Kenya

Prestito dalla Standard Chartered per i produttori di tè

KENYA – L’agenzia keniana per lo sviluppo del tè (Ktda) ha firmato un accordo con la filiale keniana del gruppo bancario britannico Standard Chartered Bank (StanChart) per un finanziamento pari a 35 milioni di dollari, con i quali acquisterà 95.000 tonnellate di fertilizzanti da distribuire ai produttori locali.

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    ETIOPIA – Una centrale solare ibrida off-grid in grado di fornire energia a 2.000 abitazioni è stata inaugurata a Qurile, nell’est dell’Etiopia, nella regione Somali. Alla cerimonia d’inaugurazione ha partecipato il ministro dell’Acqua, dell’Irrigazione e dell’Energia, Seleshi Bekele: «Grazie a questo tipo di investimenti, accelereremo l’accesso all’elettricità, l’equità e lo sviluppo inclusivo. Il nostro programma ‘cinque anni di luce per tutti’ trasformerà l’Etiopia» ha affermato l’alto rappresentante governativo. Il sistema off-grid, che produce 325 Kw ed è collegato a una rete elettrica verso gli utilizzatori finali, è stato realizzato sotto la supervisione dell’Ethiopia Electric Utility (EEU), che ha in programma la realizzazione di otto centrali solari ibride per una potenza di 4 megawatt. Il governo etiope prevede anche di installare 25 di queste centrali in località non connesse alla rete elettrica nazionale. L’Etiopia ha un tasso d’elettrificazione del 40%, con una grande differenza tra le aree rurali e le città, dove circa l’85% della popolazione ha accesso alla corrente. [CC]
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    GIBUTI - Il governo di Gibuti ha annunciato che a partire da oggi tornerà a chiudere le proprie frontiere terrestri alla circolazione delle persone.

    Lo ha annunciato ieri sera il presidente gibutino  Ismail Omar Guelleh precisando che la misura si è resa necessaria per contenere la diffusione della pandemia COVID-19.

    Il capo di Stato ha evidenziato che la chiusura decisa da decreto riguarderà solo la circolazione delle persone fisiche e non la circolazione delle merci.

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    SUDAN - A far deragliare l’accordo, oltre all’opposizione dei due gruppi, anche la mancanza di fondi. Secondo Heba Mohamed Ali Ahmed, il ministro delle Finanze sudanese, serviranno 7,5 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni se si vorrà stabilizzare il processo di pace. Si tratta di una cifra enorme per una nazione, che, in pochi anni, si è impoverita per la perdita dei pozzi petroliferi (assegnati al Sud Sudan, dopo l’indipendenza di quest’ultimo) e delle sanzioni imposte dagli Usa nel 1993 (quando al-Bashir era alleato di al-Qaeda). Senza fondi non si potranno promuovere progetti di sviluppo per le regioni distrutte dalla guerra. “Il governo - ha detto Heba Mohamed Ali Ahmed - dovrà lavorare per creare un ambiente favorevole agli investimenti al fine di incoraggiare il settore privato a investire nelle regioni meno sviluppate. Il successo di un piano di pace dipende interamente da come si tenterà di risolvere i problemi che hanno causato il conflitto”. Sul fronte finanziario però potrebbero intervenire due novità. La prima è una intesa sul trasporto degli idrocarburi sudsudanesi sul territorio sudanese. Si sta trattando e, se l’intesa venisse sottoscritta, porterebbe entrate sicure nelle casse di Khartoum. La seconda novità è la possibile fine delle sanzioni statunitensi. Il governo sudanese ha infatti accettato di versare 335 milioni di dollari alle vittime del terrorismo (per evitare future cause legali contro il Sudan) e di avviare relazioni diplomatiche con Israele. Di fronte a questa disponibilità, gli Usa avrebbero accettato di revocare le sanzioni. E per il Sudan si aprirebbe una nuova stagione politica ed economica. [EC]