Africa

Presentata nuova edizione di Fieravicola, focus su Africa

AFRICA – E’ stata presentata ufficialmente ai rappresentanti del corpo diplomatico dei Paesi dell’Africa accreditati a Roma, nel corso di un incontro al ministero degli Affari Esteri, la prossima edizione di Fieravicola di Forlì, rassegna che aprirà i battenti dal 27 al 29 marzo. 

“Una giornata di approfondimento – ha detto il responsabile dell’ufficio per l’Africa australe e la regione dei Grandi Laghi presso la Direzione generale per la mondializzazione e le questioni globali della Farnesina, Luigi Scotto, aprendo i lavori – per costruire insieme ai Paesi africani un percorso di crescita comune, basato sul know how delle aziende italiane, ma modulato sulle esigenze dei partner locali”. 

Secondo il presidente della Fiera di Forlì, Gianluca Bagnara, la manifestazione vuole essere una piattaforma per la diffusione del know how italiano in Africa.

“Abbiamo dato vita ad una filiera complessa, ma efficiente, che oggi vogliamo contribuire a sviluppare anche in Africa – ha detto Bagnara – un continente che vede nell’avicoltura un importante strumento per far crescere l’economia e migliorare il livello nutrizionale della popolazione”. 

In base a quel che è stato reso noto, all’incontro alla Farnesina erano presenti i rappresentanti diplomatici di Algeria, Angola, Burkina Faso, Burundi, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Ghana, Repubblica di Guinea, Guinea Equatoriale, Kenya, Liberia, Libia, Marocco, Mozambico, Uganda, Zambia e Zimbabwe. 

Per maggiori informazioni su Fieravicola è possibile consultare il sito internet www.fieravicola.com

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    In Africa sub-sahariana il calo degli IDE è stato pari al 21%, con la Nigeria che ha registrato un calo del 29% a causa del rallentamento dei progetti legati all’industria petrolifera e del gas naturale.

    In Mozambico il calo registrato è stato pari al 27%, mentre in Sudafrica è stato del 24%. Relativamente stabile invece il flusso di investimenti verso l’Etiopia, dove il calo è stato inferiore al 12% grazie soprattutto al proseguimento di progetti finanziati dalla Cina che nel primo semestre 2020 ha contribuito a un quarto del totale dei progetti avviati nel Paese dell’Africa orientale. [MV]

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    Scambi in calo ma la Cina continua a esserci

    AFRICA - Gli scambi commerciali tra Africa e Cina sono diminuiti del 14%, ovvero di 41 miliardi di dollari, durante i primi tre mesi del 2020. Il dato è quello dell’amministrazione generale cinese delle dogane. La situazione è una conseguenza diretta della pandemia di covid-19, partita dalla Cina, che ha costretto alla chiusura delle fabbriche in Cina e alla paralisi dei trasporti e dell’import-export. Secondo i dati, le esportazioni da Pechino sono diminuite del 10,5% e quelle dall’Africa verso il gigante asiatico del 17,5%. Le relazioni di interscambio sono tuttora dominate dalle materie prime, sebbene gli effetti della Belt and Road Initiative si stiano già facendo sentire attraverso l’aumento, per esempio, del commercio di macchinari e le telecomunicazioni. Negli ultimi sedici anni, gli scambi tra Africa e Cina hanno fatto registrare una crescita ininterrotta. Nel 2018, il loro valore è stato di 185 miliardi di dollari. Ma portare la relazione tra Cina e Africa a semplici numeri sarebbe riduttivo. Proprio dinanzi alla diffusione di covid-19, in un contesto di sforzo diplomatico cinese visto anche in Europa, lo scorso luglio Pechino ha organizzato un vertice straordinario Cina-Africa sulla solidarietà contro la pandemia. E c’è chi in Africa, come Peter Kagwanja, dell’Africa Policy Institute (Kenya), sostiene che il post-covid vedrà un rafforzamento dei legami tra i Paesi africani e Pechino nella promozione della manifattura e dell’innovazione tecnologica. Una risposta, ha detto ancora Kagwanja, al rafforzamento di isolazionismo, protezionismo e calo delle risorse che invece sta caratterizzando altre regioni. [MS]  
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    Milioni di auto vecchie inquinanti esportate in Africa

    AFRICA - Tra il 2015 e il 2018, milioni di veicoli vecchi e altamente inquinanti sono stati esportati in Africa da Europa, Stati Uniti e Giappone. A denunciarlo è un recente rapporto del Programma ambientale delle Nazioni Unite. L'inchiesta parla di 14 milioni di veicoli datati esportati nei Paesi in via di sviluppo tra  il 2015 e il 2018. Di questi più del 40% sarebbe stato portato in Africa. Pochi Paesi africani hanno norme precise sulle importazioni di automobili e, secondo il rapporto, molte delle auto esportate in Paesi africani non soddisfano gli standard minimi per l'inquinamento atmosferico e non sono sicure da guidare. Recentemente, nei Paesi Bassi, la polizia ha scoperto che ad alcune auto esportate in Africa sono stati preventivamente rimossi i dispositivi per abbattere gli inquinanti e i metalli preziosi, contenuti soprattutto nelle marmitte, sono stati rivenduti. In Uganda l'età media di un veicolo diesel importato dall'Europa è di oltre 20 anni. [EC]