Africa

“Expo: una promozione integrata del Sistema Italia” (Intervista a Vincenzo De Luca) – 2

Noi esportiamo anche modelli. Il Sistema Italia, lo diciamo spesso, ha sviluppato nel tempo la rete cooperativa, dei consorzi, una realtà come quella delle piccole e medie imprese che in Africa si sposa benissimo con molte situazioni locali.
In diversi paesi africani abbiamo avuto esperienze interessanti con la cooperazione e le piccole e medie imprese proprio perché viste come un modello più adatto alle necessità di sviluppo. Naturalmente però non è semplice trasferire modelli; un distretto industriale è un’esperienza a suo modo irripetibile, vista la peculiarità con cui questa è stata realizzata in Italia, con l’interazione tra imprese, università, scuole tecniche… Quello che sicuramente dobbiamo rafforzare è la capacità delle nostre piccole imprese di mettersi in rete, e in questo senso anche lo sviluppo dei contratti di rete può aiutare molto ad accrescere la capacità di esportazione.
Poi c’è bisogno del sostegno della promozione e su questo punto il piano straordinario dei 261 milioni di euro servirà anche a far crescere proprio le Pmi che hanno un potenziale di export inespresso.
L’Africa è un territorio sul quale stiamo operando con più forza negli ultimi due-tre anni (ricordo le visite del presidente Renzi in Mozambico, Angola e Congo) avvalendoci di alcuni grandi soggetti che in quel continente sono protagonisti, a cominciare dall’Eni, che è la prima azienda petrolifera in Africa.

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    AFRICA - Vantaggi reciproci e “Africa agli africani”: l’approccio della Turchia alla cooperazione con il continente africano è stato così riassunto da Nur Sagman, direttrice generale Africa occidentale e centrale del ministero degli Affari esteri turco, intervistata dall’agenzia Anadolu in occasione della Giornata dell’Africa 2022. Sagman ha ricordato di quando, nel 2002, la Turchia contava appena 12 ambasciate in tutta l’Africa: “Oggi ce ne sono 43” ha detto, ricordando il “potenziale incredibile” dell’Africa “sia in termini di popolazione che di terreno agricolo utilizzabile” e annunciando che “presto” il numero delle ambasciate salirà a 44, con l’apertura di un’ambasciata in Togo. Dopo aver sottolineato l’importanza di una narrativa più efficace sul continente, volta a distruggere stereotipi e “idee sbagliate”, Sagman ha detto che l’errore di fondo nell’approccio all’Africa è che “continuiamo a qualificare l’Africa in relazione ai problemi ereditati dal passato”. “Anche l’Africa mostra lo stesso interesse per la Turchia: attualmente, 37 Paesi del continente africano hanno ambasciate in Turchia. Questo numero salirà presto a 38” ha detto Sagman, ricordando come funziona il sistema turco in Africa: Ankara è presente con molte istituzioni e organizzazioni come Tika (Agenzia turca di cooperazione e coordinamento), Maarif educational foundation, la Mezzaluna rossa turca, l’Agenzia anadolu e la Turkish airlines. “Oltre a buone relazioni bilaterali, la Turchia ha anche un’importante cooperazione strutturale con i paesi africani. Non molto tempo fa abbiamo organizzato l’Africa partnership summit. Nonostante la pandemia, il vertice ha raccolto un’affluenza molto forte, all’evento di Istanbul hanno partecipato 16 capi di stato e di governo, 100 ministri e 25 ministri degli Esteri”. Relativamente alla tipologia di approccio all’Africa, Sagman ha detto che “la Turchia non interviene mai negli affari interni dei paesi africani, si mette sempre al fianco della gente. In alcuni paesi vengono orchestrati colpi di stato e imposte sanzioni ma la Turchia cerca di stare con i popoli, senza interferire negli affari interni” ha detto. Negli ultimi 14 anni sono stati erogati aiuti per un valore di 2,2 miliardi di dollari e il volume del commercio turco-africano è elevato, 25,4 miliardi di dollari nel 2021 con l’obiettivo di raggiungere i 50 miliardi di dollari entro i prossimi anni. [ASB]
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    Università Cattolica a sostegno start-up africane

    AFRICA - Sono 38 le nuove startup e Pmi africane sostenute dall’acceleratore promosso dall’Università Cattolica di Milano con E4Impact Foundation. L’E4Impact Accelerator, questo il nome dell’acceleratore, è un programma implementato dalla Fondazione e finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). La nuova fase, si legge in un comunicato, è stata appena inaugurata a Nairobi, in Kenya, e coinvolge 26 startup accelerate e 12 incubate.  I principali settori in cui operano le 26 imprese accelerate sono quello dell’agri processing – ossia la lavorazione e trasformazione di prodotti provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura, dall'allevamento o dalla pesca - della sostenibilità e del manufactoring. A seguire il Tech e quelle attive nel fashion&design e nella pelletteria. Le 12 startup incubate, invece, operano in ambito fintech, B2B Saas, nel settore energetico, agricolo e della trasformazione della frutta.  E4Impact Accelerator è stato lanciato nel 2018 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con la Fondazione E4Impact - impegnata nella promozione di programmi di imprenditoria a forte impatto sociale in Africa - grazie al contributo di Aics, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di startup e Pmi locali attraverso attività di formazione personalizzate, sostegno nell’accesso ai mercati e networking per facilitare l’incontro delle imprese con investitori africani e internazionali e aziende italiane. Nel dettaglio, si tratta di un programma della durata di un anno che mira a supportare le startup favorendo l’attività di training, partnership con imprese italiane, accesso ai mercati italiani, presenza nei social media, uffici a Nairobi, servizi professionali (legali, contabilità, ecc.), seed grants e supporto nel fund-raising. “Siamo felici di poter continuare a supportare la nascita e la crescita di startup e imprese in Africa”, racconta Mario Molteni, Ceo di E4Impact e Delegato del Rettore ai Rapporti con le Imprese dell’Università Cattolica. “Il supporto all’imprenditoria, in particolare in un territorio complesso come quello africano, è ancor più importante soprattutto in un momento come questo, dove alle difficoltà generate dalla diffusione della pandemia sono seguite quelle determinate dall’avvio del conflitto in Ucraina che, come ha rilevato un recente studio della Banca Mondiale, si aggiunge ai fattori che frenano la ripresa”, come l’aumento dei prezzi delle materie prime, dei beni di prima necessità e dei combustibili, oltre all’inasprimento delle condizioni finanziarie globali e la contrazione dei flussi di capitali esteri alla regione. “Grazie al nostro lavoro e con il sostegno dei nostri partner - prosegue Molteni - vogliamo dare il nostro contributo per invertire questo trend e consentire ai nostri partner di poter continuare a crescere, creare lavoro e generare valore”. [MS]