Burkina Faso

Liberato il primo ministro, ultimatum ai golpisti

BURKINA FASO – Il primo ministro del governo di transizione Isaac Zida è stato liberato stamani dai golpisti che lo sequestravano nel palazzo presidenziale dal 17 settembre.

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Ultimi articoli della sezione Africa Occidentale

  • AfricaNiger Free

    Presidente del Niger Issoufou nominato leader dell...

    Mahamadou Issoufou, dimissionario presidente del Niger, ha vinto il primo premio africano per la leadership della Mo Ibrahim Foundation.

    Lo riferiscono tutti i media continentali, precisando che Issoufou ha ricevuto il Premio Mo Ibrahim 2020 per aver affrontato “sfide apparentemente insormontabili”, che vanno dalla povertà profonda al jihadismo e alla desertificazione.

    Nonostante questi problemi persistenti, “Issoufou ha guidato il suo popolo su un sentiero di progresso”, ha affermato nella motivazione il presidente della commissione per i premi Festus Mogae, che è anche un ex presidente del Botswana.

    “Oggi, il numero di nigerini che vivono al di sotto della soglia di povertà è sceso al 40 per cento, dal 48 per cento di dieci anni fa”, afferma il comunicato.

    “Nonostante le sfide ancora aperte, Issoufou ha mantenuto le sue promesse al popolo nigerino e ha aperto la strada a un futuro migliore”.

    Issoufou, 68 anni, si dimetterà il mese prossimo dopo 10 anni in carica. La sua decisione di dimettersi dopo due mandati ha consentito al Niger di avere la prima transizione democratica tra leader eletti da quando il Paese è diventato indipendente dalla Francia più di 60 anni fa.

    Il successore di Issoufou, nonché suo braccio destro, Mohamed Bazoum, ha vinto il ballottaggio il mese scorso, sebbene i risultati siano stati contestati dall’opposizione. Il Premio Ibrahim per il successo nella leadership africana si basa sui principi di un governo sano, rispetto dei limiti di mandato e elezioni democratiche.

    Il premio viene dato dal 2007 dalla Fondazione Mo Ibrahim, creata dal magnate delle telecomunicazioni britannico-sudanese Mo Ibrahim.

    Issoufou è il sesto destinatario – il premio non veniva infatti assegnato da alcuni anni a causa della mancanza di un vincitore adatto. I vincitori del passato includono l’ex presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf e il combattente dell’apartheid ed ex presidente sudafricano Nelson Mandela, entrambi premi Nobel per la pace.

    I vincitori ricevono 5 milioni di dollari distribuiti in 10 anni e poi una dotazione a vita di 200.000 dollari.

    In una dichiarazione su Twitter, Issoufou ha ringraziato la Mo Ibrahim Foundation e ha affermato di considerare il premio un “incoraggiamento a continuare a pensare e ad agire per promuovere i valori democratici e il buon governo, non solo in Niger ma anche in Africa e nel mondo”.

    Il Niger è la nazione più povera del mondo, secondo il parametro di sviluppo umano delle Nazioni Unite, e sta lottando con una crescita della popolazione in forte aumento. Sta anche combattendo due insurrezioni jihadiste che hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle loro case.

  • Senegal Free

    Sonko, dopo le proteste inizia una settimana incerta

    SENEGAL - Oggi comincia la mobilitazione di tre giorni indetta in tutto il Senegal dalla piattaforma Aar sunu democratie. Dopo un fine settimana di calma apparente e grande nervosismo, scandito da appelli andati a vuoto al presidente Macky Sall, affinché prendesse la parola, nella tarda serata di ieri è arrivato un segnale distensivo. 

    Il pubblico ministero Serigne Bassirou Guèye ha revocato la custodia per il leader dell’opposizione Ousmane Sonko e le sue guardie del corpo, custodia scattata mercoledì in relazione all’accusa di disturbo dell’ordine pubblico e partecipazione a una manifestazione non autorizzata. Le guardie del corpo sono state rimesse immediatamente in libertà, mentre Sonko deve comparire oggi alle 11 davanti al decano dei giudici. Un suo possibile rilascio dovrebbe dipendere dall’esito di questo confronto.

    Questa revoca, sostengono vari osservatori, dovrebbe essere il preludio per un rilascio su larga scala di buona parte dei manifestanti arrestati.

    Un secondo segnale, non di lettura immediata ma comunque rilevante nella complessa cornice politica e sociale senegalese, è rappresentato dalle comunicazioni arrivate dai capi religiosi. I califfi che guidano le confraternite religiose del Paese, attraverso il portavoce del giorno Serigne Mansour Sy, hanno fatto sapere di avere parlato con il presidente, che questi li avrebbe attentamente ascoltati spiegando le ragioni del suo silenzio. “Una consultazione franca, egualitaria, indulgente e essenziale… Non è mai troppo tardi”, ha detto. Macky Sall non ha parlato ma starebbe lavorando anche lui per una soluzione negoziale.

    Non è scontato che questa modalità obliqua di intervento da parte del presidente riesca a attutire l’onda d’urto innescata dalla protesta che infiamma ormai da giorni il Senegal. L’hashtag #FreeSenegal, lanciato dagli utenti di internet in Senegal dopo l’arresto di Sonko, ha superato il milione di utilizzi: sono stati postati quasi 1,3 milioni di tweet in 2 giorni.

    La tensione resta alta. Le vittime accertate degli scontri sono salite a 5 dopo la notizia del decesso di un adolescente colpito a Diaobé, nel sud del Senegal, sabato. In seguito al contestato intervento del ministero dell’Interno, Antoine Felix Abdoulaye Diome, che venerdì ha promesso di utilizzare “tutti i mezzi necessari per un ritorno all’ordine”, il movimento Aar sunu democratie, ossia movimento per la difesa della democrazia, che riunisce esponenti delle associazioni e dell’opposizione, ha indetto tre giorni di mobilitazione pacifica in tutto il Paese, a partire da oggi.

    Il divieto di circolazione per moto e motorini è stato dunque prolungato fino alle 21 di mercoledì e i ministeri dell’Educazione e quello del Lavoro e della Formazione professionale hanno annunciato la chiusura delle scuole, per ragioni di sicurezza, per l’intera settimana.

    Dakar è blindata. Sono stati visti carri armati confluire verso il Plateau, il quartiere centrale della capitale, dove si trovano il tribunale e gli altri palazzi delle istituzioni. Nei supermercati ieri sono state registrate lunghe file: in una situazione di incertezza, chi ne ha la possibilità ha fatto provviste.

    Ieri è stata diffusa inoltre una comunicazione congiunta delle ambasciate dei Paesi aderenti all’Unione Europea, a cui si sono unite quelle di Canada, Corea del Sud, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera, in cui si esprime apprensione e si auspica una soluzione pacifica, in linea con la storia e la vocazione del Paese. “Facciamo appello alla moderazione, a evitare la violenza, alla protezione delle persone e dei beni, così come a un ripristino pacifico della calma e del dialogo”.

    Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha espresso sabato “la propria preoccupazione di fronte agli avvenimenti in Senegal, la perdita di vite umane e i danni materiali”, condannato “gli atti di violenza e saccheggio e ogni inclinazione alla sediziosità”, e ribadito “il suo attaccamento a una soluzione di tutte le crisi e tensioni africane con mezzi pacifici, dialogo, nel rispetto dell’ordine, della pace civile e dello stato di diritto”.

    La Commissione Ecowas, dopo aver condannato le violenze, ha invitato “tutte le parti a esercitare moderazione e mantenere la calma” e le autorità, in particolare, a “allentare le tensioni e garantire la libertà di manifestare pacificamente, in conformità con le leggi in vigore”. [SR]

  • Costa Avorio Free

    Elezioni parlamentari, voto nella calma relativa

    COSTA D'AVORIO - Sette milioni e mezzo di elettori ivoriani sono stati chiamati sabato 6 marzo ad eleggere i loro deputati. Sono 254 i posti da riempire in queste elezioni parlamentari. 

    Dopo un’elezione presidenziale segnata dalla violenza politica e dal boicottaggio dell’opposizione, le elezioni si sono svolte in un’atmosfera tranquilla: lo riferiscono i media locali e internazionali.

    Secondo le prime tendenze comunicate fino ad ora dalla Commissione elettorale indipendente (Cei), il Rassemblement des houphouëtistes pour la démocratie et la paix (Rhdp), la coalizione del presidente Alassane Dramane Ouattara, è in testa in diversi distretti e comuni del Paese. 

    La proclamazione dei risultati definitivi è attesa per oggi a mezzogiorno circa.

    Il partito al potere è quindi ancora in vantaggio sull’opposizione e sui candidati indipendenti. L’attuale presidente dell’Assemblea Nazionale, Amadou Soumahoro, mantiene il suo posto a Séguéla. A Boundiali, il ministro Mariétou Koné del Rhdp è uscito vincitore. 

    Anche i ministri Koné Bruno Koné e Coulibaly Issa del Rhdp sono usciti vincitori. Il ministro Touré Mamadou, il deputato uscente di Daloa, ha nuovamente vinto il ticket per l’emiciclo. Kobénan Kouassi Adjoumani ha vinto a Tanda sempre per conto del Rhdp. L’opposizione ha strappato una vittoria importante con Jean-Louis Billion a Dabakala, come a Méagui dove ha avuto la meglio la lista dell’alleanza tra il Partito democratico di Costa d’Avorio (Pdci) di Henri Konan Bedie, fuoriuscito dall’Rhdp, e la nuova piattaforma Eds (Insieme per la democrazia e lo sviluppo) filo Laurent Gbagbo, l’ex presidente scagionato dalla Corte penale internazionale ma tuttora in Belgio impossibilitato a tornare.

    Tra le principali missioni di osservazione che hanno seguito l’affluenza alle urne, l’iniziativa Indigo ha pubblicato ieri le sue conclusioni sullo svolgimento di queste elezioni legislative. L’ong aveva dispiegato 500 persone in 1429 seggi elettorali. Nel complesso, riferisce, il voto è andato bene, ma sono stati registrati 190 incidenti, che vanno dal furto delle urne ai guasti delle tavolette biometriche nei seggi elettorali. Indigo ha espresso preoccupazione per le dichiarazioni fatte dai candidati e dai partiti politici prima dell’inizio dell’annuncio dei risultati da parte della Commissione elettorale indipendente. [VGM]

  • Mauritania Free

    Nasce una banca per le imprese femminili

    MAURITANIA - Una banca dedicata alle imprese femminili è stata inaugurata la scorsa settimana a Nouakchott, capitale della Mauritania, alla presenza del ministro del Commercio, dell’Industria e del Turismo, Naha Mint Hamdi Ould Mouknass. L’inaugurazione fa parte delle iniziative organizzate dall’Unione Imprese delle Donne in occasione dell’8 marzo, giornata internazionale della donna. La responsabile del progetto presso il ministero degli Affari sociali, dell’infanzia e della famiglia, Lalla Fatma Mint Sadegh Ould El Arby ha affermato che le questioni di interesse per le donne e la tutela dei loro diritti sono al centro di le preoccupazioni del Presidente della Repubblica, Mohamed Ould Cheikh El Ghazouani. Come riferisce l’agenzia stampa ufficiale Ami, secondo El Arby il Dipartimento per gli affari sociali, l’infanzia e la famiglia sta esaminando l’esecuzione di un ambizioso programma per promuovere le imprese femminili e consentire l’emancipazione economica delle donne, accogliendo favorevolmente gli sforzi compiuti dall’Unione in questa iniziativa che costituirà, ha affermato, un pilastro dell’economia nazionale grazie all’effettiva partecipazione delle donne allo sviluppo. Khatou Cheikh Dah Tolba, presidente dell’Unione delle imprese femminili, ha affermato che il suo sindacato, che riunisce 30.000 donne, mira innanzitutto a consentire alle donne mauritane di contribuire in modo efficace e serio allo sviluppo dell’economia nazionale. [CC]
  • Costa Avorio Free

    Sabato alle urne per le elezioni parlamentari

    COSTA D'AVORIO - Si è conclusa alla mezzanotte di ieri la campagna elettorale per le elezioni parlamentari in programma domani, sabato 6 marzo, in Costa d’Avorio. Fonti di InfoAfrica nella capitale economica, Abidjan, hanno riferito che la campagna elettorale si è svolta a grandi linee nella calma, con alcuni casi isolati di violenze. Tra questi la distruzione di cartelloni promozionali, l’aggressione di un sostenitore di una parte politica, le pressioni su un candidato costretto a fuggire nel dipartimento di Adzope. Se il clima è decisamente meno teso rispetto alle elezioni presidenziali del 30 ottobre scorso, c’è grande vigilanza per il timore che possano scoppiare episodi violenti domani, il giorno del voto, e nei giorni successivi. La grande sfida si gioca tra i candidati del Rassemblement des houphouëtistes pour la démocratie et la paix (Rhdp), la coalizione del presidente Alassane Dramane Ouattara, e quelli dell’alleanza tra il Partito democratico di Costa d’Avorio (Pdci) di Henri Konan Bedie, fuoriuscito dall’Rhdp, e la nuova piattaforma Eds (Insieme per la democrazia e lo sviluppo) filo Laurent Gbagbo, l’ex presidente scagionato dalla Corte penale internazionale ma tuttora in Belgio impossibilitato a tornare. Sebbene Gbagbo non sia potuto rientrare in patria, gli osservatori lo dicono onnipresente in questa campagna elettorale, in cui si dibatte anche molto sul suo eventuale ritorno in tempi rapidi. Altra alleanza in gara, quella che fa capo a Pascal Affi N’Guessan, leader dell’ala del Fronte Patriottico ivoriano (Fpi) dissidente dal resto del partito fondato da Gbagbo. La posta in gioco di queste elezioni parlamentari è altissima. Esattamente un anno fa, il 5 marzo 2020, il presidente Ouattara aveva annunciato che non si sarebbe candidato per un terzo mandato consecutivo alla guida dello Stato “per lasciare i comandi a una nuova generazione”. Decisione poi rovesciata dopo il decesso del suo delfino e candidato alla successione, Amadou Gon Coulibaly. La terza candidatura di Ouattara ha scatenato un’ondata di proteste, episodi di violenza e la ferma condanna da parte dei pesi massimi della politica ivoriana, tra cui Bedie, Gbagbo, N’Guessan e Guillaume Soro. La rielezione di Ouattara, favorita dal boicottaggio e dall’appello alla disobeddienza civile lanciata dagli oppositori, non è stata riconosciuta dagli oppositori, giunti persino a proclamare autonomamente la fine del mandato di Ouattara. Per questo, N’Guessan e altri leader erano finiti in manette. Alle ultime elezioni legislative, nel dicembre 2016, l’Rhdp all’epoca alleato del Pdci aveva conquistato la maggioranza assoluta con 167 seggi. Mantenere una così ampia maggioranza si preannuncia molto difficile, anche se le liste dei candidati filo-Ouattara sono presenti in tutte le circoscrizioni nazionali. C’è in questa campagna un assente di spicco: il primo ministro Hamed Bakayoko, candidato a Seguela, nel nord, in Francia da due settimane per motivi di salute. [CC]
  • Ghana Free

    Glovo offre collaborazione su gestione rifiuti

    GHANA - Glovo, la piattaforma spagnola specializzata in servizi di consegna a richiesta, ha espresso il proprio interesse a collaborare con il governo di Accra per risolvere le sfide legate alla diffusione dei rifiuti di plastica in Ghana.

    A riportarlo sono i media locali, citando la direttrice generale di Glovo in Ghana, Pearlyn Budu, la quale ha riconosciuto che l'industria alimentare è uno dei maggiori contributori ai rifiuti di plastica.

    "Ci piacerebbe avere opportunità dal governo e aiutare a costruire e sostenere le piccole imprese", ha detto Budu, precisando che la società porta già avanti diversi progetti a impatto sociale incentrati sulla gestione dei rifiuti.

    L'obiettivo, secondo quel che viene riportato, è di estendere l'attività anche allo smaltimento dei rifiuti in plastica.

    Glovo è presente in Africa dal 2018 ed è attualmente operativo in cinque Paesi: oltre al Ghana, anche in Marocco, Kenya, Uganda e Costa d'Avorio. [MV]