Ghana

Risorse e infrastrutture, così Accra torna a correre

GHANA – Ha ritrovato una sua strada di sviluppo ben precisa il Ghana. Paese ormai considerato di consolidata tradizione democratica, con una positiva storia di alternanza al governo, il Ghana era entrato all’inizio di questo decennio nel novero dei Paesi produttori di petrolio con immediati riflessi sul pil: quest’ultimo, nel 2011, aveva fatto segnare un altezzoso +14% per poi scendere – a causa del calo dei prezzi del petrolio – fino a toccare nel 2016 il 3,5%, ovvero il livello minimo degli ultimi 20 anni.

Un percorso verso il basso che però nel 2017 ha subito un cambio di tendenza. Lo scorso anno infatti si è chiuso a +8,5% e, secondo l’AfDB, 2018 e 2019 faranno segnare una media del 6,4%.

A determinare il cambio di passo non è stato tanto il ritorno dei prezzi del petrolio e delle altre commodities ai livelli di qualche anno fa, quanto la crescita del settore non-oil. Su quest’ultimo, e sull’agricoltura e l’industria manifatturiera in particolare, sta puntando d’altra parte il governo del presidente Nana Akufo-Addo con una serie di progetti strutturali supportati anche dalla comunità internazionale.

L’andamento positivo dell’ultimo biennio sta consentendo di riprendere il controllo del deficit pubblico e il governo ha fissato come prioritario lo sviluppo di una serie di infrastrutture considerate strategiche per una crescita sostenibile e duratura nel tempo. Le buone notizie riguardano anche l’inflazione, che da livelli a doppia cifra dovrebbe scendere al 9% in questi mesi e a poco più del 7% il prossimo anno.

Gli spunti positivi vengono dunque da una economia sufficientemente diversificata benché ancora imperniata su alcuni elementi cruciali, soprattutto in termini di rimesse in valuta pregiata. In agricoltura, poi, decisive sono le esportazioni di cacao, seguite dall’estrazione dell’oro, e ovviamente ha un ruolo considerevole il petrolio con la possibilità di ulteriori esplorazioni in seguito alla sentenza internazionale che ha messo fine a una diatriba con la Costa d’Avorio assegnando ad Accra una zona di confine rivendicata da entrambi i Paesi.

Il quadro d’insieme della struttura economica vede una parte consistente occupata dai servizi (con un contributo al pil del 56,2%), seguiti dall’industria (25,5%) in particolare da quella mineraria; al terzo posto c’è l’agricoltura con un contributo al pil del 19,1%.

La presenza italiana si avverte nelle costruzioni dove è di significativa importanza la presenza di imprese che fanno capo a famiglie italiane presenti nel Paese da diverse generazioni come Taricone, De Simone, Barbisotti, Ramella Pezza. In Ghana operano poi circa un centinaio di altre imprese italiane, soprattutto sotto forma, come altrove, di presidi commerciali. Secondo i dati di Sace, il Ghana è attualmente il quinto mercato di destinazione dell’export italiano in Africa subsahariana e l’incremento potenziale dell’export italiano entro il 2021 è pari a 69,7 milioni di euro.

Al Ghana, la rivista Africa e Affari dedica una mattinata di lavoro per comprendere tutte le opportunità che il Paese offre. La Conferenza Opportunità Ghana si terrà il 13 dicembre a Roma in collaborazione con Brussels Airlines e con lo Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli e Partners. Una rapida presentazione dei dati economici, divisi per i principali settori sarà curata da Africa e Affari, mentre Massimiliano Colasuonno Taricone, Amministratore Delegato del Gruppo Trasacco (una delle principali società ghanesi attive nel settore delle costruzioni, del commercio e dell’agribusiness) condividerà la propria esperienza con le imprese presenti.

Per maggiori informazioni sulla conferenza si può consultare il programma cliccando qui.

La partecipazione è a ingresso libero e fino a esaurimento posti, previa conferma alla mail eventi@internationalia.org

© Riproduzione riservata

Ultimi articoli della sezione Africa Occidentale

  • Costa Avorio Free

    Assegnati blocchi offshore ad Eni e Total

    COSTA D’AVORIO – Quattro contratti di condivisione di produzione petrolifera con l’italiana Eni e la francese Total sono al centro di una delle decisioni dell’ultimo consiglio dei ministri ivoriano, del 22 maggio.     I contratti prevedono l’assegnazione di due blocchi offshore  ad Eni  - i blocchi CI-501 e CI-504 - e di altri due, il 705 e 706, alla Total.     “ Questi contratti – si legge nel resoconto del consiglio trasmesso dal portavoce Sidi Touré Tiemoko – prevedono investimenti cumulati per un importo pari a 185 milioni di dollari nei vari peridi di esplorazione, di cui 90 milioni per Total e 95 milioni per Eni. Il consorzio su ognuno dei blocchi comprenderà la società Petroci Holding, titolare del 10%”. La Costa d’Avorio ha prodotto 32.287 barili al giorno nel 2018 ma ha fatto registrare un calo di produzione del 5.3%. Sono attualmente in produzione quattro campi, chiamati Leone e Pantera, Foxtrot,Speranza e Baobab.[CC]
  • Senegal Free

    Dakar importa turbine per il primo grande parco eolico...

    SENEGAL - Il Senegal ha iniziato l'importazione di turbine per l realizzazione del suo primo parco eolico su larga scala, il più grande progetto dell'Africa occidentale che fornirà quasi un sesto dell’energia prodotta dal paese. Lo riferiscono i media locali e internazionali, precisando che giovedì scorso  le parti non assemblate delle 46 turbine eoliche bianche erano state scaricate sui moli del porto di Dakar, pronte per essere spedite nella fattoria di 40 ettari. L’impianto, il cui costo è di 200 miliardi di franchi CFA (342 milioni di dollari), sarà finanziato per metà circa dall’azienda privata inglese che la realizzerà, la Lekela,  e l'altra metà sarà divisa tra Overseas Private Investment Corp con sede negli Stati Uniti e la società di credito all'esportazione danese EKF. Lekela ha anche progetti rinnovabili in Egitto, Ghana e Sud Africa. La società britannica si aspetta che il parco eolico, situato a Taiba Ndiaye, a circa 100 km dalla capitale Dakar, raggiunga i 158,7 megawatt (MW) entro il 2020. Il presidente Macky Sall vuole rendere il Senegal un leader nelle rinnovabili in Africa, con un obiettivo del 30% per l'energia pulita nei prossimi anni, di cui questo progetto fornirà la metà. Un progetto solare più piccolo in corso mira a produrre 30 megawatt. "Sul piano ambientale, il Senegal non ha mai avuto un progetto su questa scala", ha detto Massaer Cisse, capo del Senegal di Lekela, citato dall’agenzia di stampa inglese Reuters. Le energie rinnovabili rappresentano attualmente una piccola parte della produzione di energia in Africa, ma diversi progetti mirano ad aumentare tale quota.
  • BeninNiger Free

    Petrolio: accordo per costruzione oleodotto tra Niger e...

    NIGER/BENIN - I governi di Niger e Benin hanno firmato un accordo per la realizzazione di un oleodotto che collegherà i giacimenti nigerini con il porto di Cotonou, in Benin. Lo riferiscono i media locali e internazionali, precisando che  un accordo in tal senso, con l'obiettivo di stabilire le condizioni generali per la costruzione e il funzionamento del sistema di trasporto di idrocarburi attraverso i territori dei due paesi, è stato adottato venerdì a Niamey dal governo nigerino nel Consiglio dei ministri. Secondo l'accordo, si legge nella dichiarazione del governo, "i due paesi si impegnano in particolare a utilizzare il sistema di trasporto con oleodotto”. Le informazioni disponibili forniscono pochi dettagli operativi e si limitano a precisare che l’oleodotto collegherà la zona petrolifera di Agadem (estremo nord-est del Niger) al porto di Cotonou (Benin), utilizzato per l'esportazione del suo petrolio greggio a scopi commerciali. Dal 2011, il Niger produce petrolio attraverso lo sfruttamento del deposito di Agadem. Ora ha un'industria petrolifera completa, producendo un petrolio di alta qualità lavorato dalla Zinder Refining Company (SORAZ). La produzione attuale è di 20.000 barili al giorno, per un fabbisogno nazionale stimato in 7.000 barili. Con il prossimo avvio della seconda fase operativa del blocco Agadem, il Niger punta a incrementare la sua attuale produzione giornaliera di greggio di cinque volte, fino a 110.000 barili entro il 2021.
  • Benin Free

    Approvato piano per rinnovo Porto di Cotonou, dietro c...

    BENIN - Le autorità del Benin hanno annunciato nel fine settimana un piano di rinnovamento ed estensione del Porto Autonomo di Cotonou (PAC). Lo riferiscono i media locali e internazionali, citando il bollettino “Port Info” distribuito nel fine settimana durante le giornate ‘porte aperte’ del Porto di Cotonou. Secondo il bollettino, il PAC ha recentemente adottato un piano di investimenti per il periodo 2019-2021, stimato in circa 511 milioni di dollari, o poco più di 300 miliardi di franchi CFA per la sua modernizzazione e il potenziamento della capacità produttiva. "Lo scopo di questo piano è: la trasformazione e la modernizzazione infrastrutturale del porto autonomo di Cotonou” si legge nel bollettino. In pratica, spiega la stessa fonte, si tratta dell'estensione dei moli Sud e Nord per aumentare la capacità di elaborazione; costruzione di una nuova stazione per aumentare la trasformazione dei prodotti petroliferi; ampliamento dell'ingresso al bacino del porto di Cotonou; maggiore capacità di stoccaggio e di lavorazione delle merci. Creato il 31 dicembre 1964, il porto di Cotonou gioca un ruolo centrale nell’economia del Benin. A questo proposito, fa notare lo stesso bollettino, per il PAC transita il 90% del commercio con l’esterno del paese, genera fino al 60% del prodotto interno lordo (PIL) e contribuisce tra l'80 al 85% alla riscossione delle entrate doganali e dal 45 al 50% delle entrate fiscali del paese. Anche per questo, scrive infine il bollettino, per aumentare la redditività e sfruttare l’enorme potenziale geostrategico nonché per raccogliere le enormi risorse necessarie per la sua modernizzazione, il governo del Benin ha optato per un partenariato pubblico-privato (PPP), delegando la gestione del porto di Cotonou ad  Antwerp International (PAI), una filiale del porto belga di Anversa, secondo porto europeo, dopo quello Rotterdam.
  • Senegal Free

    Opportunità Senegal per aziende italiane, un evento e...

    SENEGAL - Un evento a Milano il 31 maggio e tre missioni imprenditoriali nel mese di luglio per conoscere tutte le opportunità economiche che oggi il Senegal può offrire alle aziende italiane. Venerdì 31 maggio a Milano, presso la sede di Assolombarda, l’Ufficio economico dell’Ambasciata del Senegal in Italia (BESI) in collaborazione con la società UP2gether organizza una conferenza dal titolo “Il Senegal, stabilità e crescita: un business per le aziende italiane”. L’evento si propone di far conoscere le opportunità e la reale situazione di continua crescita e di ammodernamento che il Paese ha raggiunto negli ultimi anni mettendo a disposizione di investitori e imprenditori gli strumenti per offrire una visione corretta delle importanti potenzialità del Senegal. Nel corso della giornata di lavori saranno approfonditi in particolare i settori delle energie tradizionali e rinnovabili, della salute e dell’ambiente, dell’agro-alimentare e delle costruzioni. All’evento è prevista inoltre la partecipazione di una delegazione di rappresentanti del governo senegalese e la presentazione di casi pratici di imprenditori italiani che operano nel Paese. Per iscriversi è possibile registrarsi a questo link. Per dare seguito ai contenuti della conferenza, la stessa società UP2gether di Barbara de Siena in collaborazione con Associazione Vicina (www.associazionevicina.com) che rappresenta in Senegal e nei paesi dell’Africa sub-sahariana occidentale e PMI Lombarde, portale delle PMI Lombarde (www.pmilombarde.it) organizza per il mese di luglio 3 missioni tematiche multiaziendali: 1-4 luglio 2019 - Industria, Impianti industriali, Attrezzature 8-11 luglio 2019 - Costruzioni, Edilizia, Illuminazione, Arredamento & Design, Acqua, Energia 15-18 luglio 2019 - Filiera Agro-alimentare “Il Senegal sta vivendo una crescita stabile che promette un futuro molto positivo. I progetti del PSE Piano Senegal Emergente continuano a cambiarne il volto. Il Paese ha appena confermato S.E. M. Macky Sall per un secondo mandato presidenziale e svariati altri progetti stanno cambiando il volto di questo pacifico paese” commenta Barbara de Siena, che è convinta che il Senegal possa offrire molte opportunità di affari alle aziende italiane.
  • Ghana Free

    Sostegno dalla cooperazione coreana per promuovere...

    GHANA -Il Programma della cooperazione coreana sull’agricoltura coreana (KOPIA) ha firmato un accordo con il Consiglio per la ricerca scientifica e industriale (CSIR) per sostenere la commercializzazione dei prodotti agricoli coltivati in Ghana.

    A riportarlo sono i media locali, dai quali si apprende che l’intesa prevede il sostegno della cooperazione coreana all’Istituto per la ricerca sugli animali (ARI) e all’Istituto per la ricerca sulle colture (CRI) del CSIR per sostenere la produzione a fini commerciale di razze di pollame e varietà di riso.

    L’accordo è destinato a rafforzare la produzione avicola e risicola ghanese, attualmente insufficiente a garantire i consumi nazionali.

    Alla cerimonia della firma presso la sede centrale del CSIR ad Accra era presenti, tra gli altri, il direttore del KOPIA Cho Gyoungrae, il direttore dell’ARI Emmanuel Adu e il direttore del CRI Moses B. Mochiah. [MV]