Africa

Presidente turco Erdogan in arrivo in Africa per un nuovo tour in vari Paesi

AFRICA – Torna in Africa il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che a partire dal 26 gennaio sarà in tour in tre o quattro Paesi del continente: Algeria, Senegal, Gambia e forse Marocco.

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Ultimi articoli della sezione Africa

  • Africa Free

    Emissione di titoli IFC per sostenere il settore...

    AFRICA - La Società finanziaria internazionale (IFC) del gruppo della Banca mondiale ha emesso un nuovo titolo di riferimento globale denominato in dollari statunitensi per sostenere le imprese del settore privato nei Paesi in via di sviluppo a far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia di covid-19.

    A segnalarlo è la stessa IFC, precisando che l’obiettivo iniziale era raccogliere due miliardi di dollari.

    L'obbligazione di riferimento ha durata quinquennale e secondo quel che è stato reso noto è stata sottoscritta nei primi giorni con ordini per oltre 6 miliardi.

    Secondo quel che viene reso noto, l’obbligazione paga una cedola dello 0,375%, al prezzo di uno spread di +10 punti base a mid-swap, equivalente a +13 punti base rispetto alla corrispondente nota del Tesoro degli Stati Uniti dello 0,25% con scadenza giugno 2025.

    Le banche centrali e altre istituzioni ufficiali rappresentavano il 63% degli ordini, seguite dalle banche private al 26%. Circa il 17% degli ordini proveniva da investitori nelle Americhe, il 29% proveniva da investitori in Europa, Medio Oriente e Africa e il 54% proveniva da investitori in Asia e Pacifico. [MV]

  • Africa Free

    Perché la cooperazione non diventi una parolaccia...

    AFRICA - È il momento di cambiare completamente rotta. Quando il coronavirus sarà passato ci lascerà un mondo diverso. La fase1 non sarà seguita da una fase 2. Non entreremo mai in una fase 2, perché dovremo inventarci una fase 0. Una fase in cui ripensare molte cose che già prima del virus sapevamo bene tutti che andavano cambiate, ma che per abitudine, disinteresse o interesse, continuavamo a tollerare. Mentre scrivo il covid-19 non è ancora dilagato nel continente africano, ma le sue conseguenze già si vedono. La drastica frenata nella produzione e nei consumi globali unita alla crisi tra i Paesi produttori di petrolio ha fatto crollare i prezzi delle materie prime. Il lockdown in Europa e in America ha costretto anche gli immigrati a casa, bloccando le rimesse. La paura e le misure di prevenzione, che tengono tutti gli aerei del pianeta a terra, hanno congelato il turismo. Parlare di nuovi investimenti sarà difficile per un po’ di tempo. Il commercio internazionale forse riprenderà ma non certo al ritmo precovid, perchè ci aspettano tempi incerti e in tempi incerti la gente è più accorta. Questo improvviso isolamento per l’Africa comporta dei rischi più che altrove. I paesi africani già avevano l’urgenza di spingere su industrializzazione, manifattura e creazione di valore aggiunto a cominciare dall’agroalimentare così da tagliare importazioni, creare lavoro ed economie e rispondere alle necessità alimentari delle proprie popolazioni. Le terre ci sono, l’acqua pure e così anche milioni e milioni di giovani che hanno bisogno di lavorare. L’Italia può avviare una fase completamente nuova di cooperazione con l’Africa cominciando proprio dall’agroalimentare e dal farmaceutico. In un momento difficile come quello che l’Italia sta attraversando e attraverserà la parola cooperazione non può diventare una parolaccia o qualcosa di cui vergognarsi. Non può diventare una parola sussurrata o detta all’orecchio perché qualcuno ritiene che vengano ‘prima gli italiani’. Come ci ricorda la Treccani, in senso economico e giuridico, la cooperazione è una “azione svolta in comune, con fini mutualistici e non speculativi”.  Realizzare partenariati con Paesi africani finanziando l’ideazione e la realizzazione di filiere agroalimentari, coinvolgendo tutte le aziende italiane del settore lungo la catena del valore non aiuta solo il paese africano individuato ma anche le aziende italiane. Costruendo queste filiere si pongono le basi per una maggiore sicurezza alimentare nel Paese target e si dà respiro nell’immediato anche alle aziende italiane del settore, oltre ad aprire loro nuovi mercati. Nel settore sanitario si potrebbe fare lo stesso. Da laboratori di analisi a fabbriche, magari in un parco industriale tessile in Etiopia, in grado di produrre mascherine a sei ore di aereo cargo di distanza da Roma. Sono 30 anni che l’Italia avanza nella storia senza una chiara strategia o visione. Brancola. Vive alla giornata. Serve un piano per l’Italia e per l’Africa. Serve un nuovo modello di cooperazione. Se quello sopracitato non va bene, troviamone un altro, ma facciamolo in fretta. Prima che la parola cooperazione diventi una bestemmia. Prima che il covid-19, dopo averci chiuso in casa ci chiuda definitivamente anche il cervello. [MZ]
  • Africa Free

    Webinar di RES4Africa su come aumentare investimenti...

    AFRICA - Si terrà mercoledì 15 luglio, a partire dalle ore 11, un webinar promosso da RES4Africa Foundation per approfondire le modalità attraverso le quali aumentare gli investimenti sulle energie rinnovabili in Africa.

    Il webinar sarà aperto da un intervento dell’amministratore delegato del gruppo ENEL, Francesco Starace, che illustrerà il percorso possibile per far fronte all’aumento della domanda di energia elettrica nel continente.

    Sono previsti inoltre gli interventi del direttore generale dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), Francesco La Camera, e della segretaria generale della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa, Vera Songwe.

    Il seminario digitale sarà anche occasione per la presentazione di una pubblicazione realizzata da RES4Africa in collaborazione con la fondazione Enel su come aumentare la capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili nel continente.

    La partecipazione all’evento, che si svolgerà in lingua inglese, è gratuita previa registrazione qui. Maggiori informazioni sul programma del webinar possono essere ottenute cliccando qui.

  • Africa Free

    Formazione per i funzionari doganali in vista lancio...

    AFRICA - Sono in corso in tutti gli Stati che hanno aderito all’Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) piani di formazione rivolti ai funzionari doganali per migliorarne le capacità professionali.

    A renderlo noto è stato il Segretariato generale dell’AfCFTA, che ha sede ad Accra in Ghana, sottolineando come i piani di formazione siano fondamentali per il corretto avvio all’inizio del prossimo anno dell’operatività della libera circolazione delle merci tra i Paesi membri.

    La misura fa seguito a una valutazione della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD), che ha raccomandato la necessità di intraprendere una formazione rigorosa dei funzionari doganali di tutti i Paesi membri, dopo aver concluso che la maggior parte delle autorità doganali dei Paesi africani non ha la capacità e le competenze per monitorare efficacemente l'applicazione dell’accordo di libero scambio e l’effettiva riscossione intrastatale dell'imposta sul valore aggiunto.

    Per semplificare questo processo, l'Unione Africana ha previsto finanziamenti per quei Paesi che rientrano nella classificazione di Paesi meno sviluppati per realizzare realizzare corsi di formazione e sostenere lo sviluppo istituzionale e l’interconnessione delle diverse amministrazioni doganali allo scopo di garantire un coordinamento efficace ed efficiente per l'attuazione dell'accordo.

    L'attuazione dell'AfCFTA prevede la liberalizzazione delle tariffe, nonché l'attuazione di misure chiave tra cui norme di origine comuni e quadri di facilitazione degli scambi per garantire una più rapida circolazione delle merci nel continente.

    Attualmente, gli scambi commerciali intra-africano si aggirano intorno al 12% del valore totale continentale. Secondo le aspettative, l’AfCFTA contribuirà ad aumentare questa percentuale fino al 52% del totale, rimuovendo fino al 90% dei dazi doganali su tutti gli scambi tra i Paesi africani. [MV]

  • Africa Free

    Concorso della cooperazione giapponese per le start-up...

    AFRICA - L’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale (JICA) ha lanciato un concorso rivolto a start-up innovative con sede in 19 Paesi africani.

    Denominato ‘Next Innovation with Japan’ (NINJA), il concorso è rivolto in particolare a iniziative che hanno intendono sviluppare idee innovative per contribuire alla lotta contro la pandemia di covid-19, ma è aperto anche a progetti nei settori della salute, della gestione delle catastrofi, dei servizi alle imprese, dell’istruzione a distanza, dell’alimentazione e dell’agricoltura, della finanza, della logistica e della mobilità urbana.

    Per candidarsi, le start-up devono avere un progetto praticabile e una sede in uno dei Paesi africani ammissibili, vale a dire: Sudafrica, Angola, Burkina Faso, Botswana, Camerun, Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Madagascar, Mauritius, Nigeria, Uganda, Rwanda, Senegal, Tanzania, Tunisia e Zambia.

    I vincitori di ciascun paese avranno l'opportunità di firmare un contratto di lavoro con JICA e potranno beneficiare di un finanziamento fino a 30.000 dollari.

    Il termine per la presentazione delle domande è il 29 luglio 2020. Maggiori informazioni sono disponibili qui. [MV]

  • Africa Free

    Africa ed energie rinnovabili: una fotografia di...

    Negli ultimi dieci anni, solamente il 2% delle energie rinnovabili installate a livello mondiale vede come protagonista l’Africa: è quel che emerge da uno studio realizzato da RES4Africa Foundation in collaborazione con Enel Green Power.

    Intitolato “Connecting the dots. Why only 2% of global RE in Africa?, lo studio evidenzia come l'Africa sia la regione che nell'ultima decade ha vissuto il minor sviluppo nel settore delle energie rinnovabili a livello mondiale (Europa 22%, Nord America 11%, America Latina 6%, India 5%, Cina 41%, resto del mondo 13%), nonostante sia il continente con maggior potenzialità di risorse.

    La fotografia che si evince dallo studio mostra un continente caratterizzato da una sostenuta crescita demografica ed economica, particolarmente dinamica in termini di urbanizzazione e digitalizzazione.

    A questa costante trasformazione non è però corrisposto un incremento energetico, necessario allo sviluppo produttivo: nonostante in Africa risieda il 16% della popolazione mondiale, la domanda energetica corrisponde solamente al 6%, con una quota  ulteriormente inferiore (pari al 3%) se si parla di energia elettrica. Questo esiguo consumo di energia è, inoltre, legato per lo più ad attività residenziali: meno di un quarto dei consumi è dovuto ad attività produttive, concentrate per la maggior parte in Sudafrica e nella zona settentrionale del continente.

    “La trasformazione dell'Africa, caratterizzata da una sostenuta crescita economica e demografica, un'intensa urbanizzazione e una generazione di talenti che sta portando ad una rivoluzione imprenditoriale a lungo trascurata, richiede energia e ne richiederà ancora di più nei prossimi decenni - ha detto Antonio Cammisecra, amministratore delegato di Enel Green Power e presidente di RES4Africa Foundation - Mentre nel resto del mondo la crescita delle energie rinnovabili è aumentata intensamente nell'ultimo decennio, solo il 2% della nuova capacità rinnovabile si è verificato in Africa: non possiamo accontentarci di ciò che è stato realizzato finora. L'accesso universale all'elettricità non sarà garantito se non saremo in grado di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili”.