia di covid-19 a livello globale apre nuove sfide ma anche opportunità in precedenza inimmaginabili, intenzione dell’istituzione finanziaria multilaterale è quella di sottoporre ogni suo nuovo progetto a una valutazione sul potenziale impatto ambientale e climatico. Nel rapporto si legge infatti che «le considerazioni sui cambiamenti climatici devono essere prese in considerazione in ogni fase dell’elaborazione del progetto e saranno integrate al 100% nelle strategie di sviluppo pluriennale della Banca con i Paesi partner» La strategia della Banca mondiale ha un arco temporale previsto di sei anni, durante i quali si propone di formare almeno dieci milioni di contadini africani nell’utilizzo di soluzioni e tecnologie innovative, migliorare la gestione dei suoli e del territorio per garantire la sostenibilità su oltre sessanta milioni di ettari di terreni, incrementare la capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabili di dieci gigawatt e dotare almeno trenta metropoli di piani urbanistici che includano iniziative per promuovere la riduzione delle emissioni inquinanti. Attraverso questo nuovo piano, Banca mondiale intende avviare la realizzazione nel solo 2021 di 93 progetti per un valore di 19,7 miliardi di dollari. Al di là dei numeri e dei propositi, però, quel che appare particolarmente degno di interesse nel rapporto realizzato dalla Banca, è l’impostazione scelta per valutare l’impatto climatici dei futuri progetti di investimento. Sono state infatti individuate cinque aree di indirizzo strategico per una crescita sostenibile dal punto di vista climatico e una prosperità condivisa: sicurezza alimentare ed economia rurale resiliente, stabilità degli ecosistemi e sicurezza idrica, energia a basse emissioni di carbonio e resiliente, città resilienti e mobilità verde e, infine, shock climatici e governabilità dei rischi. Sono tutte dimensioni strettamente interconnesse e a loro volta legate ad altre tematiche dello sviluppo come il coinvolgimento delle comunità locali, le questioni intergenerazionali, la parità di genere, la fragilità e l’inclusione sociale, che vengono in questo modo incluse come componenti delle azioni per la trasformazione e l’adattamento climatico. Alla base dell’approccio adottato dalla Banca mondiale è infatti la convinzione che a lungo termine l’impatto economico dei cambiamenti climatici in Africa non deriverà tanto dall’aumento delle temperature in sé per sé, ma piuttosto dalle conseguenze indirette di queste variazioni. Riprendendo in sostanza la medesima visione olistica e multidimensionale che ha già accompagnato la comunità internazionale nell’elaborazione degli SDGs, gli interventi richiesti per sostenere l’adattamento al clima che cambia devono perciò essere accompagnati da misure politiche e fiscali, in modo che i governi possano regolamentare le attività economiche garantendo maggiori dividendi ambientali. La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in Africa deve rappresentare un’opportunità di sviluppo e rivelarsi un trampolino per risolvere gli impedimenti strutturali che ancora esistono e spiccare quel salto, il cosiddetto leapfrog, già avvenuto nelle telecomunicazioni, capitalizzando i punti di forza dei meccanismi di investimento del settore privato e guidando la realizzazione di infrastrutture resilienti per lanciare i Paesi dell’Africa su percorsi di sviluppo sostenibili e innovativi. [MV]
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    Focus clima: impatto surriscaldamento e risposta...

    AFRICA - Un elemento cruciale per la crescita e lo sviluppo dell’Africa nel prossimo futuro sarà la capacità o meno di far fronte all’impatto dei cambiamenti climatici e degli eventi naturali estremi. A fronte di un contributo alle emissioni inquinanti globali stimato in solo 4% del totale, il continente africano è il luogo dove gli effetti delle variazioni dei modelli climatici si avvertono maggiormente. Con una temperatura di 1,34 gradi superiore alla media, il 2019 è stato il terzo anno più caldo degli ultimi centodieci, da quando, cioè, nel continente sono disponibili le serie storiche dei dati meteorologici. I dieci anni più caldi registrati in Africa, secondo i dati dell’Agenzia governativa statunitense che si occupa di meteorologia e climatologia (Noaa), si sono tutti verificati nell’ultimo quindicennio. Le conseguenze di queste variazioni sono molteplici e particolarmente evidenti soprattutto nella fascia tropicale ed equatoriale, come dimostra il ripetersi di eventi naturali estremi. Se può risultare complesso valutare l’ampiezza dell’impatto economico dei cambiamenti climatici in corso, più immediato è invece comprendere che a soffrire maggiormente per i costi umani, sociali ed economici associati alla crescente frequenza e intensità delle catastrofi sono i Paesi e le comunità già fragili e vulnerabili, a causa soprattutto del peso che in essi riveste il settore primario sulla formazione complessiva della ricchezza nazionale. L’agricoltura è infatti colpita in modo diretto dalle catastrofi naturali e cambiamenti climatici, che possono poi arrestare gli altri motori della crescita. La siccità del 2016-2017 in Somalia, per esempio, ha causato perdite alla produzione agricola e nel bestiame che hanno determinato una decelerazione della crescita del prodotto interno lordo dell’1 per cento. La stagione dei cicloni del 2018-2019 in Africa australe ha provocato un livello di danni senza precedenti, originati in larga parte dal ciclone Idai abbattutosi soprattutto in Mozambico e Zimbabwe, con inondazioni diffuse che hanno coinvolto quasi un milione di persone. Le perdite per il Mozambico si sono tradotte in un rallentamento della crescita al 2,5% nel 2019 rispetto a una stima precedente del 4,7%. Nei Paesi dell’Africa, le stime più prudenti della Banca africana di sviluppo (AfDB) sui danni diretti causati dalle catastrofi naturali alla sola generazione di energia e alle infrastrutture di trasporto si attestano a 1,8 miliardi di dollari ogni anno, mentre le interruzioni delle forniture elettriche costano alle famiglie e alle imprese almeno 19 miliardi all’anno. Più complesso è il calcolo quando la stima deve allargarsi alle conseguenze indirette dei cambiamenti climatici sulle strutture economiche e sociali. Per esempio, la maggiore pressione sulle risorse naturali locali potrebbe generare nuove problematiche legate alla sicurezza, aumentare ulteriormente la spinta migratoria, minacciare la stabilità dei trasporti e in generale la tenuta stessa dei servizi essenziali. [SEGUE]
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    Med Dialogues, il programma della sesta edizione

    AFRICA - La sesta edizione della Conferenza Rome MED – Mediterranean Dialogues, promossa a partire dal 2015 dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’ISPI, si tiene quest’anno in formato digitale e prevede oltre 40 eventi virtuali dal 25 novembre al 4 dicembre 2020. La conferenza si apre mercoledì 25 novembre con un intervento su piattaforma web di Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e di Giampiero Massolo, Presidente ISPI.  Chiude i MED-Dialogues venerdì 4 dicembre il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. La Conferenza vede la partecipazione di esponenti delle maggiori organizzazioni internazionali, accademici, imprenditori nonché studiosi ed esperti da tutto il mondo, con oltre 40 leader politici tra Presidenti, Primi Ministri e Ministri di diverse realtà internazionali. Partecipano tra gli altri: Sergey Viktorovich Lavrov, Ministro degli Affari Esteri, Russia;  Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per gli Affari Economici e Monetari;  Ylva Johansson, Commissario Europeo per gli Affari Interni; Mohammad Javad Zarif, Ministro degli Affari Esteri, Iran; il Principe Faisal Bin Farhan Al Saud, Ministro degli Affari Esteri, Arabia Saudita; Subrahmanyam Jaishankar, Ministro degli Affari Esteri, India; Ahmed Maitig, Vice-Presidente del Consiglio Presidenziale Libico, GNA, Libia; Ayman Safadi, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri e degli Espatriati, Giordania; Riyad al Malki, Ministro degli Affari Esteri e degli Espatriati, Palestina; Othman Jerandi, Ministro degli Affari Esteri, delle Migrazioni e dei Tunisini all’estero, Tunisia; Anwar Gargash, Ministro di Stato per gli Affari Esteri, Emirati Arabi Uniti;  Nickolay Mladenov, Coordinatore Speciale ONU per il Processo di Pace in Medio Oriente; Ján Kubiš, Coordinatore Speciale ONU per il Libano; Mohammad Sanusi Barkindo, Segretario Generale OPEC.  MED Dialogues 2020 - si legge in una nota - intende, pur in un’epoca di pandemia, mettere a punto una “agenda positiva” per il Mediterraneo, elaborando possibili soluzioni condivise ai rischi sanitari, economici e politici che potrebbero dimostrarsi più gravi e pesanti rispetto al resto del mondo. Tra i temi strategici al centro del dibattito le principali sfide per la sicurezza, la difficile gestione del fenomeno migratorio in un periodo di pandemia, il destino delle giovani generazioni, la rivoluzione nel mondo dell’energia, le opportunità poste dalla transizione verso un’economia verde e sostenibile, il ruolo strategico delle donne nell’area mediterranea e il loro contributo alla crescita sociale ed economica. Strategica per l’area mediterranea è senza dubbio anche la riflessione sul partenariato euro-mediterraneo, sul ruolo della Nato nonché sulle strategie nell’area di Paesi come Stati Uniti, Paesi del Golfo, Russia, Cina, India e Giappone.  A rafforzare il contributo di idee e proposte sono stati organizzati nei mesi scorsi 28 incontri in modalità digitale con personalità internazionali di altissimo livello per discutere la realtà di Paesi chiave dell’area come Siria, Libia, Israele, Palestina, Yemen e Iran. Al centro del dibattito anche temi strategici come, tra gli altri, il ruolo dell’Europa, l’energia verde e le migrazioni.
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    Bezos a sostegno di start-up finanziaria africana

    AFRICA - Jeff Bezos ha accettato di sostenere la società di tecnologia finanziaria focalizzata sull’Africa, Chipper Cash, facendone in questo modo il suo primo investimento su una start-up legata al continente. Il venture capital fund di Bezos, la Bezos Expeditions, ha sostenuto il finanziamento guidato da Ribbit Capital, che ha raccolto 30 milioni di dollari per questa società con sede a San Francisco. Il sostegno di Bezos a Chipper Cash consentirà “di ampliare la suite di prodotti dell’azienda attraverso l'inclusione di più soluzioni di pagamento aziendali, opzioni di scambio di criptovalute e servizi di investimento”, ha riferito la società in una nota. Chipper Cash consente trasferimenti di denaro mobile istantanei in Africa e all’estero e utilizzerà i fondi per l'espansione nei Paesi che annuncerà nel 2021. L'azienda ha 3 milioni di utenti sulla sua piattaforma in Ghana, Uganda, Kenya, Tanzania, Rwanda, Nigeria e Sudafrica, ed elabora una media di 80.000 transazioni al giorno, secondo la stessa nota. [MS]
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    “Alma Mater con l’Africa”: una webconference da...

    AFRICA - Raccontare la ricchezza, la complessità e l’importanza strategica delle relazioni con il continente africano per l’Università di Bologna: è questo l’obiettivo dell’evento online “Alma Mater con l’Africa – progetti e partnership per l’innovazione e lo sviluppo sostenibile” che avrà luogo il prossimo 27 novembre a partire dalle ore 18:00. L’iniziativa è inserita nell’ambito della Notte Europea Dei Ricercatori 2020, dedicata quest'anno alle soluzioni che la ricerca può fornire per rispondere ai 17 obiettivi dell’Agenda 2030, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e condivisa a livello globale. L’incontro - qui il link per registrarsi https://eventi.unibo.it/almamater-con-africa-2020 - inizierà alle 18:05 con il webtalk intitolato “Africa: uno sguardo sul continente fuori dagli stereotipi” dove si affronteranno i temi delle sfide emergenti, trend economici, ruolo strategico dell’Università per l’innovazione in Africa. Tra i relatori Giuseppe Mistretta, Direttore Africa Sub-Sahariana del Ministero degli Esteri, Jean Leonard Touadi, presidente del Centro Relazioni con l’Africa (CRA) della Società Geografica Italiana, Giovanni Ottati, presidente di Assafrica e Mediterraneo, associazione di Confindustria, ma anche Fabio Santoni, consulente sull’Africa per le aziende, e Alessandra Scagliarini, Prorettrice alle relazioni internazionali dell’Università di Bologna, moderati da Massimo Zaurrini, direttore di Africa e Affari/InfoAfrica.  Alle 19.20, poi si terrà la premiazione della StartUp vincitrice del Prize StudENT for Africa I edizione e la presentazione della nuova edizione 2020/2021. Mentre dalle 19.45 in poi una speciale Tavola Rotonda permetterà di conoscere nel dettaglio i progetti dell’Università di Bologna in Africa e con l’Africa. Un incontro ricco di testimonianze  per avere un quadro della varietà e complessità degli approcci adottati dall’Università di Bologna in progetti e ricerche in paesi Africani. Sarà possibile collegarsi alla diretta live anche dallo stand virtuale dedicato all'evento, accedendo al sito della Notte dei ricercatori, che vi invitiamo a visitare per consultare il ricco programma di iniziative. Per registrarsi all’incontro: https://eventi.unibo.it/almamater-con-africa-2020 .