Africa

Petrolio, i prezzi bassi incubo per il continente

AFRICA – (ripubblichiamo da africarivista.it) La crisi economica e la guerra dei prezzi ha fatto piombare il prezzo del petrolio ai minimi storici.

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  • Africa Free

    Adottata strategia continentale per economia blu

    AFRICA - L’Unione Africana ha adottato ufficialmente una strategia sulla cosiddetta Deep Blue Economy con l’obiettivo di promuovere i trasporti marittimi e le attività portuali.

    Delineata nel rapporto ‘Africa Blue Economy Strategy’ (disponibile qui), l’iniziativa si propone di ridurre la dipendenza da società e tecnologie straniere dei Paesi del continente promuovendo maggiore autonomia.

    Gli ambiti di applicazione della strategia per l’economia blu spaziano dalla pesca e l’acquacoltura alla conservazione di ecosistemi marini sostenibili, passando per i trasporti, il commercio, le infrastrutture, la sicurezza, il turismo, i cambiamenti climatici, le energie sostenibili, le risorse minerarie e le industrie innovative.

    Intenzione dell’Unione Africana è in primo luogo sviluppare il settore dei trasporti marittimi e della gestione dei porti promuovendo maggiore collaborazione tra gli Stati continentali, favorendo la libertà di transito per quegli Stati privi di accesso al mare e sviluppando le vie di navigazione interne attraverso un codice marittimo africano armonizzato. [MV]

  • Africa Free

    Reddito pro capite: salgono Benin e Tanzania, scendono...

    AFRICA – Il Benin e la Tanzania hanno fatto un salto di qualità, lasciando la categoria dei Paesi a basso reddito per collocarsi in quella di reddito intermedio-fascia bassa, in base ai criteri della Banca Mondiale (Bm). Nella nuova classifica della Bm un’altra economia africana passa alla categoria superiore, la repubblica di Mauritius, che passa da lower-middle a upper-middle income. L’Algeria e il Sudan, al contrario, si ritrovano quest’anno in una categoria inferiore: da alto-intermedio a basso-intermedio per la repubblica maghrebina, e da basso-intermedio a basso per quella sub-sahariana. La Banca Mondiale aggiorna la classifica ogni anno il 1° luglio, in base al reddito netto pro capite. [CC]
  • Africa Free

    Troppo lontano l’obiettivo Fame Zero, rischi per l...

    AFRICA – È ancora molto lontano l’obiettivo di sradicare la fame e l’insicurezza alimentare nel mondo. Anzi, dal 2014 ad oggi, sono aumentate di 60 milioni le persone affette da denutrizione e se non si invertirà la tendenza, nel 2030 ci saranno ben 840 milioni di malnutriti, un numero in aumento rispetto ai quasi  690 milioni  - l’8,9% della popolazione - censiti nel 2019. Numeri e prospettive sono contenute nel nuovo rapporto sullo “Stato della sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo” reso noto ieri e stilato da diverse agenzie delle Nazioni Unite. Il “Sofi 2020” (questo l’acronimo inglese) rivela che i progressi sono di gran lunga insufficienti per vincere la battaglia per la sicurezza alimentare. A causa dell’emergenza legata alla pandemia di covid-19, potrebbero aggiungersi tra 83 e 132 milioni di persone nell’elenco dei malnutriti. Dei 687,8 milioni di persone che hanno sofferto di malnutrizione nel mondo nel 2019, 250,3 milioni erano in Africa, di cui 234,7 milioni in Africa sub-sahariana. Se non si attueranno seri provvedimenti, il numero di denutriti africani potrebbe aumentare in maniera molto significativa nei prossimi 10 anni, fino a raggiungere 433,2 milioni di vittime. Complessivamente, è in Asia che si registra il più elevato numero di denutriti – 381,1 milioni – ma in proporzione minore rispetto alla popolazione continentale. Il rapporto mette in evidenza che il costo delle diete salutari è eccessivo, soprattutto per gli abitanti dell’Africa sub-sahariana. Tra Asia e Africa, il 57% della popolazione non può permettersi di mangiare in maniera salutare e adeguata. Una delle conseguenze della denutrizione è il deficit di crescita dei bambini. Nel 2019, 144 milioni di bambini ne erano affetti, pari al 21,3% della popolazione mondiale. La regione più affetta è l’Africa sub-sahariana, unica dove si registra un aumento di deficit di crescita tra i bambini. [CC]
  • Africa Free

    AfricaCom e AfricaTech anche nel 2020, ma virtuali

    AFRICA - AfricaCom e AfricaTech, eventi commerciali in programma quest’anno, non salteranno a causa del covid ma faranno entrambi parte di una nuova iniziativa chiamata Virtual Africa Tech Festival.  Informa Tech, organizzatrice degli eventi, ha riferito che dopo un “esteso periodo di valutazione” è stato deciso si spostare tutto online. I due eventi si terranno adesso dal 9 al 13 novembre nell’ambito di un più ampio Virtual Africa Tech Festival. “Andare virtuali nel 2020 rappresenta un’eccellente opportunità per rendere i nostri eventi infinitamente più accessibili sia in Africa che oltre, con una connessione Internet che è tutto ciò che serve per partecipare” hanno detto gli organizzatori in un comunicato. “Abbiamo anche investito in un software in grado di offrire ai partecipanti la possibilità di fare networking basandosi sull'intelligenza artificiale, di ottenere contenuti su richiesta e programmi personalizzati”. [MS]
  • Africa Free

    Emissione di titoli IFC per sostenere il settore...

    AFRICA - La Società finanziaria internazionale (IFC) del gruppo della Banca mondiale ha emesso un nuovo titolo di riferimento globale denominato in dollari statunitensi per sostenere le imprese del settore privato nei Paesi in via di sviluppo a far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia di covid-19.

    A segnalarlo è la stessa IFC, precisando che l’obiettivo iniziale era raccogliere due miliardi di dollari.

    L'obbligazione di riferimento ha durata quinquennale e secondo quel che è stato reso noto è stata sottoscritta nei primi giorni con ordini per oltre 6 miliardi.

    Secondo quel che viene reso noto, l’obbligazione paga una cedola dello 0,375%, al prezzo di uno spread di +10 punti base a mid-swap, equivalente a +13 punti base rispetto alla corrispondente nota del Tesoro degli Stati Uniti dello 0,25% con scadenza giugno 2025.

    Le banche centrali e altre istituzioni ufficiali rappresentavano il 63% degli ordini, seguite dalle banche private al 26%. Circa il 17% degli ordini proveniva da investitori nelle Americhe, il 29% proveniva da investitori in Europa, Medio Oriente e Africa e il 54% proveniva da investitori in Asia e Pacifico. [MV]

  • Africa Free

    Perché la cooperazione non diventi una parolaccia...

    AFRICA - È il momento di cambiare completamente rotta. Quando il coronavirus sarà passato ci lascerà un mondo diverso. La fase1 non sarà seguita da una fase 2. Non entreremo mai in una fase 2, perché dovremo inventarci una fase 0. Una fase in cui ripensare molte cose che già prima del virus sapevamo bene tutti che andavano cambiate, ma che per abitudine, disinteresse o interesse, continuavamo a tollerare. Mentre scrivo il covid-19 non è ancora dilagato nel continente africano, ma le sue conseguenze già si vedono. La drastica frenata nella produzione e nei consumi globali unita alla crisi tra i Paesi produttori di petrolio ha fatto crollare i prezzi delle materie prime. Il lockdown in Europa e in America ha costretto anche gli immigrati a casa, bloccando le rimesse. La paura e le misure di prevenzione, che tengono tutti gli aerei del pianeta a terra, hanno congelato il turismo. Parlare di nuovi investimenti sarà difficile per un po’ di tempo. Il commercio internazionale forse riprenderà ma non certo al ritmo precovid, perchè ci aspettano tempi incerti e in tempi incerti la gente è più accorta. Questo improvviso isolamento per l’Africa comporta dei rischi più che altrove. I paesi africani già avevano l’urgenza di spingere su industrializzazione, manifattura e creazione di valore aggiunto a cominciare dall’agroalimentare così da tagliare importazioni, creare lavoro ed economie e rispondere alle necessità alimentari delle proprie popolazioni. Le terre ci sono, l’acqua pure e così anche milioni e milioni di giovani che hanno bisogno di lavorare. L’Italia può avviare una fase completamente nuova di cooperazione con l’Africa cominciando proprio dall’agroalimentare e dal farmaceutico. In un momento difficile come quello che l’Italia sta attraversando e attraverserà la parola cooperazione non può diventare una parolaccia o qualcosa di cui vergognarsi. Non può diventare una parola sussurrata o detta all’orecchio perché qualcuno ritiene che vengano ‘prima gli italiani’. Come ci ricorda la Treccani, in senso economico e giuridico, la cooperazione è una “azione svolta in comune, con fini mutualistici e non speculativi”.  Realizzare partenariati con Paesi africani finanziando l’ideazione e la realizzazione di filiere agroalimentari, coinvolgendo tutte le aziende italiane del settore lungo la catena del valore non aiuta solo il paese africano individuato ma anche le aziende italiane. Costruendo queste filiere si pongono le basi per una maggiore sicurezza alimentare nel Paese target e si dà respiro nell’immediato anche alle aziende italiane del settore, oltre ad aprire loro nuovi mercati. Nel settore sanitario si potrebbe fare lo stesso. Da laboratori di analisi a fabbriche, magari in un parco industriale tessile in Etiopia, in grado di produrre mascherine a sei ore di aereo cargo di distanza da Roma. Sono 30 anni che l’Italia avanza nella storia senza una chiara strategia o visione. Brancola. Vive alla giornata. Serve un piano per l’Italia e per l’Africa. Serve un nuovo modello di cooperazione. Se quello sopracitato non va bene, troviamone un altro, ma facciamolo in fretta. Prima che la parola cooperazione diventi una bestemmia. Prima che il covid-19, dopo averci chiuso in casa ci chiuda definitivamente anche il cervello. [MZ]