Egitto

Intesa con GE per fornitura locomotive

EGITTO – Il governo del Cairo ha firmato un accordo del valore economico pari a 575 milioni di dollari con la multinazionale statunitense General Electric (GE) per la fornitura di 100 locomotive da utilizzare per il trasporto di passeggeri e merci.

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Ultimi articoli della sezione Africa Nord

  • Libia Free

    Gas, petrolio e Italia: Eni oggi (Focus)

    LIBIA - Attualmente l’attività produttiva ed esplorativa è condotta al largo del Mar Mediterraneo. Lo sviluppo futuro delle risorse di gas naturale presenti in Libia consentirà di supportare la crescita dei consumi e dell’industria domestici e permetterà al Paese di mantenere il ruolo di fornitore strategico per l’Italia e l’Europa. Oggi l’attività del gruppo petrolifero italiano nel Paese è condotta nell’offshore mediterraneo di fronte a Tripoli e nel deserto libico, per una superficie complessiva sviluppata e non sviluppata di 26.635 chilometri quadrati (13.294 chilometri quadrati in quota Eni). Come evidenzia la stessa compagnia italiana nella sua scheda sulle attività nel Paese, “nel recente passato la Libia è stato uno dei Paesi maggiormente esposti a rischio politico, in conseguenza del vasto movimento politico e sociale che ha interessato il Medio Oriente e l’Africa Settentrionale noto come ‘Primavera Araba’. In Libia questo ha determinato l’acuirsi delle tensioni politiche interne sfociate in una rivoluzione, causando il cambio di regime e un lungo conflitto civile interno. Negli anni successivi le attività Eni nel Paese hanno subito la chiusura dei campi ad olio nel sud e nell’est del Paese mentre le attività nell’ovest del Paese e quelle offshore non hanno subito alcuna disruption significativa”. Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, però, Eni ha continuato a condurre attività commerciali e di sviluppo - come il posizionamento, l’installazione e il collegamento di una nuova Fso presso il giacimento in produzione di Bouri (Eni 50%), il cui avvio è avvenuto nei primi mesi del 2017, o la seconda fase di sviluppo del giacimento di Bahr Essalam (Eni 50%) con il completamento della campagna di perforazione offshore di 10 pozzi, di cui 9 perforati nel 2016 e la cui prima produzione di gas è prevista per il 2018 - riuscendo a mantenere gli obiettivi che si era posta. Nel 2016 l’equity di Eni nel Paese è stata di 352 mila boe/giorno, il livello più elevato dal 2010. Nonostante alcuni fattori positivi, come la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli, il gruppo italiano ritiene comunque che il quadro socio-politico della Libia continuerà a costituire un fattore di rischio e d’incertezza nel breve termine. Attualmente la quota libica rappresenta circa il 20% della produzione complessiva di idrocarburi di Eni; tale incidenza rimarrà significativa nel periodo coperto dal piano quadriennale 2017-2020, nonostante un certo ridimensionamento rispetto al 2016-2019. [MZ]
  • Libia Free

    Gas, petrolio e Italia: l’arrivo di Eni (Focus)

    LIBIA - Nel 1959 l’Agip ottiene dal governo libico la Concessione 82, localizzata nel deserto del Sahara orientale e nella quale, nel 1965, sarebbe stato scoperto il giacimento a olio di Rimal. Nel 1966 viene raggiunto un secondo accordo per la Concessione 100, un’area adiacente a quella della Concessione 82 dove avrebbero individuato, l’anno successivo, il campo gigante di Bu Attifel. Da quel momento in poi l’attività di Eni in Libia è andata progressivamente crescendo sino ad assicurare il 20% del fabbisogno italiano di idrocarburi. Consumiamo ogni giorno centinaia di migliaia di barili di petrolio libico e importiamo 5 miliardi di metri cubi di gas grazie al gasdotto sottomarino Green Stream costruito dall’Eni. Nel 1972 Eni stipula un joint venture agreement con la National Oil Corporation (Noc), l’azienda di Stato libica, alla quale cede il 50% di tutti i diritti e obblighi relativi alle due Concessioni 82 e 100. Nell’ottobre del 1972 il giacimento di Bu Attifel entra in produzione, raggiungendo nel giro di pochi anni un livello di oltre 200 mila barili al giorno di petrolio. Nel 1976 le attività esplorative hanno portato alla scoperta del campo di Bouri, entrato in produzione nel 1988. Il 1997 è l’anno in cui è stata effettuata un’importante scoperta nel bacino di Murzuk, 800 chilometri a sud di Tripoli, con la messa in produzione del giacimento petrolifero di El Feel (Elephant) nel gennaio 2004. Eni e Noc hanno concluso ulteriori accordi tra il 1996 e il 1999 per consentire l’avvio del progetto di sviluppo congiunto dei campi di Wafa (gas, greggio e condensati), situato 520 chilometri a sud ovest di Tripoli, e di Bahr Essalam (gas e condensati), nell’offshore del Mediterraneo, 110 chilometri a nord di Tripoli. [SEGUE]
  • Libia Free

    Gas, petrolio e Italia (Focus)

    LIBIA - La storia del petrolio in Libia inizia negli anni ’30 del secolo scorso e parla italiano; sin da subito vide coinvolta l’Agip, poi confluita nel gruppo Eni che, ancora oggi, è il primo operatore petrolifero nel Paese nordafricano. La leggenda narra di un giovane geologo italiano, Ardito Desio, che nel 1936 venne incaricato dal Governo coloniale italiano della Libia di creare il Museo libico di storia naturale e di dirigere le ricerche geologico-minerarie e di acque artesiane nel sottosuolo. Desio scoprì un giacimento di sali di magnesio e potassio (carnallite) nell’Oasi di Marada e incontrando Italo Balbo (allora governatore della Libia) segnalò la possibile presenza di importanti giacimenti petroliferi, evidenziando come sarebbe stato utile condurre ricerche. Balbo lo autorizzò e Desio diede vita a un programma di ricerche petrolifere per il triennio successivo, da sviluppare con il concorso dell’Agip. Qualche mese dopo fu lo stesso Desio a mostrare al governatore una bottiglia piena di un denso liquido giallo-nero. Raccontando la sua storia al Circolo della stampa di Milano nella prima metà degli anni ’90 (è morto nel 2001 all’età di 104 anni), Desio disse che la bottiglia era ancora su uno scaffale del suo studio. L’attività italiana portò nel 1938 all’estrazione dei primi litri di petrolio. Il lavoro di Desio prevedeva, nel quadro dei suoi studi sull’intero territorio libico (sintetizzati nella carta geologica che aveva redatto su tutta la Libia), indagini nella Sirtica, da lui studiata per la prima volta dal punto di vista geologico. Purtroppo però arrivò la Seconda Guerra Mondiale e il programma di prospezione petrolifera messo a punto da Desio non venne sviluppato. Proprio nella Sirtica e nelle zone indicate da Desio, vari anni dopo vennero trovati dagli americani i maggiori giacimenti di idrocarburi della Libia. Se l’alba del petrolio libico parla italiano, quella del suo sviluppo commerciale parla inglese. Era il giugno del 1959 quando la società americana Esso confermò la presenza di importanti giacimenti a Zelten in Cirenaica. La produzione cominciò nei mesi seguenti sulla base di contratti che assicuravano al governo libico il 50% dei profitti e crebbe rapidamente: 900.000 tonnellate nel 1961; 40,9 milioni nel 1964; 58,5 nel 1965 e 72,3 nel 1966. La Libia era allora un regno, amministrato dal vecchio re Idris, capo della Senussia, la confraternita religiosa che aveva tenacemente combattuto contro gli italiani all’epoca della conquista. Idris era alleato della Gran Bretagna, ma amico degli italiani e protettore della comunità italiana rimasta in Tripolitania e in Cirenaica dopo il conflitto. Fu in quegli stessi anni che l’Eni di Enrico Mattei tornò ad affacciarsi in Libia e non ebbe difficoltà a farsi spazio tra le tante società straniere che guardavano ai tesori sotto le sabbie libiche. [SEGUE]
  • EgittoEtiopiaSudan Free

    Diga del Rinascimento, primi passi su gestione acque...

    EGITTO / ETIOPIA / SUDAN - I ministri degli Esteri, delle risorse idriche e i responsabili dei servizi di sicurezza di Egitto, Etiopia e Sudan hanno raggiunto un primo accordo sulla gestione dei flussi della diga del Grande Rinascimento (GERD), la cui costruzione è iniziata sette anni fa sul Nilo Azzurro, in Etiopia al confine con il Sudan. A darne notizia con ampia evidenza sono i principali media locali, segnalando quello che è il primo sostanziale passo avanti sulla gestione delle acque del Nilo. L’Etiopia considera la diga idroelettrica uno strumento chiave nel suo sviluppo, l’Egitto però teme che possa ridurre  la quantità d’acqua trasportata dal Nilo dal quale il Paese dipende sia per le attività commerciali sia per le attività umane. Il Sudan da sempre è neutrale anche se, recentemente, si è avvicinato alle posizioni etiopi. Il dialogo tra i tre Paesi sembrava bloccato, ma mercoledì pare che i tre Paesi abbiano trovato un primo accordo  trovando la via d’uscita di una crisi che avrebbe potuto portare a un conflitto. Per maggiori informazioni è possibile consultare il testo dell’accordo qui in allegato. [MV]
  • Egitto Free

    Consorzio punta a realizzare impianto lavorazione gas...

    EGITTO - Un consorzio costituito dall’italiana Eni, dalla russa Lukoil e dalla Compagnia petrolifera generale egiziana (EGPC) intende costruire un impianto per la lavorazione del gas naturale nella regione egiziana del Deserto occidentale. A renderlo noto sono i media locali, specificando che l’impianto avrà una capacità di 100 milioni di piedi cubici di gas al giorno e prevede un investimento pari a 700 milioni di dollari. In base a quel che ha dichiarato il presidente del consorzio AGIBA formato da Eni e EGPC, Mohamed al-Kaffas, i lavori per la costruzione dell’impianto cominceranno non appena ottenute le necessarie autorizzazioni da parte del governo del Cairo. L’impianto sarà rifornito dalle compagnie estrattive che operano nella regione del Deserto occidentale e sarà collegato al complesso del gas naturale di Alessandria d’Egitto attraverso un gasdotto lungo 200 chilometri. [MV]
  • Marocco Free

    Prestito AfDB per sviluppo rurale e export agricolo

    MAROCCO - Il consiglio di amministrazione della Banca Africa di sviluppo (AfDB) ha autorizzato la concessione di un prestito di 200 milioni di euro a favore del settore agricolo marocchino. In particolare sarà finanziato il Programma di sostegno allo sviluppo inclusivo delle filiere agricole (Padidfa). Il programma ha lo scopo di creare impiego in zone rurali più disagiate e di creare valore aggiunto anche attraverso una migliore gestione delle acque. Secondo una nota della stessa banca, il programma risponde ad almeno tre delle cinque priorità strategiche fissate dalla stessa, e rientra inoltre nell’ambito del documento di sviluppo strategico del Marocco per gli anni 2017-2021. “Creare impiego e in particolare impiego stabile e di qualità per i giovani e le donne delle zone rurali è una priorità nell’azione dell’AfDB in Africa settentrionale” ha detto Mohamed El Azizi, direttore generale della banca per la regione nord del continente africano. Felicitandosi per la firma del prestito, la responsabile AfDB per il Marocco, Leila Farah Mokaddem, ha a sua volta sottolineato che il programma dovrebbe consentire di aumentare le esportazioni agricole fino a 45 miliardi di dirham entro il 2030 e di risparmiare per lo stesso arco di tempo 990 milioni di metri cubi d’acqua. [MS]