Africa

La grande sfida delle città: urbanizzazione in Africa – 3

AFRICA – Il rapido processo di urbanizzazione a fronte di una lenta trasformazione strutturale delle economie africane rischia, se non adeguatamente affrontato e guidato, di diventare il maggiore ostacolo sulla via dello sviluppo del continente. In questo senso, gli elementi principali che assurgono a tendenze generali, pur in presenza di condizioni che variano molto da Paese a Paese, possono essere identificati nello sviluppo dell’economia informale, nell’accesso ineguale a beni e servizi pubblici, nelle scarse condizioni di vita e abitative, nella segregazione sociale e nei gravi rischi ambientali posti dalle città.
La crescita economica e l’urbanizzazione registrate in gran parte dell’Africa negli ultimi 15 anni non sono state accompagnate dalla capacità di creare una proporzionale crescita dell’occupazione formale. Tra il 2000 e il 2015, a un aumento annuale del pil del 5%, è corrisposto un calo del solo 2% nel numero di lavoratori africani impiegati in occupazioni “vulnerabili”. La maggior parte dei lavoratori africani sono oggi impiegati in quella che viene descritta come economia informale. Dal venditore di strada alla collaboratrice domestica, dal fornitore di servizi al lavoratore nel settore turistico o in quello edile, gran parte dei lavoratori del mondo informale rischiano di passare la vita impigliati in attività che non offrono alcuna prospettiva di riuscire a intraprendere lavori più produttivi o in grado di migliorare il loro status. Il settore informale rappresenta il 61% dell’impiego urbano e il 93% di tutti i nuovi lavori creati. Per le donne africane poi, il lavoro informale rappresenta il 92% di tutte le opportunità di lavoro esistenti al di fuori dell’agricoltura.

Il fenomeno dell’informalità, ben noto a chiunque frequenti una qualsiasi città africana, è spesso il frutto di una rapida accoglienza di popolazione e di una rapida crescita economica nelle città. Ma è anche legato all’incapacità delle istituzioni di mettere a punto sistemi e modelli in grado di gestire e guidare l’espansione urbana. Anche l’economia, a causa del lento sviluppo del manifatturiero e di un moderno settore dei servizi, è responsabile di questo fenomeno. Non è un caso quindi che l’indice di povertà urbana dell’Africa sia molto più alto che in ogni altro continente.

Secondo l’ultimo rapporto Un-Habitat (2014), il 56% della popolazione urbana in Africa subsahariana vive in slum, intendendo per ‘slum’ un insediamento di abitazioni in cui manca almeno uno dei seguenti elementi: abitazione resistente alle intemperie, abitazione con sufficiente spazio vitale per i suoi inquilini, accesso all’acqua, accesso ai servizi sanitari, sicurezza. Chi abita in queste realtà ha uno scarsissimo, se non nullo, accesso ai servizi e ai beni pubblici, il cui utilizzo resta fortemente diseguale nel contesto urbano africano e che si traduce nel quadro che vede il continente africano ospitare molte delle città più diseguali al mondo.

La ‘segregazione sociale’ in cui versano i poveri di città e che negli ultimi anni ha parallelamente visto crescere classe media, ricchi e super ricchi, sta diventando sempre di più un fattore di rischio per la coesione sociale delle nazioni stesse, producendo tassi di criminalità e insicurezza tanto più alti dove maggiore è la diseguaglianza.

Nel suo processo di urbanizzazione, il continente africano è costretto a fronteggiare un insieme di sfide ambientali e di sviluppo che nessun’altra regione al mondo ha dovuto affrontare simultaneamente e con tali dimensioni. Tra queste spiccano quelle relative all’inquinamento. “I rischi ambientali – inquinamento dell’aria, acqua e sistemi sanitari insalubri – richiedono un’attenzione particolare” si legge nel rapporto 2016 dell’AfDB, che evidenzia, per esempio, come l’inquinamento dell’aria all’interno delle abitazioni (a causa dell’utilizzo di legna e carbone per produrre l’energia necessaria a riscaldare gli ambienti o a cucinare) è la prima causa di malattie respiratorie per donne e bambini negli insediamenti informali urbani e come il numero di morti per HAP (‘Household Air Pollution’, inquinamento da interni) sia in aumento.

Quali risposte dai governi?

A fare la differenza e rendere possibile che una simile sfida si tramuti in occasione di crescita e di sviluppo, sono le capacità che saranno in grado di fornire il sistema politico africano e i governi del continente. Storia e tendenze dell’urbanizzazione africana, infatti, presentano delle singolarità ma non sono, nei fondamentali, troppo diverse dalle esperienze di urbanizzazione di altre regioni del mondo. Per rispondere alle sfide poste all’Africa “le politiche del continente devono concentrarsi sulla creazione di lavori produttivi e di beni e servizi pubblici per la crescente popolazione urbana” suggerisce il rapporto dell’AfDB.

Tra le priorità individuate vi è quella di maggiori investimenti in infrastrutture urbane, che non sono riuscite a tenere il passo con la crescita delle città. Un terzo delle esigenze infrastrutturali dei Paesi in via di sviluppo riguarda le aree urbane. Nel continente gli investimenti urbani necessari sono stimati in 30 miliardi di dollari l’anno, di cui 20 miliardi in Africa subsahariana. In cima alla lista figura l’urgenza di un mercato di abitazioni a basso costo per cominciare ad affrontare tutte le minacce poste dal dilagare degli insediamenti informali, un problema che se non sarà sostenuto da una volontà politica difficilmente potrà risolversi. Negli ultimi anni, infatti, il settore delle costruzioni ha saturato o quasi il mercato abitativo rivolto alle classi medie e medio alte, tralasciando il resto. Lo sviluppo di strumenti finanziari, prestiti e mutui che siano in grado di offrire strumenti utili per consentire l’acquisto di un’abitazione dignitosa anche alle classi più basse è la chiave di volta per invertire la tendenza del settore edilizio, come dimostrato da alcuni esperimenti in diversi Paesi dell’Africa orientale (Etiopia, Kenya, Tanzania) e destinati ai dipendenti dell’amministrazione pubblica.

Altro aspetto fondamentale è la realizzazione di sistemi di trasporti pubblici capaci di promuovere la mobilità urbana e periurbana evitando la segregazione e favorendo la mobilità sociale. Lo sviluppo di infrastrutture viarie e di collegamento con quella vasta realtà periurbana descritta in precedenza nei cosiddetti “corridoi urbani” consentirebbe di incentivare la caratteristica peculiare del rapporto città-campagna registrata in Africa e di gestire in maniera più corretta e incanalare positivamente la diffusione delle città africane al di fuori del suo cuore urbano più classico.

Nella scaletta di priorità sono inoltre incluse le infrastrutture energetiche e quelle idriche e sanitarie. Queste ultime appaiono ancora più urgenti alla luce delle minacce che i cambiamenti climatici pongono sul continente e dell’impatto diretto che hanno sulla salute e sulle condizioni di vita dei cittadini.

Nonostante le molte sfide all’orizzonte, però, il rapporto dell’AfDB è convinto che l’urbanizzazione possa giocare un ruolo essenziale nel migliorare lo sviluppo sostenibile del continente. Pur ponendo vecchie e nuove problematiche, i collegamenti economici e le innovazioni sociali e culturali che la città porta con sé sono in grado di favorire tre tipi di sviluppo fondamentali:

· Sviluppo economico, attraverso la maggiore produttività agricola necessaria per soddisfare le crescenti richieste di cibo dei mercati urbani e grazie a un ambiente più favorevole all’industrializzazione (in quanto concentra risorse, servizi, forza lavoro nonché mercato per i prodotti finali), ma anche attraverso un più ampio settore dei servizi e una maggiore capacità (tramite i corridoi urbani) di favorire gli investimenti diretti esteri (Ide/Fdi);

· Sviluppo sociale, fornendo sistemi di trasporto efficienti ed economici, abitazioni più sicure, reti di sostegno sociale, sviluppo di un’economia sociale e solidale, capacità di concentrare l’offerta formativa;

· Sviluppo ambientale, favorendo una gestione sostenibile delle risorse naturali, soprattutto moltiplicando l’accesso alle energie rinnovabili e fornendo servizi idrici e sanitari sicuri, ma anche una più corretta gestione dei rifiuti. Seguire in maniera appropriata i processi di urbanizzazione potrebbe infatti risultare essenziale per colmare il gap energetico, mitigare il costo dell’inquinamento e preservare gli ecosistemi circostanti.

In conclusione è importante evidenziare che tutte queste sfide non riguardano solo il continente, ma, in considerazione dei trend demografici che vedranno l’Africa pesare sempre di più negli equilibri (politici, economici ed ambientali) globali, essi interesseranno anche tutto il resto del mondo. A cominciare da quei Paesi, come l’Italia, che sull’Africa si affacciano.

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