Africa Orientale

Petrolio, Maersk Oil acquisisce partecipazioni in Kenya ed Etiopia

AFRICA ORIENTALE – La compagnia petrolifera danese Maersk Oil ha siglato un accordo con la Africa Oil per acquisire metà delle partecipazioni detenute da quest’ultima in cinque blocchi esplorativi in Etiopia e Kenya.

(202 parole) - 3,90 Euro

Leggi tutto l'articolo

Bloccato
Acquista questo articolo
Singolo articolo

Acquista un singolo articolo per visualizzarne il contenuto

3,90 Euro

Abbonamento Canale

L’abbonamento a un Canale dà diritto a ricevere informazioni quotidiane su un'area geografica o un paese.

da 190 Euro

Abbonamento Area Tematica

L’abbonamento per canale tematico è pensato per chi ha interessi specifici determinati dalla propria attività e non strettamente legati a una precisa area geografica

da 350 Euro

Ultimi articoli della sezione Africa Orientale

  • Etiopia Free

    Azienda locale investe per aumentare produzione agro...

    ETIOPIA - L’azienda agro-alimentare Kiya ha investito una cifra pari a poco più di 10 milioni di dollari per acquistare macchinari necessari a espandere la capacità produttiva di farina, pasta e biscotti presso il suo impianto di Adama, nella regione di Oromia.

    A segnalarlo sono i media specializzati, dai quali si apprende che l’espansione della linea di produzione è in fase di realizzazione.

    Secondo quel che viene riportato, l’impianto sarà pienamente operativo entro un mese e mezzo con la capacità di produrre 2440 quintali di farina, 250 quintali di pasta e 300 quintali di biscotti al giorno.

    L’investimento consentirà di aumentare la capacità di trasformazione industriale di cereali in Etiopia, che attualmente è tra i primi produttori di grano in Africa. [MV]

  • Rwanda Free

    Siglato accordo di cooperazione militare con gli Stati...

    RWANDA - Il governo di Kigali ha siglato un accordo sullo status delle forze armate (SOFA) con gli Stati Uniti d’America al fine di rafforzare la cooperazione militare tra i due Paesi.

    A darne notizia sono i media locali ruandesi, ricordando che il SOFA è l’intesa giuridica tra un Paese e lo Stato straniero che in quel Paese staziona proprie forze armate e chiarisce i termini in base ai quali le truppe di stanza possono intervenire e devono comportarsi.

    Al termine della cerimonia di firma dell’intesa, il ministro degli Affari esteri ruandese Vincent Biruta ha dichiarato che l’intesa “riguarderà il personale statunitense e i contractors statunitensi che potranno essere temporaneamente presenti sul territorio della repubblica del Rwanda in occasione di visite ufficiali, esercitazioni, attività umanitarie e altre attività condivise”.

    Secondo quel che viene riportato, Stati Uniti e Rwanda condividono una lunga tradizione di partenariato in ambito militare che copre diversi settori. Tra le altre attività, gli Stati Uniti forniscono addestramento e altre forme di supporto alle operazioni di peacekeeping del Rwanda. [MV]

  • Sudan Free

    Militari chiedono fine missione Onu in Darfur

    SUDAN - Ha chiesto la fine della missione Onu in Darfur il presidente del Consiglio sovrano del Sudan, Abdel Fattah al-Burhan. Dislocata nella regione occidentale sudanese dal 2007, la Minuad (questa la sigla della missione) dispone al momento di 500 uomini tra caschi blu e poliziotti.  La richiesta si aggiunge ad altre dello stesso tono giunte dalle nuove autorità politiche sudanesi e dovranno essere vagliate dalle Nazioni Uniti che dovrà decidere sul prosieguo della missione alla fine di ottobre.  Sulla fine della missione hanno espresso parere unanime non solo i militari (di cui Burhan è il rappresentante) ma anche la componente civile del governo in carica. Di parere opposto invece diverse espressioni della società civile secondo cui la crisi in Darfur non è ancora stata risolta. [MS]
  • Somalia Free

    Innovazione contro insicurezza alimentare

    SOMALIA - Pubblichiamo un'intervista a Etienne Peterschmitt, Rappresentante della FAO in Somalia. Intervistato dallo stesso ufficio stampa della Fao, Peterschmitt parla del covid-19, del suo impatto sui gruppi vulnerabili e del lavoro dell'Agenzia nel paese. Qual è la situazione attuale in Somalia? La Somalia è un paese in cui è complicato operare anche in tempi normali. L'insicurezza rende difficile raggiungere le persone nelle aree rurali, dove la sicurezza alimentare è estremamente volatile. Oltre alla minaccia del coronavirus, in Somalia molte comunità stanno subendo anche invasioni di locuste e gravi inondazioni nel pieno della principale stagione del raccolto (detta "Gu"). Nel paese il coronavirus è stato individuato per la prima volta a metà marzo e da allora la Somalia ha registrato il più alto numero di casi in Africa orientale. I limiti imposti alla circolazione e al commercio in seguito al virus non solo hanno avuto un impatto sul nostro modo di operare nel paese, ma possono anche incrementare il numero di persone in stato d'emergenza per il cibo e i mezzi di sussistenza. Quali sono i timori nel breve e medio termine in Somalia? A causa della pandemia sono a rischio sia la sopravvivenza delle persone che i loro mezzi di sussistenza, e sono particolarmente preoccupata per l'impatto sui gruppi vulnerabili già alle prese con la fame. Al momento la Somalia sta affrontando la peggiore recrudescenza di locuste degli ultimi decenni e gravi inondazioni stanno colpendo oltre 900.000 persone nel nord e nel sud del paese, con oltre 400.000 sfollate. L'Unità di Valutazione della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione (FSNAU), gestita dalla FAO, già all'inizio del mese ha segnalato che il numero di persone in stato di "crisi" o livelli superiori di insicurezza alimentare acuta dovrebbe triplicare tra luglio e settembre, raggiungendo i 3,5 milioni rispetto all'inizio dell'anno. Il che significa che oltre un quarto della popolazione del paese richiede assistenza umanitaria urgente. Si tratta di oltre il 100% in più rispetto alla media annua delle cifre sulla fame, e del più alto livello di esigenze umanitarie in Somalia dal luglio 2017, quando la grave siccità ha raggiunto il suo culmine. Le rimesse inviate dai parenti che lavorano all'estero sono un'ancora di salvezza per molti somali. Fanno parte dell'economia urbana del paese, in quanto creano posti di lavoro e reddito. Dal momento però che la diaspora somala in altri paesi sta perdendo il lavoro a causa del virus, i flussi di rimesse verso la Somalia sono diminuiti drasticamente e molti somali hanno enormi difficoltà a sbarcare il lunario: la FSNAU prevede un calo del 30-50% di questi flussi. Prevediamo inoltre che le misure adottate in Somalia per arginare la diffusione del COVID-19 comporteranno probabilmente un calo del 20-30% del reddito tra le famiglie urbane povere e degli sfollati all'interno del paese, nonché l'aumento del 20-50% dei prezzi dei prodotti alimentari importati. Parallelamente si prevede che le esportazioni di bestiame diminuiranno dal 30 al 50% a causa del COVID-19 e altri fattori. Il virus si sta diffondendo anche in un momento cruciale per gli agricoltori, in quanto è in corso la stagione principale "Gu" di semina. Stiamo lavorando sodo per garantire che gli agricoltori possano accedere alle sementi e ad altri input per seminare in questa stagione, in modo tale che al momento del raccolto possano disporre di una fonte di cibo e reddito. La FAO ha lanciato un appello umanitario per finanziare la nostra risposta globale alla crisi del COVID-19. In Somalia il finanziamento significherebbe che possiamo mantenere la fornitura di assistenza critica laddove le esigenze erano già elevate, soddisfacendo al contempo le nuove man mano che emergono. In che modo il coronavirus ha avuto conseguenze sugli interventi della FAO in Somalia? Le nostre procedure di pagamento via cellulare, ad esempio, hanno dovuto adattarsi rapidamente al nuovo ambiente operativo, sia per rispettare i limiti alla circolazione che per contribuire agli sforzi per scongiurare la diffusione del virus. Mobile Money è una piattaforma che abbiamo sviluppato negli ultimi due anni con il supporto di USAID: consente di trasferire denaro tramite cellulare, una volta registrati e verificati i beneficiari. Questo permette evitare di doversi recare da un intermediario per ritirare il denaro. Con Mobile Money gli operatori incontrano i beneficiari per registrare i loro dati e le impronte digitali attraverso l'app BiMo, sviluppata internamente dalla FAO. Man mano che il COVID-19 si diffonde, abbiamo eliminato il riconoscimento biometrico, sostituendolo con foto abilitate al GPS, scattate al momento della registrazione e della verifica dei beneficiari, prima che il denaro venga erogato. Stiamo inoltre lavorando per integrare applicazioni di riconoscimento vocale e facciale. Si tratta di un modo innovativo e più sicuro per sostenere le persone più vulnerabili nelle aree rurali, e significa che siamo in grado di assisterle in alcune delle regioni più remote e insicure del paese, senza interruzioni causate dal virus. Finora quante persone hanno ricevuto questo tipo di assistenza in denaro? Da metà marzo, quando in Somalia è iniziata l'emergenza del COVID-19, attraverso il programma Mobile Money la FAO ha distribuito in modo sicuro 4 milioni di dollari a 200.000 persone. Entro giugno altre 180.000 persone saranno registrate e riceveranno questo tipo di assistenza finanziaria. Sulla piattaforma Mobile Money della FAO si sono registrate più di 350.000 famiglie somale, per un totale di oltre 2,1 milioni di persone, il che significa che possiamo raggiungere rapidamente chi ne ha più bisogno man mano che la crisi evolve. Ma il nostro lavoro non si limita al trasferimento di denaro. Per la attuale stagione di raccolta stiamo anche inviando e-voucher via SMS a circa 40.000 famiglie di agricoltori. I voucher servono per ottenere da una rete di commercianti locali autorizzati sementi di qualità, attrezzi agricoli, servizi di irrigazione, sacche per la conservazione degli alimenti e altro materiale per la coltivazione. Questi commercianti sono dotati di tablet dedicati per identificare correttamente il voucher dal codice di transazione, scattare foto abilitate al GPS e verificare i beneficiari. Fornendo gli input a livello locale, reimmettiamo il denaro nell'economia locale, evitando ritardi nella filiera di approvvigionamento a causa del COVID-19. L'eliminazione di tutte le pratiche burocratiche ha inoltre reso i nostri interventi più rapidi, efficienti e più sicuri durante la pandemia. [Fonte: Fao]
  • Rwanda Free

    Obiettivo Rwanda: il green al centro di due webinar il...

    RWANDA - Quanto crescerà il Rwanda quest’anno? Il freno del covid non ha lasciato immune nemmeno questo Paese, ma la crescita ci sarà seppur rallentata. Rispetto a stime iniziali che avrebbero visto il pil balzare in avanti del 9,4%, il Fondo Monetario Internazionale ha preventivato ora una crescita del 5,1%. Gli impatti negativi della pandemia riguarderanno in particolare le costruzioni e il turismo. La situazione però potrebbe vedere allo stesso tempo maggiori investimenti iniziative legate alle energie rinnovabili e più in generale all’ambiente.  Partendo anche da questi spunti il Global Green Growth Institute (GGGI) di Kigali e l’Autorità Ruandese di Gestione ambientale (REMA) organizzano due webinar il 3 e il 10 giugno 2020, dalle 15:00 alle 17:00, in collaborazione con il Ministero italiano per l’Ambiente e Africa e Affari. L’obiettivo dei due webinar è presentare al settore privato italiano le opportunità di questo dinamico Paese dell’Africa orientale.   Il primo webinar, che si terrà il 3 giugno, sarà dedicato alle opportunità offerte dalle istituzioni ruandesi in tema di cooperazione nello sviluppo e negli investimenti in settori quali turismo, trasporti, agricoltura, energia e produzione.   Il secondo incontro, del 10 giugno, prevede invece un confronto diretto tra aziende italiane e ruandesi, con queste ultime che presenteranno alcuni progetti industriali in cerca di partner e di know-how italiano.  I webinar sono rivolti a quegli attori che svolgono un ruolo chiave nell'economia verde e sostenibile in Italia e in Rwanda: istituzioni, imprenditori, investitori, sviluppatori. Le aree su cui i webinar si concentreranno sono le seguenti: Energia (energia idroelettrica, solare, peet, GPL); Assistenza sanitaria (infrastrutture, attrezzature per ospedali, macchine); Agricoltura e trasformazione dei prodotti alimentari (attrezzature e tecnologie per l'agricoltura e l'irrigazione; macchinari per la lavorazione di prodotti agricoli e lattiero-caseari); Ecoturismo e ospitalità; Imballaggi sostenibili per alimenti e altri prodotti; ICT / servizi; Legno (macchine per la produzione di mobili); Tessili sostenibili (tecnologia e trasferimento di know-how per la lavorazione di materie prime e produzione di indumenti); Mobilità elettronica (autobus elettrici e autobus a gas naturale; e-moto); Ospitalità (trasferimento di know-how per migliorare competenze e servizi); Moda e design (formazione); Edifici ecologici (materiale e tecnologia sostenibili); Turismo sostenibile (investimenti e trasferimento di know-how). I due webinar si terranno sulla piattaforma Zoom e saranno gratuiti, previa registrazione. I lavori si svolgeranno in inglese. Per iscriversi al webinar di mercoledì 3 giugno clicca qui.
  • Rwanda Free

    Lavori in corso per l’ammodernamento dell’aeroporto...

    RWANDA – Sono iniziati i lavori di ammodernamento dell’aeroporto internazionale di Kigali, la capitale del Rwanda. Approfittando della netta riduzione delle attività dovuta alla pandemia di coronavirus e all’interruzione dei voli, si sono intrapresi i lavori d’espansione del parcheggio per aerei, della pista di decollo e d’atterraggio e del terminal dedicato agli arrivi. Grazie a questi lavori sarà incrementata la capacità dello scalo e saranno raggiunti, per il terminal arrivi, gli standard richiesti dall’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile. Secondo il direttore della Rwanda Airports Company,  Firmin Karambizi, negli ultimi tre anni circa 30 milioni di dollari sono stati investiti nella ristrutturazione dell’aeroporto, in articolare la costruzione di un capannone, di corsie per i taxi, di un’area di stazionamento e del miglioramento dell’illuminazione. L’aeroporto internazionale di Kigali è il principale scalo del Paese e uno dei principali scali regionali, in quando serve anche l’accesso a città dell’Uganda, del Burundi e della Repubblica Democratica del Congo. Nel 2017 ha accolto 800.000 passeggeri. [CC]