Africa

A Sochi il primo summit Russia-Africa

AFRICA – Si parla tanto di Cina e di Stati Uniti, anche di Unione Europea in Africa. Ma si parla poco della Russia che pure ha aumentato del 350% i propri scambi con il continente nell’ultimo decennio. Una base di tutto rispetto che farà un po’ da punto di partenza al primo summit Russia-Africa in programma domani a Sochi. 

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Ultimi articoli della sezione Africa

  • Africa Free

    Nuovo fondo UE contro la malaria, un’azienda italiana...

    AFRICA – Un’azienda italiana, la Achilles Vaccines, è tra i primi beneficiari del nuovo fondo europeo per la lotta alla malaria ufficialmente lanciato ieri.   “E’ il più grande finanziamento mai giunto in Italia a una start-up di questo settore” ha commentato a InfoAfrica Valter Fraccaro, responsabile della parte tecnologica della Achilles Vaccines, un’azienda con sede a Siena, uno dei massimi centri mondiali di produzione ma soprattutto di ricerca sui vaccini.   I fondi europei saranno erogati in maniera progressiva, pluriennale, e sulla base dei risultati ottenuti dalla ricerca seguendo un modello premiante.   Fraccaro ricorda che contro la malaria, particolarmente letale in Africa, non esiste ancora un vaccino universale che sia efficace. “Il sostegno europeo porterà miglioramenti per avvicinarsi a questo traguardo” ha precisato l’interlocutore.   A rappresentare l’eccellenza italiana alla presentazione ufficiale del fondo UE, nella videoconferenza di ieri, è stato Rino Rappuoli, microbiologo italiano, fra i massimi esperti di vaccini al mondo.   Il nuovo fondo europeo contro la malaria vale complessivamente 70 milioni di euro, di cui 64 versati dalla Commissione UE e dalla Banca europea per gli investimenti (Bei), e gli altri 6 milioni versati da investitori privati, tra cui la Fondazione Bill e Melinda Gates.   Il suo obiettivo è il supporto alla ricerca scientifica, per progetti promettenti non ancora intrapresi dall'industria farmaceutica.   Oltre alla Achilles, una società austriaca, la Themis Bioscience, è stata selezionata per ricevere una parte dei fondi.[CC]    
  • Africa Free

    La battaglia per l’AfDB, Washington muove contro...

    AFRICA - Una battaglia è in corso in seno alla Banca africana di sviluppo (AfDB) e l’esito è tutt’altro che scontato. Al centro della disputa c’è Akinwumi Adesina, il 60enne nigeriano che sta portando a compimento il suo primo mandato da presidente della più importante istituzione finanziaria panafricana. Fino a pochi mesi fa, l’assemblea generale in programma ad agosto sarebbe stata scontata: rielezione di Adesina per un secondo mandato.  Ora a mettersi in mezzo sono stati gli Stati Uniti, secondo contributore dell’AfDB dopo la Nigeria. Lo hanno fatto tramite una lettera firmata dal segretario del Tesoro Steve Mnuchin inviata al consiglio dell’AfDB respingendo i risultati di un’inchiesta interna su una vicenda di accuse di cattiva gestione rivolta ad Adesina da staff dell’AfDB. Richiedendo la formazione di una commissione esterna e indipendente, Mnuchin ha di fatto inviato un messaggio di sfiducia pesante nei confronti di Adesina, a pochi mesi dal voto sul suo eventuale secondo mandato.  “Nonostante i tentativi senza precedenti di alcuni di offuscare la mia reputazione e pregiudicare le procedure di governance della banca, ribadisco la mia innocenza per quanto riguarda le accuse inventate che cercano ingiustamente di contestare il mio onore e la mia integrità” ha detto Adesina affidando la sua posizione a un comunicato.  “Sono fiducioso che processi equi, trasparenti e giusti che rispettino le regole, le procedure e i sistemi di governance della Banca e lo stato di diritto, dimostreranno in definitiva che non ho violato il Codice Etico di questa straordinaria istituzione” si legge ancora. Il consiglio di amministrazione dell’AfDB, ha riferito Bloomberg, ha comunque concordato un’indagine indipendente sulle accuse relative al comportamento di Adesina dopo che Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia hanno appoggiato la posizione degli Stati Uniti.  La partita sembra dunque ancora agli inizi e alcuni osservatori vi intravedono un nuovo capitolo della sfida ormai sempre più evidente che Cina e Stati Uniti stanno giocando anche in Africa. [MS]
  • Africa Free

    Agribusiness, al via il primo percorso settoriale dell...

    AFRICA - È con la filiera dell’agribusiness che sarà inaugurato oggi l’inizio dei quattro percorsi settoriali formativi previsti nell’ambito dell’E-Africa Business Lab, il nuovo programma di accompagnamento rivolto alle Piccole e Medie Imprese (Pmi) italiane interessate a conoscere meglio le opportunità offerte dal continente.

    Il progetto è promosso dall’Agenzia Ice in collaborazione con Sace Simest (Gruppo CDP), Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Assolombarda, Assindustria Venetocentro, Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Firenze.

    Tre giornate - dal 3 al 5 giugno - divise in altrettanti moduli di 90 minuti - Market Analysis; Business Environment e Cross Cultural and Business Model - saranno dedicate alla filiera dell’agroalimentare sotto il coordinamento di Fabio Santoni della Faculty Ice. Due i Paesi a confronto, l’Angola e l’Etiopia, per fornire ai partecipanti la conoscenza e gli strumenti necessari nonché una rete di contatti operativi per approcciare quei mercati. Il percorso formativo si concluderà infine con un Incontro 1 to 1 con il coordinatore del percorso per elaborare una Business Strategy dell’azienda. Ogni partecipante ripartirà con un “Export kit” digitale sviluppato dagli esperti Ice.

    La fase introduttiva dell’E-Africa Business Lab si è svolta a partire dal 20 maggio con quasi 300 iscritti attraverso quattro incontri informativi incentrati prima sul continente in generale, e poi sui mercati dell’Africa Orientale, dell’Africa Occidentale e dell’Africa Australe.

  • Africa Free

    USA, crescono commercio e investimenti in Africa sub...

    AFRICA - Ha fatto registrare un nuovo trend di crescita l’impegno economico degli Stati Uniti in Africa sub-sahariana, sia in termini di commercio che di investimenti.

    E’ questa la sintesi di un lungo rapporto diffuso nei giorni scorsi dalla US International Trade Commission, nel quale si precisa che sono aumentate le esportazioni statunitensi verso l’Africa, così come gli investimenti.

    “I settori in cui le esportazioni statunitensi di beni verso SSA hanno registrato la maggiore crescita in valore assoluto tra il 2016 e il 2018 - recita il documento -  sono stati i prodotti petroliferi; aeromobili, veicoli spaziali e attrezzature connesse; alcune parti di autoveicoli; veicoli a motore; gas naturale e componenti; e pollame”.

    Secondo il documento la crescita delle esportazioni statunitensi verso l’Africa sub-sahariana rispecchia la crescente domanda di questi prodotti a causa dell'aumento dei redditi nella regione, e i miglioramenti nel trasporto e in altre infrastrutture africane.

    “I settori in cui le importazioni statunitensi di beni dall’Africa sub-sahariana sono cresciuti più rapidamente i termini di valore assoluto tra il 2016 e il 2018 sono state il petrolio greggio; metalli preziosi e monete non numismatiche; pietre naturali e sintetiche; spezie; ferroleghe; e alcuni minerali, concentrati, ceneri e residui” si legge ancora nel rapporto.

    La crescita di queste e altre importazioni statunitensi dalla regione sub-sahariana del continente africano è dovuta principalmente all'aumento degli Investimenti diretti Esteri in alcuni settori,  e da un’ampliata capacità di produzione con costi di produzione competitivi.

    Riguardo agli investimenti USA, gli investimenti diretti esteri americani in Africa Sub-Sahariana sono leggermente aumentati dal 2016 al 2018. L’estrazione mineraria (compreso il petrolio greggio) continua ad essere il principale settore di destinazione. Nel 2018, le prime tre destinazioni in SSA per gli IDE statunitensi sono stati Mauritius, Sudafrica e Nigeria.

    Due settori di servizi - servizi alle imprese e software /servizi di tecnologia dell'informazione (IT) - hanno attirato il maggior numero di nuovi progetti di IDE negli Stati Uniti in SSA.

  • Africa Free

    I giovani, presente e futuro della cooperazione...

    AFRICA - Sinergie tra Africa e Italia per lo sviluppo di coltivazioni e alimentazione sostenibili sono state messe in luce durante seminari a cura dell’Ong italiana Tamat e del Dipartimento Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali - DSA3 dell’Università degli Studi di Perugia, dedicati alla filiera ovina, all’allevamento avicolo e all’orticoltura. Rivolta a studenti in scienze zooteniche e agronomiche, l’iniziativa "Si può fare: la cooperazione internazionale a tutte le latitudini" ha presentato esperienze concrete: quella degli  degli orti bio di okra (o gombo) a Montemorcino (Perugia) coltivati dai migranti, quella del progetto "Polli a Loumbila", in Burkina Faso, quella per  il ripristino della razza ovina Berberina a favore di giovani allevatori in Tunisia, e quelle di varie iniziative legate alla filiera avicola e ovina, empowerment femminile, lotta alla povertà in Burkina Faso. “A fare da ponte tra Africa e Italia sulla cultura di coltivazioni e alimentazione sostenibili, la ricerca presentata dal professor Francesco Tei con spunti interessanti offerti dal lavoro del professor Giorgio Gianquinto dell’Università di Bologna sulle colture diverse che compongono la galassia orticoltura, l’importanza strategica del settore orticolo e le principali tecniche di coltivazione fuori-suolo con esperienze in diversi contesti urbani internazionali” riferisce Tamat. Un connubio virtuoso, dunque, di ricerca nativa e congiunta tra Africa e Italia per affrontare le criticità dei cambiamenti climatici, di suoli e colture orticole, del produrre e consumare locale anche in contesti fortemente urbanizzati, della ricerca di investimenti nel lungo periodo per la sicurezza alimentare e l’autonomia socio-economica, dell’effetto covid-19 su attività e progetti, della crisi umanitaria nel Sahel e delle migrazioni interne (esacerbate della minaccia jiadista) in Burkina Faso.
  • Africa Free

    Oltre 300 milioni dalla Banca Mondiale per le comunità...

    AFRICA - Due progetti di sviluppo per rafforzare la resilienza delle comunità residenti nella regione del Lago Ciad hanno ottenuto finanziamenti dall’Associazione internazionale per lo sviluppo, del gruppo della Banca Mondiale. In totale sono 346 milioni di dollari i fondi messi a disposizione per un progetto di rilancio e di sviluppo della Regione del Lago Ciad (Prolac) e per il progetto multisettoriale d’uscita di crisi per le popolazioni del nordest della Nigeria. L’area del Lago Ciad si espande a cavallo tra il Camerun, il Niger, la Nigeria e il Ciad. In questa zona del Sahel vivono circa 20 milioni di persone, sparse tra sponde e isolotti. Da decenni le difficoltà quotidiane delle comunità locali, dipendenti da un fragile ecosistema, priva di infrastrutture in un’area remota e di difficile accesso, alimentano dibattiti e smuovono finanziamenti della comunità internazionale. Negli ultimi anni, anche la questione della sicurezza è diventata fonte di preoccupazione, in quanto alle periodiche faide tra comunità locali si sono aggiunti minacce di gruppi terroristi, in particolare il gruppo nigeriano Boko Haram. [CC]