Africa

Aids, l’Africa è ancora il continente più colpito

AFRICA – L’Africa è ancora il continente più colpito dall’Aids. Lo ha ricordato la rivista “Africa” in occasione, ieri, della Giornata mondiale di lotta alla malattia.

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    EGITTO - Sarà ospitato al Cairo il nuovo Centro dell’Unione Africana sulla Ricostruzione e lo sviluppo post-conflitto.

    Ad annunciarlo è stato il ministro degli Affari esteri egiziano Sameh Shoukry, dando conto della firma di un accordo in tal senso con il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki.

    “Vogliamo rendere questo Centro una piattaforma di coordinamento globale a livello continentale, dove preparare programmi speciali condivisi per la ricostruzione post-bellica, caratterizzati sulla base delle specificità di ciascun singolo Paese”, ha dichiarato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi commentando la notizia.

    Obiettivo del nuovo Centro sarà inoltre anche la protezione dei diritti dei singoli Paesi nella definizione dei percorsi di ricostruzione e sviluppo nelle situazioni di post-conflitto.

    “E’ necessario rilanciare un quadro di politica del continente africano per garantire la ricostruzione e lo sviluppo dopo la fine dei conflitti per tradurla in piani esecutivi che consentano ai singoli Paesi di evitare battute d’arresto o il rischio di ricadere in situazioni di crisi”, ha aggiunto ancora al-Sisi. [MV]

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    Nuove adesioni a iniziativa renewAfrica di RES4Africa

    AFRICA - L’istituzione finanziaria per lo sviluppo COFIDES e l’associazione delle Istituzioni finanziarie europee per lo sviluppo (EDFI) hanno aderito all’iniziativa renewAfrica, che mira a dare slancio agli investimenti nelle energie rinnovabili in Africa.

    A darne notizia è stata la fondazione Res4Africa, precisando che l’adesione dei due organismi è avvenuta a margine della conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite Cop25 in corso a Madrid.

    L'iniziativa renewAfrica promuove la creazione di un nuovo strumento a livello europeo per fornire un adeguato supporto a livello politico e regolatorio, assicuri strumenti di preparazione di tutte le fasi dei progetti di sviluppo delle energie rinnovabili e prevedere misure per mitigare il rischio economico e implementare attività di formazione professionale nel continente africano.

    “In soli sei mesi dalla sua presentazione, l’iniziativa renewAfrica ha guadagnato slancio e ricevuto l'approvazione di nuove organizzazioni - ha detto il segretario generale della fondazione RES4Africa, Roberto Vigotti -  L'interesse che l'iniziativa sta suscitando indica chiaramente la necessità e l'urgenza di un nuovo programma per sostenere gli investimenti in energie rinnovabili in Africa”. [MV]

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    Linea di credito Bei-Tdb per progetti energia...

    AFRICA - La Banca Europea degli investimenti (Bei) e le Eastern e Southern African Trade and Development Banks (Tdb) hanno firmato un accordo che consentirà di creare un fondo a favore di progetti per lo sviluppo di energia sostenibile. Il fondo sarà attivo per 15 anni, parte da una dotazione di 120 milioni di euro e sarà utilizzato a favore di piccole e medie imprese. Si tratta della seconda linea di credito concessa dalla Bei alla Tdb; la prima, risalente, al 2014, aveva consentito di attivare 80 milioni di euro. [MS]
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    AFRICA - La Fondazione Shell e la Banca di sviluppo olandese FMO hanno lanciato un nuovo fondo destinato a finanziare le start-up che in Africa sub-sahariana operano nell’ecosistema dell’accesso all’energia.

    A darne notizia sono i media specializzati, dai quali si apprende che il nuovo strumento denominato Energy Entrepreneurs Growth Fund (EEGF) avrà a disposizione un capitale di 120 milioni di dollari con una disponibilità iniziale di 45 milioni.

    Obiettivo dell’iniziativa è fornire alle start-up africane i finanziamenti necessari a sostenere le prime fasi di sviluppo delle loro attività.

    In particolare, il fondo fornirà capitali e assistenza tecnica per le aziende che operano nel campo del solare off-grid. [MV]

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    AFRICA - Appelli a promuovere regole per un commercio equo a livello internazionale sono stati lanciati ieri dai capi di Stato e di governo impegnati nel IX Vertice della comunità dei Paesi del blocco Africa-Caraibi-Pacifico (ACP), apertosi a Nairobi. “Il mondo multipolare di oggi è caratterizzato da interessi geopolitici in competizione, da nuove sfide per la pace, per la sicurezza, e da spostamenti di popolazioni. Ma continuiamo a sperare di poter diventare un faro di speranza per il multilateralismo” ha detto il presidente keniano Uhuru Kenyatta, citando la parola chiave di questo appuntamento, “multilateralismo”. Anche dal presidente ugandese Yoweri Museveni è giunto un messaggio che ha messo in luce le disuguaglianze globali: “Le sfide globali degli ultimi 300 anni sono state legate ad uno sviluppo squilibrato. Dall’epoca della rivoluzione industriale in Europa, abbiamo assistito allo sviluppo in alcune aree del globo e a sottosviluppo in altre aree” ha detto il presidente ugandese. Ieri, il Kenya ha assunto la presidenza di turno del gruppo ACP per tre anni, mentre l’ex ministro angolano Georges Chikoti ne è diventato il nuovo segretario generale. Il gruppo ACP fu creato nel 1975 dall’accordo di Georgetown ed è composto da 79 Paesi, peraltro tutti  - tranne Cuba – firmatari di intese commerciali con l’Unione Europea. L’obiettivo del blocco è di sostenersi per uno sviluppo equo ed integrato nell’economia globale, difendere ideali di solidarietà, pace e stabilità, e coordinarsi nei confronti degli accordi con l’UE. [CC]
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    AFRICA – I presidenti dei 5 Paesi del G5 Sahel  - Burkina Faso, Ciad, Mali, Niger, Mauritania – sono stati convocati dal presidente francese Emmanuel Macron il 16 dicembre a Pau, nel Sud della Francia, per chiarire le loro posizioni e richieste in merito alla presenza della forza militare Barkhane nel Sahel. L’annuncio, lanciato allorché Macron stava a Watford per un vertice della Nato, è suonato a molti come un monito. Erede dell’operazione Serval lanciata nel 2013 a sostegno del Mali preso nella morsa di terroristi islamisti, Barkhane è un dispositivo militare di 4500 soldati tricolori nella regione, basati in Ciad e dotati di mezzi terrestri ed aerei. In un clima di insicurezza crescente, soprattutto in Mali, Burkina Faso e Niger, la presenza dei soldati francesi è sempre più sottoposta a critiche e interrogativi. Anziché assistere ad una sconfitta dei gruppi terroristici, si assiste infatti ad una moltiplicazione di attacchi ed attentati. Amche in Francia, dopo la morte di 13 soldati francesi in Mali nei giorni scorsi, sale il malcontento nei confronti di Barkhane. “Non posso, né voglio, avere soldati francesi nel Sahel se l’ambiguità persiste dinanzi ai movimenti antifrancesi, che a volte sono sostenuti da responsabili politici” ha detto Macron.[CC]