Kenya

Governo lancia la prima Politica Nazionale sull’uso dei Terreni

KENYA – E’ stata presentata ieri durante una cerimonia ufficiale presieduta dal vice presidente William Ruto la nuova (nonché prima) politica sull’uso delle terre in Kenya.

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  • Africa OrientaleEtiopiaOpinioni Free

    Opinioni: il nuovo leader etiopico sta "scuotendo gli...

    Di seguito rilanciamo un commento pubblicato il 21 giugno dal settimanale The East African e firmato da Charles Onyango-Obbo, nel quale l'autore si interroga se il ciclone Abiyi Ahmed Ali (il nuovo premier etiopico che nell'arco di poche settimane dal suo insediamento ha annunciato una serie di rivoluzionarie riforme in campo economico e politico) sia un 'fuoco di paglia' o sia invece una figura destinata ad aprire una nuova stagione politica nella regione. Buona lettura

    Ethiopia’s new chief Abiy is shaking trees: What’s his deal?

    Ethiopia’s new prime minister Abiy Ahmed Ali is not giving us time to breathe.
    At 41, the youngest head of government in Africa, he has logged a lot of frequent flyer miles already, visiting countries in the neighbourhood, and at home he’s been all over on a charm offensive.
    He has supped with once-bitter enemies of the ruling Ethiopian People's Revolutionary Democratic Front (EPRDF) and released thousands of prisoners, including journalists and opposition politicians.
    But perhaps his two most surprising actions were the announcement that, after 18 years of hostility, Ethiopia was finally ready to implement a peace deal with Eritrea, reached after a bloody border war in 1998, and that it would gradually privatise its State-controlled economy, including the tightly closed telecoms and aviation sectors.
    Even if it’s weighed down by debt, no one out there thought Addis Ababa would even speak of partially privatising crown jewels like Ethiopian Airlines.
    Keeping the airlines firmly in the State’s hands was seen as an idea as entrenched as the Orthodox Church in Ethiopia.
    But some of Abiy’s radical announcements are getting lost in the speed with which he is making them — like his revelation that Ethiopia would soon end visa requirements for all Africans.
    Considering that he’s done and announced all these things less than three months after he took office following the surprise resignation of Hailemariam Desalegn early this year, it is urgent to hit the brakes and ask, “What the hell just happened?”
    A lot. When Ethiopia gets to grant all Africans visas on arrival, that will be huge victory because it will become the largest and most populous African country to do so, giving a major boost to free travel around the continent.
    Although at least 20 countries on the continent have considerably relaxed visa rules for other Africans, until now Ghana, Mozambique — and lately Kenya — were only few of the bigger African countries to fully dismantle the pre-arrival regime for Africans. It had been a specialty of the smaller countries like Rwanda, the Seychelles and Mauritius.
    The second thing that, in a fell swoop, Abiy has stopped in its tracks is the steamy romance with the “developmental State” model state in Africa.
    Because it was the fastest-growing economy on the continent for several years, and is the only African country that is not de-industrialising, it’s example was used to prove the superiority of the commandist economic model for Africa. Now, it is clear that beneath it were feet of clay. In the past few weeks, I haven’t seen any article on the “Ethiopian model”, and the statists have gone quiet.
    Youthful club
    Then there are the visuals. When Abiy visited Rwanda, he and President Paul Kagame had some old-fashioned high school hugging. You have to agree that the photographs looked great. He had schmoozed with President Uhuru Kenyatta.
    A few days ago he broke bread with the telegenic Somalia President Mohamed Abdullahi “Farmajo” Mohamed. He also visited with Uganda’s President Yoweri Museveni, and the first bloke he checked on was President Omar al-Bashir in Khartoum.
    Put the photographs of these visits side by side and you might be shocked by the effect they have and the story they tell. The “leader aesthetic” in the wider East Africa has swung sharply to the youthful. It’s a region where a leader who is in the 70s doesn’t look good at all.
    But even among the youthful club, Abiy has disrupted a couple of things. Two years ago, the EPRDF (if you exclude Eritrea’s People's Front for Democracy and Justice) was the regional poster child for authoritarian liberation party. However, since the death of the cerebral Meles Zenawi in 2012, it has had two regular leadership transitions without a bullet being fired. Desalegn also became the first leader of a liberation party government on the east side of Africa to resign.
    If you’d asked me three years ago to pick which “revolutionary” regime would serve up all these political surprises, I would not have pegged Ethiopia — if only because its politics often looks Byzantine to outsiders. Yet here we are.
    The interesting thing though, is that while Abiy has quickly burnished his credentials as a reformer, in East Africa, fellows are slow to garland him as the big democratic hope.
    The reason for that seems to be Tanzania’s President John Magufuli. When Dr Magufuli took office three years ago, and was shaking down things and running down thieves, Africa couldn’t have enough of him. It was the political equivalent of the Second Coming of Jesus Christ.
    Then he became the honest brass-knuckled autocrat. Now we are too afraid to hope.
    Charles Onyango-Obbo is the publisher of Africapedia.com and explainer Roguechiefs.com. 
  • Etiopia Free

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    ETIOPIA - Prosegue il nuovo corso etiopico inaugurato dal primo ministro Abiy Ahmed. Questa volta, attraverso un tweet del capo di gabinetto del primo ministro, Fitsum Arega, è stata annunciata la libertà di accesso a 264 siti internet e canali televisivi che finora erano stati vietati. “La libertà di espressione è un diritto fondamentale” ha scritto nel suo tweet Arega, ed è “essenziale per cittadini impegnati e responsabili”. Tra i canali televisivi che adesso sarà possibile accedere anche dall’Etiopia ci sono la Ethiopian Satellite Television (Esat, basata negli Stati Uniti) e la Oromo Media Network (Omn). Entrambi i canali erano stati vietati con l’accusa di incitare alla violenza e promuovere il terrorismo; le accuse era decadute alcune settimane fa. Da quando è arrivato al governo, Abiy ha avviato un programma politico che di fatto sta rivoluzionando diverse posizioni detenute dall’esecutivo sia all’interno che in politica estera. Di particolare rilievo sono l’apertura alle opposizioni e alle posizioni della società civile, e i chiari segnali di pace inviati all’Eritrea. [MS]
  • Sud Sudan Free

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    SUD SUDAN - Stenta a decollare il processo di pace in Sud Sudan. Nonostante la tenuta di un vertice, la scorsa settimana ad Addis Abeba, che ha visto riuniti per la prima volta in due anni il capo ribelle Riek Machar e il capo di Stato sud-sudanese Salva Kiir, alcune dichiarazioni rilasciate da un esponente di governo di Juba hanno fatto risuonare i campanelli di allarme. A parlare è stato il ministro dell’Informazione Michael Makuei, il quale ha sottolineato che l’ipotesi di un ingresso di Machar in un governo di unità nazionale non viene presa in considerazione: “Ne abbiamo abbastanza di Machar e dei danni che ha causato al Paese” ha detto Makuei parlando anch’egli da Addis Abeba. “In quanto sud-sudanesi - ha aggiunto il ministro - non possiamo che dire di averne abbastanza di Machar e se Machar intende diventare capo di Stato non ha che aspettare le elezioni”. Dichiarazioni che di fatto gettano un’ombra sui tentativi di mediazione in corso e sulla possibilità che il più giovane dei Paesi africani riesca ad affrancarsi dal conflitto interno che ne ha segnato fin da subito l’esistenza come Stato indipendente. Il governo di Juba ha comunque ceduto alla richiesta da parte dell’Igad (lì’organismo che riunisce i Paesi della regione) per un nuovo incontro che si terrà oggi a Khartoum, in Sudan. Anche questa volta si dovrebbero incontrare Kiir e Machar. [MS]
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  • EritreaEtiopia Free

    Unione Africana, Europa e USA pronte ad appoggiare...

    ETIOPIA/ERITREA  - Estrema soddisfazione per gli sviluppi delle ultime settimane e piena disponibilità a collaborare con le parti perché le relazioni tra Etiopia ed Eritrea tornino finalmente a normalizzarsi dopo 20 anni di sotterraneo conflitto. Queste in sintesi le posizioni comuni espresse tra ieri ed oggi da Unione Africana, Unione Europea e Stati Uniti. I primi ad esprimere la propria soddisfazione sono stati i vertici dell’Unione Africana (UA) che per bocca del presidente della Commissione UA, Moussa Faki Mahamat, hanno definito tanto l’apertura del governo etiopico ad applicare pienamente gli accordi di pace del 2000 quanto l’annuncio ieri da parte del presidente eritreo Isaias Afewerki di inviare una delegazione di pace ad Addis “due passi  giganteschi e coraggiosi” verso la pace. Di “passi decisivi verso la risoluzione delle differenze tra i due paesi” parla anche l’Alto Responsabile della Politica Estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, secondo la quale “l'accordo sulla questione del confine andrebbe a vantaggio dell'Etiopia e dell'Eritrea e della stabilità nella regione del Corno d'Africa”. L’UE, conclude la nota della Mogherini, “è pronta, in qualità di testimone dell'accordo di pace di Algeri, ad aiutare l'Etiopia e l'Eritrea nel loro cammino verso la riconciliazione” In una nota diffusa nella notte dalla Casa Bianca, gli Stati Uniti si dicono “incoraggiati dai progressi compiuti dall'Etiopia e dall'Eritrea per risolvere dispute di lunga data e normalizzare le loro relazioni”. Secondo la Casa Bianca, negli ultimi 20 anni, il conflitto tra questi stati ha ostacolato la stabilità e la crescita economica nella vitale regione del Mar Rosso. “Una pace duratura produrrà maggiore prosperità e sicurezza non solo per i cittadini dell'Etiopia e dell'Eritrea, ma anche per i loro vicini, gli Stati Uniti e il mondo” si legge nella nota. Rendendo atto tanto alla parte etiopica quanto a quella eritrea delle decisioni degli ultimi giorni, la nota del governo USA rende merito ai leader dei due paesi: “il primo ministro Abiy Ahmed e il presidente Isaias Afwerki hanno dimostrato una leadership coraggiosa adottando questi passi verso la pace”. “Gli Stati Uniti auspicano una piena normalizzazione delle relazioni e la realizzazione delle nostre aspirazioni condivise per entrambi i paesi per godere di pace e sviluppo duraturi. Come testimone dell'Accordo di Algeri, gli Stati Uniti sono pronti a facilitare il progresso verso questo obiettivo”.
  • Kenya Free

    Al via dal prossimo anno coltivazioni di cotone OGM

    KENYA - Dall’inizio del 2019 in Kenya sarà possibile cominciare a coltivare cotone geneticamente modificato su base commerciale. A segnalarlo sono i media locali, sottolineando come l’approvazione giunta dall’Autorità per la gestione dell’ambiente nazionale (NEMA) consentirà al Kenya di essere il primo Paese in Africa orientale ad aver consentito la coltivazione in campo aperto di organismi geneticamente modificati (ogm) e il quarto in Africa dopo Sudafrica, Burkina Faso e Sudan. La NEMA e l’Organizzazione keniana per la ricerca sull’agricoltura e il bestiame (KALRO) stanno svolgendo da circa due anni dei test in campo aperto in almeno cinque diversi siti dove vengono coltivati, oltre al cotone bt che si ritine abbia una resa doppia rispetto alle varietà tradizionali, anche mais resistente alla siccità, sorgo biofortificato, manioca resistente a patogeni virali e nutrizionalmente potenziata. In Africa orientale, oltre al Kenya, sono in corso coltivazioni di prova in campo aperto anche in Uganda mentre la Tanzania ha recentemente modificato le proprie normative per consentire agli istituti di ricerca riconosciuti di cominciare a realizzare i primi esperimenti. [MV]