Kenya

Vice presidente Ruto a Roma: invito a investire in Kenya – 2

KENYA – (continua) L’economia locale avrà presto un valore complessivo, grazie agli accordi locali di libero scambio, quattro volte superiore rispetto a oggi e il governo di Nairobi si dice pronto a ricevere nuovi investitori stranieri, soprattutto italiani.

Il Kenya moderno si affaccia al mercato della geotermia ed è tra i primi in Africa per la produzione di energia elettrica, ma è anche il terzo paese africano per bestiame utilizzato nel mercato della pelle ed offre un’enorme disponibilità di materie prime. “La nostra democrazia è consolidata ha proseguito il vicepresidente keniano William Ruto – c’è un ambiente democratico sia politico che economico e quando si investono risorse in Kenya non si hanno problemi a fare profitti e ad avere un ottimo ritorno di investimento. La nostra legge è strutturata per rispettare gli standard internazionali, vogliamo lavorare mantenendo questo livello e oggi non c’è bisogno che conosciate qualcuno per riuscire a fare qualcosa: la legge proteggerà gli investimenti assicurando sicurezza anche sulle quote di ritorno”.

Ruto ha sottolineato il valore industriale e commerciale del cosiddetto Programma Big Four, che offre una serie di opportunità volte a interessare non solo gli stakeholder del settore privato ma anche il settore pubblico, ragion per cui il vice-presidente keniota ha rilanciato anche la partnership governativa con Roma. Agricoltura e sicurezza alimentare su tutti ma anche settore manifatturiero e edile/immobiliare: oltre alle eccellenze dell’agrobusiness keniota note in tutto il mondo, i cui settori di punta sono rappresentati dalla produzione del caffè e dalla floricoltura, il governo del Kenya punta molto sulla manifattura, in particolare nel settore della lavorazione della pelle e del tessile, e sul social housing. Ruto ha pubblicizzato il maxi-progetto governativo per la realizzazione di 500.000 immobili destinati alla fascia medio-bassa della popolazione, in un Paese in cui 6,5 milioni di abitanti vivono ancora in immobili “non idonei a una vita dignitosa” nonostante la bolla speculativa di qualche anno fa.

Il vice-presidente keniota ha anche annunciato l’accordo con il Politecnico di Milano per lavorare con gli istituti professionali in Kenya nell’ottica di trasferire il saper fare italiano, le tecnologie e più in generale di costruire localmente un capitale umano ben formato e competente: “Importiamo tantissimi macchinari ma sono aperte opportunità non solo nell’export delle strumentazioni ma anche e soprattutto nella manifattura stessa in settori come la lavorazione della pelle e nel tessile”.

Uno degli obiettivi è eliminare il più possibile gli intermediari: il mercato del caffè, ad esempio, è l’emblema di come oggi l’approvvigionamento italiano sia in mano ai broker locali. Questo comporta un alto costo della materia prima, non sempre corrisposto con una qualità altrettanto alta del prodotto: “Creare partnership significa eliminare gli intermediari nel mercato del caffè, eliminare la confusione in tutto il settore: abbiamo attori locali preparati e formati, bisogna creare connessioni dirette tra il consumatore e il produttore. Questo non può che portare benefici ai produttori in Kenya e anche ai consumatori in Italia: vale stessa cosa per il mercato dell’avocado, del té, delle noci di macadamia. Questi prodotti prima di arrivare in Italia passano attraverso mercati secondari dove vengono miscelati a prodotti di qualità inferiore, trattati dagli intermediari e tutto a beneficio di questi. Dobbiamo lavorare per modificare tale sistema di logistica”.

Quello che Ruto non ha sottolineato, cosa che hanno invece fatto i rappresentanti della delegazione keniota giunta in Italia dopo di lui, è l’enorme opportunità rappresentata dalla crescita demografica: mentre l’Europa e l’Italia vedono diminuire le nascite i numeri africani sono in totale controtendenza e rischiano anche di raddoppiare le stime di crescita delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale. L’ AfCFTA, stando alle aspettative sulle nascite dei prossimi decenni che porteranno l’Africa ad essere il secondo continente più popoloso del mondo entro il 2030, potrebbe avere un bacino d’utenza anche doppio rispetto alle stime attuali: “L’Africa offre oggi il miglior ritorno in materia di investimenti” hanno sottolineato i diversi membri della delegazione, una tesi sostenuta con forza dallo stesso vice-presidente Ruto. [di Andrea Spinelli Barrile]

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