Africa

Italia nel 2015 primo investitore in Africa, secondo EY

AFRICA – Il numero degli investimenti diretti esteri (IDE/FDI) dall’Italia verso i Paesi dell’Africa è raddoppiato nel 2015 rispetto all’anno precedente, passando a un totale di 16 nuovi progetti per un valore complessivo di 7,4 miliardi di dollari e consentendo in questo modo al nostro Paese di affermarsi quale primo Paese al mondo per volume degli investimenti diretti esteri in Africa.

E’ una delle conclusioni più interessanti che emergono nell’ultimo rapporto della società internazionale di servizi di revisione e organizzazione contabile Ernst&Young sull’attrattività delle economie africane, intitolato “Mantenere la rotta”.

Il netto aumento del volume degli IDE italiani è in larga parte legato a un singolo progetto del gruppo ENI per lo sviluppo del gas naturale nel giacimento di Zohr in Egitto, il cui valore è pari a sei miliardi di dollari.

Secondo i dati resi noti da EY, in questo modo l’Italia rientra per la prima volta dopo anni nell’elenco dei 15 principali Paesi origine degli IDE verso il continente africano, occupando l’undicesimo posto di questa speciale classifica per numero di progetti e rappresentando il 10,4% del totale del volume degli investimenti esteri diretti verso l’Africa.

Destinazione preferita dei progetti d’investimento italiani è stata nel 2015 soprattutto il Sudafrica, in particolare nei settori delle energie rinnovabili e dei prodotti di consumo e vendita al dettaglio. Seguono quali principali destinazioni dei progetti italiani il Marocco e l’Egitto.

In tutto, secondo EY, grazie ai 16 progetti italiani di IDE sviluppati nel 2015 sarebbero stati più di 3800 i nuovi posti di lavoro creati nel continente. [MV]

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    La moda italiana guarda all’Africa: al via l’ultimo...

    È iniziato martedì il quarto e ultimo percorso settoriale formativo di E-Africa Business Lab, il nuovo progetto di accompagnamento gratuito e on line, promosso dall’Agenzia ICE in collaborazione con Sace Simest, Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Assolombarda, Assindustria Venetocentro, Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Firenze e rivolto alle Pmi italiane interessate a scoprire le opportunità esistenti nei mercati africani.

    Dopo i settori dell’agribusiness, dell’energia e delle infrastrutture e costruzioni, le tre sessioni virtuali coordinate da esperti della Faculty ICE si concentreranno sul mercato della moda e sullo spazio che le aziende italiane della filiera tessile e pelle possono conquistare nel continente. In effetti, dalla crescita della classe media negli ultimi vent’anni, al boom dei moderni centri commerciali in giro per il Continente, fino all’imporsi dell’e-commerce, l’Africa sarà potenzialmente uno dei principali mercati in crescita per il settore moda con una gran voglia di prodotti Made in Italy, già oggi molto ricercati dal segmento alto della popolazione. InfoAfrica ne ha parlato con Stefano Gallucci, l’esperto Moda della Faculty ICE, che coordinerà dal 7 al 9 luglio le tre giornate di lavori con le aziende.

    Stefano Gallucci, qual è lo stato dell’arte della filiera tessile nel continente?

    Insieme all’agricoltura, il tessile è uno dei principali settori produttivi individuati dai governi africani come migliori per il rapporto assorbimento forza lavoro/specializzazione. L’industria tessile, infatti, ha una capacità cospicua di assorbire forza lavoro, qualificata o meno (nel continente 13 milioni di giovani entrano ogni anno sul mercato del lavoro) e in particolar modo femminile, con le donne che sono molto presenti in questa filiera. Ma svolge anche un ruolo di rilievo nella creazione di un valore aggiunto locale, favorendo la nascita di start-up e piccole e medie imprese.

    Il settore tessile, come già visto in altri paesi in via di sviluppo, può diventare un acceleratore di crescita economica e industrializzazione. Il tessile in Africa, poi,  è un settore che può fare leva sulla forte identità culturale e sul potenziale creativo dell’Africa e la stessa Banca africana di Sviluppo (Afdb) lavora dal 2015 al potenziamento della filiera attraverso il suo piano intitolato Fashionomics. Secondo le previsioni, l’industria mondiale della moda raddoppierà nei prossimi 10 anni, il ché può rappresentare un’importante opportunità per l’Africa a vari livelli della catena di valore, dal design alla produzione fino al marketing.

    Inoltre, anche nel settore dei consumi, due grandi tendenze sono affermate e ampiamente in corso per la fascia medio-alta del mercato africano: vendite on line e centri commerciali. In questo percorso dell’E-Africa Business Lab affronteremo in particolare due paesi, Etiopia e Ghana, entrambi con un’innata vocazione al tessile e al pellame. L’Etiopia non fa mistero di voler diventare il principale centro manifatturiero del continente e uno dei principali hub di produzione tessile globali grazie ai suoi nuovi parchi industriali. La conferma che questa strategia sta cominciando a dare i suoi frutti si ritrova nel fatto che negli ultimi 5 anni (2014-2019) ben 65 progetti di investimenti stranieri nel settore tessile sono stati approvati dal governo. E stiamo parlando di alcune delle aziende leader del settore a livello mondiale: dalla svedese H&M all’italiana Calzedonia, passando per Carvico e DBL Group, ai principali gruppi turchi. Il Ghana, d’altra parte, offre un regime di esenzione fiscale (in particolare nelle free zone) e un ambiente operativo stabile alle aziende tessili, consapevoli delle immense potenzialità offerte da questo Paese utilizzabile come base per penetrare nel vicino gigantesco mercato della Nigeria e più in generale in tutta l’Africa Occidentale. Altro elemento di vantaggio sia di Etiopia che di Ghana, alla luce delle tensioni commerciali emerse negli ultimi anni e che nei prossimi sembrano solo destinate ad incrementare, il fatto che quasi entrambi i paesi godono di accordi preferenziali ed esenti da dazi per l’esportazione verso importanti mercati (USA e UE) grazie ai programmi Agoa e EBA.

    E il Made in Italy in tutto questo?

    Oltre la fama mondiale della moda Made in Italy, bisogna ricordare che lo sviluppo del settore tessile coinvolge un gran numero di aspetti, rispondendo al contempo ad alcune delle priorità dei governi africani: ad esempio, la possibilità di avviare attività green e alimentate con fonti rinnovabili di energie o di incentivare la costruzione di impianti per la trasformazione locale del cotone (mentre l’Africa fornisce non meno del 10% del cotone mondiale, la cui maggior parte viene poi lavorata nella regione dell’Asia-Pacifico, quest’ultima contribuisce al 60% al mercato mondiale del tessile, contro il 16% per il continente africano). Tutti questi settori - energie rinnovabili, agribusiness, nuove tecnologie - comportano tutti alte potenzialità per le piccole e medie imprese italiane che possono arricchire il Continente con le proprie conoscenze e le proprie tecnologie.

    Un altro punto essenziale riguarda il mercato delle pelli: con le sue note abilità nelle industrie degli accessori di moda, dell’arredamento o anche dei rivestimenti interni nel settore auto, rientra nello stesso interesse dell’artigianato italiano investire, attraverso le proprie Pmi, nel continente africano. Secondo alcune stime in circolazione, anche se il 15% della popolazione bovina mondiale è registrato in Africa, solo l’8% di pelli bovine viene prodotto nel continente, che contribuisce ad appena il 4% della produzione mondiale di cuoio. Il motivo di questa sproporzione tra risorse effettivamente disponibili e stato dell’industria locale è semplice: gli imprenditori africani della filiera non dispongono di concerie e macelli adeguatamente equipaggiati e atti a garantire la qualità del pellame. Con investimenti adatti, i brand italiani potrebbero installare impianti moderni in Africa e assicurarsi una materia prima di alto livello.

    Può darci un commento sul percorso di E-African Business Lab ideato dall’Agenzia Ice?

    Si tratta di un percorso formativo all’internazionalizzazione rivolto alle Pmi Italiane e solidamente ancorato ai due dei principali attori del sistema-Paese e alla rete di Confindustria Assafrica & Mediterraneo. Con un sostegno di tale portata, le aziende possono elaborare una vera business strategy di medio-lungo termine. L’Africa offre tante opportunità di affari ma un elemento fondamentale sono i contatti locali: da qui l’importanza del sostegno della fitta rete degli uffici locali di Ice e di Sace.

    Per la prima giornata di lavori, la sessione di oggi è stata molto partecipata, con una buona interazione tra docenti e aziende. Tra i partecipanti, ho notato una grande eterogeneità, rappresentativa dei vari aspetti del settore: dai gruppi più grandi a realtà più piccole, dall’abbigliamento alla pelletteria, fino al confezionamento e al settore calzaturiero. [CN]

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    Tre candidati africani per una poltrona al Wto

    AFRICA - Sono sei i candidati alla carica di direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Tre sono africani: la nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala, l'egiziano Abdel-Hamid Mamdouh e la keniana Amina Mohamed. A questi si aggiungono il messicano Jesús Seade Kuri, il moldavo Tudor Ulianovschi e il coreano Yoo Myung-hee. Ngozi Okonjo-Iweala è un economista esperta di sviluppo internazionale. Fa parte dei consigli di amministrazione di Standard Chartered Bank, Twitter, Global Alliance for Vaccines and Immunization e African Risk Capacity. Ha lavorato per 25 anni alla Banca mondiale come economista dello sviluppo. È stata inoltre ministro delle Finanze della Nigeria (2003-2006, 2011-2015) sotto la guida rispettivamente di Olusegun Obasanjo e Goodluck Jonathan. Hamid Mamdouh, senior counsel presso King & Spalding Llp, ha occupato posizioni di rilievo nel Wto fin dalla sua fondazione nel 1995. Ha ricoperto anche importanti ruoli nel servizio diplomatico dell'Egitto. Amina Mohamed, keniana, è l'ultima, in ordine di tempo, ad aver presentato la sua candidatura. Già ministro degli Esteri del Kenya, ha tentato di diventare direttore generale del Wto già nel 2013, uscendone battuta dall'attuale direttore Roberto Azevêdo. Il nuovo direttore sarà nominato il 31 agosto, ma già in queste settimane sono partite le “campagne elettorali” per accaparrarsi i consensi necessari per l'elezione. Il Wto, che ha sede a Ginevra, è stata fondata nel 1995 ed è un organo decisionale che guida il commercio internazionale e arbitra le controversie. Le decisioni sui casi presentati sono spesso definitive, anche se non è un'organizzazione delle Nazioni Unite. [EC]
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    Protocollo d'intesa tra E4impact Foundation e Camera di...

    Si pone come obiettivo quello di favorire gli scambi commerciali e le agevolazioni economiche tra le realtà imprenditoriali italiane e i Paesi dell’Africa sub-sahariana il protocollo d’intesa firmato tra E4impact Foundation e la Camera di commercio ItalAfrica Centrale.

    A segnalarlo a InfoAfrica è stata la stessa Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, precisando che l’accordo si inserisce nella cornice del progetto ‘Sud Polo Magnetico’ promosso per sviluppare il ruolo del Mezzogiorno italiano come hub privilegiato dell'Unione Europea nei rapporti di cooperazione industriale e commerciale con il continente africano.

    Il protocollo è stato firmato dall’amministratore delegato di E4impact Foundation, Mario Molteni, e dal presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, Alfredo Cestari.

    E4impact nasce da un progetto dell’Alta Scuola Impresa e Società (Altis), nell’ambito della Graduated School of Business & Society dell’Università Cattolica di Milano, con l’obiettivo di formare imprenditori e promuovere start-up innovative nei Paesi in via di sviluppo.

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    RomAfrica Film Fest, una serata evento contro i...

    AFRICA - Una serata evento contro i razzismi e contro le malattie di società mai così aperte ma dove allo stesso tempo mai come adesso è necessario mostrarsi uniti per andare avanti. Questo il messaggio portato quest’anno dal Roma Africa Film Festival (RAFF) che per il 2020, a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia, si terrà in un’unica grande serata alla Casa del Cinema, a Villa Borghese La sesta edizione del Festival sarà dunque sintetizzata in un unico significativo evento, una voce alzata contro ogni forma di discriminazione e si terrà simbolicamente il 18 luglio, giornata dedicata a Nelson Mandela “Come il mondo si è unito per rispondere alla sfida della pandemia, allo stesso modo occorre che risponda unito a tutte le altre malattie e insidie che attraversano le nostre società” ha detto Sello Hatang, CEO della Nelson Mandela Foundation, in un video messaggio che sarà trasmesso integralmente in apertura di serata grazie alla collaborazione con l’Ambasciata del Sudafrica in Italia.  Per questa serata evento, gli organizzatori hanno deciso di prendere spunto da “I can’t breathe”, lo slogan associato al movimento statunitense Black Lives Matter, e dal tragico episodio della morte di George Floyd, il cittadino afroamericano ucciso dalla polizia a Minneapolis lo scorso 25 maggio. Una morte ingiustificabile che ha dato il via a proteste e dimostrazioni non soltanto negli Stati Uniti ma in diverse zone del mondo.  “Lo scopo di questa serata è dare un contributo di idee e di sensibilità su questioni che vanno oltre l’Africa e il cinema africano perché hanno una valenza che riguarda ciascuno di noi, riguardano la nostra umanità, le distorsioni sociali, le strade per un mondo diverso e possibile” hanno sottolineato i promotori del Festival spiegando la scelta dei due film che saranno proiettati.  Il primo è “I am not your negro”, docufilm firmato da Raoul Peck da un romanzo di James Baldwin. Candidato ai Premi Oscar nella cinquina come Miglior Documentario 2017, raccontato interamente con le parole di James Baldwin e la voce di Samuel L. Jackson, “I am not your negro” tocca le vite e gli assassinii di Malcom X, Martin Luther King Jr. e Medgar Evers per fare chiarezza su come l’immagine dei Neri in America venga oggi costruita e rafforzata. Il secondo docufilm in programma è “Crisis: Behind a Presidential Commitment”, un’opera del 1963 di Robert Drew, di recente restaurato. La storia vera parte dall’iniziativa dell’allora governatore dell’Alabama, George Wallace, di impedire a due studenti afroamericani, Vivian Malone e James Hood, di accedere alla University of Alabama e dei passi intrapresi dal presidente John F. Kennedy e dal fratello Robert Kennedy in quello che fu un confronto chiave nella battaglia per l’eguaglianza e la fine del segregazionismo negli Stati Uniti.  L’edizione 2020 del RAFF sarà ospitata il 18 luglio alla Casa del Cinema a Villa Borghese. Il RAFF è un progetto di Internationalia, Itale20, Le Réseau, Nina International, gode del sostegno della Roma Lazio Film Commission e aderisce al circuito Spazio Indie della CNA di Roma. I media partner sono Africa e Affari e Africa Rivista.
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    Le nuove stime AfDB sull'economia continentale

    AFRICA - L’economia del continente africano dovrebbe rimbalzare parzialmente l’anno prossimo recuperando in parte i danni causati dalla pandemia, ma potrebbe ancora perdere quasi un quarto di trilione di dollari di produzione economica nel 2020 e nel 2021. A riferire queste stime è stata ieri la Banca africana di sviluppo (AfDB).  Finora l’Africa è stata in gran parte risparmiata dagli effetti sanitari della pandemia e dal pesante tributo in vite umane pagato invece da Europa e Stati Uniti. Tuttavia, le economie dei Paesi africani non sono state immuni all’onda d’urto globale della pandemia, con i Paesi esportatori di petrolio come Algeria, Angola, Libia e Nigeria che sono risultati i più colpiti.  In uno scenario in cui la pandemia continua ancora nella seconda metà di quest’anno, l’AfDB prevede una contrazione del 3,4% del prodotto interno lordo nel 2020, rispetto a una proiezione pre-pandemica che invece era di +3,9%. Una ripresa parziale a forma di V dovrebbe vedere un rimbalzo della crescita tra il 2,4 e il 3% l’anno prossimo, ha detto la banca: “Ma la prevista ripresa nel 2021 non compenserebbe una perdita cumulativa stimata per il pil africano di $ 173,1 / 236,7 miliardi di dollari per il 2020 e il 2021 a causa della pandemia”. [MS]
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    Aumentano importi massimo per finanziamenti SIMEST a...

    Salgono – e in qualche caso raddoppiano – i nuovi importi massimi dei finanziamenti per l’internazionalizzazione che Simest eroga su risorse pubbliche gestite per conto del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

    I nuovi importi massimi consentiranno alle aziende di beneficiare di maggiore liquidità per i propri investimenti oltreconfine, sia in termini assoluti che in proporzione ai propri limiti dimensionali, rendendo i finanziamenti agevolati più allettanti anche per le MidCap e le grandi imprese.

    Riguardo la patrimonializzazione, raddoppia da 400 mila a 800 mila euro il tetto di questo finanziamento dedicato alle imprese che esportano e che, rispetto agli altri, non ha una destinazione d’uso specifico.

    Aumentano anche gli importi per l’inserimento nei mercati esteri: 4 milioni – rispetto ai precedenti 2,5 milioni – è l’importo massimo che Simest può concedere alle aziende relativamente alle spese di apertura di un negozio, corner, show room, ufficio o centro assistenza post vendita all’estero.

    Per gli studi di fattibilità, l’importo massimo sale da 150 mila a 200 mila euro per quegli studi collegati a investimenti commerciali e da 300 mila a 350 mila euro per gli studi collegati a investimenti produttivi.

    Le imprese che vogliono sfruttare le potenzialità del commercio elettronico possono accedere a un finanziamento che sale da 300mila a 450 mila euro per la realizzazione di una propria piattaforma on-line e da 200 mila a 300 mila euro per l’adesione ad un marketplace fornito da soggetti terzi.

    Sale infine da da 100 a 150 mila euro il massimale per coprire fino al 100% le spese preventivate per le spese connesse alla partecipazione a fiere/mostre internazionali, incluse le missioni di sistema promosse da Mise e Maeci e organizzate da Ice Agenzia, Confindustria e altre istituzioni e associazioni di categoria.