Rwanda

In vendita tre società pubbliche attive in agribusiness

RWANDA – Il Rwanda Development Board (Rdb) ha stabilito la privatizzazione di tre società statali, tutte impegnate nel settore dell’agribusiness. Le tre società sono: Burera Diary Limited, Nyabihu Potato Company e Rutsiro Honey Ltd.

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Ultimi articoli della sezione Africa Orientale

  • Burundi Free

    Ergastolo per ex presidente Buyoya

    BURUNDI - La Corte suprema di giustizia del Burundi ha condannato in contumacia l’ex presidente Pierre Buyoya e altri 18 imputati nel processo per l’assassinio di Melchior Ndadaye, il primo presidente hutu democraticamente eletto, ucciso nell’ottobre del 1993. Aperto nell’ottobre 2019, il processo sull’assassinio di Ndadaye, è così arrivato a una prima conclusione a un anno dall’avvio e proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Ndadaye (21 ottobre).  Pierre Buyoya e altri quindici imputati sono stati condannati all’ergastolo per “aver attaccato il capo dello Stato, aver attaccato l’autorità dello Stato e aver tentato di estendere massacri e devastazionI”; al gruppo è stata inoltre comminata una sanzione da 102 miliardi di franchi burundesi. Altri tre imputati sono stati condannati a 20 anni di carcere.  La giustizia burundese ha assolto solo uno degli imputati, Antoine Nduwayo, ex primo ministro (febbraio 1995-luglio 1996) ed esponente dell’Unione per il progresso nazionale (Uprona). Questo processo si è svolto in assenza della maggioranza degli imputati che, come Pierre Buyoya, hanno lasciato il Paese da molti anni. Solo quattro alti ufficiali erano presenti.  Nel 1987, in un contesto di tensioni etniche, Buyoya aveva rovesciato l’allora presidente Jean-Baptiste Bagaza mantenendo poi il potere fino al 1993 ovvero fino alle prime elezioni presidenziali a suffragio universale del Burundi che per l’appunto videro la vittoria di Melchior Ndadaye. L’assassinio di Ndadaye segnò l’inizio della guerra civile. Anche il suo successore, Cyprien Ntaryamira, rimase ucciso nell’aprile del 1994, di ritorno dalla Tanzania sull’aereo del presidente ruandese Juvénal Habyarimana. [MS]
  • Sudan Free

    Khartoum a punto di svolta (2)

    SUDAN - A far deragliare l’accordo, oltre all’opposizione dei due gruppi, anche la mancanza di fondi. Secondo Heba Mohamed Ali Ahmed, il ministro delle Finanze sudanese, serviranno 7,5 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni se si vorrà stabilizzare il processo di pace. Si tratta di una cifra enorme per una nazione, che, in pochi anni, si è impoverita per la perdita dei pozzi petroliferi (assegnati al Sud Sudan, dopo l’indipendenza di quest’ultimo) e delle sanzioni imposte dagli Usa nel 1993 (quando al-Bashir era alleato di al-Qaeda). Senza fondi non si potranno promuovere progetti di sviluppo per le regioni distrutte dalla guerra. “Il governo - ha detto Heba Mohamed Ali Ahmed - dovrà lavorare per creare un ambiente favorevole agli investimenti al fine di incoraggiare il settore privato a investire nelle regioni meno sviluppate. Il successo di un piano di pace dipende interamente da come si tenterà di risolvere i problemi che hanno causato il conflitto”. Sul fronte finanziario però potrebbero intervenire due novità. La prima è una intesa sul trasporto degli idrocarburi sudsudanesi sul territorio sudanese. Si sta trattando e, se l’intesa venisse sottoscritta, porterebbe entrate sicure nelle casse di Khartoum. La seconda novità è la possibile fine delle sanzioni statunitensi. Il governo sudanese ha infatti accettato di versare 335 milioni di dollari alle vittime del terrorismo (per evitare future cause legali contro il Sudan) e di avviare relazioni diplomatiche con Israele. Di fronte a questa disponibilità, gli Usa avrebbero accettato di revocare le sanzioni. E per il Sudan si aprirebbe una nuova stagione politica ed economica. [EC]
  • Sudan Free

    Khartoum a punto di svolta

    SUDAN - Il Sudan è a una svolta che potrebbe cambiare il corso della sua storia. L’accordo di pace siglato il 3 ottobre tra il governo di Khartoum e i gruppi ribelli di Darfur, Kordofan meridionale e Blue Nile e un riavvicinamento agli Stati Uniti potrebbero portare, da un lato, alla pacificazione del Paese, dall’altro al rilancio dell’economia nazionale e alla fine delle sanzioni. Ma andiamo con ordine. La caduta del regime di Omar al-Bashir (2019) e l’insediamento del governo presieduto da Abdalla Hamdok hanno dato il via a un percorso di pace dopo quasi due decenni di guerra civile. L’accordo del 3 ottobre è il primo importante risultato e prevede la regolamentazione delle terre utilizzate dalle comunità tribali, il ritorno in patria di milioni di sfollati, la concessione di un’autonomia amministrativa alle tre regioni e l’arruolamento degli ex ribelli nell’esercito sudanese. Un’intesa storica non è però stata firmata da due gruppi ribelli: il Sudan Liberation Movement, guidato da Abdelwahid Mohamed al-Nour; e il Sudan People’s Liberation Movement-North, guidato da Abdelaziz al-Hilu. Fazioni, come ha detto Jonas Horner, analista di International Crisis Group, “con capacità militari significative e con grande seguito”. Al-Hilu ha siglato un accordo separato con il governo, accettando una tregua fino alla riforma della Costituzione del Sudan. Al-Hilu ha chiesto uno Stato laico, lo scioglimento delle milizie dell'ex presidente al-Bashir e il rinnovamento delle forze armate. Ha minacciato che, se le sue richieste non saranno soddisfatte, procederà alla secessione delle aree che controlla nel Nilo Azzurro e nel Sud Kordofan. [SEGUE]
  • Etiopia Free

    Economia in crescita del 6,1%, nonostante il covid

    ETIOPIA - Il prodotto interno lordo etiope è cresciuto nell’anno fiscale 2019/2020 terminato lo scorso luglio del 6,1%.

    A comunicarlo è stato il primo ministro Abiy Ahmed, sottolineando come il dato sia in calo rispetto alla previsione originaria di una crescita del 9% ma sia comunque molto positivo in un contesto caratterizzato dalla pandemia di covid-19.

    “Per otto mesi abbiamo registrato una crescita economica molto sostenuta - ha detto Abiy - ma poi è arrivato il coronavirus è abbiamo dovuto affrontare sfide impreviste nei successivi quattro mesi”.

    Intervenendo al Parlamento di Addis Abeba, il primo ministro etiope ha specificato che il settore dell’industria è quello che ha registrato uno dei tassi di crescita maggiori con un aumento del 9% su base annua, mentre più contenute sono state le prestazioni dei settori dell’agricoltura (+4,3%) e dei servizi (+5,3%).

    Molto positive le prestazioni dei settori finanziario (+10,2%) e della sanità (+10,2%).

    La crescita maggiore è stata registrata nel settore estrattivo che ha visto un aumento del 91% rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto a una serie di riforme che nelle attese del governo dovrebbero portare questo comparto a contribuire sempre più alla formazione della ricchezza nazionale.

    Tra i settori economici più colpiti figurano invece i trasporti (solo +1,1%), l’istruzione (+1,8%) e il turismo che ha registrato un calo del 9%. [MV]

  • Somalia Free

    Agricoltura e gestione idrica, accordo con l’Italia...

    SOMALIA – L’Italia e la Somalia hanno firmato un accordo per il monitoraggio del livello dell’acqua del fiume Shabelle e per lo sviluppo dell’agricoltura a Beledweyne. Lo ha scritto l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) sul proprio account Twitter Aics Mogadiscio. Il progetto ha un valore di sei milioni di euro e che sarà attuato attraverso l’antenna della Fao in Somalia (Agenzia per l’alimentazione e l’agricoltura), in collaborazione con le autorità locali e i partner del progetto.
  • Sudan Free

    Trump annuncia fine sanzioni, Khartoum aspetta...

    SUDAN - Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la prossima rimozione delle sanzioni a carico del Sudan. In un post pubblicato su Twitter, Trump ha infatti riferito che Khartoum verserà 335 milioni di dollari a favore delle vittime statunitensi del terrorismo e delle loro famiglie.  “Il nuovo governo del Sudan che sta facendo grandi progressi - si legge nel post di Trump - ha accettato di pagare 335 milioni di dollari alle vittime e alle famiglie del terrorismo statunitense. Una volta depositata questa somma, toglierò il Sudan dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo. Finalmente, giustizia per il popolo americano e grande passo per il Sudan!”.  Dalla caduta di Omar Hassan al-Bashir, il Sudan stava cercando questo sviluppo - che consentirà il ritorno degli investimenti stranieri e l'accesso alle istituzioni finanziarie - e negli ultimi mesi si erano intensificati i colloqui. Poco dopo il tweet di Trump, anche il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok ha fatto ricorso allo stesso mezzo ringraziando il presidente statunitense e auspicando una pronta ratifica da parte del Congresso americano. [MS]