Africa

Nasce Vadoinafrica Business Lab, community per fare impresa con l’Africa

“L’Africa è il continente del presente, più che del futuro. In Italia, tutti presi dalla sindrome dell’invasione, non ce ne siamo ancora resi conto”: così Martino Ghielmi, fondatore di Vadoinafrica, portale dedicato a chi desidera investire e sviluppare partnership costruttive con il continente più giovane del mondo.

Ghielmi ha lanciato Vadoinafrica Business Lab, una community (su selezione, candidature aperte entro il 30 settembre) riservata agli imprenditori che “vedono opportunità nei problemi”.

Si tratta, spiega ancora Ghielmi, di una rete non solo online grazie a cui imparare da chi ha già investito in loco, interagire con ambassador basati nei principali Paesi africani, condividere contatti affidabili e accedere a sconti e promozioni riservate.

Tra queste la possibilità di partecipare ai Vadoinafrica Tour, viaggi alla scoperta delle opportunità di investimento e sinergie costruttive con imprese locali. Il primo avrà luogo a dicembre in Senegal, dove ormai vive una nutrita comunità italofona: migliaia di italiani residenti stabili e di senegalesi rientrati dopo anni in Italia.

Grazie a un partenariato con la società editrice Internationalia, l’adesione a Vadoinafrica Business Lab apre la possibilità di usufruire di sconti personalizzati sugli abbonamenti a InfoAfrica e al mensile ‘Africa e Affari’.

Per saperne di più in questi giorni sono previsti tre incontri di presentazione: il primo si è svolto ieri 12 settembre a Padova, poi sabato 21 settembre a Milano (presso Open Milano, qui per iscriversi) e martedì 24 settembre a Firenze (presso le Officine Valis, qui per iscriversi). Saranno presenti imprenditori e professionisti attivi nei principali Paesi africani.

© Riproduzione riservata

Ultimi articoli della sezione Africa

  • AfricaEtiopia Free

    Da Shanghai a Brasilia, la lotta al covid di Ethiopian...

    AFRICA - Oltre 20 milioni di dosi di vaccino consegnate in più di 20 paesi del mondo: questo il risultato dell’impegno nella lotta contro la diffusione del covid-19 assunto dalla compagnia aerea Ethiopian Airlines, che ha appena trasportato 3,5 milioni di vaccini contro il coronavirus da Shanghai a San Paolo, in Brasile, via Addis Abeba. “Sono lieto che abbiamo iniziato ad andare oltre l'Africa e continueremo a fare la nostra parte nella distribuzione globale dei vaccini. I nostri sforzi di collaborazione sono l'unica via d'uscita in questo momento critico in cui è auspicabile una distribuzione e un trasporto equi dei vaccini”, ha affermato Tewolde GebreMariam, Ceo di Ethiopian Airlines Group, che ha rafforzato la propria capacità di spedizione cargo riconfigurando i suoi aerei passeggeri e introducendo nuove tecnologie.  Il ruolo esemplare svolto dalla compagnia nella distribuzione dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) in tutto il mondo ha portato alla selezione dell'aeroporto internazionale Bole di Addis Abeba come hub aereo umanitario da parte delle agenzie delle Nazioni Unite. Attualmente, Ethiopian sta sviluppando un impianto di produzione di ghiaccio secco interno con  una capacità di produzione di 9000 kg giornalieri per soddisfare la necessità di refrigeranti aggiuntivi per i vaccini prodotti da Pfizer-BioNTech e Moderna che richiedono un ambiente ultra freddo per il trasporto. [CN]
  • Africa Free

    Libertà di stampa sempre più vulnerabile

    AFRICA - È più che mai vulnerabile in Africa, con la crisi sanitaria in atto, la libertà di stampa secondo l’ultimo rapporto di Reporter senza frontiere (Rsf). Giornalisti aggrediti e arrestati, media indeboliti dalla disinformazione, leggi che uccidono la libertà, calo dei redditi dei giornalisti, sono elementi messi in avanti dall’Rsf Index 2021, che sottolinea come la pandemia di coronavirus ha riflesso le immense difficoltà e sfide che il giornalismo deve affrontare nell’Africa sub sahariana. Nella regione, 23 paesi su 48  – due in più rispetto al 2020 – ora appaiono in rosso o nero sulla mappa dell’indice della libertà di stampa mondiale. “Piuttosto che consentire ai giornalisti di esercitare la loro missione di informazione, più essenziale che mai in questo periodo, le autorità hanno intensificato gli atti volti a controllare la comunicazione su questo argomento e spesso hanno permesso loro di prosperare, o addirittura contribuito direttamente all’ostilità e alla sfiducia di coloro che hanno ha cercato di produrre informazioni in modo indipendente”, affermano gli autori del rapporto, che analizza e classifica 180 paesi sulla base di criteri quali l’indipendenza dei media, la qualità del quadro giuridico relativo all’esercizio della loro professione e la sicurezza dei giornalisti. Tra il 15 marzo e il 15 maggio 2020, Rsf ha registrato tre volte più arresti e aggressioni di giornalisti nell’Africa sub-sahariana rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Namibia è il Paese che più rispetta la libertà dei giornalisti. Si colloca al 24 ° posto nel mondo, molto più avanti rispetto ai paesi più sviluppati come Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia e Giappone. Questa democrazia dell’Africa meridionale è seguita nel continente da Capo Verde, Ghana, Sud Africa e Burkina Faso, campione tra i Paesi francofoni. L’Eritrea è il paese africano in cui la libertà di stampa è maggiormente minacciata. Il paese è classificato al 180 ° e ultimo posto nel mondo. Il secondo Paese africano più ostile ai giornalisti Gibuti, al 176 ° posto Insieme a Cina, Turkmenistan e Corea del Nord, completano la lista dei cinque Paesi più repressivi nei confronti dei giornalisti nel mondo. In Nord Africa, la pressione persistente su giornalisti e media mantiene tre Paesi della regione, Algeria, Marocco e Libia, nelle aree rosse e nere della mappa della libertà di stampa nel 2021, vale a dire dove la situazione è considerata difficile, anche molto grave per l’esercizio della professione. I cittadini della regione non hanno cessato, dalle rivoluzioni del 2011, di chiedere maggiore libertà di stampa e più libero accesso alle informazioni. Secondo Rsf, le molestie giudiziarie nei confronti dei giornalisti sono diventate un metodo di repressione ricorrente in Algeria. Giornalisti e media nella regione nordafricana operano in un ambiente sempre più complesso e persino ostile. La Tunisia (73a, -1), piuttosto ben posizionata negli ultimi anni rispetto ai suoi vicini, perde un posto nella Classifica 2021, in particolare a causa dell’aumento dei discorsi d’odio contro i media alimentati dai parlamentari di estrema destra. Dalla sua elezione nel 2019, il leader della coalizione islamista e populista Al Karama, Seifeddine Makhlouf, ha regolarmente attaccato verbalmente i giornalisti all’interno dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo e sui social network. In Libia (165 °, -1), è la persistente impunità di cui godono i predatori della libertà di informazione nel Paese negli ultimi dieci anni che ostacola il lavoro giornalistico e mantiene il paese in fondo alla classifica. [CC]
  • Africa Free

    Investimenti verdi e sostenibili sul tavolo europeo

    AFRICA - “Il supporto allo sviluppo sostenibile in Africa deve essere una priorità per l’Europa nei prossimi decenni”: lo ha affermato João Mira-Gomes, ambasciatore portoghese in Spagna, durante una delle tavole rotonde dei “Green Talks Ue-Africa” promossi dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) in vista del Forum di alto livello Ue-Africa per gli investimenti verdi in programma a Lisbona il 23 aprile. Secondo il diplomatico portoghese, “è essenziale lavorare insieme per guidare la transizione energetica nel continente africano”, creando ricchezza e occupazione con “meno inquinamento e una maggiore sostenibilità”, condizione che richiede “una combinazione di sforzi pubblici e privati”. Secondo il vicepresidente della Bei, Ricardo Mourinho Felix, è essenziale continuare a lavorare su progetti per accelerare la transizione a seguito della crisi causata da covid-19. “La condivisione del know-how tecnico, finanziario e ambientale tra l’Africa e l’Europa, nonché l’identificazione delle migliori pratiche relative alle nostre sfide comuni, ci aiuterà a muoverci verso un futuro più verde e sostenibile”, ha detto, ricordando che nel 2020, il Gruppo Bei ha fornito un record di 4,7 miliardi di euro in investimenti innovativi pubblici e privati ​​in Africa, di cui il 70% è andato a regioni e stati fragili. La presidenza portoghese Consiglio dell’Unione europea, in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (Bei) stanno preparando il forum di alto livello del 23 aprile, che tramite videoconferenza  riunirà personalità di spicco del governo e delle imprese, istituzioni finanziarie internazionali e per lo sviluppo e il mondo accademico e raccoglierà le prospettive dei settori pubblico e privato sullo sviluppo sostenibile e sugli investimenti verdi in Africa. “Condivideremo esperienze, approcci innovativi e opportunità per mobilitare capitali pubblici e privati ​​verso la transizione verde in Africa, oltre a mostrare come i modelli di business verdi e sostenibili siano redditizi, creino posti di lavoro e generino ricchezza contribuendo al contempo al raggiungimento degli obiettivi climatici mondiali”, recita la presentazione dell’evento. Gli argomenti trattati includeranno il ruolo dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri nel frenare il cambiamento climatico nel mondo, con un focus sull’Africa; come le istituzioni finanziarie internazionali stanno rispondendo a questa sfida attraverso strumenti mirati e innovativi e una maggiore sensibilizzazione; come i modelli del settore privato stanno cambiando per diventare più verdi e più sostenibili. I Green Talks, che si sono conclusi ieri, hanno consentito ai partecipanti di condividere le prospettive locali sullo sviluppo sostenibile e sugli investimenti verdi guidati dai settori pubblico e privato in tutta l’Africa. I colloqui hanno permesso di esaminare i recenti investimenti di successo per identificare approcci innovativi e opportunità per mobilitare capitali pubblici e privati ​​a sostegno della transizione verde in Africa.  [CC]
  • Africa Free

    Quotazione in Borsa per filiale Coca-Cola

    AFRICA - La The Coca-Cola Company e la Coca-Cola Beverages Africa (Ccba) hanno annunciato oggi l’intenzione di quotare in Borsa Ccba. Coca-Cola Company intende vendere una parte della sua partecipazione in Ccba tramite un’offerta pubblica iniziale, la decisione è in linea con l’obiettivo di concentrare le proprie risorse sul rafforzamento dei marchi e l’innovazione. Secondo una nota, le società intendono effettuare un’Ipo entro i prossimi 18 mesi. Il momento esatto sarà determinato da una serie di fattori, comprese le condizioni macroeconomiche. Le azioni saranno quotate ad Amsterdam e Johannesburg, con Amsterdam come borsa di scambio principale. L’Ipo consentirà a Ccba di operare come azienda indipendente, focalizzata sull’Africa, e con sede in Sudafrica. “Una quotazione indipendente per Ccba consentirà di costruire una propria traiettoria di crescita e accedere al capitale in modo indipendente per soddisfare le esigenze di investimento dell’azienda”, ha affermato Jacques Vermeulen, amministratore delegato di Ccba. [MS]
  • Africa Free

    Produzione anacardi, le contraddizioni del continente

    AFRICA - Il continente africano coltiva la maggior parte degli anacardi del mondo, ma ne lavora solo una piccola frazione a causa della mancanza di industrie di trasformazione, perdendo così una ricchezza di opportunità offerta dalla crescente domanda globale: a porre i riflettori sulla contraddizione è la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) tramite un rapporto appena pubblicato. Tra il 2000 e il 2018, il commercio mondiale di anacardi crudi è più che raddoppiato fino a 2,1 miliardi di chilogrammi, precisa Unctad, e i produttori africani – guidati dalla Costa d’Avorio – hanno rappresentato quasi due terzi della crescita. Ma gli agricoltori e gli esportatori del continente ottengono solo una frazione del prezzo finale al dettaglio, secondo il rapporto “Le materie prime in sintesi: edizione speciale sugli anacardi”, disponibile qui. “I Paesi che coltivano anacardi ma non li lavorano su larga scala trattengono solo una piccola parte del valore creato quando la noce viaggia dalla fattoria al negozio”, ha detto Miho Shirotori, che guida il lavoro dell’Unctad sui negoziati commerciali e la diplomazia commerciale. “Gli agricoltori, gli esportatori e i lavoratori africani si stanno perdendo un sacco di opportunità”, ha precisato Shirotori. Dal documento si apprende che gli anacardi prosperano nei climi tropicali di 20 nazioni dell’Africa occidentale e orientale, dove viene coltivato circa il 90% degli anacardi grezzi commercializzati nel mercato globale. Dopo la Costa d’Avorio, i principali produttori sono Tanzania, Nigeria, Benin, Guinea-Bissau, Mozambico e Ghana. Ma meno del 15% delle noci del continente sono sgusciate sul suolo africano. Il resto viene esportato principalmente in Asia, dove l’85% degli anacardi del mondo viene sgusciato, il che aggiunge valore al prodotto. Solo due nazioni asiatiche – India e Vietnam – hanno rappresentato circa il 98% delle importazioni mondiali di anacardi grezzi tra il 2014 e il 2018. Ancora più valore viene aggiunto in Europa e Nord America, dove il 60% dei gherigli scambiati viene tostato, salato, confezionato e consumato come snack o come ingrediente di bevande o per altri prodotti. Anche se è difficile calcolare quanto gli africani stiano perdendo, il rapporto fornisce calcoli indicativi: nel 2018, per esempio, il prezzo di esportazione dei semi di anacardi dall’India all’Unione Europea (Ue) era circa 3,5 volte superiore a quello pagato ai coltivatori di anacardi in Costa d’Avorio – una differenza di prezzo del 250%. E dopo la lavorazione secondaria nell’Ue, il prezzo dei gherigli di anacardio era circa 2,5 volte più alto di quando sono stati esportati dall’India – e circa 8,5 volte di più di quando hanno lasciato la Costa d’Avorio. “Questo dimostra il potenziale per la creazione di valore nei Paesi africani produttori di anacardi, 14 dei quali sono classificati come ‘meno sviluppati'”, ha detto Shirotori. “E la creazione di valore può portare a migliori salari per i lavoratori e più soldi per l’economia locale”. Il rapporto sottolinea infatti il potenziale degli anacardi di contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare quello sulla riduzione della povertà. “Poiché la produzione avviene tipicamente in piccole aziende agricole nelle zone rurali, c’è un legame diretto tra l’aggiunta di valore nel settore degli anacardi e il raggiungimento della riduzione della povertà”, scrivono gli autori, sottolineando che gli anacardi sono una fonte di reddito per circa 3 milioni di piccoli agricoltori in Africa. Il rapporto sottolinea che tutti i 46 Paesi che producono anacardi “su scala significativa” sono economie in via di sviluppo, 18 dei quali sono classificati come “Paesi meno sviluppati”. “L’Africa non è il centro del rapporto”, ha detto Stefan Csordas, l’autore principale del documento, precisando però che “dato che il continente produce più della metà dell’offerta globale ed è dove si trovano 14 dei Paesi meno sviluppati che producono anacardi, l’Africa occupa un posto di rilievo nell’analisi”. [VGM]
  • Africa Free

    Fmi, economia in ripresa ma percorso ancora lungo

    AFRICA - La crescita economica dei Paesi dell'Africa sub-sahariana dovrebbe toccare quest'anno un tasso del 3,4%, riprendendosi dalla contrazione dell'1,9% nel 2020, la peggiore mai registrata, ma in molti Paesi il reddito pro capite non tornerà ai livelli pre-crisi fino ad almeno il 2025: è quel che emerge dall'ultima edizione del Regional Economic Outlook for Sub-Saharan Africa del Fondo monetario internazionale (Fmi).

    Secondo il rapporto diffuso ieri dall'istituzione finanziaria internazionale (disponibile qui), infatti, le prospettive a breve termine sono soggette a notevoli incertezze legate al decorso della pandemia, all'accesso ai vaccini e al contesto esterno che rende più impegnativo ottenere finanziamenti.

    “L'Africa sub-sahariana sarà la regione a crescita più lenta del mondo nel 2021, con i limiti all'accesso ai vaccini che frenano la ripresa a breve termine - ha sottolineato Abebe Aemro Selassie, direttore del dipartimento africano dell'Fmi - Pochi raggiungeranno una disponibilità diffusa di vaccini prima del 2023. E la maggior parte dei paesi della regione non è in grado di aumentare la portata del sostegno straordinario di politica fiscale e monetaria che sta contribuendo a guidare la ripresa nelle economie avanzate".

    Osservando nel dettaglio le prestazioni di alcuni singoli Paesi, emerge che secondo i dati dell'Fmi il Sudafrica ha registrato lo scorso anno una contrazione del 7% e dovrebbe crescere quest'anno del 3,1%; la Nigeria ha registrato invece una contrazione dell'1,8% nel 2020 e dovrebbe registrare quest'anno un tasso di crescita del 2,5%.

    La crisi legata alla pandemia ha portato a una contrazione dell'economia dell'Angola del 4% lo scorso anno, ma dovrebbe registrare una leggera crescita (+0,4%) in questo 2021 per la prima volta da sei anni.

    Più complessa la situazione nei Paesi dipendenti dal turismo, in particolare per le nazioni insulare, che hanno registrato lo scorso anno contrazioni del prodotto interno lordo comprese tra il 14 e il 16%.

    “Le prospettive per l'Africa subsahariana continuano ad affrontare un'incertezza maggiore del solito", ha aggiunto Selassie evidenziando come la priorità in questo momento sia quella di salvare vite umane. 

    "Ciò richiederà maggiori spese per rafforzare i sistemi sanitari e gli sforzi di contenimento e per coprire l'approvvigionamento e la distribuzione di vaccini - ha detto il direttore del dipartimento africano dell'Fmi - Per la comunità internazionale, garantire la copertura vaccinale per l'Africa subsahariana è un bene pubblico globale. Le restrizioni alla diffusione di vaccini o attrezzature mediche dovrebbero essere evitate, le strutture multilaterali come COVAX dovrebbero essere completamente finanziate e le dosi in eccesso nei paesi ricchi dovrebbero essere ridistribuite rapidamente".

    “La prossima priorità sarà rafforzare la ripresa e alimentare il potenziale di crescita della regione attraverso riforme audaci e trasformative", ha proseguito Selassie elencando tra tali riforme la digitalizzazione, l'integrazione commerciale, la concorrenza, la trasparenza e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Temi che insieme alla questione del debito saranno al centro del prossimo vertice internazionale di alto livello sul finanziamento per l'Africa previsto dallo stesso Fmi nel mese di maggio. [MV]