Rwanda

I professionisti dell’industria audiovisiva e cinematografica s’incontrano a Kigali

RWANDA – La capitale ruandese si prepara ad ospitare la II edizione del Kigali Audio-Visual Forum, un appuntamento di dimensione regionale centrato sull’industria audiovisiva e cinematografica. Sono attesi circa 500 partecipanti, con l’obiettivo di valutare e tendenze del settore e le opportunità di business.

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Ultimi articoli della sezione Africa Orientale

  • Rwanda Free

    Kigali scommette sull’Istruzione tecnico...

    RWANDA - Il Ruanda punta sullo sviluppo della formazione tecnica e professionale per aumentare le iscrizioni negli Istituti tecnici e rafforzare le prospettive degli studenti nel mercato del lavoro.

    Ieri il primo ministro ruandese Edouard Ngirente ha dichiarato che il sistema di istruzione e formazione tecnica e professionale (TVET) del paese ha equiparato il diploma degli istituti tecnici (finora una certificazione avanzata) a quello di altri percorsi di scolastici.

    “L'istruzione professionale è uno dei principali strumenti per combattere la disoccupazione e la povertà”, ha affermato Ngirente, che non ha fatto mistero di voler puntare ad aumentare drasticamente il numero di studenti nelle scuole tecniche del paese.

    Gli studenti TVET acquisiranno un diploma di laurea in tecnologia e successivamente potranno conseguire un master per migliorare le proprie competenze, ha aggiunto.

    Il governo acquisterà i materiali didattici necessari per rimuovere l'onere sui genitori, ha affermato Ngirente.

    Ha aggiunto che i formatori delle scuole professionali riceveranno uguali benefici occupazionali rispetto ad altri insegnanti del sistema di istruzione di base.

    Il governo introdurrà anche borse di studio per gli studenti delle scuole professionali, ha aggiunto.

    Nel 2020, quasi 100.000 studenti studiavano nelle scuole TVET del paese e il 70% dei diplomati nel 2019 ha ottenuto un lavoro entro sei mesi dalla fine della scuola, secondo i dati ufficiali.

  • Somalia Free

    Banca Mondiale stanzia 100 Mln per sviluppo Sanità

    SOMALIA - La Banca Mondiale ha approvato un totale di 100 milioni di dollari USA per aiutare a migliorare i servizi sanitari in Somalia.

    Lo riferisce la stessa Banca in una nota nella quale si precisa che il progetto, il primo investimento della Banca Mondiale nel settore sanitario della Somalia in 30 anni, mira a migliorare i servizi sanitari ed è finanziato da una sovvenzione di 75 milioni di dollari dall'International Development Assistance (IDA) e da un'ulteriore sovvenzione di 25 milioni di dollari dal Global Financing.

    "Il progetto contribuirà a rinforzare la crescita resiliente della Somalia migliorando la salute e la produttività durante e dopo la pandemia di COVID-19", ha affermato Kristina Svensson, Country Manager della Banca mondiale per la Somalia, in una dichiarazione rilasciata a Mogadiscio.

    La Banca Mondiale ha affermato che il progetto fornirà servizi sanitari e nutrizionali essenziali e migliorerà la copertura e la qualità dei servizi sanitari in alcune delle aree più svantaggiate della Somalia, tra cui Nugaal (Puntland), Bakool e Bay (Sud Ovest), Hiraan e Middle Shebelle (Hirshabelle) .

    Secondo l'istituto di credito, circa il 10% della popolazione somala, nonché gli sfollati interni (IDP) e i nomadi nelle regioni target, beneficeranno delle attività del progetto.

    "Stiamo utilizzando il meglio delle nostre risorse combinando IDA e investimenti in fondi fiduciari per aiutare la Somalia a rafforzare i suoi servizi sanitari essenziali e lavorando con la leadership del governo nel settore sanitario per raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG 3 e 5)", ha affermato Svensson. .

    "Esistono sfide sostanziali nel settore sanitario e il Paese deve gettare le basi per un sistema sanitario in grado di migliorare i risultati sanitari e rispondere alle sfide sanitarie esterne", ha aggiunto.

    Secondo la Banca Mondiale, i risultati in ritardo sulla salute della Somalia riflettono l'insicurezza, la vulnerabilità e la povertà del paese, limitando le opportunità per le persone di accedere ai servizi sociali di base, compresa la salute e l'istruzione. L'aspettativa di vita media è di 56 anni e il tasso di fertilità, con 6,9 figli per donna, è tra i più alti al mondo.

  • Kenya Free

    Eni e Aics firmano accordo per iniziative congiunte nel...

    KENYA – Un accordo di collaborazione su alcuni settori chiave per lo sviluppo del Kenya è stato firmato ieri da ENI e dalla sede di Nairobi dell’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo  (Aics). Lo riferiscono gli stessi firmatari in una nota congiunta nella quale si precisa che Eni, tramite la consociata Eni Kenya, e la Sede di Nairobi dell’Aics, alla presenza dell’Ambasciatore dItalia in Kenya Alberto Pieri,  si sono accordate per “individuare possibili opportunità di futura collaborazione in settori chiave per lo sviluppo del Kenya quali agricoltura e catene del valore, dell'ambiente, della salute, della formazione e dell'istruzione professionale, nonché dell'accesso all'energia/energia verde e all'innovazione.

    L'accordo, dalla durata quadriennale, intende promuovere e rafforzare il “Sistema Italia” all'estero e si inserisce nella strategia di Eni e Aics di far leva sui partenariati pubblico-privati, che le Nazioni Unite indicano come strumento chiave per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030. Inoltre, questo accordo è in linea con la legge 125/2014 sulla cooperazione, che riconosce il contributo del settore privato nella definizione e nell’attuazione di progetti di sviluppo sostenibile.

    L’accordo permetterà ad Eni Kenya e Aics in Kenya di identificare e sviluppare progetti di collaborazione futura, in coerenza con gli obiettivi strategici di sviluppo sociale del Governo del Kenya e in linea con le loro attività svolte nel Paese.

    Eni opera in Kenya dal 2013, con attività di esplorazione offshore Oil e Gas nel Bacino di Lamu, e con iniziative industriali che integrano l’economia circolare lungo la filiera per la produzione di biocarburanti. Inoltre, Eni contribuisce alle iniziative di sviluppo locale della National Oil Corporation of Kenya (NOCK) nei settori chiave dell'istruzione, della salute e dell'acqua, e dei servizi igienico-sanitari.

    La sede Aics di Nairobi ha una lunga esperienza nel Paese e una vasta rete con altre Agenzie di Cooperazione, Organizzazioni della Società Civile e Organizzazioni del Sistema delle Nazioni Unite. Il Kenya, inoltre, è un Paese strategico per l'Italia e la sua Agenzia di Cooperazione dalla fine degli anni Novanta, dove ha consolidato i suoi tradizionali ambiti di intervento quali agricoltura e irrigazione, WASH, sviluppo territoriale e umano, con particolare attenzione a sanità, educazione e settore privato.

  • EtiopiaGibuti Free

    Gibuti smentisce dispiegamento truppe ai confini con...

    GIBUTI/ETIOPIA - Gibuti nega di aver inviato proprie truppe ai confini con l’Etiopia. Martedì si erano diffuse voci secondo le quali Gibuti stava per mandare reparti al confine per impedire che Tdf (Forze di difesa del Tigray, ora stanziate nella regione dancala) tagliasse i collegamenti ferroviari e stradali con la stessa Gibuti. Iyas Dawaleh, il ministro dell’Economia e delle Finanze ha però negato le affermazioni, aggiungendo che non c’è stato alcun movimento di truppe verso il confine con l’Etiopia. Secondo lui, non esiste un rischio “immediato” che possa spingere Gibuti a considerare tale opzione. Ha anche chiesto che si lavori per la pace e la stabilità nel Corno d’Africa, aggiungendo che tutti nella regione dovrebbero promuovere la riconciliazione. Ma, nonostante la presa di posizione di Gibuti, le immagini satellitari prese ieri mostrano che la strada da Gibuti all’Etiopia è stata chiusa e ciò ha provocato lunghe file di camion a Gibuti. Il sito somalo Garowe Online, che cita fonti locali, truppe gibutine si sarebbero mosse verso il confine con l’Etiopia per rafforzare la difesa dei principali collegamenti stradali e ferroviari con Addis Abeba. Il 95% delle merci etiopi transita attraverso questo corridoio che collega l’Etiopia, Paese senza sbocco al mare, con il porto di Gibuti. Le forze del Tigray potrebbero potenzialmente tagliare la via di comunicazione, paralizzando l’Etiopia. Oggi, intanto, migliaia di etiopi si sono riuniti in piazza Meskel ad Addis Abeba per manifestare il loro sostegno alle truppe federali coinvolte nel conflitto. L’Etiopia vive una situazione di profonda instabilità. A novembre il governo di Abiy Ahmed ha lanciato un’offensiva contro il Tigray in risposta a tensioni politiche e militari che duravano da tempo contro il Fronte popolare di liberazione del Tigray (partito che ha governato l’Etiopia dagli anni Novanta). Nonostante il premier a dine novembre abbia dichiarato conclusi i combattimenti, nella regione settentrionale la guerra è continuata. Un conflitto di logoramento che ha duramente provato le truppe federali etiopi e i loro alleati eritrei e amhara. Tanto è vero che i tigrini sono riusciti non solo a riprendere il controllo delle principali città, ma anche a invadere la regione dancala. È da qui che minacciano i collegamenti con Gibuti.
  • Etiopia Free

    Firmati due accordi con Afdb da 118,1 mln dollari

    ETIOPIA - Il governo etiopico ha firmato due accordi di finanziamento con la Banca africana per lo sviluppo (Afdb) del valore di 118,1 milioni di dollari per progetti volti a sostenere l’integrazione regionale e lo sviluppo agricolo del Paese. Secondo quanto riferito dal ministero delle Finanze etiopico, 71,3 milioni di dollari andranno a finanziare il progetto noto come Ethio-Djibouti Second Power Interconnection Project,  con la costruzione di una linea di trasmissione elettrica da Semera, nella regione Afar, a Gibuti, e tra Kombolcha, nella regione Amhara, a Semera, con sottostazioni a Semera, Mile e Kombolocha. In un comunicato, l’Afdb ha ricordato che nel 2004 la Banca ha finanziato la prima fase di interconnessione elettrica tra i due Paesi del Corno D’Africa. “Questo secondo progetto dovrebbe rafforzare i benefici ottenuti negli ultimi dieci anni”, ha sottolineato l’istituzione africana, citando l’aumento “65% delle connessioni dei clienti a Gibuti”, dove ha creato condizioni favorevoli a imprese e occupazione, riducendo al contempo le emissioni di gas serra, e i “275 milioni di dollari entrati nelle casse dell’Etiopia dalle esportazioni di energia”. Gli altri 46,8 milioni andranno invece a sostenere il progetto Integrated Agro-Industrial Parks and Youth Employment Project, volto a sostenere lo sviluppo e la riabilitazione di sistemi di irrigazione in aree situate nei pressi dei parchi agroindustriali integrati, presenti nelle regioni etiopiche Amhara e Oromia.  Questo progetto è cofinanziato dalla Arab Bank.
  • Etiopia Free

    Interesse della francese Orange per Ethio Telecom

    ETIOPIA - Il colosso francese delle telecomunicazioni Orange ha presentato una manifestazione di interesse verso la parziale privatizzazione compagnia telefonica statale Ethio Telecom. Lo ha annunciato sui social media l’ambasciatore etiopico a Parigi, Henok Teferra Shawl. “Discussioni proficue con il team di Orange che ha formalmente presentato una manifestazione di interesse a partecipare alla parziale privatizzazione di EthioTelecom!”, ha scritto l’ambasciatore, pubblicando sui propri account social la fotografia dell’incontro. Il diplomatico ha quindi sottolineato che “l’Etiopia, con un’economia e un reddito in rapida crescita e oltre 100 milioni di abitanti, rimane molto attraente per gli investitori stranieri”. Addis Abeba ha lanciato il mese scorso la procedura di gara per la vendita a investitori privati del 40% di Ethio Telecom. L’Etiopia è il secondo paese più popoloso del continente africano, dopo la Nigeria, ed è uno degli ultimi paesi al mondo a liberalizzare il settore delle telecomunicazioni. Lo scorso maggio le autorità hanno assegnato la prima licenza a un consorzio di aziende private guidato dall’operatore keniota Safaricom.