Etiopia

Africa nello spazio: è in orbita il primo satellite etiope

ETIOPIA – L’Etiopia ha lanciato oggi (venerdì 20 dicembre) il suo primo satellite di telerilevamento  nello spazio.

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    SOMALIA - E’ partito nel fine-settimana da Brindisi il primo dei tre voli umanitari con destinazione Mogadiscio organizzati nel quadro dell’iniziativa Ponte Aereo Umanitario Europeo.

    A segnalarlo è la Farnesina precisando che l’iniziativa, nata su impulso della vice-ministra degli Affari esteri Emanuela Del Re, è stata organizzata dalla Cooperazione Italiana in collaborazione con la Direzione Generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario (DG ECHO) della Commissione europea grazie al supporto della Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD).

    L’operazione, con un carico complessivo di 42 tonnellate di aiuti umanitari (tra cui materiale sanitario per la risposta al Covid-19), è il frutto dell’intensa attività di collaborazione e coordinamento tra la Farnesina, la DG ECHO, l’Ambasciata d’Italia, la Delegazione UE a Mogadiscio e le Autorità somale.

    Il carico è stato messo a disposizione, oltre che dalla stessa Farnesina, da Organizzazioni della Società Civile italiane e da Agenzie delle Nazioni Unite. A destinazione, gli aiuti umanitari sosterranno le attività di assistenza delle Autorità somale e delle organizzazioni umanitarie nel contrasto alla diffusione del Covid-19 e nell'assistenza alla popolazione colpita dalle recenti eccezionali inondazioni.

    L’operazione rappresenta una tangibile dimostrazione dell’approccio “Team Europe”, volto a mettere a sistema, in maniera ottimale, le iniziative della Ue e degli Stati membri. L’Italia, anche attraverso la sua Cooperazione allo Sviluppo, vanta una presenza in Somalia di alto profilo, e questa operazione costituisce un’ulteriore dimostrazione della tradizionale amicizia e della vicinanza del nostro Paese al popolo somalo.

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    ETIOPIA - Elezioni rimandate dunque, ma non per tutti. Nel senso che i tigrini contano invece di andare al voto nonostante i veti che arrivano da Addis Abeba. E quella dei tigrini è sicuramente uno dei primi ordigni da disinnescare se Abiy vorrà mantenere l’unità del Paese. Adesso però ci sono gli oromo (lo stesso gruppo di cui fa parte Abiy) ad essere scesi per le strade. A innescare un movimento di protesta che ha rapidamente condotto a una risposta armata è stata l’uccisione in circostanze ancora da chiarire del cantante Haacaaluu Hundeessa, uno dei simboli della protesta oromo negli ultimi anni. Secondo dati diffusi ieri, almeno 156 persone sono rimaste uccise negli scontri seguiti alla morte di Haacaaluu: 145 civili e 11 uomini delle forze di sicurezza. Secondo Abiy i disordini sono stati orchestrati e alimentati allo scopo di accendere un conflitto civile. All’interno del governo c’è così chi ha puntato l’indice sull’Oromo Liberation Army e Tigray People’s Liberation Front. Ma sono stati fatti riferimenti anche su forze esterne o addirittura Paesi che potrebbero avere avuto un ruolo nelle proteste. Lo stesso Abiy ha poi sottolineato come quegli stessi partiti che nel 2018 hanno beneficiato delle sue riforme stanno adesso facendo ricorso alle armi.  E poi c’è la diga, la grande diga del rinascimento etiope (Gerd l’acronimo inglese) che sta prendendo forma e che nelle intenzioni di Addis Abeba dovrebbe garantire quegli ingressi in valuta estera - attraverso la vendita di energia - che adesso mancano tanto perché qualunque programma economico possa avverarsi. Sulla diga l’Egitto è da sempre sul piede di guerra, in merito ai tempi di riempimento del bacino, e il nuovo Sudan non appare così filo etiope come invece era stato il Sudan di Omar Hassan al-Bashir. Ecco così che, dire che l’Etiopia è a un bivio molto pericoloso, è reale e forse anche eufemistico. [MS]
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    ETIOPIA - Elezioni, riforme, promesse e mancate promesse, la grande diga sul Nilo azzurro con allegati negoziati con Egitto e Sudan, e un mosaico di popoli difficile da tenere insieme. Sembrano lontani anni luce i tempi trionfalistici della pace ritrovata con l’Eritrea e del premio Nobel per la pace ottenuto di conseguenza. Quelle aperture verso i fratelli eritrei e a cascata il nuovo fervore diplomatico che si respira nel Corno d’Africa sono tutte frutto di Abiy. Su questo i vari osservatori concordano.  I problemi arrivano però dall’interno e sono legati a doppio filo da una parte a una situazione economica che resta pesante e dall’altra parte a un Paese dal peso demografico importante (più di 100 milioni di abitanti) e dall’altrettanto variegata composizione interna. E qui che difatti Abiy ha il suo vero banco di prova ma è un banco di prova che può saltare al minimo sussulto e può prestare al fianco a chi da un’Etiopia debole può trarre giovamento. La ‘scusa’ del Covid per rimandare le elezioni e confermare Abiy per almeno un anno (c’è stato un voto del Parlamento) mai fu più provvida per un premier che già lo scorso anno, nonostante i grandi proclami internazionali, stava in realtà faticando a tenere diritta la barra del timone.  [SEGUE]
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