Africa

A Torino studiosi a confronto su urbanizzazione in Africa e strategie

AFRICA – L’urbanizzazione, l’aumento della popolazione e gli effetti combinati di questi fenomeni saranno al centro di un’iniziativa a margine del Terzo Forum Mondiale sullo Sviluppo Economico Locale, ospitato in questi giorni a Torino. In sintonia con l’evento, il Centro Piemontese di Studi Africani, con la collaborazione dell’Associazione per gli Studi Africani in Italia, organizza a partire da oggi un convegno interdisciplinare sul tema “L’Africa delle città”.

La conferenza prevede la partecipazione di relatori di fama internazionale, provenienti da aree disciplinari eterogenee come quelle storiche, antropologiche, economiche, geografiche, urbanistiche, politologiche e giuridiche.

Lo sviluppo urbano è una delle principali trasformazioni che il continente africano sta vivendo negli ultimi decenni. Secondo un rapporto del 2014 di UN-Habitat (“African Urbanization”, Harvard International Review, 35(3)Winter 2014), l’Africa è il continente a più rapida urbanizzazione del mondo, con un tasso di crescita della popolazione urbana del 3,6% annuo, il doppio della media mondiale. Oggi, il 40% della popolazione africana vive in un contesto urbano, ma entro il 2030 questa percentuale salirà oltre il 50%. Molto spesso le realtà in crescita sono megalopoli multietniche, al centro di flussi materiali e simbolici di scala globale, luoghi di scambi – economici, migratori e culturali – che trasformano incessantemente sia lo spazio sia il tessuto sociale urbano. Nascono new towns e gli slums accolgono il 70% della popolazione urbana, mentre il confine fra aree metropolitane e zone rurali si fa sempre più confuso.

Questi cambiamenti caotici e spesso contraddittori pongono problemi inediti di governance e di gestione dello spazio e dei beni pubblici. La conferenza internazionale “L’Africa delle città” propone quindi una sfida: ripensare l’idea di Africa, abbandonare gli stereotipi negativi e le visioni riduzioniste, così da esplorare le complessità e le opportunità, ma anche i limiti e le contraddizioni, di un continente che avrà un ruolo sempre più importante nel mondo globalizzato.

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    Afdb finanzia ricerca per favorire inclusione digitale...

    AFRICA - La Banca africana di sviluppo (Afdb) ha approvato due sovvenzioni per due progetti di ricerca che puntano ad aumentare l'accesso delle donne africane a una gamma di servizi finanziari digitali, inclusi prestiti e microassicurazioni. Le sovvenzioni, rispettivamente di 1 milione di dollari e di 300.000 dollari, saranno erogate attraverso l'Africa Digital Financial Inclusion Facility, un veicolo di finanziamento misto supportato dalla Banca, a due società di tecnologia finanziaria, Pula Advisors Kenya Ltd. e M-KOPA Kenya Ltd. Pula Advisors utilizzerà il milione di dollari per la ricerca di fattori sociali, culturali ed economici che incidono sull'accesso delle donne contadine alla microassicurazione in Kenya, Nigeria e Zambia. I risultati della ricerca serviranno come base per la progettazione e l'implementazione di prodotti assicurativi incentrati sul genere. Il progetto sarà intrapreso in un arco di tempo di 3 anni. Si prevede che i risultati andranno a vantaggio di 360.000 agricoltori, il 50% dei quali donne, e aumenteranno i raccolti fino al 30%. Ciò aumenterà anche i redditi e migliorerà la sicurezza alimentare domestica e nazionale. M-KOPA utilizzerà il finanziamento di 300.000 dollari per la ricerca che coinvolge 250 donne e 250 uomini nelle contee di Kisumu, Eldoret e Machakos in Kenya. L'azienda valuterà le barriere e le opportunità per l'accesso delle donne ai servizi finanziari digitali e ai programmi di alfabetizzazione finanziaria tramite smartphone e utilizzerà gli approfondimenti della ricerca per progettare un'app di servizi finanziari che sia rilevante per le donne commercianti su piccola scala. Il progetto andrà a beneficio delle donne con accesso limitato o nullo ai servizi finanziari che gestiscono piccole imprese informali. Una volta sviluppata, l'app mobile verrà utilizzata per pilotare piccoli prestiti alle donne commercianti.
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    Presidente del Niger Issoufou nominato leader dell...

    Mahamadou Issoufou, dimissionario presidente del Niger, ha vinto il primo premio africano per la leadership della Mo Ibrahim Foundation.

    Lo riferiscono tutti i media continentali, precisando che Issoufou ha ricevuto il Premio Mo Ibrahim 2020 per aver affrontato “sfide apparentemente insormontabili”, che vanno dalla povertà profonda al jihadismo e alla desertificazione.

    Nonostante questi problemi persistenti, “Issoufou ha guidato il suo popolo su un sentiero di progresso”, ha affermato nella motivazione il presidente della commissione per i premi Festus Mogae, che è anche un ex presidente del Botswana.

    “Oggi, il numero di nigerini che vivono al di sotto della soglia di povertà è sceso al 40 per cento, dal 48 per cento di dieci anni fa”, afferma il comunicato.

    “Nonostante le sfide ancora aperte, Issoufou ha mantenuto le sue promesse al popolo nigerino e ha aperto la strada a un futuro migliore”.

    Issoufou, 68 anni, si dimetterà il mese prossimo dopo 10 anni in carica. La sua decisione di dimettersi dopo due mandati ha consentito al Niger di avere la prima transizione democratica tra leader eletti da quando il Paese è diventato indipendente dalla Francia più di 60 anni fa.

    Il successore di Issoufou, nonché suo braccio destro, Mohamed Bazoum, ha vinto il ballottaggio il mese scorso, sebbene i risultati siano stati contestati dall’opposizione. Il Premio Ibrahim per il successo nella leadership africana si basa sui principi di un governo sano, rispetto dei limiti di mandato e elezioni democratiche.

    Il premio viene dato dal 2007 dalla Fondazione Mo Ibrahim, creata dal magnate delle telecomunicazioni britannico-sudanese Mo Ibrahim.

    Issoufou è il sesto destinatario – il premio non veniva infatti assegnato da alcuni anni a causa della mancanza di un vincitore adatto. I vincitori del passato includono l’ex presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf e il combattente dell’apartheid ed ex presidente sudafricano Nelson Mandela, entrambi premi Nobel per la pace.

    I vincitori ricevono 5 milioni di dollari distribuiti in 10 anni e poi una dotazione a vita di 200.000 dollari.

    In una dichiarazione su Twitter, Issoufou ha ringraziato la Mo Ibrahim Foundation e ha affermato di considerare il premio un “incoraggiamento a continuare a pensare e ad agire per promuovere i valori democratici e il buon governo, non solo in Niger ma anche in Africa e nel mondo”.

    Il Niger è la nazione più povera del mondo, secondo il parametro di sviluppo umano delle Nazioni Unite, e sta lottando con una crescita della popolazione in forte aumento. Sta anche combattendo due insurrezioni jihadiste che hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle loro case.

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    Uno strumento online per sostenere le PMI agricole

    AFRICA - L’Alleanza per la rivoluzione verde in Africa (AGRA) ha lanciato una piattaforma online rivolta alle piccole e medie imprese che operano nel settore agricolo per facilitare loro l'accesso a fondi e finanziamenti.

    A darne notizia sono i media specializzati, dai quali si apprende che lo strumento - denominato SME Resource Bank - è una componente dell'AgriBusiness Deal Room e si presenta come un archivio virtuale di materiali guida per aiutare gli imprenditori a preparare e ottimizzare le loro relazioni con gli investitori.

    Secondo le informazioni rese note, l'Agribusiness Deal Room è una piattaforma online di matchmaking nell'ambito dell'Africa Green Revolution Forum (AGRF), che riunisce quasi 4.000 soggetti per facilitare partenariati e  investimenti nel settore agricolo in Africa.

    L'Agribusiness Deal Room è fornita da un consorzio di partner, tra cui figurano la Banca africana di sviluppo (AfDB), il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), la Società finanziaria internazionale (IFC) del gruppo della Banca mondiale, l'agenzia statunitense USAID, KPMG, Rockefeller Foundation e il World Economic Forum.

    Pe approfondire è possibile visitare la pagina dedicata cliccando qui. [MV]

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    Covid-19: quasi 4 milioni i casi in Africa

    AFRICA - E’ di quasi 4 milioni il numero di casi confermati di COVID-19 in Africa.

    Lo ha riferito l'African Center for Disease Control and Prevention (Africa CDC) precisando che domenica sera i positivi avevano raggiunto quota 3.958.121.

    “I paesi africani devono affrontare diverse sfide in quanto hanno un disperato bisogno di vaccini e allo stesso tempo la nostra gente ha iniziato ad affrontare quella che viene chiamata stanchezza pandemica. Lo facciamo da un anno e la gente inizia a stancarsi” ha avvertito domenica il direttore del CDC africano John Nkengasong.

    Il direttore del CDC ha sottolineato la necessità di continuare a rispettare rigorosamente le misure precauzionali nel settore della salute pubblica.

    Il bilancio continentale delle vittime della pandemia è di 105.561, mentre 3.536.160 pazienti in tutto il continente si sono ripresi dalla malattia, secondo Africa CDC.

    I paesi africani più colpiti in termini di numero di casi positivi confermati sono Sudafrica, Marocco, Tunisia, Egitto ed Etiopia, ha affermato l'agenzia.

    Il Sudafrica ha perso 50.647 vite a causa della malattia, il bilancio più pesante tra i paesi africani, seguito da Egitto (10.954) e Marocco (8.676), secondo i dati dell'Africa CDC.

    Con i suoi 1,3 miliardi di abitanti sparsi in 54 paesi, l’Africa continua ad essere il continente meno colpito dalla pandemia a livello sanitario almeno.

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    Dal debito allo sviluppo, la proposta di Link2007 al...

    AFRICA - Release G20 è un iniziativa di Link2007 volta ad affrontare con praticità e in maniera originale la questione del debito che grava sui Paesi più poveri. L’iniziativa, non a caso lanciata l’anno della presidenza italiana del G20, vuole creare un meccanismo flessibile e virtuoso per la riduzione del debito, creando pratiche di sviluppo sostenibile in un’ottica di rilancio della cooperazione internazionale. Dell’iniziativa ha riferito oggi con un lungo articolo Oltremare, magazine dell’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo. Link2007, associazione di coordinamento che raggruppa importanti e storiche Organizzazioni non governative italiane, ha scelto di non cavalcare lo slogan della “cancellazione del debito” ma propone un approccio che prevede una totale o parziale riduzione del debito tramite la creazione di cosiddetti Sdgs Fund, un fondo di contropartita in valuta locale finalizzato allo sviluppo sostenibile creato dal paese debitore. L’obiettivo è ambizioso: promuovere il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite da parte dei Paesi più fragili che fronteggiano problematiche “nuove”, come crisi economica causata dalla pandemia, ed antiche, come il debito che grava sulla crescita economica e sullo sviluppo. Fragilità strutturali, le definisce Link2007, che sono originate da disuguaglianze e sottosviluppo. L’intenzione è quella di favorire investimenti sostenibili a medio e lungo termine in strutture e servizi resilienti, sia su iniziativa pubblica coinvolgendo la società civile, sia con incentivi per il settore privato. In sostanza Link2007 propone la costruzione di un meccanismo dove a fronte di una ristrutturazione del debito si creerebbe un fondo con i Paesi che ridurrebbero la spesa pubblica per il servizio del debito in cambio dell’impegno a investire, nelle proprie economie, l’equivalente in valuta locale, in tempi da concordare. Una proposta che, se applicata, permetterebbe a tutti di uscire “vincitori”: il creditore, che otterrebbe maggiori garanzie a fronte di una ristrutturazione sostanziale del debito, ma anche del debitore, che vedrebbe sollevarsi di colpo il gravoso peso del debito e che impedisce di investire liberamente a causa dei doverosi accantonamenti. Una proposta che, ha sottolineato il presidente di Link2007, Roberto Ridolfi, ad Oltremare “permette di programmare e realizzare progetti immediati in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, rafforza l’ownership dei rispettivi Paesi e l’assunzione di responsabilità nella gestione dei fondi e nello sviluppo della capacità amministrativa”. E che, ha aggiunto Ridolfi, “convince più facilmente i creditori a mantenere e rafforzare i rapporti con tali Paesi”. [ASB]