Africa

Il continente ha meno mezzi ma è più preparato… 3

AFRICA – Rispetto all’attuale pandemia stiamo avendo i primi casi in Africa. L’Africa è pronta ad affrontare una sfida di questo tipo?

(1036 parole) - 3,90 Euro

Leggi tutto l'articolo

Bloccato
Acquista questo articolo
Singolo articolo

Acquista un singolo articolo per visualizzarne il contenuto

3,90 Euro

Abbonamento Canale

L’abbonamento a un Canale dà diritto a ricevere informazioni quotidiane su un'area geografica o un paese.

da 190 Euro

Abbonamento Area Tematica

L’abbonamento per canale tematico è pensato per chi ha interessi specifici determinati dalla propria attività e non strettamente legati a una precisa area geografica

da 350 Euro

Ultimi articoli della sezione Africa

  • Africa Free

    Macchinari agricoli, un gap enorme da colmare (2)

    AFRICA - Quando si va a esaminare nel dettaglio i singoli Paesi africani, secondo i dati messi a disposizione dalla banca dati statistica sul commercio internazionale delle Nazioni Unite (UN Comtrade), emerge con chiarezza come il Sudafrica sia il maggiore mercato. Qui nel 2018, con vendite per un valore pari a 55,1 milioni di euro, l’Italia è il terzo principale Paese fornitore dopo Stati Uniti e Germania, con una quota del 10,3% del totale. Secondo quel che ha riferito l’Ufficio di Johannesburg dell’Agenzia ICE in un approfondimento recente su agricoltura e meccanizzazione in Sudafrica, l’origine dei macchinari importati nel Paese riflette la prevalente vocazione agricola: «il Made in Usa è più diffuso dove dominano coltivazioni estensive di cereali, mentre l’uso di macchine italiane ed europee è più denso dove c’è più agricoltura intensiva». I dati mostrano un recupero delle esportazioni italiane verso il Sudafrica, dopo il declino registrato nel biennio 2015-2016 a causa della crisi del settore agricolo originata da una grave siccità. Non è stato ancora superato il record del 2012, quando le vendite raggiunsero quota 61,3 milioni di euro, ma rappresenta pur sempre un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Circa il 60% delle esportazioni italiane consiste in trattrici, il 13% è composto da macchine per il raccolto, un 10% da altre macchine e apparecchi per l’orticoltura, la silvicoltura, l’avicoltura o l’apicoltura, il 9% da macchine per la preparazione dei suoli e la semina e la parte restante da irroratrici e altri apparecchi e sistemi per l’irrigazione. Dopo il Sudafrica, tra le principali destinazioni delle macchine agricole italiane si trovano i Paesi del Nordafrica, per vicinanza e tradizione i maggiori clienti dei prodotti nostrani nel continente. Nell’ordine il Marocco, che nel 2018 ne ha importato per 37,1 milioni di euro (in crescita del 15% rispetto all’anno precedente), la Tunisia (33,9 milioni, +40%), l’Algeria (25,5 milioni, -2,8%) e l’Egitto (16,3 milioni, +31%).  Anche in questi Paesi, che sono i più importanti in Africa per ampiezza del mercato, l’Italia detiene quote di rilievo: in Marocco è il secondo maggior fornitore dopo la Spagna (il primo se si considerano esclusivamente le trattrici), in Tunisia il primo in assoluto. Negli altri due Paesi nordafricani l’Italia è il quarto venditore, in Algeria dopo India, Brasile e Turchia mentre in Egitto dopo Cina, Stati Uniti e Germania. Insieme, Sudafrica più Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto importano più di metà di tutte le macchine agricole in Africa (gli altri mercati più ampi del continente sono la Nigeria con il 5,7% del totale, il Kenya, l’Etiopia, il Ghana e l’Angola). In quinta posizione nell’acquisto di macchinari italiani si trova il Sudan, con 6,3 milioni di euro nel 2018 (valore in calo del 25% rispetto all’anno precedente), seguito dal Senegal le cui importazioni in quell’anno erano più che raddoppiate raggiungendo quota cinque milioni. Poi ci sono la Libia (4,2 milioni di euro, +15% rispetto al 2017), l’Etiopia (3,5 milioni, -43%), la Nigeria (3,4 milioni, +33%), Ghana e Costa d’Avorio, ciascuno con importazioni per circa 3,2 milioni di euro. [MV]  
  • Africa Free

    Macchinari agricoli, un gap enorme da colmare

    AFRICA - La meccanizzazione del settore agricolo in Africa deve rapidamente crescere, questo è il mantra delle organizzazioni internazionali, che però sottolineano la necessità di puntare su tecnologie specifiche per i contesti locali, vale a dire mezzi meccanici di dimensioni contenute e di facile manutenzione. L’Italia, che rappresenta un’eccellenza a livello globale nella produzione di macchine per l’agricoltura, può essere un ponte naturale per lo scambio non soltanto economico e commerciale ma anche tecnologico e di cooperazione tra Europa e Africa, purché questo ruolo sia svolto in sintonia con le priorità e i piani di sviluppo indicati dai Paesi africani e considerando la questione della meccanizzazione nei suoi aspetti complessivi, che includono le risorse economiche, il fattore umano ma anche le variabili politiche, ambientali e climatiche che caratterizzano l’area.  È a partire da tali considerazioni che bisogna esaminare le esportazioni di macchinari per l’agricoltura dall’Italia verso il continente africano. Complessivamente, secondo i dati messi a disposizione dall’Agenzia ICE, nell’ultimo decennio il valore delle vendite di tali macchinari è oscillato da un minimo di 180 milioni di euro nel 2010 a un massimo di 262 milioni nel 2015. Nel 2018 l’esportazione è stata superiore ai 200 milioni, in sostanziale tendenza con gli anni precedenti. Invece, pur se è ancora presto per tracciare un bilancio definitivo delle esportazioni dello scorso anno, i dati preliminari relativi ai primi 11 mesi del 2019 mostrano un calo percentuale molto significativo del 25%, legato soprattutto alla drastica diminuzione delle vendite di trattori (-46% rispetto al 2018).  In totale, le vendite di macchine per l’agricoltura verso l’Africa corrispondono a una percentuale pari a poco più del 5% del totale globale delle esportazioni italiane del settore, il 12,7% nel caso si prendano in considerazione soltanto quelle dirette al di fuori dei mercati dell’Unione Europea.  Ribaltando invece l’ottica dall’altro lato dello scambio commerciale, l’Italia è l’origine del 5,7% di tutti i macchinari agricoli acquistati dai diversi Paesi africani. Precisamente il 3,8% per quel che riguarda i trattori e il 9,4% delle altre tipologie di macchine e applicazioni agricole, da quelle per la preparazione dei suoli e la semina a quelle per il raccolto dei prodotti agricoli, incluse quelle utilizzate per l’orticoltura, la silvicoltura, l’avicoltura, l’apicoltura o le soluzioni per l’irrigazione. [SEGUE]
  • Africa Free

    Frontiere europee aperte solo in parte; la protesta...

    AFRICA - Non è andata giù a molti Paesi africani la decisione dell’Unione Europea di riaprire le sue frontiere a soli quattro Paesi (su un totale di 15) nella strada di ammorbidimento delle misure anti-pandemia.  Disappunto è emerso per esempio in Senegal ma anche in Gabon. In Senegal, in particolare, le autorità locali hanno ricordato che il Paese farà ricorso al principio di reciprocità, che in questo caso non consentiranno quindi l’arrivo di cittadini europei. Il prossimo appuntamento per rivedere la lista dei Paesi che possono avere accesso all’Unione Europea è fissato per il 15 luglio. Fino ad allora, per quanto riguarda l’Africa, frontiere aperte con Algeria, Marocco, Tunisia e Rwanda. [MS]
  • Africa Free

    Rinnovabili, webinar su come colmare le lacune per...

    AFRICA - Un webinar dedicato a comprendere come mai solo il 2% delle rinnovabili globali siano state installate in Africa negli ultimi 10 anni avrà luogo mercoledì prossimo, 8 luglio, a partire dalle ore 10:30.

    A organizzare il webinar, che si svolgerà in lingua inglese, è RES4Africa Foundation che in occasione dell’evento presenterà un’analisi sul tema realizzata in collaborazione con Enel Green Power.

    Il webinar sarà quindi occasione per approfondire l’impegno politico dei Paesi africani, gli obiettivi fissati e raggiunti, lo sviluppo dei sistemi e delle reti, nonché le raccomandazioni per risolvere le sfide esistenti.

    A introdurre i lavori sarà l’amministratore delegato di Enel Green Power e presidente di RES4Africa Foundation, Antonio Cammisecra. L'evento prevede inoltre una sessione di domande e risposte, che si terrà tramite chat per i partecipanti.

    Maggiori informazioni sono disponibili consultando l’agenda qui in allegato. La partecipazione al webinar è gratuita previa registrazione qui.

  • Africa Free

    Turismo, persi 55 miliardi di dollari causa covid-19

    AFRICA - I Paesi africani hanno perso quasi 55 miliardi di dollari di entrate nel settore del turismo e dei viaggi in tre mesi  a causa della pandemia di covid-19.

    A dirlo è stata la Commissaria dell’Unione africana per le Infrastrutture e l’energia, Amani Abou-Zeid, in una conferenza stampa sull’impatto economico delle misure di contenimento della pandemia adottate nei diversi Paesi del continente.

    Abou-Zeid ha ricordato che circa il 10% del prodotto interno lordo africano è generato dal turismo, da cui dipendono per il loro sostentamento economico almeno 24 milioni di famiglie in tutto il continente.

    “Il colpo è stato molto duro, tra perdite economiche e perdita di posti di lavoro”, ha aggiunto la Commissaria UA, sottolineando come i blocchi e la chiusura delle frontiere abbia colpito in modo particolare l’industria aerea.

    Secondo i dati resi noti, le compagnie aeree africane hanno visto infatti ridursi i loro ricavi del 95%, pari a circa otto miliardi di dollari. [MV]

  • Africa Free

    Sahel, confermato l'impegno militare per "intensificare...

    AFRICA - Intensificare la battaglia delle forze nazionali e internazionali contro i gruppi terroristici, rafforzare l’impegno della comunità internazionale in ambito militare, continuare ad appoggiare e a formare gli eserciti nazionali: sono le decisioni chiave adottate dai partecipanti al vertice sul Sahel di Nouakchott martedì scorso.   Protagonisti del vertice, i presidenti dei cinque Paesi del Sahel (Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad), l’alleato militare francese, rappresentato dal presidente Emmanuel Macron, il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez. Presenti, il presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Faki Mahamat, e la segretaria generale dell’organizzazione della francofonia, la ruandese Louise Mushikiwabo. In collegamento video hanno assistito al vertice anche il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio europeo Louis Michel, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.   I partecipanti hanno preso atto della persistenza delgi attacchi terroristici nel Sahel e del deterioramento della sicurezza in Libia, con rischi reali sulla stabilità nella regione.   I leader hanno inoltre parlato del duro impatto economico della pandemia di covid-19, che per alcuni Paesi in oggetto potrebbe tradursi in una contrazione del Pil del 7 o dell’8%.  I presenti hanno rinnovato l’appello alla cancellazione del debito estero dei Paesi del G5 Sahel.   I capi di Stato e di governo hanno anche ribadito a sostenere i programmi di sviluppo, “consapevoli che la crisi nel Sahel è anche una questione di sviluppo”. [CC]