Africa

Centro antiveleni di Pavia si apre al mondo a partire dall’Africa insieme a Eni

AFRICA – Eni ha sottoscritto un accordo con il Centro antiveleni dell’Istituto clinico scientifico Maugeri di Pavia per estendere a livello mondiale in tutti i Paesi in cui opera Eni, a cominciare da dodici Paesi dell’Africa (Algeria, Angola, Congo, Egitto, Gabon, Ghana, Kenia, Libia, Mozambico, Nigeria, Sudafrica e Tunisia), la reciproca collaborazione per la ricerca, prevenzione e trattamento nell’ambito delle emergenze tossicologiche.

A renderlo noto è stata lo stesso gruppo petrolchimico italiano, specificando che la collaborazione tra Eni e il Centro antiveleni è già operativa a livello nazionale e sarà estesa nel corso del 2018 ai Paesi dell’Africa in cui operano complessivamente oltre 3.500 addetti della compagnia.

Grazie all’accordo, Eni e ICS Maugeri rinnovano e rinforzano una collaborazione che risale al 1996 e che unisce esperienze e know how d’eccellenza con l’ambizione di portare le rispettive competenze a servizio e beneficio dei lavoratori di Eni e delle popolazioni dei Paesi in cui la società opera. I rischi tossicologici rappresentano un elemento importante della medicina preventiva e del trattamento clinico: per questo motivo, grazie alla grande esperienza del Centro antiveleni della Maugeri, i 200 medici di Eni operativi presso tutte le realtà della compagnia saranno in grado di garantire il livello più alto di protezione ai dipendenti e a tutti coloro che vivono in prossimità delle strutture Eni in qualsiasi Paese del mondo.

L’estensione graduale dei servizi del Centro Antiveleni a tutti gli oltre 70 Paesi in cui Eni opera, comporterà un’importante azione di aggiornamento dei dati e delle informazioni del Centro stesso per offrire, al personale impiegato in quei contesti, una tutela tossicologica la più ampia possibile. Per ogni nuovo Paese il Centro sta approntando nuovi dossier relativi a reti sanitarie esistenti, farmacopea locale e rischi tossicologi extra-industriali tipici di quei territori: dalle punture o i morsi di animali, alla vegetazione velenosa, al contatto o all’ingestione accidentale, fino all’intossicazione alimentare tipica.

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    AFRICA/SENEGAL/ETIOPIA/CAMERUN/COSTA D’AVORIO -  (segue) Per quanto riguarda il Senegal, invece, “l'outlook negativo riflette i rischi associati al carico relativamente elevato del debito del governo centrale, che Moody's prevede raggiungerà circa il 65% del PIL nel 2021 dal 56% nel 2019 e il 325% delle entrate. Lo shock del coronavirus sta esacerbando una tendenza al rialzo dell'onere del debito iniziato prima dello shock. Una tale traiettoria del debito per un'economia con bassi livelli di ricchezza come quella del Senegal (che limitano la sua capacità di assorbimento degli shock) fa emergere il rischio che il governo diventi sempre più vincolato nella sua capacità di sostenere l'economia e / o procurarsi finanziamenti a costi bassi e stabili”.

    Per quanto riguarda il Camerun, Moody’s ha confermato il rating di B2 e una previsione “stabile”.

    “L'outlook stabile - si legge nella nota - riflette l'opinione di Moody's secondo cui le pressioni che il debito sovrano deve affrontare sulla scia dello shock del coronavirus e le prospettive per le sue metriche di credito in generale rimarranno probabilmente coerenti con l'attuale livello di rating, data l'economia relativamente più diversificata del Camerun rispetto ai vicini, il rinnovo del programma FMI che fornisce un sostegno e l'adesione del Camerun all'Unione economica e monetaria centrafricana (CEMAC) che attenua i rischi di vulnerabilità esterna”.

    Anche per la Costa d’Avorio rischio di previsione “stabile” e conferma del racing Ba3. “L'outlook stabile . scrive Moody’s -  riflette l'opinione di Moody's secondo cui le pressioni che il debito sovrano deve affrontare sulla scia dello shock del coronavirus e le prospettive per i suoi parametri di credito in generale dovrebbero rimanere coerenti con l'attuale livello di rating".

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    Moody’s: debito, previsioni “negative” per...

    AFRICA/SENEGAL/ETIOPIA/CAMERUN/COSTA D’AVORIO - L’agenzia di racing statunitense Moody’s ha pubblicato nel fine settimana i risultati delle revisioni del debito di quattro paesi africani: Etiopia, Senegal, Camerun e Costa d’Avorio.

    Lo si apprende dalle note pubblicate dalla stessa agenzia di rating, dalle quali emerge una revisione al ribasso sia per l’Etiopia che per il Senegal (due delle economie più vibranti del continente negli ultimi anni) mentre resta stabile la previsione per Camerun e Costa d’Avorio.

    Secondo Moody’s la partecipazione sia di Etiopia che di Senegal  “alla G20 Debt Service Suspension Initiative (DSSI) ha aumentato il rischio che i creditori del settore privato subiscano perdite”.

    Nelle ultime settimane, Moody's ha considerato le prove dell'attuazione del DSSI per una serie di titoli sovrani valutati e le dichiarazioni dei funzionari del G20. Sebbene Moody's continui a ritenere che l'implementazione in corso di DSSI presenti rischi per i creditori privati, la decisione di concludere la revisione e confermare il rating riflette la valutazione di Moody's secondo cui, in questa fase, tali rischi si riflettono adeguatamente nell'attuale rating B2 dell’ Etiopia e nel Ba3 del Senegal.

    “Non è chiaro - si legge nella nota di Moody’s - quale influenza venga applicata all'Etiopia e agli altri paesi sovrani partecipanti per trattare i creditori privati ​​in modo paragonabile ai creditori ufficiali del settore. Tuttavia, una serie di elementi suggerisce che la probabilità di un coinvolgimento ad ampio raggio del settore privato è diminuita. Questi includono l'apparente assenza di progressi nelle discussioni su come il coinvolgimento del settore privato ("PSI") sarebbe effettuato nella DSSI in generale; indicazioni del G20 secondo cui il PSI richiederebbe il sostegno del governo mutuatario; la continua affermazione del governo etiope che il PSI non è contemplato; e la prova di alcuni pagamenti del debito effettuati ai creditori del settore privato in regime DSSI”.

    L'outlook negativo riflette l'opinione di Moody's secondo cui le vulnerabilità fiscali ed esterne dell'Etiopia che erano aumentate prima dello shock del coronavirus saranno esacerbate dallo shock e raggiungeranno potenzialmente un grado di gravità coerente con un rating inferiore.(continua)

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    A fare da filo conduttore nella classifica 2020 dei 100 africani più influenti stilata dalla rivista francofona Jeune Afrique, è l’assoluto protagonista dell’anno, la pandemia di covid-19.

    Non a caso troviamo sul primo gradino del podio il biologo etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e primo africano ad occupare la poltrona. La sua influenza sulle decisioni politiche ed economiche mondiali, la sua esposizione mediatica, nelle reti mainstream e nei social network, nonché il suo percorso, hanno fatto di lui la personalità africana più influente nell’inedito contesto che il mondo sta attraversando. «È ancora troppo presto per dire se Ghebreyesus ha gestito bene o male la pandemia» precisano gli autori della classifica, frutto di sei mesi di lavoro, «ma l’anno 2020 rimarrà quello del coronavirus e sta di fatto che in prima linea c’è un africano, perché eletto nel 2017 alla guida dell’Oms». Nel ritratto dell’ex ministro della Sanità e degli Esteri di Addis Abeba, la rivista francese sottolinea quanto Ghebreyesus sia stato lodato per la sua reattività, ma allo stesso tempo criticato da molti per la sua lentezza e la sua presunta compiacenza nei confronti della Cina.

    In seconda posizione troviamo un africano habitué dei primi posti in classifica, l’uomo d’affari nigeriano Aliko Dangote, businessman più ricco del continente, capofila di un conglomerato cresciuto sulle fondamenta della produzione di cemento. Anche in questo caso la pandemia di covid-19 è stata determinante per il miliardario, bloccato a Lagos, ma molto reattivo nella battaglia contro l’impatto di questo dramma. Ai primi di marzo, insieme alla Banca centrale della Nigeria, Dangote ha lanciato una coalizione del settore privato per organizzare la risposta nel proprio Paese.

    È una donna, nigeriana anche lei, la terza leader africana più influente del mondo. Ex ministra delle Finanze, Ngozi Okonjo-Iweala è in gara per diventare direttrice dell’Organizzazione mondiale del Commercio (Omc/Wto), una candidatura di cui si è parlato molto nelle ultime settimane e che potrebbe coronare l’ambizione di vedere per la prima volta una donna africana alla guida dell’organizzazione che decide le regole del commercio internazionale. Attuale presidente dell’Alleanza Gavi, alleanza internazionale a favore dei vaccini, che riunisce protagonisti dei settori pubblici e privati fra cui l’Oms, la Banca Mondiale e la Fondazione Bill e Melinda Gates,  Ngozi Okonjo-Iweala è anche membro del consiglio d’amministrazione di Twitter e co-presidente della commissione mondiale per l’economia e per il clima.

    Non mancano nella ‘top 10’ due degli uomini d’affari più potenti del continente africano, l’altro nigeriano Tony Elumelu, spesso definito il miliardario filantropo, e l’egiziano Naguib Sawiris, padrone del gruppo Orascom, il primo datore di lavoro del settore privato in Egitto. Il sesto africano più influente, in base ai criteri della rivista, è il cantante nigeriano Burna Boy, pseudonimo di Damini Ebunoluwa Ogulu, nato a Port-Harcout nel 1991. La star dell’afrobeat, dall’ego smisurato, è salito al primo posto nella classifica dei 15 migliori artisti dell’Africa sub-sahariana della rivista statunitense Billboard, forte di un record di visualizzazioni sui social network.

    Ancora per via dell’impegno nella lotta coronavirus e alle sue conseguenze, tra le 10 personalità più influenti finiscono in classifica il ministro della Sanità sudafricano Zweli Mkhize e il ministro marocchino dell’Industria e del commercio Moulay Hafid Elalamy.

    Chiude la classifica, al centesimo posto, una delle manager africane più conosciute, soprattutto a causa delle vicende giudiziarie di cui si ritrova protagonista contro lo Stato angolano: si tratta di Isabel dos Santos, figlia dell’ex presidente José Eduardo dos Santos, il capo di Stato che ha tenuto le redini del potere per ben 38 anni, fino al 2017. La corruzione dilagata nell’era Dos Santos era già nota, ma sono stati i “Luanda Leaks”, rivelazioni basate su inchieste giornalistiche, ad accendere i riflettori mondiali, all’inizio dell’anno, sulle manovre attribuite al clan presidenziale e sull’impero finanziario della «principessa» Isabel.

    È solo la seconda volta che Jeune Afrique lavora a una classifica di 100 personalità africane influenti, partendo da una preselezione che comprende politici, economisti, star dello show business, campioni sportivi, influencer, o ancora attivisti della società civile. Lo scorso anno, erano stati nominati a primo posto ex aequo il popolo algerino e il dottor congolese Denis Mukwege, Premio Nobel per la pace. Da diversi anni il New Africa Magazine, con sede a Londra, pubblica una sua classifica dei 100 africani più influenti. La pubblicazione statunitense Forbes, dal canto suo, è nota per la classifica degli africani più ricchi. [CC / Africa Rivista]

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    Formazione uguale sviluppo, online il nuovo numero di...

    La formazione tecnica e professionale e il suo ruolo per la trasformazione strutturale delle economie africane sono al centro del numero di agosto-settembre della rivista ‘Africa e Affari’.

    C’è infatti un punto in cui due narrazioni diverse, forse agli antipodi, sull’Africa si incontrano. Il racconto di un’Africa in pieno sviluppo tanto economico quanto sociale e quello di un’Africa che vede i suoi giovani migrare in cerca di un futuro migliore, si ritrovano in una parola: formazione, appunto.

    La crescita demografica, la crescita economica e l’urbanizzazione – ovvero i megatrend di sviluppo in Africa – evidenziano tutti la necessità di garantire un lavoro a decine di milioni di giovani africani (si stima siano 30 milioni) che ogni anno si affacciano sul mercato.

    È bene non dimenticare anche che la formazione, tanto quella alta quanto quella tecnica, è pure considerata uno dei migliori business attualmente nel continente africano.

    Per approfondire il sommario e acquistare il numero, clicca qui.

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    Fondo francese cerca progetti sostenibili per impianti...

    AFRICA - Un appello a manifestazione d’interesse per progetti di produzione di impianti di refrigerazione e la climatizzazione sostenibile è stato lanciato dal Fondo francese per l’ambiente globale (Ffem), un fondo gestito dall’Agenzia francese per lo sviluppo. La catena del freddo è carente in molti Paesi del continente africano, particolarmente indicato per la tipologia di progetti del bando. Priorità sarà data alle iniziative rivolte ai Paesi in via di sviluppo e a quelle che favoriranno un approccio integrato e rispettoso dell’ambiente. L’Ffem cita ad esempio sistemi con fluidi di raffreddamento detti naturali e soluzioni alternative senza fluidi frigorigeni. Altre caratteristiche per la selezione sono il carattere innovativo, la facile riproduzione e la sostenibilità finanziaria. I soggetti abilitati a presentare progetti sono sia aziende che collettività locali, enti di ricerca, fondazioni, enti pubblici e società civile. La scadenza dell’appello a manifestazione d’interesse è la fine del mese di settembre 2020. [CC]