Mozambico

Ad azienda cinese incarico di costruire nuovo ponte sul fiume Save

MOZAMBICO – La China Road and Bridge Corporation (CRBC) costruirà un nuovo ponte sul fiume Save nella provincia meridionale di Inhambane in Mozambico.

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Ultimi articoli della sezione Africa Australe

  • Zambia Free

    Viceministra Esteri Sereni visita progetto ong Celim

    ZAMBIA - Visiterà oggi il progetto Edu-Care in Zambia la vice ministra degli Esteri italiana Marina Sereni, che sta accompagnando il presidente Sergio Mattarella nel suo viaggio in Africa. Il progetto è portato avanti dall’ong italiana Celim insieme ai partner Africa Call Organization e Association Pope John XXIII.  “In Zambia i giovani con disabilità non godono ancora degli stessi diritti del resto della popolazione a causa di fattori economici, culturali e sociali - spiega Lara Viganò, Programme Coordinator CELIM per l'Africa -. Secondo la Policy Nazionale sulla Disabilità, il tasso di alfabetizzazione e l’accesso all’istruzione primaria sono più bassi per i giovani con difficoltà di apprendimento (67% e 86,8%) rispetto a quelli senza (81,7% e 95%) e vi è un divario del 14,8% nell’accesso a spazi ricreativi e sportivi a favore delle persone senza disabilità. A Lusaka, e Ndola l’esclusione dei minori con disabilità è ancora più critica. Le condizioni di povertà assoluta delle famiglie di provenienza e i costi aggiuntivi legati alla cura dei minori con disabilità aggravano la loro condizione alimentando il circolo vizioso tra disabilità e povertà. L’accesso all’istruzione e ad attività ricreative è ostacolato dalla presenza di barriere architettoniche, bassa preparazione degli insegnanti, materiali didattici e attrezzature sportive inadeguati, dal forte stigma”. Il progetto si rivolge a bambini e giovani con disabilità nei distretti di Lusaka e Ndola promuovendo la loro inclusione. A 479 ragazzi e ragazze sono offerte educazione e attività ricreative inclusive e speciali, opportunità lavorative e migliori diagnosi e trattamenti per autismo ed epilessia. Gli operatori lavorano per rendere più accessibili spazi scolastici e ricreativi, offrono inoltre formazione a docenti e medici, e sensibilizzano imprenditori e comunità per favorire l'integrazione delle persone portatrici di disabilità.
  • Sudafrica Free

    Allo studio l’acquisto di energia da IPP per il...

    SUDAFRICA - La municipalità di Drakenstein, nel Capo Occidentale, ha reso noto che sta esplorando la possibilità di acquistare energia elettrica da produttori indipendenti (IPP) per mitigare l'impatto negativo dei continui distacchi di carico da parte della compagnia nazionale Eskom. "Il Consiglio ha deciso di indire una gara d'appalto per sollecitare proposte da parte di produttori indipendenti di energia per generare e fornire energia alternativa alla municipalità di Drakenstein", ha dichiarato in un comunicato il sindaco Conrad Poole, riferendo che, in collaborazione con il governo del Capo Occidentale, Drakenstein sta studiando una combinazione di risorse energetiche rinnovabili, come l'energia solare ed eolica, e l'utilizzo di gas al posto dell'elettricità. Il comune ha individuato cinque potenziali progetti eolici e solari con una capacità complessiva di 135 MW, alcuni dei quali sono stati identificati come possibili progetti pilota nell'ambito del programma Municipal Energy Resilience (MER) del Capo Occidentale, che, istituito per facilitare lo sviluppo di progetti idonei alle recenti riforme energetiche del Sudafrica, vedono la partecipazione di sei comuni della Provincia. Il comune di Drakenstein ha inoltre richiesto un finanziamento per l'installazione di pannelli solari sugli edifici comunali. [CN]
  • Mozambico Free

    Con l'Italia una collaborazione fondata sull'energia...

    MOZAMBICO - Una collaborazione solida, di lungo periodo, che ha nell'energia e nella presenza di Eni un pilastro fondamentale ma che si allarga a tutti i settori dell'economia, della politica e della cultura. Sergio Mattarella incontra il presidente del Mozambico Filipe Jacinto Nyusi e rinsalda un legame che data da prima dell'indipendenza del Paese africano, si è concretizzato nel sostegno italiano alla pace che ha concluso trent'anni fa la guerra civile, prosegue da allora senza sosta con accordi bilaterali. "Nel suo percorso, il Mozambico potrà sempre fare affidamento sulla Repubblica Italiana quale partner leale e perseverante" ha assicurato il Presidente della Repubblica a un Paese che cerca di fronteggiare la minaccia del terrorismo fondamentalismo nel nord e guarda con preoccupazione ai cambiamenti climatici. L'oggi, l'urgenza, è quella di diversificare l'approvvigionamento di gas rispetto al passato, l'Italia può contare anche sul contributo del Mozambico, tanto da aver già portato la dipendenza dal gas russo dal 40% al 25% in pochissimi mesi. Un'operazione portata avanti con una diplomazia coordinata, tanto che proprio nelle ore in cui il Presidente è a Maputo, il premier Mario Draghi vola in Turchia. E Mattarella può far leva su un passato fatto di aiuti ad ampio spettro, tanto che Nyusi, dopo aver lodato l'impegno di Eni, ha ringraziato il nostro Paese che non si mostra amico "solo nei momenti di crisi" energetica ma sostiene la repubblica africana per avviare uno sviluppo completo e diversificato. "Desideriamo rafforzare la collaborazione perché sentiamo il Mozambico vicino a noi anche per valori recati nella vita della Comunità internazionale" ha detto infatti il Capo dello Stato, per il quale "è importante la collaborazione che avviene sul piano energetico attraverso l'azione dell'ENI. Il prossimo avvio dell'esportazione di gas naturale liquefatto dall'impianto di Coral Sul, gestito da ENI, è un traguardo importante". Accanto a questo si coltiva la speranza che il rapporto "si possa allargare ad altri settori economici, coinvolgendo diverse aziende italiane che già lavorano e altre che possano impegnarsi" Un approccio globale, che per Mattarella deve improntare le relazioni tra Italia ed Europa e l'intera Africa, mettendo da parte le mire egemoniche di alcune potenze e favorendo una crescita complessiva e diffusa. In un continente dove la Cina estende la sua influenza con un approccio che fa parlare alcuni osservatori di neo-colonialismo e mentre la Russia invade un paese confinante, il Presidente della Repubblica ha proposto una visione diametralmente opposta: "non esistono più zone di influenza delle grandi potenze, perché il mondo ormai è senza distanze reali, è interconnesso, strettamente raccolto. La pretesa che vi siano zone d'influenza delle grandi potenze è fuori dalla realtà. Contrasta con il senso e il valore della pace che oggi intendiamo coltivare" ha spiegato. Perché "non possiamo né dobbiamo arrenderci al costume della guerra". "L'aggressione della Federazione Russa all'Ucraina vede il riemergere di dottrine, come il militarismo e l'imperialismo" ha notato il Capo dello Stato, ma esse sono già state "condannate dalla storia". Il rapporto con il Mozambico è un esempio del paradigma italiano della cooperazione: rapporti economici che danno frutti, certo, ma soprattutto uno scambio basato su "rispetto" e aiuto alla crescita istituzionale, culturale e sociale. A testimoniare l'impegno a 360 gradi, l'accordo 2022-2026 firmato oggi dal viceministro agli Esteri Marina Sereni, che porta a 85 milioni gli aiuti italiani nei settori della salute, dell'occupazione, dell'agricoltura, dello sviluppo urbano e dell'ambiente. Massimo impegno nell'ambiente è stato infine sollecitato sia da Nyusi che da Mattarella, in un continente stretto dalla siccità e dalle conseguenti migrazioni interne ed esterne. Il presidente della Repubblica ha fatto notare come la tragedia della Marmolada sia "elemento simbolico delle tante tragedie che il mutamento climatico non governato sta comportando in tante parti del mondo". E ha sottolineato come alcuni Paesi, troppi, non rispettino i patti firmati, l'ultimo dei quali a Glasgow. "Occorre quindi richiamare tutti a rispettare quegli impegni assunti in queste convenzioni internazionali - ha esortato - e a definire e assumere impegni ulteriori. Perché quello che l'esperienza dimostra, giorno per giorno, in tante parti del mondo, è che senza affrontare sistemicamente e seriamente, a fondo, i problemi che pone il cambiamento climatico, contrastandolo, sarà difficile garantire alle future generazioni una vita accettabile sulla Terra". [AGI]
  • Mozambico Free

    Mattarella a Maputo celebra i 30 anni della pace, ma a...

    MOZAMBICO - Sono passati 30 anni da quando il 4 ottobre 1992, a Roma, Joaquim Chissano, presidente mozambicano e segretario del Frelimo, e Afonso Dhlakama, leader della Renamo, firmarono un Accordo di pace che metteva fine a 16 anni di guerra civile, con 1 milione di morti e oltre 4 milioni di profughi. La firma concludeva un lungo processo negoziale svoltosi presso la sede della Comunità di Sant'Egidio. E proprio in una delle sedi della Comunità si recherà oggi il capo di Stato italiano Sergio Mattarella, durante la sua visita di Stato in Mozambico. L'allora segretario generale dell'Onu, Boutros-Ghali, parlò di "formula italiana" per descrivere "l'attività pacificatrice" della Comunità, "unica nel suo genere" perché fatta di "tecniche caratterizzate da riservatezza e informalità".  Grazie alla pace, ricorda in un suo articolo l’AGI, iniziava per il Mozambico una stagione nuova, un percorso non semplice e lineare, ma anche una success story, che mostra come uno Stato può lasciarsi alle spalle le gigantesche sofferenze di una guerra civile, per affrontare sfide sempre complesse, ma ampiamente gestibili in un contesto di pace: l'economia, il benessere dei suoi abitanti e i rapporti internazionali nel mondo globalizzato. Sfide che purtroppo si ripresentano a distanza di 30 anni nel nord del Paese, nella provincia di Cabo Delgado, dove gruppi jihadisti stanno sfruttando il disagio sociale portando il conflitto in una zona che per gli enormi giacimenti di gas che ospita sarebbe destinata a diventare il motore dell’economia del Mozambico.  “La pace firmata 30 anni fa a Roma ha legato il Mozambico alla Comunità di Sant’Egidio e soprattutto all’Italia in maniera indissolubile” ha ricordato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo in un’intervista pubblicata su Oltremare, il magazine della Cooperazione italiana, e rilasciata durante Coopera. “Oggi il problema è molto diverso da quello di 30 anni fa. Prima si trattava di un governo marxista che combatteva contro una guerriglia. Oggi si tratta di gruppi jihadisti che hanno invaso la provincia di Cabo Delgado. Quindi è più difficile una mediazione a livello della comunità internazionale. Come è più difficile stare accanto alla popolazione, portare aiuti in zone in cui non c’è da mangiare. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, non lasciare da sole queste popolazioni”. Allargando lo spettro della sua analisi Impagliazzo va poi oltre. “I problemi in Africa oggi sono molti, derivano da una globalizzazione che ha alcuni aspetti positivi ma molti negativi. Ci troviamo ora in mezzo a una tempesta provocata da vari fattori, il primo dei quali è stato il Covid. Ma non è colpa solo della pandemia. C’è una guerra in Europa, c’è una crisi economica, stiamo tutti vedendo l’aumento dei prezzi, siamo di fronte a Paesi deboli insidiati da colpi di Stato e, in alcune aree, dalla violenza del jihadismo”. Guardando all’Africa, prosegue Impagliazzo, “si è formata una grammatica della rivolta che sta travolgendo alcuni popoli del Sahel e della fascia orientale del continente. Per questi motivi, oggi la cooperazione non può che essere rafforzata. Noi possiamo intervenire per contrastare tutti questi fenomeni di crisi o almeno alcuni di essi e ridare alle popolazioni dei Paesi africani delle nuove possibilità che né i governi (alcuni purtroppo presi da fenomeni di corruzione molto evidenti) né la violenza jihadista garantiscono”. [MS]
  • Namibia Free

    Cresce prezzo dell’uranio, paese punta a riaprire...

    WINDHOEK - La Namibia ha annunciato la volontà di procedere alla riapertura di nuove miniere di uranio nel paese a causa dell'aumento dei prezzi dell'uranio, il combustibile utilizzato per produrre energia nucleare.

    Lo si apprende da una recente comunicazione della Camera delle Miniere della Namibia (CoM), che è responsabile della gestione delle attività minerarie ed esplorative nel paese, nelle quali si afferma che il paese "deve essere chiaro e inequivocabile nella sua ricerca per promuovere la Namibia come fonte preferita e produttore di uranio”.

    La Camera ha anche sottolineato l'integrazione dell'uranio nei piani dell'idrogeno verde della Namibia.

    "L'uranio è stato a lungo trascurato nonostante la sua rilevanza in un futuro senza emissioni di carbonio o di energia verde. L'idrogeno verde è stato individuato esclusivamente come strategia nazionale sulla transizione energetica, ma la conversazione dovrebbe essere ampliata per includere lo sfruttamento dell'uranio, che è una significativo fonte di energia", ha affermato l'organizzazione.

    Il CoM ha inoltre evidenziato la necessità di adottare una politica che acceleri lo sfruttamento della risorsa per attrarre investimenti esteri diretti e creare posti di lavoro tanto necessari nell'industria mineraria.

    La Namibia è il secondo produttore di uranio, ma detiene anche le settima riserve globali di uranio. Il suo Rossing Uranium e Swakop Uranium sono i principali produttori in Namibia e hanno prodotto 6.784 tonnellate di produzione di uranio nel 2021.

    Fino a quattro miniere, tuttavia, sono state poste in cura e manutenzione a causa dei bassi prezzi dell’uranio.

    "Grazie al miglioramento dei prezzi dell'uranio, Paladin Energy si è ora assicurata i finanziamenti per riavviare una miniera entro il 2023, con un LoM (Life of Mine) di 17 anni", ha affermato il CoM.

    Un altro progetto stanziato è il progetto Etango di Bannerman Resources, che potrebbe potenzialmente diventare la seconda miniera di uranio più grande dopo Swakop Uranium a causa della sua ampia base di risorse poco profonde, secondo il CoM.

    Bannerman completerà la fattibilità bancabile del suo progetto Etango-8 in scala ridotta nel settembre 2022 e potrebbe segnalare la costruzione e l'inizio della miniera, ha concluso il CoM.

  • Angola Free

    Ide al ribasso, c’è l’Italia tra i principali...

    ANGOLA - Sono scesi del 6% gli investimenti diretti esteri (Ide) nel primo trimestre di quest'anno, raggiungendo la quota di 1,5 miliardi di dollari rispetto agli 1,6 miliardi di dollari registrati per lo stesso periodo del 2021, secondo i recenti calcoli della Banca Nazionale dell'Angola (Bna), che osserva che il settore petrolifero continua ad essere la principale attrazione degli investimenti stranieri.  Secondo le statistiche diffuse dalla Bna, gli stranieri hanno investito 1,5 miliardi di dollari nel settore del petrolio e del gas, che rappresenta oltre il 99% degli investimenti esteri, con Stati Uniti, Francia, Italia, Regno Unito e Cina tra i soliti investitori in questo motore dell’economia angolana, mentre solo 500.000 dollari sono stati destinati al settore non petrolifero, con Russia, Portogallo ed Emirati Arabi Uniti tra i principali investitori. La Bna indica inoltre che non solo gli stranieri hanno ridotto il volume degli investimenti ma hanno anche ritirato più denaro dall'Angola, disinvestendo 2,9 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell'anno - il 50% in più rispetto ai deflussi dello stesso periodo -, che hanno causato un saldo negativo di 1,36 miliardi di dollari per il primo trimestre del 2022 Anche gli investimenti degli angolani all'estero sono diminuiti: l'Angola ha investito all'estero 1,4 milioni di dollari nel primo trimestre, rispetto ai 3,2 milioni di dollari investiti nello stesso periodo del 2021, con una riduzione del 55%. Tutti gli investimenti sono stati convogliati nel settore non petrolifero, in linea con la strategia adottata dal Paese dal 2018. L'anno scorso gli investimenti diretti angolani all'estero hanno riguardato soprattutto il settore immobiliare, con l'acquisto di proprietà. [CN]