R.D. Congo

Transizione ecologica e corruzione tra i compiti delle nuove agenzie create da Tshisekedi

RD CONGO – La transizione ecologica, la lotta alla corruzione e il monitoraggio degli impegni del capo dello Stato sono le missioni di tre nuove agenzie pubbliche create con decreto presidenziale di Felix Tshisekedi.

(171 parole) - 3,90 Euro

Leggi tutto l'articolo

Bloccato
Acquista questo articolo
Singolo articolo

Acquista un singolo articolo per visualizzarne il contenuto

3,90 Euro

Abbonamento Canale

L’abbonamento a un Canale dà diritto a ricevere informazioni quotidiane su un'area geografica o un paese.

da 190 Euro

Abbonamento Area Tematica

L’abbonamento per canale tematico è pensato per chi ha interessi specifici determinati dalla propria attività e non strettamente legati a una precisa area geografica

da 350 Euro

Ultimi articoli della sezione Africa Centrale

  • R.D. Congo Free

    Manifestazione contro ambasciatore ruandese

    RD CONGO - Manifestazioni contro l’ambasciatore ruandese a Kinshasa vanno ormai avanti da un mese nella Repubblica democratica del Congo. Vincent Karega, il rappresentante di Kigali, è accusato di negare il massacro di oltre un migliaio di persone avvenuto nel 1998 a Kasika, Nel Sud Kivu. L’Onu ha attribuito quell’eccidio ai ribelli del Rassemblement congolais pour la démocratie (Rcd) e ai loro alleati, i militari ruandesi.  I manifestanti volevano presentare un loro memorandum al ministero degli Affari Esteri. Dopo i negoziati con la polizia, solo una trentina di persone è stata autorizzata ad entrare nel ministero. E alla fine è stato il capo dello staff del ministro a ricevere il documento in cui gli attivisti pongono alcune interrogazioni. Oltre all’espulsione di Vincent Karega, gli attivisti chiedono la creazione di un Tribunale penale internazionale sul Congo per processare i crimini elencati dalle Nazioni Unite. [MS]
  • Ciad Free

    N'Djamena ferma l'Unesco per cercare il petrolio nel...

    CIAD - Il governo ciadiano ha inviato una lettera all’Unesco, firmata dal ministro della Cultura, chiedendo di rinviare il processo di registrazione del Lago Ciad come patrimonio dell’umanità. La notizia è stata data dal quotidiano inglese ‘The Guardian’ che ha potuto visionare la lettera.  Nella lettera si afferma che il governo “ha firmato accordi di condivisione della produzione (production-sharing) con alcune compagnie petrolifere i cui blocchi allocati interessano l’area del Lago Ciad”.  La natura degli accordi e l’identità delle società interessate non sono state rese pubbliche. Nella lettera si chiede all'Unesco di “posticipare il processo” per “permettere di ridefinire e ridisegnare la mappa così da evitare qualsiasi interferenza in futuro”. Di fatto l’iniziativa ciadiana interrompe un processo - di iscrizione del lago nella lista dei patrimoni dell’umanità - che aveva richiesto due anni di lavoro per portare sulle stesse posizioni i Paesi che condividono il lago ovvero oltre al Ciad il Camerun, il Niger e la Nigeria.  In commenti ripresi dallo stesso giornale, l’Unesco ha precisato che se il Ciad dovesse decidere di andare avanti con le esplorazioni petrolifero il processo in corso non sarebbe sospeso, ma cancellato nel suo insieme. [MS]
  • Africa Centrale Free

    Al lavoro per l'etichetta «Made in Central Africa»

    A CENTRALE – Un’etichetta «Made in Central Africa» che certifichi prodotti di qualità realizzati a regola d’arte in Africa Centrale, potrebbe presto essere disponibile per fabbricanti e consumatori. Sul progetto stanno lavorando la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (Uneca) e la Comunità economica e monetaria per l’Africa centrale (Cemac). È stato pubblicato in questi giorni un avviso di gara per reclutare una società incaricata di concepire il brevetto. L’etichetta «Made in Central Africa» vuole essere un incentivo che spinga gli imprenditori a fare più sforzi per migliorare la qualità dei prodotti e spinga i consumatori a comprare prodotti della zona. Si vuole anche dimostrare la determinazione dell’Africa centrale a diversificare l’economia e a stimolare gli scambi intra-regionali nel prossimo contesto di zona di zona continentale di libero scambio. [CC]
  • Camerun Free

    Mano dura contro tentate manifestazioni anti Biya

    CAMERUN – L’intervento delle forze dell’ordine ha soffocato, ieri, le manifestazioni di protesta contro l’attuale regime di Paul Biya promosse dall’oppositore Maurice Kamto. Il leader del Movimento per il Rinascimento del Camerun (Mrc) già rivale di Biya nelle elezioni presidenziali del 2018, in prigione per buona parte del 2019, aveva lanciato nei giorni scorsi un appello a manifestazioni pacifiche per chiedere le dimissioni di Paul Biya, sul ‘modello’ delle manifestazioni svoltesi in Mali nei mesi scorsi. Le autorità avevano imposto un divieto di manifestare, definendo il movimento “insurrezionalista”. Carri armati sono stati posizionati davanti al domicilio di Kamto, rimasto bloccato nella propria residenza. Nella capitale economica Douala, un manifestante sarebbe stato ucciso da spari di pallottole, mentre giungono notizie di feriti e di arresti. Molto tesa è anche la situazione a Bamenda, epicentro della crisi delle regioni anglofone e dei movimenti secessionisti. Militari, gendarmi e poliziotti vi sono dispiegati per setacciare la città in cerca di miliziani separatisti, nell’ambito dell’operazione denominata Bamenda Clean. Scattata dopo l’uccisione di un agente delle forze dell’ordine, l’operazione nella capitale del Nordovest dovrebbe durare 30 giorni e concludersi solo dopo il terzo anniversario dell’autoproclamata indipendenza dell’Ambazonia, il 2 ottobre prossimo. Circolano accuse di abusi di potere e violenze da parte degli uomini in divisa. Ieri, secondo alcune fonti locali, cinque giovani, forse presunti secessionisti, sarebbero stati abbattuti dagli agenti nella zona di Ngohmaham, a Bamenda. [CC]  
  • Camerun Free

    Decolla il prezzo dei pomodori

    CAMERUN - L'epidemia di coronavirus ha portato al crollo della produzione e a un forte aumento dei prezzi dei pomodori. Prima della diffusione del virus, una cassa costava 2.000 franchi Cfa (circa tre euro), oggi ne costa 12.000. Fino a quattro mesi fa, i coltivatori di pomodori, oltre a rifornire il mercato interno, esportavano infatti in Ciad, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Gabon e Guinea Equatoriale. La diffusione del Covid-19 ha bloccato le esportazioni. I contadini sono stati quindi costretti a vendere solo sul mercato locale. Ciò ha causato un aumento dell'offerta, una diminuzione della domanda e il conseguente drastico calo dei prezzi dei pomodori. Le perdite per i produttori sono state enormi. Tanto che hanno così deciso di fermare la produzione. Ora la situazione si è invertita. Per rilanciare il comparto, che genera quasi 600.000 posti di lavoro, il governo del Camerun ha promesso uno stanziamento di almeno due miliardi di franchi Cfa. [EC]
  • Ciad Free

    Debiti, dal governo richiesta di congelamento alla...

    CIAD - Il governo ciadiano ha chiesto a Glencore Plc di sospendere per quest’anno i pagamenti del suo prestito contratto sulla base della formula petrolio in cambio di soldi.  Dopo aver ottenuto lo scorso giugno la rinuncia a 61 milioni di dollari di crediti avanzabili nei suoi confronti, il Ciad ha ora chiesto a quello che è considerato il maggior trader globale di commodities, di congelare quanto dovuto per quest’anno.  La notizia è stata riferita da Bloomberg che però non è riuscita ad avere commenti dai diretti protagonisti della vicenda. Non è nemmeno chiaro se Glencore accetterà la richiesta. La Glencore, sostenuta da alcune banche, tra il 2013 e il 2014 aveva concesso crediti al Ciad per 2 miliardi di dollari; il prestito era andato in particolare alla Société des hydrocarbures du Tchad e aveva portato a una partecipazione della Glencore nel progetto petrolifero della stessa società sostenuta. Il crollo del prezzo del petrolio ha poi costretto il Ciad a ristrutturare quel debito per due volte.  Lo scorso anno il Ciad con pagamenti in petrolio aveva ripagato 95 milioni di dollari; quest’anno dovrebbe ripagare 115 milioni di dollari. Con modalità simili, ma pagando con capi di bestiame, Ndjamena ha trovato accordi di finanziamento con l’Angola ed è ora in trattative con la Guinea Equatoriale. [MS]