Sudafrica

Export italiano in Sudafrica in forte crescita

SUDAFRICA – Il valore delle esportazioni italiane verso il Sudafrica a luglio di quest’anno ha raggiunto 1.240 milioni di dollari rispetto ai 1.071 milioni di luglio 2016, facendo in tal modo segnare un incremento del 15,8%. 

A segnalarlo è l’Ufficio di Johannesburg dell’Agenzia ICE citando dati di fonte sudafricana, da cui emerge che l’aumento supera l’andamento delle importazioni sudafricane dal mondo, che si è fermato a un +13% nei primi sette mesi dell’anno.

Dopo un 2016 caratterizzato da una forte svalutazione del rand, che era stata tra i fattori decisivi nel provocare una caduta delle importazioni a soli 41,7 miliardi di dollari da gennaio a luglio 2016, la ripresa dell’anno in corso ha riportato il valore dell’import sudafricano a 47 miliardi.

Dal momento che le condizioni economiche del paese non sono migliorate e che la crescita resta sostanzialmente appiattita intorno allo zero, la netta rivalutazione del rand nella prima parte dell’anno sembra aver svolto nuovamente un ruolo decisivo nella ripresa delle importazioni, anche se la divisa sudafricana si sta recentemente riposizionando attorno al valore di 16 a 1 sull’euro che faceva registrare a luglio 2016, quando è cominciata la sua fase di apprezzamento nei confronti della moneta unica.

Nel periodo considerato e tenendo conto dei soli concorrenti europei, la performance dell’export italiano ha nettamente superato quella tedesca (+9,2%) e britannica (+5,8%), ma si è rivelata inferiore al risultato francese (+20,7%) e, soprattutto, a quello spagnolo (+27%), tra i migliori in assoluto.

In generale, la Cina ha confermato la leadership di mercato con un aumento dell’export lievemente superiore alla media (+13,7%), ma tra i paesi di più recente industrializzazione è emersa l’India, che nei sette mesi considerati ha fatto registrare un incremento pari al 27,4%, che l’ha portata al 4° posto tra i fornitori del Sudafrica.

L’Italia si piazza momentaneamente al 9° posto, sopravanzando leggermente la Francia, con una quota del 2,64% che è sostanzialmente stabile da molti anni. La quota italiana è ora molto vicina a quella dei due paesi che la precedono, ossia Regno Unito (2,84%) e Tailandia (2,97%), mentre resta più lontano il Giappone (3,39%).

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