Africa

Fondazione CIMA scelta dall’Onu per la riduzione dei rischi climatici

AFRICA – L’ufficio regionale per l’Africa delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri (UNISDR’s Africa office) ha sovvenzionato fondazione CIMA – Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale –  per svolgere un importante progetto con lo scopo di generare i profili di rischio di alluvioni e siccità in 16 paesi nell’Africa Sub-Sahariana.

I paesi coinvolti nella valutazione dei rischi saranno i seguenti: Angola, Guinea Equatoriale, Guinea Bissau, Rwanda, Swaziland, Tanzania, Costa d’Avorio, Botswana, Zambia, Namibia, Gambia, Gabon, Cameroon, Ghana, Sao Tome e Kenya.

“Il nostro lavoro sarà quello di quantificare l’impatto di eventi alluvionali e siccitosi, sia per il clima attuale sia nell’ottica del cambiamento climatico” spiega il Dott. Roberto Rudari, responsabile del progetto. “Valuteremo il tutto in un’ottica il più possibile olistica, tenendo conto non solo degli effetti sulla popolazione ma anche di quelli economici, non dimenticandoci degli impatti sulla parte infrastrutturale cioè trasporto, scuole, edifici pubblici e produzione energetica. Queste previsioni verranno effettuate con un orizzonte futuro a breve termine cioè proiettandole al 2050 e, consegnate nelle mani delle istituzioni che nei diversi paesi hanno la responsabilità di definire la politica di riduzione del rischio, saranno di cruciale importanza per l’organizzazione di politiche di sviluppo sostenibile.”

Un elemento chiave nella collaborazione tra Fondazione CIMA e UNISDR’s Africa office sarà l’impegno che verrà profuso sia a livello nazionale sia a livello locale nella comunicazione dei risultati per migliorare le strategie di riduzione dei rischi nei paesi beneficiari.

Lo sviluppo di tali strategie è infatti un obiettivo focale nell’accordo di Sendai, un’intesa globale adottata nel 2015 con la quale ci si impegna a un sostanziale aumento di piani nazionali e locali a partire dal 2020 per la riduzione di mortalità, numero di persone colpite, perdite economiche e danni a infrastrutture causate da disastri.

Una notevole novità e valore aggiunto rispetto ad altri progetti analoghi, sarà il grande coinvolgimento e il contatto diretto tra i ricercatori di Fondazione CIMA, che produrranno i profili di rischio, e i responsabili governativi dei paesi beneficiari attraverso la collaborazione già in essere con UNISDR’s Africa office: i risultati delle attività saranno infatti presentati nel contesto di 16 workshop nazionali, organizzati nei rispettivi paesi e rivolti non solo agli alti funzionari governativi appunto, ma anche ad altre parti interessate quali il mondo accademico, il settore privato e i principali gruppi rappresentanti della società civile. L’obiettivo dei workshop sarà quello di fornire ai decisori rilevanti strumenti e metodologie per effettuare scelte realmente informate e per supportare lo sviluppo di strategie olistiche di riduzione del rischio di disastri.

Il progetto è finanziato con 2,4 milioni di euro ed è parte del progetto “Building Disaster Resilience in Sub-Saharan Africa Programme”, programma regionale pluriennale finanziato dalla Commissione Europea e implementato come parte della cooperazione allo sviluppo dell’unione europea con gli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP-UE). In passato Fondazione CIMA era già stata sovvenzionata dallo stesso fondo per la profilatura dei rischi in altri 9 paesi africani su richiesta di GFDRR-World Bank.

In un’ottica più generale, essere tra gli attori che lavorano all’attuazione di alcune attività del progetto ACP-UE, significa essere parte di uno degli accordi di partenariato più completo concluso tra l’Unione Europea e i paesi in via di sviluppo che non solo fornisce un quadro per la cooperazione allo sviluppo e nel settore degli scambi commerciali ma comporta anche una dimensione politica in quanto il suo fine ultimo è eliminare la povertà nei paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

“Fornire un contributo alle strategie e le politiche di riduzione dei rischi della metà di un continente come l’Africa, considerando che ai 9 paesi su cui abbiamo già lavorato si aggiungono questi 16, è per noi una sfida impegnativa a cui consegue una grande responsabilità”, dichiara Luca Ferrraris, presidente di Fondazione CIMA. “Tutti i nuovi investimenti nella crescita, nelle infrastrutture, nello sviluppo urbano o nell’agricoltura, possono generare o ridurre il rischio. I rischi che affrontiamo oggi sono stati determinati dal modo in cui questi investimenti sono stati fatti in passato. Attraverso la lente di ingrandimento della scienza ci impegneremo per fornire un’immagine coerente che leghi il rischio, lo sviluppo sostenibile ed il cambiamento climatico, secondo il framework proposto da Sendai, dagli obiettivi di Sviluppo sostenibile e dell’accordo sul clima raggiunto a Parigi. La futura sostenibilità e la resilienza delle società e delle economie saranno influenzate da come e quali investimenti saranno fatti nel presente.”

Il termine del progetto è previsto per dicembre 2018. [Fonte: Fondazione CIMA]

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    Presentazione oggi del libro “Le vie dell’Africa”...

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    Insieme all’autore, alla presentazione parteciperanno Massimo Zaurrini, direttore responsabile di Africa e Affari e di InfoAfrica, e Raffaella Scuderi di Repubblica.

    Diplomatico di professione e grande conoscitore del continente africano, l’Ambasciatore Giuseppe Mistretta è attualmente il Direttore per l’Africa subsahariana presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e ha scritto un libro snello e nello stesso tempo denso e pieno di informazioni sulla attuale situazione economica e politica dell’Africa.

    “Coi suoi cinquantaquattro Stati, le sue migliaia di etnie, le differenti situazioni politiche, economiche e socio-culturali, l’Africa merita una considerazione profonda, ampia e articolata. Aumentano nel continente gli investimenti, le imprese, le iniziative di enti privati e pubblici; crescono infrastrutture, strade, ferrovie, porti, aeroporti, stadi, ponti, palazzi e grattacieli. E se ancora prevale nell’immaginario collettivo l’idea di un’Africa puntellata di villaggi primordiali e di slum suburbani disordinati e poveri, o disseminata di discariche immense, si va affermando in parallelo la visione di un continente giovane e dinamico, nel quale fertili sono gli spazi per la tecnologia, il progresso, le più moderne telecomunicazioni, la finanza e un embrionale benessere in strati sempre più ampi della classe media. L’Africa andrebbe pensata dal punto di vista degli africani, mettendoci noi nelle loro scarpe, nelle loro teste e nei loro problemi; questo ci aiuterebbe a comprendere meglio quali sono le necessità e le sfide di quelle popolazioni, piuttosto che ripetere slogan comodi e il più delle volte insensati, generati e alimentati dalla nostra visione eurocentrica del mondo. Non siamo solo noi ad avere qualcosa da insegnare agli africani; anzi, se volessimo, avremmo molto da apprendere da loro.”

    Per partecipare alla presentazione dal vivo è necessario prenotare un posto chiamando lo 0658334116 o scrivendo a info@libreriagriot.it. Nel rispetto delle norme di distanziamento i posti a sedere sono limitati.

    La diretta in streaming sarà disponibile sulla pagina Facebook della libreria GRIOT.

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    “Questo è un momento storico per accelerare l'adattamento in Africa - ha dichiarato il presidente del GCA e già segretario generale delle Nazioni Unite, Ban-Ki-moon - In nessun’altra parte del mondo la sfida per raggiungere uno sviluppo sostenibile di fronte a un clima che cambia è più acuta che nel continente”.

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    La sede africana del GCA si concentrerà su programmi e azioni, accelerazione della conoscenza e sviluppo di capacità e definizione di programmi che rispondano alle sfide in corso, includendo iniziative per il miglioramento della sicurezza alimentare, il benessere rurale e la resilienza urbana. [MV]

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