Ghana

Pronta mini centrale idroelettrica

GHANA – E’ terminata la realizzazione di una mini centrale idroelettrica a filo d’acqua nei pressi delle cascate di Tsatsadu, nel distretto di Hohoe, nella regione della Volta, nel Sud-est del Ghana.

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  • Ghana Free

    Conclusa prima fase lavori espansione porto di Tema

    GHANA - Sono stati completati i lavori della prima fase del progetto di espansione del porto di Tema in Ghana.

    A renderlo noto è stata la Meridian Port Services (MPS), società responsabile della gestione dello scalo marittimo frutto di una joint-venture tra l’Autorità portuale del Ghana (che detiene il 30% delle quote societarie), APM Terminals (35%) e Bolloré Transport and Logistics (35%).

    In base a quel che viene riportato, i lavori hanno visto la costruzione di un nuovo terminal che consentirà di aumentare la capacità di movimentazione container del porto da uno a 2,5 milioni di unità equivalenti a venti piedi (TEU).

    E’ stata inoltre realizzata una nuova infrastruttura digitale che permette la perfetta sincronizzazione del sistema e dei processi diminuendo i tempi necessari alla movimentazione delle merci.

    “Grazie alla costruzione del nuovo terminal saremo in grado di ospitare più posti nave, adesso possiamo iniziare a esaminare ulteriori sviluppi per portare a piena manifestazione la nostra visione sul porto di Tema”, ha detto il direttore generale dell'Autorità portuale e portuale del Ghana (GPHA), Michael Luguje. [MV]

  • Mali Free

    Attaccati villaggi dogon, almeno 40 vittime

    MALI – Una quarantina di vittime civili e importanti danni materiali: è il bilancio dell’ultimo episodio di violenza verificatosi in Mali, il 1° luglio, in quattro villaggi della regione di Mopti.   Le vittime appartengono al popolo Dogon, abitanti delle località attaccate, ovvero Gouari, Djimdo, Panga Dougpou e Dialakanda.   Secondo alcune testimonianze gli assalitori sono giunti dalla zonadi Baye, non lontano dal confine con il Burkina Faso, a bordo di pick-up, tricicli e moto. Miliziani di autodifesa detti “dozo”, partiti per intervenire in difesa dei villaggi,  avrebbero subito pesanti perdite, secondo un messaggio interno a gruppi militari inoltrato alla stampa locale.   Le forze armate maliane, che hanno una base a 20 chilometri, sono arrivati dopo la strage, solo in tempo per aiutare a seppellire i morti, scrive il sito Malijet.     Da diversi anni la regione di Mopti è teatro di violenze tra le comunità dogon, bambara e peul, tensioni esacerbate e a volte strumentalizzate dai gruppi terroristi jihadisti.   A proposito del contesto di questa crisi, la rivista africanista Nigrizia scriveva nel 2019: “ Il centro del Mali è un’area immensa e abbandonata a sé stessa. Per lungo tempo è rimasto un territorio oscuro, sia per i colonizzatori francesi sia, dopo l’indipendenza ottenuta nel 1960, per l’amministrazione maliana. La regione di Mopti era considerata nel 19° secolo l’«eldorado» del Mali, per usare le parole di Adam Thiam, un giornalista maliano. «Grazie alla sua agricoltura era una regione molto prospera. Nei primi anni dell’indipendenza, se ne parlava come il cuore economico del paese. Rappresentava oltre il 30% dei suoi proventi derivanti dall’esportazione. Poi, le ondate di siccità degli anni ’70 hanno duramente colpito l’economia dell’area, che nel 1985 è stata classificata come una zona con un alto livello di insicurezza alimentare. E già nel 1986, un rapporto evocava il rischio di una ribellione, se le autorità pubbliche non fossero intervenute».  Le politiche di sviluppo dell’agricoltura sedentaria decise a Bamako hanno mandato all’aria gli equilibri locali, già fragili, tra allevatori (per lo più fulani o tuareg), agricoltori/cacciatori (bambara o dogon) e pescatori (Bozo).” [CC]  
  • Niger Free

    Liberi gli ostaggi dell’Ong locale

    NIGER – Sono stati liberati gli operatori dell’Ong Apis, un’organizzazione locale che lavora in partenariato con il Programma alimentare mondiale (Pam), rapiti il 24 giugno pomeriggio da uomini armati a Bolsi, vicino al confine con il Burkina Faso, nell’estremo ovest del Paese. La liberazione del gruppo è stata annunciata dal governatore della regione di Tillabery e dai rappresentanti del Pam in Niger. L’esercito non sarebbe intervenuto per liberare gli ostaggi, che si suppone erano stati sequestrati da presunti jihadisti. Un’ipotesi presa in considerazione è che i sequestratori abbiano rinunciato a tenerli perché non avevano un grande ‘valore’ per una negoziazione in denaro. Gli ex ostaggi sono stati visti, liberi, nei pressi del parco della We del confine burkinabè. Il personale di Azione e programma d’impatto nel Sahel era in missione per preparare una distribuzione d’aiuti alimentari. [CC]
  • Senegal Free

    Una quinta diga sul fiume Senegal, contratto ai cinesi

    SENEGAL – Una quinta diga sul fiume Senegal sarà costruita per usi multipli, dall’agricoltura, alla navigazione, all’elettricità. Ad aggiudicarsi la commessa è stata la China Machinery Engineering Corporation (Cmec), che venerdì scorso ha firmato il contratto di costruzione con l’Organizzazione per la valorizzazione del fiume Senegal. Il costo necessario per la realizzazione dell’infrastruttura è di 243 milioni di euro. L’installazione imporrà un controllo al flusso dell’affluente, fornendo più acqua alla stazione idrometrica di riferimento di Bakel. Rialzerà il livello d’acqua consentendo una navigazione permanente su 905 chilometri, da San Luigi, in Senegal, ad Ambidebi, in Mali. Un’altra conseguenza importante riguarda le possibilità d’irrigazione delle terre coltivate e l’avvio di nuove coltivazioni in stagioni diverse e in periodi di deflusso delle acque. Ultimo sbocco, infine, quello relativo allo sviluppo delle attività di pesca. [CC]
  • Gambia Free

    Supporto dalla Banca mondiale per energia e acqua

    GAMBIA - Ha un valore pari a 43 milioni di dollari la sovvenzione accordata dalla Banca mondiale al governo di Banjul per rafforzare le infrastruttura di trasmissione e distribuzione dell'elettricità e quelle per l’accesso alle risorse idriche.

    A comunicarlo è stata la stessa Banca mondiale, precisando che i fondi saranno destinati attraverso l’Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA) a un progetto nazionale per il ripristino e l’ammodernamento della rete elettrica nazionale e a iniziative per promuovere l’accesso all'acqua.

    Secondo quel che viene reso noto, oltre 1,6 milioni di persone vedranno migliorare il loro accesso all’energia elettrica grazie alla costruzione e al ripristino di 17 chilometri di linee di trasmissione e distribuzione. Saranno inoltre realizzati 20 sistemi solari fotovoltaici con capacità di accumulo e connessi alla rete elettrica, mentre 20.000 contatori d'acqua verranno installati o sostituiti e tre torri d'acqua riparate.

    In base ai dati a disposizione, in Gambia il 50% della popolazione non ha accesso diretto all’elettricità mentre il 69% non ha accesso all’acqua potabile. [MV]

  • Burkina Faso Free

    La crisi umanitaria nell'arena elettorale (2)

    BURKINA FASO - Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio di coordinamento umanitario delle Nazioni Unite (Ocha) sono più di 800.000 gli sfollati sul territorio nazionale. A questi si aggiungono circa 23.000 rifugiati maliani, scappati dalla violenza nel proprio Paese. Questi ultimi sono perlopiù raggruppati in due campi profughi nella regione del Sahel, proprio quella dalla quale fuggono i burkinabè. A marzo 2020 erano ben 2.512 le scuole chiuse per insicurezza, con un impatto su 350.000 bambini. Chi ha parenti a Ouaga improvvisa una precaria sistemazione a casa dei famigliari, costretti a supportare il peso di questo nuovo carico umanitario. Nella capitale, già di per sé sottoposta a una forte pressione demografica, per la prima volta appaiono piccole “bidonville”. Sbarcare il lunario per questi uomini, donne e bambini, traumatizzati da attacchi subiti, a volte feriti, è una sfida quotidiana.  Chi non riesce a raggiungere conoscenti a Ougadougou si ferma in tendopoli allestite ad hoc come a Foubé, a Barsalogho o a Kelbo. “Ouagadougou non ha le comodità per accogliere dignitosamente queste popolazioni di profughi” ha ammesso nei giorni scorsi la ministra per le questioni umanitarie, Laurence Marshall Ilboudo. Da un sopralluogo su circa otto siti improvvisati, sono stati censiti circa 1.100 sfollati in condizioni precarie, tutti invitati a raggiungere in pullman gli appositi insediamenti. Associazioni e Ong locali avvertono però che le condizioni igienico-sanitarie vi sono di gran lunga insufficienti. Il volto dell’insicurezza in Burkina Faso ha varie sfaccettature. Una di queste è quella jihadista, che allunga la mano da territori maliani e nigerini dove sono presenti fazioni legate ai movimenti Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) e Isis. L’impatto di questo terrorismo affiliato al fondamentalismo islamico ha aizzato tensioni inter-comunitarie e fatto nascere diffidenze tra le diverse religioni presenti in Burkina Faso. Antiche rivalità – come tra la maggioranza mossi, cristiana, e i peul, musulmani – sono sfociate in violenze, in parte strumentalizzate dai terroristi radicali. La costituzione di gruppi di autodifesa armati è stata un’altra scivolata verso la violenza. “Quando metti le armi in alcune mani, il passo dall’autodifesa all’aggressività diventa molto corto” commenta una fonte locale di Africa Rivista. La milizia Koglweogo, nata tra la comunità mossi inizialmente contro i furti di bestiame, è diventata tristemente nota per alcune stragi di civili. Nelle località di Dinguila e Barga a marzo scorso almeno 43 civili sono stati uccisi; la strage di Yirgou, avvenuta nella notte dal 1° al 2 gennaio 2019 e costata la vita a decine (50 secondo il bilancio ufficiale, più di 200 secondo altre fonti) di peul. Per dare man forte a un esercito in difficoltà, nei mesi scorsi il governo ha fatto appello ad altri volontari armati per difendere la nazione. L’attuale presidente Roch Marc Christian Kaboré sarà probabilmente designato dal Movimento del popolo per il progresso (Mpp) candidato a un secondo mandato. Il via alle elezioni generali, se non verrà modificato il calendario elettorale, è previsto per il 20 novembre prossimo. [CC/Africa Rivista]