Etiopia

Nasce a Washington l’ENM per “un cambio di regime” in Etiopia

ETIOPIA – E’ nato nei giorni scorsi negli Stati Uniti un nuovo movimento politico etiopico che ha come obiettivo dichiarato quello di “guidare e coordinare la lotta del popolo etiopico per la giustizia, la libertà e la democrazia”, ovvero di favorire un cambio di governo in patria. A riferirlo è una nota diffusa dallo stesso Ethiopian National Movement (ENM) nella quale si precisa che il movimento è nato ufficialmente il 30 ottobre scorso a Washington, “dopo mesi di negoziati tra i quattro partiti politici che hanno dato vita alla coalizione”. Nella nota si annuncia anche che l’ENM verrà presentato pubblicamente in una conferenza stampa organizzata per venerdi 4 novembre, al circolo della Stampa di Washington. Durante quell’occasione l’ENM “presenterà il proprio programma, ma anche la propria visione, missione e strategia per affrontare i radicali cambiamenti socio-politici in corso in Etiopia”. L’ENM, si apprende sempre dalla nota, è formato dal Movimento patriotico per l’unità e la democrazia Ginbot 7, la Fronte democratico Oromo, dal Partito del popolo Afar, e dal Movimento democratico del popolo Sidama. Nel documento diffuso, e di cui InfoAfrica ha ricevuto una copia, l’ENM “condanna con forza gli omicidi, le carcerazioni di massa e tutte le atrocità commesse contro civili innocenti. Il movimento ritiene che l’ingiusto governo di una minoranza brutale, che ha dichiarato lo stato d’emergenza per schiacciare la richiesta popolare di un cambiamento, non sia più sostenibile”. Dopo aver ribadito di voler sovrintendere ad una transizione pacifica sulla “tomba del dittatoriale regime della minoranza tigrina”, l’ENM chiede “con urgenza” agli Stati Uniti e agli altri paesi occidentali di “lavorare con le forze che cercano il cambiamento invece di fornire aiuto incondizionato ad un regime  che sta terrorizzando il proprio popolo”. L’ENM fa sapere di avere negoziati in corso con altre forze politiche dell’opposizione etiopica per allargare la base del movimento.  © Riproduzione riservata

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    ETIOPIA - Ethio Telecom investirà in servizi a maggiore valore aggiunto basati sui contenuti. È quanto risulta dalla strategia da giugno 2022 a giugno 2025 presentata ieri da  Frehiwot Tamiru, amministratore delegato della società di telecomunicazioni. Frehiwot ha sottolineato che i servizi faciliteranno il lavoro dei clienti e accelereranno la trasformazione digitale. I servizi, sfruttando il cloud, sosterranno l’agricoltura, l’istruzione, la costruzione di siti Web. L’amministratore delegato ha affermato che l’instabilità, le frodi nelle telecomunicazioni, gli attacchi informatici e le questioni normative sono le sfide per la strategia. Si prevede che Ethio Telecom dovrà affrontare la concorrenza di mercato di Safaricom, una società di telecomunicazioni keniana che sta lanciando i propri servizi in Etiopia. [EC]
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    AFR ORIENTALE - Un chiaro no a interventi stranieri nel Corno d’Africa, ma proseguire nella via cinese alla pace che passa per il sostegno allo sviluppo economico regionale. Questo in estrema sintesi il messaggio che l’inviato speciale cinese per il Corno d’Africa, Xue Bing, ha lanciato al termine della sua seconda visita (dalla sua nomina lo scorso luglio) nella regione. Da metà settembre Xue ha visitato Eritrea, Gibuti e Sudan. Come evidenzia, in un lungo articolo dedicato al viaggio nel Corno d’Africa, il South China Morning Post incontrando il presidente eritreo Isaias Afewerki, Xue ha sottolineato la disponibilità della Cina a contribuire agli sforzi regionali di risoluzione dei conflitti e al perseguimento di pace e partenariati sostenibili. Eritrea e Cina hanno convenuto che la cooperazione allo sviluppo deve essere perseguita nel quadro dei collegamenti regionali. “L’Eritrea, una piccola nazione che è stata tagliata fuori dal resto del mondo per anni, si trova in un punto strategico negli sforzi di espansione commerciale della Belt and Road Initiative cinese a causa della sua vicinanza al Mar Rosso, al Canale di Suez e all’Europa” sottolinea il quotidiano cinese. Alla fine dell’anno scorso, Eritrea e Guinea-Bissau sono diventate le ultime nazioni africane ad aderire all’iniziativa multimiliardaria, che ha contribuito a costruire infrastrutture tra cui porti, autostrade, dighe idroelettriche e ferrovie in tutto il mondo. Xue ha anche visitato Gibuti, sede della prima base militare d’oltremare della Cina vicino allo stretto di Bab el-Mandeb tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso. Pechino ha investito molto nei porti e nelle zone di libero scambio del Paese. L’inviato cinese ha poi visitato il Sudan, dove Pechino ha vasti interessi nell’industria petrolifera del paese. Xue ha affermato che il Corno d’Africa è importante per la sua posizione strategica, evidenziando che proprio questa sua importanza lo rende soggetto a interventi stranieri. Ha sottolineato il rifiuto della Cina di ogni forma di intervento straniero nella regione e il suo sostegno all’integrazione economica e alla risoluzione delle differenze attraverso il dialogo. [ES]
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