Africa

Med Dialogues, a Roma per parlare del futuro del Mediterraneo

AFRICA – Il futuro del Mediterraneo tra geopolitica e sicurezza, economia e sviluppo, società civile e cultura. Questi i temi portanti della quinta edizione della Conferenza Med-Dialogues promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da Ispi.

In programma a Roma dal 5 al 7 dicembre, la Conferenza vedrà la presenza di oltre 40 leader tra presidenti, primi ministri e ministri, oltre a un migliaio tra imprenditori, accademici, esponenti delle maggiori organizzazioni internazionali nonché studiosi ed esperti provenienti da oltre 50 Paesi. 

Anche quest’anno le oltre 40 sessioni sono articolate sui 4 pilastri “Shared security”, “Shared prosperity”, “Migration” e “Culture and civil society”.

Aprirà i lavori del 6 dicembre il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, mentre la chiusura è prevista sabato 7 dicembre con l’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 

Alla conferenza partecipano tra gli altri Idriss Déby Itno, presidente della Repubblica del Ciad, Joseph Muscat, primo ministro di Malta, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim al-Thani, vice primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar e numerosi ministri degli affari Esteri, tra cui: Sabri Boukadoum (Algeria), Sameh Shoukry (Egitto), Mohamed Taher Siala (Egitto), Sabri Bachtobji (Tunisia). Ha confermato la sua presenza infine Ghassan Salamé, Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la Libia.

© Riproduzione riservata

Ultimi articoli della sezione Africa

  • Africa Free

    L'atomo russo piace all'Africa

    AFRICA - La Russia sta cercando di esportare la tecnologia nucleare in Africa. A partire dal 2014, le sanzioni occidentali imposte alla Russia dopo l'annessione della Crimea, hanno costretto Mosca a cercare nuovi mercati. Così Rosatom, società pubblica russa che si occupa di tutti le attività legate al nucleare, è sbarcata in forze nel continente cercando di siglare accordi con le nazioni africane. Ne è nata una collaborazione sempre più stretta con alcuni Paesi. In Egitto, la società russa sta realizzando la più grande centrale nucleare del continente che avrà una capacità installata di 4,8 gigawatt. In Ruanda, il parlamento ha approvato, proprio insieme a Rosatom, un piano per costruire un centro di ricerca nucleare nella capitale, Kigali. Il centro, il cui completamento è previsto entro il 2024, includerà laboratori di ricerca e un piccolo reattore con una capacità fino a 10 MW. Etiopia, Nigeria e Zambia hanno firmato accordi simili con Rosatom, mentre Ghana, Uganda, Sudan e Rd Congo hanno concluso intese di cooperazione e di ricerca meno ambiziosi. “Per la nostra società - hanno dichiarato i dirigenti di Rosatom - l'Africa è una regione prioritaria. Nel continente costruiremo nuovi reattori nucleari ed espanderemo la nostra attività”. [EC]
  • Africa Free

    Agribusiness (2): valore aggiunto ed effetto...

    AFRICA - Per invertire questa realtà diversi Paesi africani hanno promosso la creazione di speciali zone dedicate specificatamente all’agroindustria, le Special Agro-Processing Zones (Sapzs), in modo da concentrare lo sviluppo di tutte le infrastrutture, incluse quelle dei trasporti e della logistica, necessarie a garantire il corretto funzionamento degli impianti di trasformazione e favorire l’accesso ai mercati. «L’idea è che le infrastrutture attivino la produzione, incoraggiando gli investimenti - ha sottolineato Njuguna Ndung’u, direttore esecutivo del Consorzio per la ricerca economica africana (Aerc) ed ex governatore della Banca centrale del Kenya - Queste zone però saranno efficaci solo se i governi manterranno un ruolo di regolamentazione, senza partecipare attivamente al mercato». L’iniziativa è sostenuta in particolare dall’AfDB, che insieme ad altri partner internazionali, tra cui la Banca europea per gli investimenti e la Exim Bank sud-coreana, ha già contribuito con 120 milioni di dollari alla creazione di parchi agroindustriali in Etiopia, Guinea e Togo. A febbraio di quest’anno l’AfDB ha inoltre annunciato un nuovo sostegno del valore di 500 milioni di dollari a favore del governo di Abuja per finanziare la realizzazione anche in Nigeria di zone specializzate nella trasformazione industriale dei prodotti agricoli, almeno una in ciascuna delle quattro principali zone Paese: Nord-est/ovest, Centro-nord, Sud-ovest e Sud-est/sud. Ogni zona speciale dovrebbe includere la costruzione di mini-dighe idroelettriche, strade, strutture per la catena del freddo, laboratori di ricerca, strutture per il trattamento dei rifiuti, centri di stoccaggio, centri di distribuzione e centri per il controllo di qualità. Secondo il piano dell’istituto multilaterale panafricano, sviluppare una zona speciale richiede in media oltre 100 milioni di dollari tra investimenti pubblici e privati. L’obiettivo di AfDB è garantire per ciascun dollaro di investimento pubblico un effetto leva di tre volte, raccogliendo 3 dollari da parte degli investitori privati. L’intero approccio riguarda quindi il de-risking degli investimenti privati nello sviluppo delle catene del valore agricole, incoraggiando gli investimenti pubblici per sviluppare infrastrutture critiche, comprese le politiche e i quadri normativi regolatori. [MV]
  • Africa Free

    Agribusiness: valore aggiunto ed effetto moltiplicatore

    AFRICA - Gli sforzi per sostenere l’aumento della produttività in campo agricolo vanno di pari passo con quelli destinati a sviluppare una filiera della trasformazione dei prodotti agricoli. Le stime della Banca africana di sviluppo (AfDB) evidenziano che il continente potrebbe infatti diventare un esportatore netto di beni agricoli, consentendo potenzialmente di sostituire entro i cinque anni importazioni per un valore di 110 miliardi di dollari, con il settore agroalimentare che può raggiungere entro il 2030 una quota pari a 1.000 miliardi di dollari. Nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, l’industria della trasformazione agroalimentare fornisce un contributo molto rilevante alla creazione di valore aggiunto nel settore manifatturiero. In effetti, in Africa subsahariana, i dati a disposizione mostrano che l’industria della trasformazione agroalimentare e delle bevande rappresenta una quota tra il 30 e il 50% del totale del valore aggiunto. Gli investimenti realizzati nell’industria della trasformazione agroalimentare hanno importanti effetti moltiplicatori su tutta l’economia alla luce dei collegamenti della filiera, che si caratterizzano per l’aumento della domanda di materie prime, input e servizi, con conseguente creazione di nuovi posti di lavoro distribuiti lungo tutto il sistema, dalla produzione alla distribuzione. Allo stato attuale, sottolinea sempre l’AfDB, il settore dell’industria della trasformazione agroalimentare in Africa è però spesso fermo a livelli molto basilari o è addirittura praticamente inesistente nelle zone rurali del continente, costringendo il continente a dover importare ogni anno prodotti alimentari per un valore pari a 65 miliardi di dollari. Il settore, inoltre, deve far fronte a un’altra serie di problemi, a cominciare dalle perdite post-raccolto causate dalle carenze esistenti in fase di stoccaggio. Solo per fare un esempio, in media nei Paesi dell’Africa subsahariana le perdite post-raccolta per i prodotti agricoli deperibili come frutta e verdura si aggirano su una media compresa tra il 35 e il 50% della produzione totale, mentre per i prodotti cerealicoli queste variano tra il 15 e il 25%. [SEGUE]
  • AfricaKenyaNigeriaSudafrica Free

    Sudafrica, Kenya e Nigeria le principali destinazioni...

    AFRICA - Oltre metà degli investimenti destinati negli ultimi cinque anni alla creazione di start-up innovative in Africa sono andati a iniziative imprenditoriali in Sudafrica, Kenya e Nigeria.

    E’ quel che emerge nell’ultimo rapporto realizzato dagli analisti di African Private Equity e Venture Capital Association (ACVA), precisando che tra 2014 e 2019 è stato il Sudafrica ad attrarre maggiori investimenti (21%), seguito da Kenya (18%) e Nigeria (14%).

    La maggior parte degli investimenti sono andati a finanziare start-up innovative nel settore fintech, ma sono aumentate anche le iniziative imprenditoriali nei settori dell’energia, della logistica, dei trasporti, dell'e-commerce, della sanità e dell'agroalimentare.

    Secondo il rapporto di ACVA, l’Africa meridionale è la zona che attrae maggiori capitali (25%) seguita dall’Africa orientale (23%) e dall’Africa occidentale (21%).

    A trainare gli investimenti, conclude il rapporto, sono investitori con base nel Nord America con una quota del 42%, seguiti da investitori con sede in Europea (23%), in Africa (20%), nella regione dell’Asia e del Pacifico (8%) e del Medio Oriente (&%). [MV]

  • Africa Free

    Webinar su strumenti Banca Mondiale per investimenti in...

    AFRICA - Agenzia ICE e ANIMA Confindustria Meccanica Varia organizzano domani giovedì 2 luglio, a partire dalle ore 14:30, un webinar per approfondire la conoscenza e gli strumenti messi a disposizione dal gruppo della Banca Mondiale attraverso l’International Finance Corporation (IFC) per gli investimenti delle imprese italiane nei Paesi in Via di Sviluppo.

    Il seminario sarà aperto dal presidente dell’Agenzia ICE Carlo Ferro e dal direttore per le relazioni esterne e internazionali di ANIMA Confindustria Meccanica Varia Alessandro Durante per un saluto istituzionale ai partecipanti.

    I lavori proseguiranno con una breve presentazione del gruppo della Banca Mondiale da parte di Tindaro Paganini dell’Ufficio Servizi Formativi dell’Agenzia ICE e con gli interventi dei delegati della Banca Mondiale per illustrare le attività dell’IFC, in particolare per approfondire le attività legate ai settori della trasformazione agro-industriale, delle energie rinnovabili e dello sviluppo sostenibile.

    La partecipazione al webinar è gratuita previa registrazione cliccando qui. [MV]

  • Africa Free

    Focus: meccanizzazione agricola (2), i passi avanti...

    AFRICA - Sulla base di queste esperienze, l’Unione Africana ha quindi elaborato un Programma integrato per lo sviluppo dell’agricoltura in Africa (Caadp), che raccoglieva in sé le raccomandazioni contenute nella dichiarazione di Maputo del 2003 poi riconfermate nella successiva dichiarazione di Malabo del 2014. Questo programma continentale ha poi fornito il quadro entro il quale, secondo le informazioni messe a disposizione dall’Istituto internazionale per l’agricoltura tropicale (Iita) di Ibadan in Nigeria, 44 Paesi del continente hanno elaborato i propri piani nazionali per sostenere la meccanizzazione del settore agricolo.  La stessa Fao ha recentemente sviluppato un concetto cosiddetto di meccanizzazione agricola sostenibile per l’Africa (Sama), proponendo un duplice approccio che include sia azioni dall’alto verso il basso sia azioni dal basso verso l’alto. In particolare la Fao ha individuato dieci elementi strategici per garantire la sostenibilità della meccanizzazione, riguardanti gli aspetti commerciali (attraverso l’introduzione di modelli di business innovativi, di meccanismi finanziari adatti a raggiungere anche i piccoli contadini, di nuovi strumenti per la distribuzione dei macchinari, la valorizzazione delle filiere per la trasformazione dei prodotti agricoli e il trasferimento di tecnologie), la sostenibilità ambientale e quella socioeconomica, nonché la creazione di una visione di sviluppo a lungo termine e di istituzioni e reti per la cooperazione regionale. Non esistono indagini organiche e aggiornate sul settore della meccanizzazione per l’Africa. Benché sia estremamente complesso avere statistiche affidabili per ogni singolo Paese del continente, tutte le organizzazioni internazionali e le principali associazioni di categoria concordano sul fatto che il Sudafrica e i cinque Paesi del Nordafrica spicchino rispetto agli altri Stati africani per diffusione di macchine agricole. In particolare il Malabo Montpellier Panel, un gruppo di esperti internazionali indipendenti che si occupa di verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi fissati dalla dichiarazione di Malabo, ha stimato che tra Sudafrica, Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco si concentri il 63% di tutti i macchinari agricoli presenti in terra africana.  In generale, i pochi dati disponibili relativi all’intensità di meccanizzazione mostrano scenari molto differenziati tra le regioni del continente. Secondo la Fao, i cui dati più aggiornati risalgono comunque a più di dieci anni fa, l’Africa meridionale ha il tasso più alto di meccanizzazione con cinque trattori ogni 1.000 ettari, seguita dall’Africa orientale con tre, dall’Africa occidentale con 1,5 e dall’Africa centrale con meno di 0,5. Restano fuori da questo conteggio i Paesi dell’Africa settentrionale, che sempre secondo la Fao hanno invece a disposizione 16 trattori ogni 1.000 ettari. In Sudafrica, che in base ai dati della Fao è il Paese con il più alto indice di meccanizzazione in tutto il continente con 50 trattori per 1.000 ettari, nel 2018 sono state importate macchine agricole per un valore complessivo pari a 600 milioni di dollari. Una ricerca italiana realizzata da Nomisma per conto della Federazione nazionale costruttori macchine per l’agricoltura (FederUnacoma) ha evidenziato in Kenya un’intensità di meccanizzazione di 251 trattori ogni 100.000 ettari e di 209 trattori ogni 100.000 in Zambia. Un valore molto più contenuto (66 trattori/100.000 ha) definisce i sistemi agricoli di Nigeria e Uganda, mentre ancora inferiore è il livello di intensità che caratterizza Ghana ed Etiopia, che presentano un dato inferiore ai 40 trattori/100.000 ha. Ed è da questo contesto che bisogna partire, con la consapevolezza che lo sviluppo della meccanizzazione genera effetti positivi sul tessuto socioeconomico che travalicano l’ambito strettamente agricolo e creano condizioni favorevoli per lo sviluppo di ulteriori attività economiche e di servizio. [MV]