Etiopia

Apertura del sistema bancario anche alla diaspora

ETIOPIA – Il Parlamento di Addis Abeba ha approvato un provvedimento di legge che apre anche ai cittadini della diaspora con altra nazionalità rispetto a quella etiope la possibilità di partecipare al sistema bancario e finanziario nazionale.

(176 parole) - 3,90 Euro

Leggi tutto l'articolo

Bloccato
Acquista questo articolo
Singolo articolo

Acquista un singolo articolo per visualizzarne il contenuto

3,90 Euro

Abbonamento Canale

L’abbonamento a un Canale dà diritto a ricevere informazioni quotidiane su un'area geografica o un paese.

da 190 Euro

Abbonamento Area Tematica

L’abbonamento per canale tematico è pensato per chi ha interessi specifici determinati dalla propria attività e non strettamente legati a una precisa area geografica

da 350 Euro

Ultimi articoli della sezione Africa Orientale

  • Etiopia Free

    Inaugurata centrale solare off-grid, soluzione per le...

    ETIOPIA – Una centrale solare ibrida off-grid in grado di fornire energia a 2.000 abitazioni è stata inaugurata a Qurile, nell’est dell’Etiopia, nella regione Somali.   Alla cerimonia d’inaugurazione ha partecipato il ministro dell’Acqua, dell’Irrigazione e dell’Energia, Seleshi Bekele: «Grazie a questo tipo di investimenti, accelereremo l’accesso all’elettricità, l’equità e lo sviluppo inclusivo. Il nostro programma ‘cinque anni di luce per tutti’ trasformerà l’Etiopia» ha affermato l’alto rappresentante governativo.   Il sistema off-grid, che produce 325 Kw ed è collegato a una rete elettrica verso gli utilizzatori finali, è stato realizzato sotto la supervisione dell’Ethiopia Electric Utility (EEU), che ha in programma la realizzazione di otto centrali solari ibride per una potenza di 4 megawatt. Il governo etiope prevede anche di installare 25 di queste centrali in località non connesse alla rete elettrica nazionale.   L’Etiopia ha un tasso d’elettrificazione del 40%, con una grande differenza tra le aree rurali e le città, dove circa l’85% della popolazione ha accesso alla corrente. [CC]
  • Gibuti Free

    Covid19: Gibuti chiude nuovamente le frontiere

    GIBUTI - Il governo di Gibuti ha annunciato che a partire da oggi tornerà a chiudere le proprie frontiere terrestri alla circolazione delle persone.

    Lo ha annunciato ieri sera il presidente gibutino  Ismail Omar Guelleh precisando che la misura si è resa necessaria per contenere la diffusione della pandemia COVID-19.

    Il capo di Stato ha evidenziato che la chiusura decisa da decreto riguarderà solo la circolazione delle persone fisiche e non la circolazione delle merci.

    Gibuti, che ad oggi ha più di 5.000 casi confermati, ha riaperto i suoi confini il 18 luglio dopo oltre due mesi di chiusura totale di tutti i punti di ingresso nel territorio.

    Il 18 marzo, il paese del Corno d'Africa ha segnalato il suo primo caso di COVID-19.

  • Burundi Free

    Ergastolo per ex presidente Buyoya

    BURUNDI - La Corte suprema di giustizia del Burundi ha condannato in contumacia l’ex presidente Pierre Buyoya e altri 18 imputati nel processo per l’assassinio di Melchior Ndadaye, il primo presidente hutu democraticamente eletto, ucciso nell’ottobre del 1993. Aperto nell’ottobre 2019, il processo sull’assassinio di Ndadaye, è così arrivato a una prima conclusione a un anno dall’avvio e proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Ndadaye (21 ottobre).  Pierre Buyoya e altri quindici imputati sono stati condannati all’ergastolo per “aver attaccato il capo dello Stato, aver attaccato l’autorità dello Stato e aver tentato di estendere massacri e devastazionI”; al gruppo è stata inoltre comminata una sanzione da 102 miliardi di franchi burundesi. Altri tre imputati sono stati condannati a 20 anni di carcere.  La giustizia burundese ha assolto solo uno degli imputati, Antoine Nduwayo, ex primo ministro (febbraio 1995-luglio 1996) ed esponente dell’Unione per il progresso nazionale (Uprona). Questo processo si è svolto in assenza della maggioranza degli imputati che, come Pierre Buyoya, hanno lasciato il Paese da molti anni. Solo quattro alti ufficiali erano presenti.  Nel 1987, in un contesto di tensioni etniche, Buyoya aveva rovesciato l’allora presidente Jean-Baptiste Bagaza mantenendo poi il potere fino al 1993 ovvero fino alle prime elezioni presidenziali a suffragio universale del Burundi che per l’appunto videro la vittoria di Melchior Ndadaye. L’assassinio di Ndadaye segnò l’inizio della guerra civile. Anche il suo successore, Cyprien Ntaryamira, rimase ucciso nell’aprile del 1994, di ritorno dalla Tanzania sull’aereo del presidente ruandese Juvénal Habyarimana. [MS]
  • Sudan Free

    Khartoum a punto di svolta (2)

    SUDAN - A far deragliare l’accordo, oltre all’opposizione dei due gruppi, anche la mancanza di fondi. Secondo Heba Mohamed Ali Ahmed, il ministro delle Finanze sudanese, serviranno 7,5 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni se si vorrà stabilizzare il processo di pace. Si tratta di una cifra enorme per una nazione, che, in pochi anni, si è impoverita per la perdita dei pozzi petroliferi (assegnati al Sud Sudan, dopo l’indipendenza di quest’ultimo) e delle sanzioni imposte dagli Usa nel 1993 (quando al-Bashir era alleato di al-Qaeda). Senza fondi non si potranno promuovere progetti di sviluppo per le regioni distrutte dalla guerra. “Il governo - ha detto Heba Mohamed Ali Ahmed - dovrà lavorare per creare un ambiente favorevole agli investimenti al fine di incoraggiare il settore privato a investire nelle regioni meno sviluppate. Il successo di un piano di pace dipende interamente da come si tenterà di risolvere i problemi che hanno causato il conflitto”. Sul fronte finanziario però potrebbero intervenire due novità. La prima è una intesa sul trasporto degli idrocarburi sudsudanesi sul territorio sudanese. Si sta trattando e, se l’intesa venisse sottoscritta, porterebbe entrate sicure nelle casse di Khartoum. La seconda novità è la possibile fine delle sanzioni statunitensi. Il governo sudanese ha infatti accettato di versare 335 milioni di dollari alle vittime del terrorismo (per evitare future cause legali contro il Sudan) e di avviare relazioni diplomatiche con Israele. Di fronte a questa disponibilità, gli Usa avrebbero accettato di revocare le sanzioni. E per il Sudan si aprirebbe una nuova stagione politica ed economica. [EC]
  • Sudan Free

    Khartoum a punto di svolta

    SUDAN - Il Sudan è a una svolta che potrebbe cambiare il corso della sua storia. L’accordo di pace siglato il 3 ottobre tra il governo di Khartoum e i gruppi ribelli di Darfur, Kordofan meridionale e Blue Nile e un riavvicinamento agli Stati Uniti potrebbero portare, da un lato, alla pacificazione del Paese, dall’altro al rilancio dell’economia nazionale e alla fine delle sanzioni. Ma andiamo con ordine. La caduta del regime di Omar al-Bashir (2019) e l’insediamento del governo presieduto da Abdalla Hamdok hanno dato il via a un percorso di pace dopo quasi due decenni di guerra civile. L’accordo del 3 ottobre è il primo importante risultato e prevede la regolamentazione delle terre utilizzate dalle comunità tribali, il ritorno in patria di milioni di sfollati, la concessione di un’autonomia amministrativa alle tre regioni e l’arruolamento degli ex ribelli nell’esercito sudanese. Un’intesa storica non è però stata firmata da due gruppi ribelli: il Sudan Liberation Movement, guidato da Abdelwahid Mohamed al-Nour; e il Sudan People’s Liberation Movement-North, guidato da Abdelaziz al-Hilu. Fazioni, come ha detto Jonas Horner, analista di International Crisis Group, “con capacità militari significative e con grande seguito”. Al-Hilu ha siglato un accordo separato con il governo, accettando una tregua fino alla riforma della Costituzione del Sudan. Al-Hilu ha chiesto uno Stato laico, lo scioglimento delle milizie dell'ex presidente al-Bashir e il rinnovamento delle forze armate. Ha minacciato che, se le sue richieste non saranno soddisfatte, procederà alla secessione delle aree che controlla nel Nilo Azzurro e nel Sud Kordofan. [SEGUE]
  • Etiopia Free

    Economia in crescita del 6,1%, nonostante il covid

    ETIOPIA - Il prodotto interno lordo etiope è cresciuto nell’anno fiscale 2019/2020 terminato lo scorso luglio del 6,1%.

    A comunicarlo è stato il primo ministro Abiy Ahmed, sottolineando come il dato sia in calo rispetto alla previsione originaria di una crescita del 9% ma sia comunque molto positivo in un contesto caratterizzato dalla pandemia di covid-19.

    “Per otto mesi abbiamo registrato una crescita economica molto sostenuta - ha detto Abiy - ma poi è arrivato il coronavirus è abbiamo dovuto affrontare sfide impreviste nei successivi quattro mesi”.

    Intervenendo al Parlamento di Addis Abeba, il primo ministro etiope ha specificato che il settore dell’industria è quello che ha registrato uno dei tassi di crescita maggiori con un aumento del 9% su base annua, mentre più contenute sono state le prestazioni dei settori dell’agricoltura (+4,3%) e dei servizi (+5,3%).

    Molto positive le prestazioni dei settori finanziario (+10,2%) e della sanità (+10,2%).

    La crescita maggiore è stata registrata nel settore estrattivo che ha visto un aumento del 91% rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto a una serie di riforme che nelle attese del governo dovrebbero portare questo comparto a contribuire sempre più alla formazione della ricchezza nazionale.

    Tra i settori economici più colpiti figurano invece i trasporti (solo +1,1%), l’istruzione (+1,8%) e il turismo che ha registrato un calo del 9%. [MV]